Omero era un figo
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Omero era un figo

  1. 176 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Omero era un figo

Informazioni su questo libro

Qui dentro trovi una versione sintetica ma fedele di Iliade e Odissea, utile per sapere di cosa parlano questi due poemi, per superare le interrogazioni con un minimo di dignità ma soprattutto per capire perché questi due pilastri della letteratura dell'Occidente siano belli, avvincenti, insomma davvero imperdibili. E vedrai che Omero, raccontando questi poemi apprezzati da quasi tre millenni, ha fatto proprio un lavoro fighissimo!

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Informazioni

Print ISBN
9788856676549
eBook ISBN
9788858524954

L’Odissea libro per libro

Libro I

Omero (o chi per lui) comincia l’Odissea invocando le muse (le divinità delle arti) perché lo guidino nel descrivere il faticoso rientro di Odisseo a Itaca, la sua patria, mentre tutti gli altri erano già a casa.
Viene subito presentato Odisseo, che se ne sta sull’isola di Ogigia, dove vive con la ninfa Calipso, figlia di Atlante. E si anticipa che, anche quando partirà da lì, la situazione non sarà facile perché Poseidone, il dio del mare, continuerà a dargli del filo da torcere. Siccome però al momento Poseidone è dagli Etiopi (che, ti ricordo, sono ai confini del mondo) a godersi un’ecatombe in suo onore, gli dei ne approfittano per parlare della situazione. Atena dice che le piange il cuore per le condizioni di Odisseo e quindi Zeus osserva che, se tutti sono d’accordo di farlo rientrare, Poseidone se ne dovrà fare una ragione e mettersi l’animo in pace.
Detto e fatto, Atena manda il dio messaggero Ermete da Calipso e va lei stessa in persona da Telemaco, il figlio che Odisseo lasciò bambino e che ora sta diventando un giovane adulto.
Atena arriva a Itaca sotto le mentite spoglie di uno straniero, e sceglie l’aspetto di Mente, re dei Tafi. Trova il palazzo e l’isola in balìa dei Proci, che sono principi di Itaca e delle isole vicine che si contendono la mano di Penelope, la moglie di Odisseo. Infatti, in base alle usanze dell’epoca, una moglie di re non poteva regnare da sola e, dando per certo che Odisseo sia morto, vorrebbero essere scelti per occupare il trono. Nell’attesa, mangiano alle spalle di Penelope e Telemaco, usando casa loro come se fosse la propria e permettendosi ogni genere di prepotenza. Atena si accorge di tutto questo in pochi attimi: secondo l’uso e la cultura greca antica, qualsiasi straniero dovrebbe essere ben accolto in una nuova città mentre Atena viene pressoché ignorata. A prestarle attenzione e a dimostrare gentilezza e buon senso c’è il solo Telemaco. I Proci si limitano a guardare sospettosi quello straniero che sta in disparte con il giovane principe.
Atena, fingendosi ignara di tutto, chiede a Telemaco come possa tollerare quella situazione e si sente rispondere che tutto dipende dall’assenza di Odisseo e dal silenzio sul suo destino. Atena rivela di conoscere bene Laerte, il nonno di Telemaco, e di sapere per certo che Odisseo è ancora vivo e che se arrivasse a Itaca si libererebbe dei Proci in un batter d’occhio. E quindi suggerisce a Telemaco di convocare i Proci in assemblea per il giorno successivo e di dire a Penelope che, se la sua intenzione è quella di risposarsi, allora torni dai suoi genitori che provvederanno a scegliere il pretendente e a fornirle una dote (cioè le ricchezze che lei porterà con sé nella nuova casa). Che poi Telemaco si imbarchi per andare a cercare notizie del padre da coloro che furono i suoi compagni di viaggio, a partire da Nestore e Menelao. Se scoprirà che suo padre è morto, si sbarazzi subito da solo di quelli che occupano la sua casa, ma se non trova notizie certe della sua morte allora si prepari ad aspettare per un anno. E gli dà una strigliata: non è più un bambino, che si comporti da uomo!
Solo quando Atena si congeda, Telemaco capisce di aver avuto una conversazione con un dio.
Intanto, al banchetto dei Proci l’aedo ha intonato le gesta di Troia e Penelope appare per chiedere che smetta quel canto che le spezza il cuore. A questa uscita, Telemaco prende posizione per la prima volta e, davanti a tutti, fa presente alla madre che quelle gesta sono imprese eroiche e che lei torni pure a occuparsi delle sue faccende. Una durezza insolita, che non sfugge ai principi pretendenti.
I Proci ripigliano a fare gozzoviglie e Telemaco si ritira nella propria camera accompagnato dalla sua balia, nonché serva preferita di Laerte, che si chiama Euriclea.

