Il segreto del Barone Rosso
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Il segreto del Barone Rosso

  1. 176 pagine
  2. Italian
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Il segreto del Barone Rosso

Informazioni su questo libro

Le vacanze estive si avvicinano. Ricky, tredicenne con un debole per la tecnologia e l'investigazione, sta passeggiando in centro a Milano insieme alla mamma quando assiste a una rapina. Dopo aver svaligiato una gioielleria, il criminale in fuga gli passa proprio accanto e per un attimo i loro sguardi si incrociano. Il giorno dopo, un nobile milanese affida un compito molto speciale a Mac, il compagno della madre di Ricky: restaurare il triplano del leggendario Barone Rosso. Ricky si convince che tra quella richiesta straordinaria e la rapina ci sia un misterioso legame...
Una rapina in pieno centro + un mistero del passato + tre fratelli sospetti = Elementare, Ricky!

Scelto da 375,005 studenti

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Informazioni

Anno
2020
eBook ISBN
9788858525531
Print ISBN
9788856680102

1

La seconda media era finita da una settimana, le giornate si erano allungate e faceva un caldo terribile. Ricky non vedeva l’ora di partire con la mamma e Mac per quindici giorni di mare e spiaggia. Peccato che mancasse più di un mese e mezzo alle vacanze e che l’attesa fosse letteralmente insostenibile…
Sarebbe rimasto a Milano ad annoiarsi, proprio come quel pomeriggio in cui Giuliana, sua madre, non era di turno all’ospedale e l’aveva trascinato con sé in centro per una vera e propria maratona di shopping: lei doveva comprarsi un paio di scarpe nuove e aveva già studiato con attenzione almeno dodici possibili negozi, senza però trovare qualcosa che la soddisfacesse.
Erano a spasso da almeno un’ora. Avevano preso la metropolitana - dove almeno si stava freschi per via dell’aria condizionata - ed erano scesi a piazza San Babila, e da lì avevano camminato lungo i marciapiedi assolati di via Montenapoleone per sbirciare vetrine che Giuliana osservava con cupidigia, per poi sospirare: «Quel modello non me lo posso permettere ma guardare non costa nulla, no?».
Ricky rincorreva l’ombra rasente ai muri, alla ricerca di un po’ di refrigerio.
– Prendiamo una bibita? – chiese dopo il ventesimo negozio di scarpe che la madre rimirava con maniacale attenzione.
Lei sorrise.
– Va bene, muoio di sete anch’io. Andiamo in quel caffè dall’altra parte della strada.
Indicò l’insegna dell’unico bar in vista, circondato da boutique di marchi di lusso e gioiellerie che esponevano anelli d’oro e splendidi diamanti.
Attraversarono di corsa. Giuliana lo aveva istintivamente preso per mano anche se lui l’aveva subito ritirata. Lei sorrideva, felice di trascorrere con il figlio qualche ora. Teneva i capelli castani legati in una coda di cavallo, indossava un vestito leggero bianco a fiori rossi e un paio di sandali di pelle. A Ricky piaceva vederla così, “in borghese”, senza il camice da medico.
