Il calcio (non) è una cosa seria
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Il calcio (non) è una cosa seria

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Il calcio (non) è una cosa seria

Informazioni su questo libro

Il calcio è ossessione, religione, spettacolo, affare milionario. Fa soffrire, gioire e litigare. Ma è prima di tutto un gioco: Gli Autogol sono sempre pronti a ricordarcelo con sketch e parodie dissacranti che fanno ridere i tifosi di tutte le età. Il trio comico-calcistico più amato d'Italia nasce sui banchi di scuola e sul palco di un oratorio del Pavese, si fa conoscere dalle frequenze di una radio locale e con i primi esperimenti su YouTube, e oggi coinvolge una platea digitale di milioni di persone. Ma non sono mai cambiati l'amore per il pallone, lo spirito, la voglia di divertire e divertirsi, e soprattutto l'amicizia.
Proprio come tutti gli appassionati, anche Alessandro, Michele e Rollo fremono ed esultano per la Nazionale e per le loro squadre del cuore, schierano la formazione del Fantacalcio ogni settimana e giocano regolarmente a calcetto con gli amici di sempre. Il calcio (non) è una cosa seria racconta la loro storia e la loro passione, i retroscena dei loro video, aneddoti esilaranti e incidenti di percorso, e poi gli incontri con i protagonisti. Le partite con Javier Zanetti, la hit musicale con il Papu Gómez, i filmati in cui hanno fatto recitare Del Piero e Immobile, l'incontro con gli Azzurri a Coverciano, Allegri e Buffon che ridono delle loro imitazioni: Gli Autogol ci avvicinano a un mondo che troppo spesso appare irraggiungibile e ci insegnano che sì, l'esasperazione intorno al calcio può risultare agghiaggiande (alla Antonio Conte), ma se vissuto con la giusta ironia il pallone rimane ancora il gioco più bello del mondo.

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Informazioni

Anno
2020
eBook ISBN
9788858525678
Print ISBN
9788856678208

Tornare bambini con Alex Del Piero

Michele
Come ormai sapete, ho iniziato a seguire e tifare la Juventus in modo consapevole all’età di 7 anni circa, nella stagione 1994-95: il primo anno di Lippi, la Juve di Baggio, Vialli, Ravanelli e di un giovane Alessandro Del Piero. Del Piero allora è un giovane di talento, ma l’anno successivo, con la cessione di Baggio al Milan, sarebbe diventato il numero 10, il fantasista, il più amato dai tifosi. E anche il mio idolo. La mia camera era tappezzata di poster e videocassette di Alex (sì, ai tempi c’era ancora il VHS, non le playlist Del Piero best skills su YouTube, ma non voglio fare il vecchio, anche perché a YouTube devo giusto qualcosa…). Ciò che mi ha sempre affascinato di Del Piero, oltre alle evidenti doti tecniche, è stato l’atteggiamento in campo e fuori, mai un gesto fuori posto, come se avesse capito l’influenza che la sua figura aveva su chi lo guardava, specialmente i più giovani. Una volta in una trasmissione radiofonica sento dire: «Il calciatore deve fare il calciatore, non deve essere un esempio, deve pensare a tirare calci a un pallone e a giocare bene, non carichiamoli di responsabilità che non hanno, i politici sono pagati per essere un esempio, non i calciatori». Teoricamente è così, è vero, il calciatore è pagato solo per giocare bene, ma poi nella realtà è inevitabilmente un’icona, inutile nasconderlo: un ragazzino segue, ammira, emula il suo idolo pallonaro, non il politico. E Del Piero, da come si è comportato in carriera, sembra aver colto questa grande responsabilità. Di lui ricordo tante cose, ma in particolare la reazione che ha dopo un pugno sferratogli in pieno volto da Leandro Cufré, difensore della Roma. Una “pigna” secca, alla Montero. Del Piero lo guarda, ma non fa nulla, lo squadra con un’espressione del tipo: “Bene, hai fatto una cosa intelligente, ti senti figo ora”. Se la guardate su YouTube, è una scena che rimane impressa. E Del Piero per me è diventato un esempio da seguire.