Libro II

Telemaco convoca l’assemblea e denuncia che ciò che sta avvenendo è molto, troppo scorretto. I Proci reagiscono per quegli sfacciati che sono e gli fanno presente che la scorrettezza è di Penelope che, avendo detto che considerava Odisseo morto, aveva promesso che avrebbe scelto chi sposare dopo aver completato la tessitura del lenzuolo funebre per Laerte. Poi aveva barato perché di giorno tesseva e di notte disfaceva e la situazione era andata avanti per tre anni, fino a che un’ancella aveva spifferato il trucco.
A questo punto Telemaco chiede un anno: se entro quel termine non avrà compreso la sorte di suo padre o se questi non sarà tornato, allora sceglierà lui stesso il nuovo marito per la madre.
Fatto questo si dà ai preparativi per la partenza chiedendo in prestito una nave.
Salpa, e all’aurora arriva a destinazione.
Atena segue Telemaco nei panni di Mentore.
Pensa che il nome di Mentore è diventato un nome comune per indicare una persona che dà saggi consigli e aiuta a sviluppare i talenti di chi protegge, seguendone il cammino.

Libro III

La nave arriva a Pilo, dove gli abitanti stanno facendo un sacrificio a Poseidone.
Telemaco attracca, preceduto da Atena che lo esorta a comportarsi da adulto e a parlare con Nestore.
Nestore, che circondato dai figli sta assistendo al sacrificio, si fa incontro agli stranieri e li invita a sedersi e a unirsi al banchetto (pure nell’Odissea i banchetti… abbondano!)
Solo dopo che hanno mangiato (le priorità sono chiare!), Nestore chiede agli ospiti chi siano, da dove vengano e perché siano arrivati lì.
Telemaco si presenta come figlio di Odisseo e spiega di essere alla ricerca di notizie del padre.
Nestore attacca a ricordare la guerra di Troia e a tessere le lodi di Odisseo. Poi spiega che, dopo la distruzione di Troia, gli Achei vennero dispersi sul mare perché Zeus, per colpa di Atena, aveva meditato per loro un doloroso ritorno.
Menelao voleva che tutti gli Achei tornassero per mare, tutti insieme. Agamennone invece voleva fermarsi per celebrare riti sacrificali per placare la collera di Atena. La discussione fu aspra e metà degli Achei partì per nave e l’altra metà si trattenne. Nestore fu tra quelli che partirono. Avevano tutti fretta di andarsene ma si divisero di nuovo e alcuni, tra i quali Odisseo, tornarono da Agamennone. Altri, tra cui Nestore, fuggirono veloci verso casa e seguirono i segni divini per sottrarsi alla sventura. Nestore arrivò con vento favorevole e da allora non ha avuto notizie certe degli altri. Però ha sentito che i Mirmidoni sono rientrati in patria e così pure altri popoli. Agamennone è stato quello con la sorte peggiore: rincasò ad Argo ma scoprì che la moglie Clitemnestra aveva una relazione con Egisto. Ovviamente la prese male, anche perché a sorvegliare la moglie aveva lasciato un aedo e quel poveretto era stato portato su un’isola deserta e abbandonato là. Finì pure male perché Agamennone morì per mano dei due amanti. E la tragedia non si chiuse lì, perché il figlio di Agamennone, che si chiama Oreste, vendicò il padre uccidendo Egisto. E fece pure una buona azione perché nel frattempo Egisto era diventato un despota che tiranneggiava Argo. E, guarda il destino beffardo, Menelao mise piede a casa proprio nel giorno dell’uccisione del fratello Agamennone.
In effetti esiste un altro testo epico che racconta questa storia e si chiama, appunto, Orestea, scritta dal greco Eschilo. La storia è molto nota oggi e lo era ancora di più all’epoca, tanto che la troverai ripetuta molte volte in diversi punti dell’Odissea, come quando si fa riferimento a qualcosa di cui tutti parlano e vorrebbero sapere di più.
Telemaco dice di conoscere la vicenda e spiega il suo vivo desiderio di sbarazzarsi dei Proci, di cui Nestore sa già tutto. Gli unici due saggi consigli che può fornire al ragazzo sono di non stare troppo in giro (in effetti, in famiglia ne basta uno che sta a zonzo) e di andare subito a parlare con Menelao. Si accordano perché il giorno successivo Telemaco parta a bordo di un carro con Pisistrato, uno dei figli di Nestore.
E Atena? Ah, be’, lei ha detto che torna alla nave e invece, fatti pochi passi, si trasforma in un’aquila, rivelando così che quello che se ne stava lì ad ascoltare non era Mentore ma una divinità camuffata.
Telemaco parte in effetti la mattina successiva, con un meraviglioso cocchio guidato da Pisistrato. Ma prima cosa fanno? Banchettano!

