Champions - Pelé Vs Maradona
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Champions - Pelé Vs Maradona

  1. 96 pagine
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Champions - Pelé Vs Maradona

Informazioni su questo libro

Chi vincerà la sfida? La fantasia e il genio del Pibe de Oro o la potenza e la precisione della Perla Nera? Le micidiali punizioni dell'argentino, che supera le barriere come solo un mago può fare, o lo stile ineguagliabile di Pelé, il giocatore che ha vinto il Pallone d'Oro del secolo?
In questo libro troverai tante informazioni, curiosità, record e notizie sui campioni che hanno fatto la storia del calcio.

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Informazioni

Anno
2020
eBook ISBN
9788858525692
Print ISBN
9788856678055
1

STRACCI E CIPOLLINE

– Edson Arantes do Nascimento è nato il 23 ottobre 1940 in una cittadina del Brasile del Sud dal nome strano: Tre Cuori. In lingua portoghese: Três Corações. Sapete invece da che cosa deriva il nome Edson? – chiede Ultimo, che si avvicina alla scrivania dei giudici e accosta la mano destra alla faccia di Becan. Quando la ritira, si ritrova una lampadina in pugno, come se gliel’avesse tirata fuori dall’orecchio…
Le Cipolline scoppiano a ridere.
– Da Thomas Edison, inventore della lampadina – spiega il mago attaccante. – Ma per la storia del calcio Edson Arantes do Nascimento sarà sempre e soltanto Pelé, il più grande calciatore di tutte le epoche.
Se hai assistito al primo processo “Champions”, sai che cosa sta succedendo sotto al grande pino dell’oratorio Giovanni XXIII. Se te lo sei perso, te lo spiego rapidamente. L’idea è venuta a Gaston Champignon: eleggere gli undici giocatori più forti di tutti i tempi. Le Cipolline devono scegliere ogni volta tra due candidati e comporre alla fine la formazione Champions A. I calciatori scartati formeranno una seconda squadra, la Champions B. A settembre le Cipolline indosseranno le maglie dei ventidue giocatori e si affronteranno in una partita di beneficenza che servirà per aiutare l’attività del gruppo sportivo dell’oratorio.
Come fanno le Cipolline a scegliere ogni volta tra i due candidati? Questa è la parte più divertente del gioco. Si dividono in due gruppi di avvocati e ogni gruppo cerca di difendere la causa del proprio giocatore, davanti alla giuria composta da tre ex Cipolline che alla fine emettono il verdetto.
Nel primo processo calcistico, il portoghese Cristiano Ronaldo ha superato l’argentino Lionel Messi. Ora, con l’arringa di Ultimo, è appena iniziato il secondo, che vede in gara Pelé e Diego Armando Maradona, i più celebrati numeri 10 della storia del calcio.
Al tavolo della giuria sono ancora schierati Becan, Tommi e Joao, mentre gli avvocati sono stati rimescolati e, grazie al sorteggio dei fagioli di Gaston, sono state fatte squadre nuove. Ultimo, che ha appena preso la parola, è il capo dei difensori di Pelé, mentre Jahia guiderà i discepoli di Maradona.
– Ma da dove spunta il nome Pelé? – chiede Joao.
– Da piccolo, Edson ammirava molto il portiere del Vasco da Gama, squadra di Rio de Janeiro, che si chiamava Bilé. Ma lo pronunciava male, diceva, appunto, “Pilé”, “Pelé”… E così i suoi amici, per prenderlo in giro, hanno cominciato a chiamarlo Pelé. All’inizio odiava quel soprannome. Ripeteva a tutti che lui si chiamava Edson, anche a costo di litigare. Con il tempo lo ha accettato e, anzi, ha finito per amare quelle quattro lettere pronunciate in tutto il mondo. Un giorno un prete gli ha spiegato che, nella lingua ebraica, il nome Pelé significa “miracolo” e lo ha sentito ancora più suo, perché con il pallone ai piedi faceva veri e propri miracoli.
– Che lavoro facevano i suoi genitori? – chiede Becan.
– Il papà, Dondinho, faceva il custode in una clinica; la mamma era la donna di servizio di una famiglia ricca – risponde Ultimo. – Dondinho era stato un calciatore modesto ma grintoso. Infatti mette al figlio un altro soprannome: Dico, che significa “figlio del guerriero”. Dondinho ha lasciato il calcio dopo un grave infortunio al ginocchio. È una famiglia povera. Pelé non può permettersi un vero pallone. Riempie di stracci un calzino e lo prende a calci oppura gioca con i frutti del mango. Da grande dirà: «A Três Corações sono nato, sono cresciuto e ho cominciato a giocare a calcio. Mi ha dato tre cuori».
