Il cacciatore di nubi
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Il cacciatore di nubi

  1. 272 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Il cacciatore di nubi

Informazioni su questo libro

Tristan ha dodici anni, frequenta un'esclusiva scuola di Singapore ed è il principe di un piccolo regno in mezzo all'Oceano Indiano, le isole del Cocco. Quando scoppia la prima guerra mondiale il ragazzo si ritrova a bordo dell'Emden, l'incrociatore tedesco del corsaro e gentiluomo Von Müller, nemico del suo regno. Il comandante decide che per Tristan è il momento di impegnarsi come mozzo e vedetta, proprio lui che era stato allevato tra vizi e lussi per diventare un regnante. Così, nel bel mezzo di tempeste e battaglie navali, Tristan scopre che tutto è possibile, anche rispettare i propri nemici, e che la vita da principe viziato non fa per lui. Lui è nato per guardare le nubi da lontano, e per vivere mille avventure.

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Informazioni

Print ISBN
9788856680713
eBook ISBN
9788858527542

Prologo

Singapore, 1° agosto 1914
È vero, sono un principe, ma la mia vita fa schifo e sfido chiunque a dire il contrario.
La scuola è finita e pare che finalmente in Europa sia scoppiata la guerra, ma a me tocca tornare a casa, dove mi annoierò per sempre, lo so. Non che alla Cobham ci sia mai stato questo gran divertimento, ma almeno lì il fatto di essere il principe di un posto lontano mi dava un po’ di fama. Soltanto perché nessuno conosce davvero le mie isole… Un buco nell’oceano dove non c’è nulla da fare e niente da vedere a parte la sabbia bianca e il mare. Ah, ci sono le noci di cocco, ovviamente.
Già, sono il principe delle isole del Cocco. E non ho nessuna voglia di rivedere mio padre. Di certo mi ricorderà che devo essere migliore, più bravo, più capace… in fondo io sono una delusione, per lui. E nessuno gli darà mai torto: nessuno contraddice il re. Nemmeno la regina. Soprattutto se la regina se ne sta in Australia.
Insomma, sarebbe bello vivere qualche emozione e quando la mia governante è venuta a prendermi ho pensato che forse era davvero arrivato il momento. Anche perché Catherine è un vero schianto. Peccato che invece siano iniziati i guai. Il taxi ci ha scaricati ai cancelli del porto. Di risciò neanche l’ombra, quindi abbiamo raggiunto i moli attraverso il quartiere del pesce, tra fango e bancarelle. Ho sempre notato tutto ciò che mi circonda, spesso fino al più piccolo dettaglio. Ottima cosa durante le interrogazioni, un po’ meno quando sei nel quartiere più malfamato di Singapore.
E adesso mi manca l’aria perché ho un braccio intorno al collo, peloso e pure tatuato… così stretto che quasi mi strozza. L’uomo a cui appartiene ha il fiato che puzza di pesce, ma non riesco a guardarlo in faccia: fisso il coltellaccio che mi ha appena sollevato di fronte al naso.
Come dicevo, la mia vita fa schifo ed è appena peggiorata.

