Chi vincerà la sfida? Il mitico Lev Yashin, chiamato il Ragno Nero, che con le sue mani tentacolari e i suoi tuffi acrobatici parava l'impossibile? O Gigi Buffon, che tra i pali arriva ovunque e sembra volare, tanto che il suo soprannome è Superman?
In questo libro troverai tante informazioni, curiosità, record e notizie sui campioni che hanno fatto la storia del calcio.

- 112 pagine
- Italian
- ePUB (disponibile su mobile)
- Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub
Champions - Buffon vs Yashin
Informazioni su questo libro
Scelto da 375,005 studenti
Accedi a oltre 1 milione di titoli a un prezzo mensile contenuto.
Studia in modo più efficiente con i nostri strumenti dedicati.
Informazioni
Print ISBN
9788856680669
SIMO E TOTO VOLANO!
– Come sapete, l’Inghilterra è la patria del calcio, perché sono stati gli inglesi a inventare il gioco – racconta Razzo. – Quell’anno la Federazione inglese celebrava il suo centenario e per festeggiare la ricorrenza decise di organizzare una partita con i più forti giocatori della Terra.
– Un po’ come stiamo facendo noi con i nostri processi Champions – suggerisce il Gatto.
– Esattamente – conferma Italo. – Da una parte la fortissima Nazionale inglese, che tre anni più tardi avrebbe vinto la sua prima e unica Coppa del Mondo. Giocatori mitici come il portiere Gordon Banks, autore, secondo molti, della più bella parata della storia, il difensore e capitano Bobby Moore, il centrocampista Bobby Charlton, idolo dei tifosi, l’attaccante Greaves, che ha segnato un sacco di gol con la maglia del Milan… Dall’altra, appunto, una rappresentativa dei più forti giocatori del mondo. Di fatto mancava solo “O Rei” Pelé.
– Perché mancava? – chiede Spillo.
– Perché il Santos, il suo club, non gli aveva dato il permesso di volare in Europa – spiega Italo. – Ma gli altri c’erano tutti: il terzino brasiliano Djalma Santos, detto il “Laterale Eterno”; l’argentino Di Stefano, la “Freccia Bionda”; lo spagnolo Gento, che volava più del vento; l’ungherese Puskas, detto il “Cannoncino” perché bombardava i portieri; Eusebio, la “Perla Nera” portoghese… E tra i pali, appunto, il nostro Lev Yashin, il Ragno Nero, che però in quell’occasione indossava una maglia gialla numero 13. Per assistere a una partita del genere, gli inglesi avevano riempito il tempio di Wembley: centomila spettatori. In quella cornice da favola la prestazione della macchia gialla tra i pali fu abbagliante come il sole.
– Ci mostrate qualche parata di quel giorno? – chiede Augusto.
– Tutte! – risponde con orgoglio la Cipollina. – Lev giocò soltanto il primo tempo, che terminò 0-0, e parò tutto quello c’era da parare. Fu un muro insuperabile per l’Inghilterra che cercava il gol per festeggiare il suo anniversario. I sette palloni che vedete qui sono le sette parate decisive che fece Yashin a Wembley. Le abbiamo imparate a memoria, come fossero i versi di una poesia. Ora Toto ve le mostrerà con la collaborazione dei nostri avvocati, mentre io ve le descriverò.
– Idea veramente geniale – applaude Augusto. – Partite pure! Sono curioso…
Milo si piazza con il pallone sulla fascia, Gianni prende posto al centro dell’area di rigore, Toto, sulla linea di porta, si sistema la coppola in testa.
– Yashin deve mettersi al lavoro già al primo minuto di gioco – racconta Italo. – Arriva un cross da sinistra, Greaves colpisce da un metro, ma Lev blocca sicuro.
Milo crossa, Gianni calcia, Toto para.
– Al decimo minuto, un intervento più impegnativo – spiega Razzo. – Lancio di Eastham per Greaves, che entra in area e spara in diagonale di sinistro. Lev si distende in tuffo e devia.
Jahia fa un passaggio rasoterra a Palla Matta, che calcia verso il palo più lontano. Toto vola e con una mano devia il pallone in angolo.