Penso che il giorno del suo ritiro, il 13 maggio 2012, sia stato l’evento sportivo più emozionante della mia vita. Finiva un’era, ma non solo per lui, per la Juve e per il calcio italiano, ma soprattutto per noi tifosi, soprattutto per quelli nati tra la metà degli anni Ottanta e gli anni Novanta, che da piccoli avevano iniziato a seguire la Juve con Del Piero, e che non avevano idea di cosa fosse la Juventus senza Del Piero. Come me, venticinquenne che nel momento in cui il quarto uomo mostra il tabellone con il numero 10 e realizzo che non lo vedrò più giocare torno con la mente al piccolo “me” che guarda il suo idolo, e provo come la sensazione di un ciclo che si chiude. Si sta concludendo una prima fase della mia vita, caratterizzata dalla compagnia di Del Piero ogni domenica. Inutile spiegare la mia commozione. Per chi non ama il calcio queste parole possono sembrare assurde. Ma Alex Del Piero è una bandiera, cioè un giocatore che è più di un semplice giocatore, un calciatore accanto al quale, di fatto, si è diventati grandi. Il nostro video E poi diteci che è solo un gioco vuole trasmettere esattamente queste sensazioni, ed è fra quelli di cui vado più orgoglioso. A giudicare dai commenti e dalle reazioni degli utenti, non siamo gli unici ad avere provato quelle sensazioni. Il calcio attraverso la figura delle bandiere esprime la sua massima empatia con i tifosi.
Ora che vi ho spiegato cosa rappresenta per me Alex Del Piero, potete immaginare cosa può aver significato incontrarlo, sapere che segue i nostri video e addirittura recitare con lui. Ma andiamo con ordine. Il primo contatto con Alex l’ho avuto telefonicamente grazie a mio fratello Francesco, anche lui tifoso juventino. Francesco cura la comunicazione di un’azienda che organizza concerti (grazie a lui mi sono visto decine di concerti gratis). Un giorno si trova a un evento e mi chiama a mezzanotte; onestamente la prima cosa che ho pensato è “ha combinato qualche casino per chiamarmi a quest’ora!”
«Mich! [mi chiama così] C’è una persona che vuole parlare con te.»
«Ok, passamela.»
Neanche il tempo di ipotizzare chi potesse essere e sento la sua voce, che ovviamente riconosco subito. Inizio a balbettare la tipica pappardella: «Alex, sei un grande, sei il mio idolo» e così via, per fortuna con l’accortezza di aggiungere: «Te lo diranno in tanti». Poi azzardo: «Alex non so se ci conosci…».
«Hai voglia se vi conosco! Mi fate ammazzare!»
A quel punto, esaltazione a mille, come un bambino di dieci anni; anzi, probabilmente era proprio il Michele bambino di dieci anni tifoso di Alex che si era rimpossessato di me. Finita la chiamata chiamo Alessandro e Rollo per raccontargli la cosa, come si fa quando ti succede qualcosa di eccezionale e senti di doverlo per forza raccontare a qualcuno. Penso anche a un post su Facebook, ma poi ritengo sia meglio aspettare di mettere la foto del nostro incontro (mai farsi prendere troppo dalla foga, sui social).
Eh sì, perché poi lo abbiamo incontrato davvero (con foto ovviamente postata su tutti i nostri profili), e incrociato di nuovo in diverse altre occasioni. Ogni volta ci siamo detti: «Dai dobbiamo fare un video assieme» e io gli citavo il video sulle bandiere, ispirato anche da lui.Alex invece voleva partecipare a un video comico, voleva ridere, giustamente: siamo Gli Autogol, non è che se abbiamo fatto un video emozionale possiamo ritenerci Sorrentino o Garrone. Bisognava trovare l’occasione giusta.
L’occasione arriva con un video sul Fantacalcio, precisamente nel settembre 2019. Il filmato, che come ormai ogni anno vuole celebrare l’asta fantacalcistica di inizio stagione, si deve aprire con il rapimento di uno dei bomber più gettonati della Serie A da parte di un fantallenatore, che pur di accaparrarselo per la squadra manda due sgherri per sequestrarlo e tenerlo con sé. Scena paradossale, chiaramente, ma che ci ispira parecchio.