Quando ha cinque anni, la famiglia si trasferisce a Bauru, nello stato di San Paolo. Per aiutare i genitori, comincia a fare il lustrascarpe in strada. A nove anni, il Brasile perde in casa il Mondiale contro i grandi rivali dell’Uruguay. È la peggiore disfatta sportiva del calcio brasiliano, passata alla storia con il nome di “Maracanazo”, dal nome dello stadio in cui si giocò, zeppo di quasi duecentomila spettatori sicuri di assistere al trionfo della loro Nazionale. Bastava un pareggio… Invece l’Uruguay vinse 2-1. Tutto il Brasile scoppiò a piangere, compreso Dondinho. Pelé non aveva mai visto suo papà in lacrime e quel giorno promise: «Vincerò io il Mondiale e riporterò il sorriso alla mia gente». Manterrà la promessa, come vedremo presto.
– Come comincia la carriera di Pelé? – chiede Tommi.
– Gioca in una squadretta di Bauru – racconta la Cipollina. – Lo osserva Waldemar de Brito, un ex giocatore della Nazionale brasiliana che ha un record non troppo simpatico: è stato il primo calciatore a sbagliare un rigore in un Mondiale, contro la Spagna nel 1934. Waldemar va dai dirigenti del Santos, squadra di prima divisione, e dice: «Ho visto un ragazzino che diventerà il più forte calciatore del mondo. Non fatevelo scappare». La prima volta che Pelé si presenta nella città di Santos è anche la prima volta che vede il mare. Gli sembra così bello che non trattiene l’emozione: si butta in acqua vestito, con le scarpe, per scoprire cosa si prova… A quindici anni Pelé debutta in prima squadra con la maglia bianca del Santos, segnando un gol contro il Corinthians de Santo André; a sedici è già il capocannoniere del campionato paulista; a diciassette anni non ancora compiuti, è il più giovane debuttante nella Nazionale brasiliana; a diciotto è campione del mondo. Inizia la leggenda del più grande di tutti i tempi.
– Molto bene – commenta Becan. – Ora Jahia ci parlerà del piccolo Maradona. Per proseguire in parallelo, consiglierei di arrivare fino al suo esordio in Nazionale, come ha fatto Ultimo con Pelé.
– Ok – concorda la centrocampista. – Anche Diego nasce in una famiglia umile, nel quartiere di Villa Fiorito, a Lanus, alle porte della grande Buenos Aires. Papà Diego, detto don Chitoro, è stato barcaiolo e poi operaio in una fabbrica di macinazione. Mamma Dalma, detta donna Tota, deve badare a otto figli. Quando il dottore le mette in braccio il neonato, commenta: – È tutto testa e sedere…
– Come Spillo – commenta Joao.
Le Cipolline, vecchie e nuove, scoppiano a ridere.
– Anche Diego conosce la povertà, però un pallone vero ce l’ha – riprende Jahia. – Glielo regala lo zio quando ha due anni e lui se lo porta a letto ogni notte. A dieci anni va a fare un provino con il suo amico del cuore, Goyo Carrizo, all’Argentinos Juniors, un club della prima divisione argentina. È una giornata di pioggia. Il campo è mezzo allagato. I bambini, in attesa dell’allenatore, cominciano a palleggiare nelle zone più asciutte. Uno dopo l’altro smettono, va avanti solo il piccolo Maradona che non fa mai cadere la palla, neppure in mezzo al fango. Arriva l’allenatore e rimane incantato da quel bambino. Il provino non serve più… E così il 5 dicembre 1970, Diego Armando Maradona entra nell’Argentinos Juniors. E sapete come si chiama la sua squadretta? Cipolline!
– Cipolline? – ripetono in coro tante Cipolline.
– Sì, Cebollitas, che in lingua spagnola significa “Cipolline” – spiega Jahia. – È il nome della categoria dei piccoli calciatori. Noi in Italia li chiamiamo Pulcini, in Argentina li chiamano Cipolline. Insomma, Maradona è uno di noi…
– Non vale! Obiezione, signor giudice! – insorge subito Sonia che sta nella squadra di Pelé. – Jahia cerca di condizionarvi perché sa che siete stati tutti e tre Cipolline e spera che votiate per Maradona. Non vale!
Calvin, che sta dalla parte della ragazza africana, ribatte subito: – E cosa dovremmo dire allora noi? Joao è brasiliano come Pelé, è logico che voterà per lui! Eppure non ci siamo lamentati! E adesso voi osate protestare solo perché Diego giocava in una squadra che si chiamava come la nostra…
Tommi batte il martelletto sulla scrivania: – Calmi, avvocati! State calmi… Vi assicuro che noi giudicheremo solo in base ai vostri racconti, senza farci condizionare da niente e da nessuno. E anche Joao dimenticherà di essere nato in Brasile. Ci metto la mano sul fuoco! Proseguiamo…
Jahia riprende il racconto: – Le Cipolline di Diego e ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. 1. STRACCI E CIPOLLINE
  4. 2. SOMBRERO E ARANCE
  5. 3. MUCCHE E PUNIZIONI
  6. 4. LA BALENA E IL MARE DI NAPOLI
  7. 5. NON DITELO A DON SIRIO
  8. 6. GLI SPETTACOLINI
  9. 7. IL VERDETTO
  10. Copyright