Storia di ragazzi difettosi
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Storia di ragazzi difettosi

  1. 256 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Storia di ragazzi difettosi

Informazioni su questo libro

Arianna vive con la zia, e dei genitori non sa nulla: questo è il pezzo che manca alla sua vita, che la fa sentire diversa. Difettosa. Un giorno conosce Mia, tredici anni come lei, ma per il resto del tutto diversa: Mia è spavalda, esuberante, non ha paura di dire la sua, anzi sembra non aver paura di niente. Nemmeno dei bulli del quartiere, che per la prima volta si trovano di fronte qualcuno che alza la testa e non vuole subire. Ma come insegnano le serie tv, niente è come sembra, e proprio lo scontro tra i bulli e le ragazze darà a ciascuno l'occasione per gettare la maschera e scoprirsi più vero. Fragile, imperfetto, eppure prezioso.

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Informazioni

Print ISBN
9788856680386
eBook ISBN
9788858527207
PARTE SECONDA

A come Amiche

1.

L'invito

È lunedì mattina e per la prima volta la zia sarà via per tutto il giorno. Arianna è così adrenalinica riguardo a questa novità che tra le mille cose che vorrebbe fare (compresi pancake, salsiccia e spremuta d’arancia a colazione, in stile americano) ha scelto quella più pericolosa. La porta della camera di Margherita è come un affaccio sulla fine del mondo.
Arianna non ci è mai entrata se non in presenza della zia e il divieto è stato così perentorio da farle credere che, varcando quella soglia, si andasse incontro a qualcosa di simile a una morte atroce. Il che significherebbe avere la prova che Margherita non è davvero umana e quindi il suo essere più fredda di una cella frigorifera è perfettamente nella norma.
Così ora Arianna se ne sta lì davanti alla porta, incerta se scendere negli inferi o meno.
È sicura che Margherita nasconda in camera la corrispondenza (ha già controllato tutti i cassetti e gli scaffali di casa, senza trovare niente) e quindi anche la lettera con il nome della madre. Persino gli strangers le hanno consigliato di buttarsi all’avventura, con i loro migliori auguri. Eppure ora una forza invisibile la trattiene, impedendole di appoggiare la mano sulla maniglia e aprire.
– Magari un’altra volta – si arrende infine, facendo un passo indietro.
Il suono del citofono la fa sobbalzare. Arianna si affretta a rispondere.
– Ti muovi o cosa? Sto congelando! – urla Mia, all’altro capo del ricevitore. Quand’è che le ha chiesto di andare a scuola insieme?
Arianna si veste in fretta e furia, afferra la cartella, ci butta dentro a casaccio tutto quello che trova sulla scrivania e si precipita giù per le scale.
– E-eccomi! – esclama, con il fiatone.
Mia mastica una cicca rosa acceso, porta i capelli sporchi raccolti in una coda e indossa un paio di vecchie All Stars nere ai piedi. Alza lo sguardo dal telefonino e la squadra. – Andiamo – e si incammina senza aspettarla.
Arianna è un po’ confusa: se voleva andare comunque da sola, perché le ha suonato? La raggiunge, con lo zaino che sballottola a destra e a manca. Ma Mia sembra non accorgersi nemmeno della sua presenza. Infila un passo dietro l’altro in silenzio, con la mascella contratta, persa in chissà quali pensieri. Arianna la asseconda per un po’, poi cede.
– Ehm, allora… come è andato il weekend?
Continuando a camminare, Mia le consegna il suo cellulare. – Uno schifo rispetto al loro – risponde, acida. – Scorri, scorri pure!
