
- 240 pagine
- Italian
- ePUB (disponibile su mobile)
- Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub
Lo strano caso della libreria Dupont
Informazioni su questo libro
Su un trafficato marciapiede parigino, l'astuto ladruncolo Max si scontra con la giovane e curiosa Désirée. È l'occasione perfetta per diventare amici e precipitare insieme in una straordinaria avventura! I due dovranno sfuggire alle accuse di un poliziotto sospettoso e aiutare qualcuno che si nasconde in una libreria chiusa da tempo, avvolta nel più fitto mistero.
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Informazioni
Editore
EDIZIONI PIEMMEAnno
2021Print ISBN
9788856637151eBook ISBN
97888585268351
L’uomo con il panciotto a quadri e la bombetta grigia entrò nello stanzone del commissariato con passo incerto, come se non sapesse bene cosa era andato a fare lì. Nessuno gli prestò attenzione: i poliziotti continuarono a scrivere a macchina, interrogare tipi sospetti e bere dalle loro tazze.
– E voi questo lo chiamate caffè? – disse a voce alta un sergente dalla sua scrivania.
L’uomo con la bombetta, forse perché aveva scorto un segnale di umanità in quelle parole enunciate con poca grazia, ma sincere, si diresse colmo di speranza verso il sergente e si fermò di fronte a lui. Quello, senza considerarlo, continuò a sorseggiare il caffè con aria disgustata leggendo un verbale. Sulla scrivania una targhetta di bachelite nera rivelava che il sergente si chiamava Laurent Rochard.
Rochard sapeva bene che in tutti i commissariati francesi il caffè non era un granché, e sembrava che nessuno potesse farci niente. Ma in quel commissariato era proprio terribile e, pur essendo ormai tre anni che vi era stato trasferito, ogni volta doveva dire quella frase. Nessuno, come sempre, vi fece caso. Il sergente posò la tazza e alzò lo sguardo sull’uomo con la bombetta, ma prima che potesse chiedergli qualcosa, quello cadde a terra di schianto.
L’ufficio si fermò. Tutti guardarono verso l’uomo a terra. Quando videro che era caduto davanti alla scrivania di Rochard, e quindi la giurisdizione era sua, ripresero quello che stavano facendo.
Il sergente, senza alzarsi dalla sedia, si sporse appena dalla scrivania per verificare se l’uomo fosse morto. Ma quello si stava già rialzando aggrappandosi al suo bastone di legno lucido. Rochard gli fece cenno di sedersi sulla sedia di fronte alla scrivania e l’uomo obbedì, poi si asciugò la fronte con un bel fazzoletto candido su cui il sergente notò le iniziali A e B.
– Mi chiamo Apollinaire Ballardin – disse l’uomo con un filo di voce – e sono appena stato rapinato!
Il sergente Rochard, senza dire neanche una parola di conforto o di rassicurazione, come invece Apollinaire si aspettava, prese un modulo e lo infilò nella macchina da scrivere.
Fece scorrere il rullo fino al punto giusto e iniziò a battere sui tasti neri. L’altro notò che, invece di guardare i tasti, guardava fisso lui e si tolse la bombetta per non sembrare maleducato. Ma il sergente continuò a scrutarlo mentre gli domandava dove abitasse e il nome di suo padre. Poi chiese: – Occupazione?
– Sono uno scrittore.
Il sergente smise di battere a macchina e lo fissò stringendo gli occhi, come quando si guarda un nemico.
– Signore, siamo in un commissariato della Repubblica francese e voi state denunciando un fatto grave. Vi sembra il caso di scherzare?
– Ma io sono uno scrittore, un vero scrittore! –. Apollinaire sembrava essersi ripreso, l’incredulità del sergente aveva risvegliato il suo orgoglio.
– Quindi voi vivete del vostro lavoro di scrittore?
Apollinaire abbassò lo sguardo come se fosse molto interessato al fermacarte di bronzo che teneva prigioniero un pacco di moduli sulla scrivania del sergente.
– Ehm… ecco… veramente…
– I vostri libri sono la fonte del vostro sostentamento materiale? – insisté Rochard con un velo d’ironia nella voce.
– No, in verità non sono la fonte del mio sostentamento – ammise in un soffio Apollinaire.
Rochard sorrise appena e chiese ancora: – Quindi che lavoro svolgete, monsieur Ballardin?
– Lavoro alla pensione Durmont, in rue de l’Argent.
– Sguattero o cameriere?
– Cameriere.
Rochard scrisse cameriere sillabando ad alta voce la parola. – Dove è avvenuta la rapina? – domandò poi.
– In rue des Libraires, credo.
– E cosa vi hanno rubato?
– Il mio portafoglio. Lo tenevo qui, nella tasca del panciotto –. Si dette un colpetto per indicarla. – Non capisco come possa essere successo.