Lo ammetto, la scena in questione non l’abbiamo pensata per Alex Del Piero, che peraltro non gioca più. I papabili al momento sono Piątek e Zapata, reduci entrambi da una stagione straordinaria, rispettivamente al Milan e all’Atalanta. Il primo candidato è il “Pistolero” polacco, con lui avremmo dovuto fare un video sul Fantacalcio già nel gennaio precedente, quando era ancora al Genoa. L’allora team manager del Genoa Pippo Sapienza, persona gentilissima e professionale, aveva organizzato già tutto, ma il passaggio al Milan aveva fatto saltare tutto. A settembre però non poteva sfuggirci. È già tutto pronto, ma nelle amichevoli estive Piątek si inceppa, non riesce più a segnare. Noi pensiamo: “Va be’, dai, sono solo delle amichevoli, poco importa”, invece il Milan ci comunica che Piątek non può più fare il video, vista la situazione. Va detto che le società, specie le big, sono oltremodo premurose e attente nella gestione dei giocatori, e molto restie a renderli disponibili per delle collaborazioni fuori dal campo. «Non è un buon momento»; «Vediamo più in là» sono le classiche risposte che riceviamo quando chiediamo di “concederci” un calciatore per qualche iniziativa. È comprensibile, anche se noi siamo convinti che da un filmato divertente, simpatico e ben preparato un calciatore possa solo uscirne bene, non gli attira critiche da parte del pubblico, anzi al contrario, lo fa sentire “più vicino” ai tifosi. In effetti, comunque, la stagione di Piątek non sarà molto brillante, lascerà il Milan addirittura a gennaio 2020.
Proviamo allora a contattare Zapata, ma ci dicono che non se la sente. La parte non è così semplice da interpretare: nel copione il calciatore viene legato a una sedia e incappucciato, ostaggio del fantallenatore. Non una cosa banale, insomma, e poi Zapata, magari a causa della lingua, non ci conosce ed è meno propenso ad accettare. Sta di fatto che ci manca il calciatore per la scena clou del video. Gli altri ospiti già confermati sono il mitico Ciccio Caputo e Andrea Ranocchia, ma senza quella scena il filmato sarebbe debole. Siamo nella tipica situazione in cui si trovano Gli Autogol quando c’è da preparare i video sul Fantacalcio. Sono forse i più divertenti da girare, ma allo stesso tempo i più complicati, perché siamo necessariamente vincolati alla presenza dei calciatori. Chi altro potremmo coinvolgere dopo il no di Piątek e Zapata?
Siamo in auto, abbastanza in crisi ed ecco l’idea: «Sarebbe bello coinvolgere Alex». Sì, ma come? «E se rapissimo lui?» Soluzione trovata: scriviamo al volo un copione che possa stare in piedi. I fantallenatori diventano due, non più uno. Chiedono consiglio al “guru” del Fantacalcio, una sorta di gangster che afferma di vincere il Fantacalcio da dieci anni di fila, riuscendo ad acquistare gli attaccanti più forti a un solo fantamilione.
«Com’è possibile?» chiedono i fantallenatori.
«Gli attaccanti al Fantacalcio costano tantissimo.»
«Non se l’attaccante tu ce l’hai già. Dovete rapire il più forte.»
I fantallenatori a quel punto si illuminano.
«Vi consiglio quello della Juve, quello più forte e famoso. Avete capito a chi mi riferisco?»
Chiunque penserebbe a Cristiano Ronaldo. Nel video però uno dei due fantallenatori, non molto esperto di calcio, al posto di CR7 rapirà Alex Del Piero, nell’incredulità del suo socio e del guru.
Alex accetta subito il copione, è fatta! Il giorno delle riprese sono esaltatissimo, con me viene anche mio padre. Portiamo con noi anche i ragazzi che ci aiutano al solito come comparse nei video, anche se in quella scena non servono: sono amici dell’oratorio di San Genesio, bravissimi e sempre disponibili, non possiamo non dargli l’occasione di conoscere Alex (uno, Fabio, juventino fino al midollo, arriva agitatissimo). Ci raggiunge Del Piero, giriamo la scena in cui dobbiamo legarlo alla sedia e incappucciarlo e io penso: “Ma cosa c… sto facendo? Ho l’occasione di fare un video con il mio idolo e lo incappuccio e lo lego a una sedia?”. Una scena surreale, con Rollo che lega Alex e gongola: «Sto legando Alex Del Piero» mentre la sua fidanzata Marina, juventinissima che spesso ci aiuta nei video, lo ammonisce: «Vacci piano, non fargli male». La scena viene benissimo. Tra tutti gli ospiti che abbiamo avuto Alex è probabilmente il più bravo a recitare, anche perché è il più abituato. Ha fatto mille spot, è opinionista in tv, è a suo agio davanti alle telecamere.
