A preoccupare Kim Jisu non era il grande “settantanove per cento” cerchiato in rosso sul foglio della sua verifica di Storia. Non era il fatto che non avesse studiato abbastanza. E non era nemmeno lo sguardo inquieto della professoressa Han. No, quello che le faceva venire voglia di appallottolare quel foglio e sparire dalla faccia della Terra era l’espressione delusa sul viso dei suoi genitori, che Jisu riusciva a vedere così bene. Non voleva deluderli.
“Quindi, è questo il modo in cui vuoi cominciare l’anno scolastico? Non sai quanto è importante l’ultimo anno di scuola superiore? Come pensi di poter essere accettata in una scuola di eccellenza, qui a Seoul, o in un’università americana? Anche se vuoi andare dall’altra parte del mondo, hai comunque bisogno di avere ottimi voti.” Jisu riusciva a sentire la predica dei suoi genitori, il loro jansori.
Ed eccola lì, la scritta rosso sangue che si prendeva gioco di lei. Solo settantanove per cento. Una C+! Quanto sarebbe costato alla professoressa Han aggiungere un misero punto? In quel caso se la sarebbe cavata con una B –... Il nove, poi, era il numero peggiore. Tutto quello che finiva per nove era segno di sventura. Buono, ma non troppo; ci sei quasi, ma non proprio. Jisu ci sarebbe rimasta male anche per un cinquantanove per cento, un sessantanove per cento, perfino un ottantanove per cento.
“In realtà, se avessi preso ottantanove per cento sarei al settimo cielo” pensò. “A parte il fatto che mancherebbe solo un punto per arrivare al novanta. E qualunque numero prima di novanta sarebbe abbastanza vicino a cento ma non perfetto! Argh.”
E comunque i suoi genitori erano tipi da criticare anche un cento per cento. Le avrebbero chiesto come mai non aveva preso centodieci per cento: non c’era un voto extra per il merito?
«E vai!» esclamò Park Minjung, guardando il foglio della sua verifica con un sorriso. «E non avevo neanche studiato» si vantò.
Jisu sbirciò il voto di Min: ottantasei per cento, una B piena. Per diventare una pop star (che era quello che voleva fare Min) non servivano bei voti. Com’era possibile che lei fosse andata peggio di una che dedicava la sua vita ai selfie e ai corsi di canto?
Jisu fece scivolare il suo foglio nel quaderno, in modo che nessuno potesse vederlo. Se solo avesse potuto ridare l’esame, ricominciare l’anno, rifare tutta la scuola superiore!
«Jisu, non dirmi che sei andata male alla prima verifica dell’anno?» chiese Min, passandosi il lucidalabbra.
«Non sono andata male» mormorò lei. In effetti tecnicamente era così: si poteva dire con certezza che avesse preso vari punti sopra la sufficienza. Ma questa argomentazione non avrebbe funzionato con i suoi.
«E allora come sei andata? Perché non dici il voto?» Min non capiva mai quando era il momento di tapparsi la bocca.
«Perché non ti fai gli affari tuoi?» intervenne Euni alle loro spalle.
Da che Jisu si ricordava, Hong Eunice prendeva sempre le sue difese. Era nata sette giorni prima di lei, e a eccezione di quella settimana di differenza le due erano sempre state l’una parte della vita dell’altra. Erano cresciute nella stessa via a Daechidong, avevano frequentato la stessa classe al liceo linguistico Daewon, sopportato le stesse attività pomeridiane che i genitori imponevano a entrambe: pittura, tiro con l’arco, francese, danza classica... Certo, per loro era un privilegio poter scegliere fra tante attività artistiche e culturali, ma il più delle volte le ragazze avevano la sensazione che fosse tutto studiato apposta perché un giorno prendessero il posto in società dei loro genitori. Una specie di campo di addestramento per ricchi.
Andare bene a scuola veniva naturale a Euni, ma non era lo stesso per Jisu. Ogni volta che restava indietro, Euni la aiutava a recuperare. Ed era al suo fianco anche quando Min esagerava (cosa che accadeva spesso).
«La verifica era difficile» disse Euni. «Io non credevo che sarei riuscita a finirla in tempo.» Stava mentendo. Tutte e tre sapevano che aveva preso il voto più alto della classe, come sempre. Euni era una studentessa brillante, ma anche una terribile bugiarda, e Jisu la amava per questo.
Ripensò al weekend appena trascorso alla scuola di recupero, costretta a fare i compiti come una prigioniera, sorbendosi le letture extra e gli esercizi assegnati dai tutor. Mentre invece avrebbe potuto girare per il distretto di Gangnam, lungo il fiume Han, scattando foto con la sua nuova reflex. Ma no, avrebbe deluso i suoi genitori. “Se dedicassi allo studio lo stesso tempo che sprechi con quella macchina fotografica, i tuoi voti raddoppierebbero.” Se Jisu aveva imparato una cosa su se stessa, era che lei e lo studio non andavano d’accordo.
«Euni, sei fortunata che io non ci provi nemmeno» ribatté Min, controllando la propria immagine nello specchietto portatile. «Mi basterebbe anche solo aprire i libri, e avresti qualcuno con cui competere.»
«Nessuno vuole che tu lo faccia.» Jisu spinse il gommino della matita sulla fronte di Min. «Ti verrebbero le rughe per il troppo studio. E in quel caso somiglieresti a me e a Euni, e nessuna etichetta discografica ti vorrebbe più.»
Euni si mise a ridere, e anche Min non riuscì a trattenere un sorriso. Jisu si sentì subito meglio. Non era così che bisognava passare il tempo a scuola? Divertendosi con gli amici, invece che tormentandosi nell’ansia per il futuro?