Libro IV

Telemaco e Pisistrato arrivano a Sparta dopo due giorni di viaggio e vanno al palazzo di Menelao. Alla reggia si stanno celebrando due matrimoni, uno dei quali è tra la figlia di Menelao, Ermione (ti ricorda qualcuno?!), e Nettolemo, che è il figlio di Achille.
Come sempre, i due viaggiatori vengono accolti e invitati alla festa, dopo essere stati lavati e profumati da capo a piedi.
Una volta sazi, Menelao racconta la propria storia e quella di Agamennone (ti avevo detto che l’avresti ritrovata!), poi piange Odisseo e le sue molte pene, dicendo che non sa se sia vivo o morto. Telemaco si commuove e se ne accorge Menelao ma se ne accorge anche Elena.
Come è stato il ritorno a casa di Elena dopo tutta la vicenda di Paride e della guerra di Troia? Be’… lei fa la regina, è consapevole della baraonda ma comunque sostiene che sia colpa degli dei che hanno voluto così. A me questo pretesto continua a divertire molto. E a te?
Proprio Elena scioglie nel vino un farmaco che fa scordare la sofferenza e i mali e così consente a Telemaco di ascoltare senza essere sopraffatto dal dolore.
A questo punto Elena racconta di ciò che Odisseo fece a Troia, quando si procurò volontariamente ferite su tutto il corpo, si coprì di cenci ed entrò in città come un mendicante per fare un sopralluogo tattico. E Menelao ricorda l’impresa del cavallo di legno nel cui ventre si erano chiusi i più valorosi guerrieri. Mentre i Troiani attorniavano la grande costruzione, su tutte si sentiva la voce di Elena, ma Odisseo trattenne i compagni dal rispondere ai suoi richiami.
Finito il banchetto vanno tutti a dormire ma Menelao si alza presto per chiedere a Telemaco come mai sia arrivato fin lì. Il ragazzo gli spiega che cerca notizie del padre e lo aggiorna sulla situazione a casa.
Menelao si indigna per il comportamento dei Proci presagendo che Odisseo li sterminerà, quindi racconta del proprio rientro. Non era stato un viaggio facile e a un certo punto lui e i suoi uomini si erano trovati bloccati per venti giorni sull’isola di Faro. Erano allo stremo quando incontrarono la figlia di Proteo, che arrivò da Menelao e gli suggerì di chiedere consiglio a suo padre, che avrebbe potuto dirgli non solo come tornare a casa ma anche che cosa lo aspettava là. Fornì pure la strategia per agguantarlo: quando Proteo fosse uscito dalle acque per dormire sulla terraferma, tra le foche, avrebbe dovuto avvicinarlo e tenerlo fermo a terra, resistendo a tutte le sue trasformazioni fino a quando non avesse ripreso l’aspetto iniziale.
Menelao seguì le sue indicazioni, acquattandosi dentro la pelle di una foca. A mezzogiorno Proteo raggiunse la riva, contò le foche arrivate nel frattempo e si coricò. Menelao gli fu addosso e resistette quando Proteo si trasformò in leone, pantera, cinghiale, acqua, albero.
Sai come si definisce una sostanza che si trasforma in continuazione? Proteiforme! Sì, proprio dal nome di Proteo. Usa quest’aggettivo e saranno tutti ai tuoi piedi!
Quando finalmente tornò a essere un uomo, rispose alle domande di Menelao.
Innanzitutto, il primo errore era che Menelao non aveva fatto sacrifici agli dei prima di partire, quindi avrebbe dovuto tornare a una tappa precedente del viaggio, sul Nilo, e compiere sacre ecatombi per poter tornare. E gli altri Achei? Molti erano morti e uno era ancora vivo e trattenuto nel mare. Qui Proteo inserì il racconto della morte di Aiace Oileo (che è diverso da Aiace Telamonio!) e la già nota vicenda di Agamennone (oh, ti avevo avvertito…) che ovviamente devastò Menelao che era suo fratello. Quello tratte...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Nota pratica
  4. Premessa
  5. Iliade
  6. L’Iliade in flash
  7. L’Iliade in poche righe. (Versione per lettori particolarmente sfaticati)
  8. L’Iliade libro per libro
  9. Odissea
  10. L’Odissea in flash
  11. L’Odissea in poche righe. (Versione per lettori particolarmente sfaticati)
  12. L’Odissea libro per libro
  13. Copyright