Ma c’è ancora da girare un’altra scena, quella in cui i fantallenatori, avendo rapito Del Piero al posto di Cristiano Ronaldo, lo allenano per rimetterlo in forma. Ad Alex facciamo indossare la mia maglietta della squadra di calcetto, la 2, non una maglia per piedi buoni, e infatti si addice a me. Una scelta casuale, senza pensarci. Quando me ne rendo conto gli dico: «Alex ma ti abbiamo dato la 2!». «Guarda, non dico niente» sorride. Aggiungiamo così una battuta che non era in copione, una citazione dei nostri miti Aldo, Giovanni e Giacomo (in Tre uomini e una gamba). «Ma mi avete dato la 2» dice Alex nel video.
«Eh, la 10 era già prenotata. L’abbiamo data a Pippo Falco».
«Pippo Falco è Pippo Falco», risponde il gangster.
Questo diventerà un tormentone per tutta la stagione, ogni volta che Pippo Falco fa gol o assist, noi e i nostri fan commentiamo con «Pippo Falco è Pippo Falco!».
A questo punto, secondo copione Alex dovrà palleggiare, mostrando le sue doti tecniche per poi calciare in porta, e i fantallenatori lo guarderanno entusiasti. Alex inizia così a palleggiare, tira e per sbaglio prende il palo. Esplodiamo tutti in una risata ma poi Del Piero si illumina: «Potete fare così, invece che segnare prendo il palo. E il gangster dice tipo: “Palo! Palo! Ha preso palo… a porta libera… Ma chi cazzo abbiamo preso???”». Noi ci esaltiamo, ci piace. La scena la giriamo così 3 o 4 volte: Alex il palo lo colpisce sempre al primo colpo, il piede c’è ancora. Il video sarà un successo. Con la scena finale scritta da Alex. Meglio di così… Ripenso a quel bambino di dieci anni con il poster di Del Piero in camera: ho realizzato il suo sogno.
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Piacere, Gli Autogol

Dire che non abbiamo mai pensato di trasformare la nostra passione in un lavoro sarebbe sbagliato. Ma dire che se non avessimo fatto quello che facciamo oggi non saremmo stati felici sarebbe altrettanto sbagliato. Con il tempo, in ogni caso, abbiamo imparato una regola per noi preziosa: bisogna sempre puntare in alto. Non bisogna fermarsi mai e provare sempre a giocare le proprie carte.
Nel 2011 le potenzialità del web come mezzo di comunicazione cominciano a dispiegarsi pienamente. Lo vediamo dai numeri. Ormai tutti i nostri amici hanno aperto un profilo Facebook, e YouTube ha sempre più utenti. La Rete è il posto preferito dai giovani e Facebook è una sorta di piazza digitale dove i genitori non esistono, dove si possono pubblicare i propri pensieri senza che nessuno ne chieda conto. A un certo punto, in questa grande piazza troviamo il modo di diffondere le nostre parodie raggiungendo un pubblico molto più ampio. Un giorno proviamo a scrivere il titolo di uno dei nostri video sul motore di ricerca del social di Zuckerberg. La svolta. Compaiono tutte le persone che hanno condiviso il filmato, e sono tantissime. Grazie Mark, ti saremo sempre grati per la tua invasione della nostra privacy. Sbalorditi, vediamo che queste persone provengono da ogni angolo d’Italia. Si taggano a vicenda: «Ascolta qui», «Guarda questo», «Stupendo». La cosa ci esalta, capiamo subito che questa è una potenziale grande occasione.