«Tutti seduti, per favore.» La voce decisa della professoressa Han mise fine alle chiacchiere. «La verifica era difficile, ma non voglio che vi scoraggiate. Certo, l’ultimo anno è il più importante, lo capisco benissimo. Ci sono in gioco l’università, la vostra carriera, il vostro futuro... State per cominciare un nuovo, grande capitolo della vostra vita. Non è elettrizzante?»
No, non lo era affatto.
Era terrificante. Jisu guardò i suoi compagni di classe e per ognuno, tranne che per se stessa, riuscì a immaginare il futuro che lo attendeva. Min era irritante ma aveva talento; il suo viso perfettamente simmetrico, gli occhi espressivi e quel suo broncio naturale avrebbero finito per tappezzare gli autobus e le metropolitane di tutta Seoul, in occasione dell’uscita del suo album di successo. Era solo questione di tempo. I voti perfetti di Euni l’avrebbero portata di sicuro ad Harvard o alla Seoul National University. E poi c’erano gli altri: Lee Taeyang avrebbe seguito le orme del fratello a Oxford; Choi Sungmi sarebbe stato ammesso alla Yonsei, una delle più prestigiose università di Seoul; Kang Joowon aveva passato le ultime tre estati a suonare il violoncello all’Interlochen, il celebre campo scuola per artisti, avvicinandosi a grandi passi verso l’ammissione alla Juilliard insieme ai suoi compagni d’avventura. Tutti sapevano che Kim Heechan aveva voti pessimi ma veniva da una famiglia di industriali, e che con una generosa donazione sarebbe stato ammesso all’università di Seoul per prendere un giorno le redini dell’azienda di famiglia.
Ma Jisu? Cosa c’era in serbo per lei?
Il suo telefono vibrò, avvisandola di una mail in arrivo da parte della signora Moon, l’organizzatrice di incontri. O la “regina degli appuntamenti”. La signora Moon discendeva da una famiglia di professionisti in quel campo: si poteva dire che lei, sua madre e sua zia fossero responsabili di tutta la struttura sociale dell’alta classe di Seoul.
La signora Moon aveva passato da un po’ i sessanta, ma la sua eccellente capacità di profilare psicologicamente le persone, unita alla consistente influenza che aveva sulla cultura pop e sulle mode, la rendevano infallibile nel far incontrare – ormai da diversi decenni – ragazze e ragazzi fra i venti e i trent’anni.
Dopo una lunga lista di successi, di recente la signora Moon aveva deciso di concentrarsi su un target più giovane. Si diceva che dietro a questa nuova avventura imprenditoriale ci fosse la madre di una famiglia di industriali. La signora Moon aveva trovato la ragazza perfetta per il figlio della donna (un compito decisamente facile, dal momento che il giovane era il più ambito degli scapoli di Seoul: bello, fascinoso ed erede di una ricchissima attività di famiglia). Ma il grande dilemma era la bella e tuttavia terribilmente timida e introversa figlia minore. Frequentava l’ultimo anno della scuola superiore, era ancora trattata da tutti come una bambina e perciò facile preda dei cacciatori di fortuna che ambivano a inserirsi nell’azienda di famiglia.
Se qualcuno glielo avesse chiesto, probabilmente la signora Moon si sarebbe detta d’accordo sul fatto che nel periodo tra la fine delle superiori e l’inizio dell’università fosse ancora troppo presto per cercare l’amore della vita; d’altra parte, avrebbe anche aggiunto che non era mai troppo presto per entrare nei giri giusti, ossia in quelli approvati dai genitori altolocati e arrivisti.
Finché le famiglie ossessionate dallo status sociale fossero state disposte a pagare qualcuno per organizzare la vita sentimentale dei loro figli, la signora Moon sarebbe stata più che felice di fornire il servizio.
Cara Jisu,
questa mail è per ricordarti che stasera alle 19.00 hai un appuntamento con Lee Taemin al 10 Corso Como Café. Ti allego la scheda di Taemin, in modo che tu possa ripassarla.
Per favore, dammi conferma della ricezione di questo messaggio. Spero che voi due vi divertiate insieme.
Cordiali saluti,
Signora Moon
Argh! Un altro appuntamento organizzato.
Qualche mese prima, la signora Kim aveva sentito dire dalle sue amiche che la signora Moon stava allargando la propria clientela. La signora Kim non era come le altre madri (e infatti aveva un lavoro a tempo pieno anche se, come avrebbero detto i suoi pari dell’alta società, la sua famiglia non aveva davvero bisogno di un doppio stipendio). Lavorare come capo analista dell’Han Group non era certo lo stesso che organizzare pranzi di tre ore e pianificare complicate serate di beneficenza, ma lei amava il suo lavoro e questo era un motivo sufficiente per non lasciarlo. Tuttavia la signora Kim sottostava a tutte le altre regole dell’alta società, specie quelle che riguardavano l’educazione della sua unica figlia. Per questo aveva iscritto Jisu al programma di ricerca della signora Moon.
Certo, era volgare tentare la scalata sociale o cercare di mantenere la propria posizione in modo tanto sfacciato, specie usando la propria unica figlia, ma nessuno si sentiva al di sopra di simili mezzi, soprattutto se funzionavano. Perfino l’amicizia fra Jisu e Euni, che durava da tutta la loro vita, era cominciata con i loro rispettivi genitori che si studiavano a vicenda e prendevano informazioni gli uni sugli altri. Quello era il loro mondo. E così, durante l’estate, la signora Kim aveva spedito Jisu a una serie di appuntamenti, nella speranza che la figlia incontrasse un ragazzo promettente, all’altezza dei suoi promettenti amici, e che poi magari lui ...