Giunti davanti all’ingresso del caffè, però, accadde qualcosa che attirò l’attenzione del ragazzo: dalla porta della gioielleria di fronte sbucò un uomo con un passamontagna nero calato sul viso nonostante il caldo infernale. Indossava una polo scura, un paio di jeans e dei guanti di pelle molto particolari: anche quelli scuri, lasciavano scoperta metà delle dita e avevano sulle nocche delle borchie metalliche che luccicavano al sole.
Stringeva qualcosa in una mano.
Si sentirono delle urla provenire dall’interno del negozio, poi scattò un allarme. Il tizio allora iniziò a correre proprio nella direzione di Ricky.
Sua madre si accorse di quello che stava succedendo solo quando l’uomo aveva ormai attraversato la strada e si trovava praticamente a un metro da loro.
Ricky era completamente paralizzato dalla paura. Aveva notato qualcosa che gli aveva fatto gelare il sangue: il fuggitivo impugnava nella mano destra una pistola!
Quello non badò né a Ricky né a Giuliana; li oltrepassò correndo, riservando loro un’occhiata distratta. Un’occhiata che si fissò prepotente nella memoria del ragazzo: nonostante il volto del bandito fosse nascosto dal passamontagna, rimanevano scoperti gli occhi azzurri e le folte sopracciglia bionde.
Quei particolari rimasero marchiati a fuoco nella mente di Ricky, che non riuscì a levarseli dalla testa nemmeno quando l’uomo ebbe girato l’angolo, scomparendo dalla sua vista.
Dalla gioielleria di fronte si affacciò un signore in giacca e cravatta urlando: – Mi hanno rapinato!
Giuliana afferrò per un braccio Ricky e lo trascinò via a forza.
– Andiamocene di qui!
– Ma la bibita…
– Berrai a casa!
– E le tue scarpe?
– Mi è passata la voglia di comprarle! Avanti, torniamo alla metro.
Quasi correndo, la madre gli fece percorrere tutta la strada a ritroso. Ricky boccheggiava per il gran caldo, grosse gocce di sudore gli rigavano la fronte e, come se non bastasse, il cuore gli martellava nel petto come un motore da Formula 1 per via della scena a cui aveva appena assistito: l’uomo con gli occhi azzurri e la pistola era un rapinatore, e lui era certo che, se avesse incrociato ancora quello sguardo e quelle folte sopracciglia bionde, lo avrebbe sicuramente riconosciuto!
Mentre imboccavano le scale per scendere in metropolitana, Ricky scorse un paio di volanti della Polizia sopraggiungere a tutta velocità con le sirene spiegate.
Giuliana era impallidita e visibilmente spaventata. Camminava veloce guardando fisso davanti a sé. Aveva paura, ma cercava di non darlo a vedere al figlio.
Si tranquillizzò solo quando salirono su un convoglio che, dopo qualche secondo, chiuse le porte e partì.
– Ormai l’avrà fatta franca… Aveva troppi minuti di vantaggio – rifletté suo figlio ad alta voce.
Lei si limitò a carezzargli la testa. Non sapeva cosa dirgli e, in fondo, non c’era bisogno di grandi spiegazioni per Ricky: il suo cervello aveva cominciato a correre come un cavallo al galoppo, la sua mente analitica immaginava scenari e valutava possibilità. Per fortuna, disponeva di un’arma segreta che lo avrebbe aiutato a risolvere quel mistero: la sua app Elementare, Ricky.