– Quanto denaro conteneva?
– Circa trenta franchi.
Rochard terminò di riempire il modulo, poi lo tolse dalla macchina da scrivere e lo fece firmare al derubato.
Quando Apollinaire stava per andarsene, il sergente gli fece un’ultima domanda. – Monsieur Ballardin, per caso prima che vi derubassero avete trovato per terra una moneta da cinque franchi?
Apollinaire apparve molto sorpreso. – Sì, proprio così, l’ho raccolta dal marciapiede e l’ho messa nel portafoglio. Ma come fate a saperlo?
L’altro non rispose, ma sorrise facendo segno di sì con la testa, come se avesse avuto conferma di qualcosa che si aspettava.
2
Il ragazzino si chiamava Max, anche se tutti lo chiamavano Poisson, “pesce”, e stava correndo in rue des Libraires come se un diavolo a cavallo lo inseguisse. In realtà non aveva nessuno alle calcagna, ma lui correva lo stesso. Stringeva una canna da pesca in mano tenendola dritta in verticale per non colpire la gente intorno.
La folla, distratta dai mille pensieri di chi sta andando al lavoro, non faceva caso a Max e lui lo sapeva bene. Lo guardavano appena mentre li sfiorava di corsa, ma un attimo dopo, quando ormai era passato, non si ricordavano più di lui. E se qualcuno avesse chiesto a quella gente come fosse vestito o di che colore avesse i capelli, nessuno avrebbe saputo rispondere, perché Max si muoveva come un pesce e le persone erano la sua acqua. E quale acqua ha memoria dei pesci che vi nuotano?
In quello stesso istante madame Eloise Delaval e sua figlia Désirée, di dodici anni, stavano aprendo la profumeria di loro proprietà. Il problema che avevano tutte le mattine era la porta, che non voleva saperne di aprirsi se non dopo tre o quattro strattoni. Quella mattina, però, al quarto strattone ancora non aveva ceduto, per cui occorreva uno sforzo speciale congiunto di madre e figlia.
– Allora, al mio tre – disse Eloise.
– Bene – rispose Désirée aggrappata alla maniglia con tutte e due le mani.
– Uno, due e… tre!
Dettero uno strattone fortissimo e la porta cedette all’istante. Purtroppo la maniglia si staccò all’improvviso, e madre e figlia finirono per terra in mezzo al marciapiede, tra le gambe frettolose dei passanti, proprio mentre arrivava Max.
Il ragazzino, come un vero pesce, aveva i riflessi pronti e sapeva scansare gli ostacoli che gli si paravano davanti. Ma viene il momento in cui un ostacolo non lo puoi scansare; per un pesce può essere una rete o la punta di una fiocina, per Max, detto Poisson, fu Désirée.
Con uno scarto di lato, il ragazzino riuscì a evitare per miracolo Eloise che si stava rialzando, ma subito dopo si trovò davanti Désirée e lì non ci fu niente da fare: la colpì in pieno inciampando e volando sul marciapiede anche lui, senza un grido. Reagì così in fretta che, mentre Désirée e sua madre ancora non si erano rese conto di cosa fosse accaduto, lui era già di nuovo in piedi. Max farfugliò qualche parola di scusa e per un attimo il suo sguardo incrociò quello della ragazza. Lei notò che aveva gli occhi verdi. Subito Max riprese a correre e Désirée lo guardò scappare via.

– Ma cosa è stato? Chi era quel ragazzino? – chiese Eloise.
– Non lo so, non lo avevo mai visto.
– Sembrava avesse il diavolo alle calcagna.
Fecero per entrare nella profumeria, ma Désirée notò qualcosa sul marciapiede. Si avvicinò e lo raccolse. Era un portafoglio di pelle colorata arancione e verde.
– Mamma, guarda –. Lo passò a Eloise che lo soppesò.
– Dev’essergli caduto quando è inciampato su di te.
– Lo apriamo? – domandò Désirée. – Magari c’è la sua carta d’identità e scopriamo dove abita.
– No, non si guarda nei portafogli altrui. Ci possono essere cose riservate che le persone non avrebbero piacere che qualche estraneo vedesse. Domani andrò al commissariato e lo darò alla polizia. Loro sapranno come rintracciare quel ragazzino. O forse lui stesso verrà tra poco a chiederlo indietro e noi glielo daremo.
Désirée fece cenno di sì alla madre, come se per lei fosse indifferente, ma in cuor suo sperò che quel ragazzino tornasse indietro.
3
La madre di Désirée era sempre stata affascinata dai profumi, fin da piccola. Alla morte del marito, caduto nella Grande Guerra, aveva deciso di sfruttare la sua passione per cam...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- I protagonisti di questa storia
- 1
- 2
- 3
- 4
- 5
- 6
- 7
- 8
- 9
- 10
- 11
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