La nostra piccola radio pavese non basta più, ci serve un vero megafono e forse ora l’abbiamo trovato. Così cambiamo radicalmente strategia e iniziamo a curare di più i video e le parodie stesse. Dal punto di vista grafico non è che facciamo grandi passi avanti, ma se prima andavamo in radio quasi improvvisando le imitazioni, ora proviamo a fare un passo in più, nonostante gli impegni universitari e le prime esperienze lavorative.
Intanto, dal lunedì la trasmissione si sposta al giovedì sera, dalle 21 alle 22. I nostri occhi sono sempre rivolti all’obiettivo di realizzare qualche parodia che spopoli su YouTube dandoci la possibilità di aumentare la nostra platea, ma intanto la radio è cresciuta e un sistema di videostreaming permette a chiunque di seguirci in diretta via web. Un centinaio di persone si connettono ogni giovedì al live stream della nostra piccola radio di Pavia, i ragazzi della chat degli Autogol. Il nostro primo fan club. Sanno che durante la diretta facciamo una nuova imitazione. Le postiamo quasi tutte sui social, ma loro vogliono ascoltarle per primi. Persone di ogni età, provenienti da tutta Italia. Pavia Sport Mania, una trasmissione di tre ragazzi su una radio locale che agli albori parlava di cronaca sportiva pavese, diventa una piccola realtà nazionale. I ragazzi commentano in diretta le nostre parodie dal gruppo Facebook che abbiamo creato per stare in contatto con loro. È uno dei momenti chiave della nostra avventura.
Sempre sul motore di ricerca di Dio Zuckerberg, scopriamo che alcune pagine legate al mondo Juve condividono le nostre imitazioni di Conte. Annoverano centinaia di migliaia di fan, perché ai tempi gran parte delle pagine Facebook sono diventate popolari grazie ai loro nomi, a prescindere dal contenuto. Per esempio, sulla homepage esce tra i suggerimenti la pagina Per chi ama la Juve, basta un click e ne diventi fan. Gli amministratori spesso sono ragazzi che per gioco hanno creato una pagina e che d’improvviso si trovano centinaia di migliaia di iscritti.
Oggi tutto questo è impossibile, ci sono milioni di pagine Facebook e per farne crescere una non basta avere un nome accattivante. Ma in un’epoca così pionieristica quelle pagine sono state una cassa di risonanza incredibile per noi. Saremo sempre grati a ciascuno dei ragazzi che gestiva le pagine juventine e che condivideva le nostre parodie: forse senza saperlo, sono stati decisivi. Noi per ricambiare il favore li abbiamo ospitati nella nostra radio di Pavia. Certo non era la stessa cosa, ma era ciò che potevamo dare in cambio e lo apprezzavano.
Comunque, nel giro di poco le pagine a cui inviamo le imitazioni aumentano sempre di più, anche al di fuori del mondo bianconero. Michele ha preparato un elenco con tutti i nomi, ogni volta che esce un video ne gira il link a tutti quanti: senza saperlo è diventato il nostro ufficio stampa, sebbene ignorassimo persino l’esistenza di questa figura professionale. Un lavoro tosto, ma fondamentale, perché per avere successo sul web non basta fare un contenuto divertente e caricarlo, bisogna avere una strategia e mettere in gioco se stessi.
Tra le pagine con cui siamo in contatto poi se ne aggiungono due che probabilmente conoscete: Chiamarsi Bomber senza apparenti meriti sportivi e Calciatori Brutti, che allora avevano qualche migliaia di fan come noi, ma potenzialità e talento già evidenti. Siamo cresciuti insieme, si può dire: siamo diventati amici e ci vediamo spesso ancora oggi. I pionieri della satira sportiva sui social, con cui ci siamo dati una gran mano reciprocamente, così come con le pagine Rompipallone.it e Pettinarsi come Pandev per fare strage di gnocche (quest’ul...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. IL CALCIO (NON) È UNA COSA SERIA
  4. Prefazione. di Javier Zanetti
  5. Introduzione
  6. Chiudendo gli occhi. Alessandro
  7. Calcetto con Javier. Alessandro
  8. Chiudendo gli occhi. Michele
  9. Tornare bambini con Alex Del Piero. Michele
  10. Chiudendo gli occhi. Rollo
  11. Convocati in Nazionale. Rollo
  12. Conclusioni
  13. Ringraziamenti
  14. Copyright