2

Il profumo di cipolle e spezie riempiva le narici.
A Ricky piaceva al punto che, ogni volta che metteva piede in quel posto, respirava a pieni polmoni come se fosse in una valle alpina anziché nel minuscolo locale di Sadegh.
– Come stai, Ricky? Tutto bene? Ti preparo il solito?
Il ragazzo annuì e l’uomo gli sorrise. Aveva denti bianchissimi, carnagione olivastra e grandi occhi neri proprio come i folti e fluenti baffi.
Il “solito” significava Dolme per Ricky - una specialità a base di un milione d’ingredienti fra cui l’aneto, il ribes, la menta e la cipolla - e hummus per la madre.
«Stasera mi sento troppo scossa per cucinare» aveva sussurrato Giuliana quando si era fatta l’ora di cena, così il ragazzo aveva preso il suo inseparabile tablet ed era sceso al piano terra del palazzo dove c’era il Guylas, un piccolo ristorante di specialità persiane con annesso minimarket di alimentari. Il proprietario, nonché cuoco, si chiamava Sadegh ed era originario dell’Iran. Un ometto calmo e affabile che, prima di trasferirsi in Italia, nel suo paese d’origine lavorava come ingegnere informatico.
Lui e il ragazzo erano diventati buoni amici: siccome spesso la dispensa era vuota, Ricky scendeva a comprare la cena da Sadegh e, mentre aspettava che fosse pronta, gli mostrava il codice sorgente della sua app, che l’iraniano gli correggeva con pazienza e dedizione.
Si può tranquillamente affermare che Ricky avesse imparato a programmare, oltre che da autodidatta con certi manualoni da cinquecento pagine e i video tutorial su Internet, proprio grazie ai preziosi insegnamenti di quell’uomo mite e gentile.
Mentre mescolava le spezie e preparava le pietanze, Sadegh allungò il collo verso lo schermo del tablet.
– A cosa stai lavorando oggi? – chiese vedendo il giovane amico impegnato a digitare sulla tastiera elettronica.
– Te lo dico ma deve rimanere un segreto, d’accordo?
Il persiano fece il gesto di chiudere le labbra a chiave come se ci fosse un lucchetto invisibile.
– Bene allora – iniziò a raccontare Ricky con tono cospiratorio. – Oggi ho assistito a una rapina in una gioielleria del centro. Un uomo con indosso un passamontagna nero e una pistola in pugno è scappato fuori dal negozio e mi è passato a meno di un metro…
– Caspita! L’hai visto in faccia?
– Era impossibile, ce l’aveva coperta! Però i nostri occhi si sono incrociati per un secondo e…
– E l’hai riconosciuto?
– No, purtroppo! Per questo sto cercando di realizzare una nuova funzione per la mia app… ecco, guarda.
Così dicendo, appoggiò il tablet sul bancone in modo che l’altro potesse leggere il codice che aveva appena inserito.
Da un po’ di tempo, Ricky si era messo in testa di creare un’applicazione che gli permettesse di risolvere tutti i misteri che avesse incontrato. Di qualunque tipo essi fossero, la sua app avrebbe catalogato, analizzato e interpretato elementi, tenendo conto di prove, indizi, confessioni, testimonianze. Ogni cosa, insomma. E le avrebbe applicate a quelle che gli investigatori dell’FBI chiamano “best practices”, ovvero un insieme di regole e di comportamenti che, una volta messi a confronto con quella mole di dati, insieme alla logica deduttiva e all’acume del suo utilizzatore (cioè Ricky stesso) avrebbero permesso di risolvere qualsiasi caso criminale, proprio come Sherlock Holmes!
L’idea di Elementare, Ricky gli era venuta dopo che si era trovato coinvolto in una vera indagine di Polizia. L’app era nata per catalogare le sue note, le sue sensazioni e gli indizi che aveva raccolto.
Da allora aveva fatto passi da gigante anche grazie ai preziosi consigli dell’iraniano e, naturalmente, di Mac.
Sadegh scorreva il codice sul tablet annuendo soddisfatto.
– Da quello che capisco stai aggiungendo la funzionalità identikit.
– Esatto, ti va di dare un’occhiata a un primo test?
– Ma certo!
Ricky premette un bottone e sullo schermo apparve quello che sembrava una sorta di disegno a colori. Raffigurava gli occhi azzurri di un uomo incorniciati da due folte sopracciglia chiare.
L’uomo si stupì per il notevole risultato ottenuto dal tredicenne.
– Gran lavoro! – disse. – Bravo!
Ricky sorrise.
– Non è finito, ma almeno così non rischio di dimenticare ciò che ho visto…
Quella stessa sera, a cena, mentre pasteggiavano con le delizie cucinate da Sadegh, il ragazzo e sua madre parlarono dell’incredibile giornata che avevano vissuto. Lui era elettrizzato per essere stato così vicino al bandito, e tanto entusiasmo fece subito preoccupare Giuliana.
– Promettimi che ti dimenticherai di oggi.
– Cosa?
– Hai capito, Ricky! Quell’uomo aveva una pistola, è pericoloso e non voglio assolutamente che tu pensi di poterlo rintracciare. Ti conosco, sono sicura che con quella tua app stai g...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. 1
  4. 2
  5. 3
  6. 4
  7. 5
  8. 6
  9. 7
  10. 8
  11. 9
  12. 10
  13. 11
  14. 12
  15. 13
  16. 14
  17. 15
  18. 16
  19. 17
  20. 18
  21. 19
  22. 20
  23. 21
  24. 22
  25. 23
  26. 24
  27. 25
  28. 26
  29. 27
  30. 28
  31. 29
  32. 30
  33. 31
  34. 32
  35. 33
  36. 34
  37. 35
  38. 36
  39. Copyright