Arianna osserva le foto sullo schermo, pubblicate sul profilo di una certa “_Prisca_”. Scatti di una pizzata tra amiche e di un viaggio in metropolitana. Le ragazzine mostrano le dita tese in una V di “vittoria”, si abbracciano, fanno la linguaccia all’obiettivo. Arianna riconosce i volti che ha visto nelle polaroid in camera di Mia, più una ragazza dal fisico slanciato che non ricorda. Sembrano divertirsi, e anche parecchio. Arianna restituisce il telefono alla compagna.
– Ci sei rimasta male? – prova a interpretare. – Ti… ti mancano?
Mia non risponde e continua a guardare la strada: ormai sono quasi arrivate, si intravede il cancello dell’edificio scolastico davanti a loro. Poi, all’improvviso, scoppia in una risata così fragorosa che sembra scuotere persino le fronde ancora brinate degli alberi sul ciglio della scorciatoia.
– Figurati! Avrei fatto lo stesso anch’io. La vita è troppo breve per rimpiangere amicizie perse, non credi, Ari-anna? – fa Mia, poi comincia a sbracciarsi. Davanti all’entrata di scuola, Viola e Rita le salutano e vanno loro incontro. – Ma abbastanza lunga per farsene di nuove! – conclude, con tono entusiasta.
Arianna sposta lo sguardo dalle ragazzine a Mia, sorpresa. Si è già dimenticata di come le hanno voltato le spalle in spogliatoio?
– Ciao, Mia! – salutano in coro le compagne quando si trovano a portata di voce.
– Ciao, ragazze, come va? Bello schifo il lunedì mattina, eh? Mi ci vorrebbero litri di caffè… – esordisce Mia in tono disinvolto.
– I tuoi te lo lasciano già bere? – domanda stupita Viola.
– Tanto non ci sono mai. Posso fare quello che mi pare!
– Bella vita che fai! – sospira Rita, tormentandosi un brufolo che le è comparso sul mento. – Mia madre da qualche tempo si è fissata con i cibi sani. Dice che il benessere interiore dipende innanzitutto da quello che immettiamo in noi… o, insomma, una roba del genere –. Scoppia a ridere. – Io e papà chiamiamo Deliveroo di nascosto e ci facciamo portare scorte di Coca-Cola e patatine fritte!
Mia si unisce alla risata. Arianna ancora non ha spiccicato una parola.
– Ari, e da te? – le domanda Mia, cercando di tirarla in mezzo. Arianna la guarda disorientata. Nessuno le chiede mai nulla della sua vita a due con Margherita.
– Uh-uh, non saprei. Mangiamo quello che capita. Mia zia non è granché come cuoca, ma un piatto di pasta, ecco, lo sa fare.
– Oooh, i carboidrati. Quanto mi mancano! – esclama Rita in tono sognante.
Ridono tutte, ora, compresa Arianna, che si stupisce di trovarsi lì a chiacchierare con loro, come se lo facessero tutte le mattine. Superano il cancello e si avviano nell’edificio.
– Parliamo di cose serie, Mia – dice Viola. – Fra tre settimane sarà il mio compleanno e sto per organizzare una meeega festa a casa. Musica, cibo, ragazzi… – ammicca maliziosa. – Ovviamente sei invitata!
– Mi hai appena migliorato il lunedì, Viò! –. Mia si blocca in mezzo al corridoio con gli occhi verdi accesi dall’entusiasmo e l’abbraccia di slancio. Ogni traccia della ragazzina di pessimo umore che ha accolto Arianna fuori di casa è sparita. – Cavolo, vengo di sicuro. Contaci!
Scende un silenzio imbarazzato e Arianna si sente ingombrante come un elefante in una cristalleria. Non osa alzare lo sguardo dal pavimento del corridoio, anche se sono praticamente arrivate in aula.
– Viene anche Ari, non è vero? – butta lì Mia, in tono innocente.
Arianna sbircia la reazione di Viola, che lancia uno sguardo rapido a Rita, apre la bocca, la richiude e resta in silenzio. Non sa nemmeno lei cosa aspettarsi, in effetti. Si dice che tanto non le interessa. Le interessa?
– Arianna? Ehm, sì, perché no. Se vuole, è la benvenuta!
Mia spinge la compagna in classe e le fa l’occhiolino.
2.