1

Il cielo è tanto bello da mettere rabbia. Ma Tristan non lo guarda, è ingiusto che il resto del mondo si goda una bella mattinata mentre lui è nei guai.
«Non bastava dover rinunciare a tutti i lussi per tornare su uno scoglio in mezzo al mare? Ah, no, dovevano arrivare anche questi due scimmioni»pensa.
L’uomo che gli punta un coltello alla gola è con un altro dalla faccia di cuoio, un cinese col naso schiacciato e i baffi corti.
«Saranno ladri, come minimo, mi porteranno via i soldi e sarò costretto a mangiare alla mensa della Ulysses con i passeggeri di terza classe…»
– Cosa volete? Lasciateci! – grida Catherine.
Il cinese sghignazza bloccandola per i polsi a ridosso della parete del vicolo.
Tristan stringe i denti. In fondo lei lavora per la sua famiglia, dovrebbe essere lui a salvarla e sarebbe anche l’occasione perfetta per dimostrarle il suo valore.
– Sentite, ho con me trenta sterline. Sono vostre – dice, poi fa una pausa. – Lasciateci e andatevene.
L’uomo scoppia a ridere sopra la sua testa. – Ehi, Shen, hai sentito? Vuole darci i suoi soldi.
– È una buona idea, no?
Il cinese prende dalla cintura un gancio da scaricatore di porto e lo mostra alla ragazza per minacciarla.
– Niente trucchi, ora, signorino – dice e le sue parole echeggiano tra le pareti del vicolo. – Dov’è il denaro?
– Non fatemi del male, vi prego! – li implora Catherine.
Il cinese la zittisce con un versaccio.
– Ci stiamo solo divertendo un pochino – risponde quello col coltello. Glielo mette sotto il mento e con l’altra mano apre la borsa a tracolla di Tristan. Butta a terra i quaderni di scuola e un paio di libri che cadono nel fango: non trova nulla che lo soddisfi.
– Allora, dove ce li avresti questi soldi, eh? – chiede con una smorfia.
– Ho il portafogli nella giacca.
L’uomo gli tasta il petto e lo trova. È di pelle chiara. Lo apre con uno scatto del polso e guarda all’interno.
Un’idea selvaggia e un po’ folle si accende in testa a Tristan.
«Posso farcela» si dice e sulle sue labbra si allunga un sorriso. «Questo col fiato di pesce e il cinese si pentiranno di essersi alzati dal letto stamattina.»
Catherine gli pianta addosso gli occhi. – Tristan, no! – gli grida.
Ma lui gira su se stesso, sfuggendo alla mano del ladro e allontanandosi dalla lama.
– Resisti, Catherine! – le urla mentre parte in corsa. – Vado a cercare aiuto!
Ogni passo nel fango risuona come uno schiaffo per tutto il vicolo. Le sue scarpe più belle saranno da buttare prima che quella storia sia finita. Lei strilla ancora.
«Scusami, Catherine, so che è la scelta giusta…»
– Fermati, vigliacco!
La voce dell’uomo col coltello si perde alle sue spalle. Il ragazzo arriva in una stradina su cui si aprono le porte di edifici rovinati dalla salsedine e dal vento. Davanti ai suoi occhi ci sono casse e portatori, ceste di vimini intrecciati, marinai che camminano.
«Mi vedranno, capiranno che sono un occidentale nei guai, mi aiuteranno…»
Due malesi scelgono quel momento per portar fuori da un magazzino una grande cesta di corda. Tristan sbatte contro uno dei due e rimbalza verso il muro ma non si ferma. Nemmeno Fiatodipesce e da come sbraita è sempre più arrabbiato.
Il ragazzo svolta in una strada dove si aprono le porte dei magazzini di stoffe. Ci sono colori di ogni tipo. L’inseguitore è sempre alle calcagna.
«È più veloce di me, devo cambiare strada.»
Curva a destra, ma la via è chiusa da un cancello in legno. Salta, si aggrappa alle assi, si issa e gli si strappa la giacca. Atterra dall’altra parte e cade in una pozzanghera. Riparte.
– Fermati o la ragazza muore! – grida ancora Fiatodipesce. – L’ammazza, ed è tutta colpa tua!
«E se avesse ragione? No, non posso pensarci.»
Tristan arriva a un altro incrocio, di fronte a banchi pieni di spezie, orologi e chincaglieria. La strada è gremita, ci sono orientali, marinai e soldati. A sinistra e a destra altri due vicoli.
– Al ladro! – grida Fiatodipesce, che ormai ha superato il cancello. – Mi ha rubato i soldi, al ladro!
Alcuni uomini si voltano e nel loro sguardo c’è il sospetto.
«Conciato come sono non crederanno mai che io sia un principe.»
Tristan si infila nel primo vicolo a sinistra. È una stradina stretta, con muri di mattoni senza finestre né porte. Un rigagnolo di sporcizia corre al centro mentre contro una parete campeggiano stracci buttati e bidoni. Alcune casse, impilate una sull’altra, gli impediscono di vedere il resto della strada. Fiatodipesce dovrebbe essere ancora dietro di lui.
Tristan supera le casse e…
«Oh, no.»
– E adesso, ragazzo mio, faremo i conti – dice Fiatodipesce alle sue spalle. Non prende il coltello, non ne ha bisogno. Invece si arrotola le maniche.
Non c’è modo di difendersi davvero. Tristan prova a parare i primi colpi, ma poi la forza dell’uomo è troppa. Il ragazzo si accovaccia nel vicolo, con le braccia a proteggere la testa, fino a quando la tempesta di sberle non passa.
Dopo pochi minuti l’uomo lo rimette in piedi. Lo tiene per la collottola e lo spinge verso i moli. Li raggiungono dopo alcuni minuti.
– Te la sei presa comoda, eh Renaldo! – Il cinese si rigira in mano due dadi e li aspetta vicino alla passerella di una nave panciuta e malandata.
Ovviamente non è la Ulysses. I marinai hanno abiti sporchi e da lavoro, barbe ispide e cantano con voci roche. Tristan legge il nome di quel battello, Garonne, e capisce che vogliono farlo imbarcare. Gli si stringe il cuore.
«Come terrà il mare una tinozza del genere?» pensa. «Arrancherà peggio di una tartaruga.»
Sembrano lontanissimi i giorni in cui con la sua famiglia solcava le acque intorno alle sue isole a bordo della goletta Ayesha. Lo scafo scuro e sottile gli ricordava il corpo di un pescespada. Le grandi vele di stoffa candida riflettevano la luce del sole, e stare a prua, sopra la polena a forma di fanciulla, mentre la spuma delle onde si alzava verso il suo viso, gli dava un senso di libertà…
Fiatodipesce stringe la mano sulla nuca di Tristan, tanto forte da fargli capire che non è il caso di tentare altri scherzi.
– Sì, ci ho messo un po’ – ammette spingendo avanti il ragazzo. – Il signorino corre come una lepre.
Il cinese sogghigna, con denti gialli e piccoli.
– Dov’è Catherine? Che le avete fatto? – chiede Tristan col cuore in gola.
– Stammi a sentire – dice l’orientale e intanto lo squadra bene. – La vita della ragazza dipende da te. Sali su questa nave e fai quello che ti diciamo, senza discutere.
– Pretendo di sapere…
Renaldo gli rifila uno scappellotto. – Piantala – sbotta. – Ti fai un viaggetto fino a Calcutta, zitto e buono. Noi mandiamo un telegramma e la tua amica viene liberata. Ci interessi vivo, vali molti soldi per noi. Quindi ti conviene obbedire. Oppure sarai responsabile della sua morte. Intesi?
«Catherine. La mia giovane governante che ha passato tanti pomeriggi con me… Lei mi ama, lo so. Devo trovare un modo per liberarmi, per salvarmi, e salvare lei.»
– Allora, hai capito? – chiede ancora il cinese.
Tristan annuisce. Ora lo sa che non gli resta altro da fare.
– A bordo! – ordina Renaldo. E lo spinge sulla passerella.
Tristan s’incammina fino a scomparire nella pancia di quella nave, tutta ruggine e vernice grigia, che oscura il mattino. Il cielo, il mare, i tetti di Singapore e quello che è stato fino a un’ora prima scompare assieme alla luce del ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Prologo. Singapore, 1° agosto 1914
  4. 1
  5. Due anni prima
  6. 2
  7. Due anni prima
  8. 3
  9. 4
  10. Due anni prima
  11. 5
  12. 6
  13. Due anni prima
  14. 7
  15. 8
  16. Due anni prima
  17. 9
  18. 10
  19. Due anni prima
  20. 11
  21. 12
  22. Due anni prima
  23. 13
  24. 14
  25. Due anni prima
  26. 15
  27. 16
  28. Due anni prima
  29. 17
  30. 18
  31. Due anni prima
  32. 19
  33. 20
  34. Due anni prima
  35. 21
  36. Due anni prima
  37. 22
  38. Due anni prima
  39. 23
  40. Epilogo. Blankenburg, Germania 3 settembre 1922
  41. Nota dell’autore. Macchine pari avanti tutta
  42. Copyright