Kintsugi

– Questo è tutto quello che dovete sapere, ragazzi. Ora mettetevi al lavoro.
L’entusiasmo flemmatico della professoressa Gadda si intona abbastanza bene con la pigrizia dilagante della III A. Dopo aver sbocconcellato un pranzo in fretta in classe (Arianna aveva diviso il suo panino con Mia perché Iris si era dimenticata di prepararle la “schiscia”, come a Milano chiamano il pranzo portato da casa), si sono trovati in un’aula gelida del piano seminterrato della scuola, quello occupato dai laboratori, che odora di chiuso misto a disinfettante.
Alla fine, Arianna si è messa vicino a Mia per davvero e sul loro tavolo di lavoro, come su quello di tutti gli altri, ci sono almeno una trentina di cocci di ceramica di diversa forma e dimensione. Con un certo disgusto da parte della sua giovane platea, la professoressa ha rivelato di averli racimolati per un anno intero da varie raccolte differenziate («Ma almeno li ha ripuliti, prof?!» aveva chiesto una terrorizzata Rita). L’obiettivo è, a fine punizione, ricostruire un vaso partendo da quei frammenti sparsi. L’idea si ispira al kintsugi, un’arte giapponese che invita a fare qualcosa come “abbracciare le cicatrici” o “accettare i cambiamenti” e in origine prevedeva che dei vasi in ceramica fossero aggiustati saldandone insieme i frammenti rotti con del preziosissimo oro.
Agli studenti, invece, sarebbe bastata una buona quantità di super-colla.
– Funziona sul serio! – osserva Arianna, tastando la colla tra le dita che ora sono tutte appiccicose.
– Che fortuna… – ribatte annoiata Mia. Fissa il tavolo da lavoro come se volesse incenerirlo, poi alza la mano con un sorriso forzato.
– Mia, non dirmi che devi già andare in bagno – fa la professoressa, intenta a segnare le presenze con estrema lentezza.
– Oh, no. Mi chiedevo in che modo questa specie di smonta-rimonta cose rotte possa aiutarci a far rinascere il nostro spirito collaborativo…
La docente si gratta il naso, sovrappensiero. – Già-già, non ve l’ho detto. Allora, mettiamola così. Se alla fine dei nostri incontri ognuno di voi non avrà portato a termine un vaso come Dio comanda, ricomincerete da capo. Tutti quanti. Ora ti è chiaro, Venere, quanto conta la collaborazione e il senso di responsabilità verso l’altro?
– Professoresse?! Queste sono creature diaboliche! – brontola Mia a mezza voce, sprofondando nella sedia.
Intorno a loro rumore di oggetti spostati, sospiri, cocci che cadono e rotolano a terra. Luca, al primo banco, è l’unico da solo ma lavora per due. Ha già diviso i cocci per colore e dimensione e sta squadrando Enea e Lollo che, invece, giocano beatamente con i cellulari senza alcun interesse verso il kintsugi (o “chinzzugi”, come lo pronuncia la Gadda).
– Allora, iniziamo? – chiede Arianna, facendo ordine con le mani appiccicose.
– Hai davvero intenzione di metterti a lavorare? – ribatte Mia.
– Hai sentito cosa ha detto la Gad…
– Giappone, filosofia, collaborazione, responsabilità… che palle.
Arianna le lancia un’occhiata perplessa. Mia dovrebbe essere contenta che la punizione si sia rivelata un’attività che lei conosce così bene. Non si tratta pur sempre di riparare oggetti?
Ma l’amica afferra un pennarello e comincia a pasticciare il diario. Immersa nei suoi pensieri, sembra chiudere fuori tutto il resto. Arianna compresa.
3.

Una fuga innocente

È quasi finita l’ora. La professoressa Gadda si è arresa e da qualche minuto sonnecchia profondamente in cattedra. Arianna, come tanti altri, non è riuscita a combinare niente: i pezzi di ceramica si ribellano a qualsiasi ordine o senso lei cerchi di imporre, e la super-colla sembra funzionare solo quando si tratta di appiccicarle capelli, peli e dita.
Mia si riscuote e chiude il diario di scatto.
– Basta, questa roba è durata anche troppo. Facciamo quelle che vanno?
Arianna cerca di grattare via i residui di colla dalle braccia. – Ma cosa dici? Sei impazzita?
Mia arriccia le lab...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. PARTE PRIMA. Ari-anna
  4. PARTE SECONDA. A come Amiche
  5. PARTE TERZA. Tornare a casa
  6. RINGRAZIAMENTI
  7. Copyright