– Al trentesimo, cross di Bobby Charlton, colpo di testa a colpo sicuro del centravanti Smith, ma Yashin blocca.
Wang crossa per Sonia che incorna in area, il Polpo si tuffa e para.
– Al trentatreesimo, Greaves per Smith che di tacco libera Eastham, gran tiro di sinistro e Yashin vola in modo prodigioso per deviare.
Milo tocca di tacco per Gianni, che spara di sinistro verso l’incrocio. Toto si stacca da terra e con la punta delle dita riesce a deviare il pallone sul fondo.
– Gli ultimi dieci minuti del primo tempo sono un assedio inglese alla ricerca del vantaggio – racconta Italo. – Al trentacinquesimo Greaves fugge e calcia in corsa. Yashin c’è.


Scatto e tiro di Wang, il Polpo blocca senza tuffarsi.
– Al trentottesimo ci prova Milne da destra: Lev para ancora.
Jahia calcia da destra, il Polpo respinge di pugno.
– Al quarantatreesimo ci prova ancora Eastham con una percussione centrale. Lev deve volare sotto la traversa per sventare la nuova minaccia.
Con un gran balzo, Toto intercetta la fucilata di Palla Matta.
– L’ultimo assalto arriva in pieno recupero, al quarantasettesimo. Lo scatenato Greaves spara da lontano, ma Yashin non si lascia sorprendere – conclude Razzo.
Toto oppone i pugni alla conclusione secca di Gianni.
– L’arbitro fischia la fine del primo tempo – annuncia Italo. – Nessuno è riuscito a fare gol a Lev Yashin. Wembley lo applaude come se fosse inglese.
Cipolline e giudici applaudono invece la spettacolare rappresentazione organizzata dagli avvocati del russo e, in modo particolare, Toto, che, dopo la raffica di tiri, è sdraiato a terra, esausto. Ora nelle Cipolline gioca in difesa, ma evidentemente il Polpo non ha dimenticato come si para.
– Avete fatto un ottimo lavoro – riconosce Augusto.
– Hai detto che poi Yashin non giocò il secondo tempo, giusto? – chiede il Gatto.
– Giusto – conferma Razzo. – Lasciò il posto al jugoslavo Soskic, così finalmente l’Inghilterra poté segnare i gol della festa… La partita finì 2-1 per i padroni di casa. Ma quella mezza partita prodigiosa fu decisiva per la vittoria del Pallone d’Oro. Il 1963 fu il suo anno di grazia. Pensate, in campionato subì solo sei gol in ventisette partite! Quell’anno fu veramente imbattibile. E nel ’60 aveva spinto l’URSS sul tetto d’Europa con le sue parate. Per questo gli assegnarono il premio come miglior calciatore d’Europa. Per me è tutto, signori giudici.
– Aggiungo solo una cosa – interviene Jahia. – Non faccio paragoni perché so che sono proibiti, ma sottolineo il fatto che Lev Yashin è stato il primo e unico portiere premiato con il Pallone d’Oro. Cioè, in uno sport che si fa con i piedi, lui è stato premiato per ciò che faceva con le mani. In uno sport dove conta fare gol, lui è stato premiato perché non li faceva fare. Solo lui! L’unico in tutta la storia del calcio! Be’, credo che questa eccezionalità voglia dire qualcosa…
– Grazie, Jahia. La terremo presente – garantisce Augusto. – Ora la parola agli avvocati di Gigi Buffon.
– Parlo io – si presenta Ester. – Riprendo le parole della mia amica Jahia. Vorrei che i giudici tenessero presente che la parata di cui vogliamo parlare noi non venne fatta in una tranquilla amichevole, ma nella finale di un campionato del mondo, cioè nella partita più importante e tesa che ci possa essere.
– Terremo conto anche di questo – promette l’autista della Cipo-line.
– Bene – sorride l’amica dei dinosauri. – Prima di arrivare alla nostra partita, una breve premessa. Anche in Nazionale, Gigi ha debuttato giovanissimo, a soli diciannove anni, e in una situazione difficilissima. Si giocava la partita d’andata dello spareggio per andare al Mondiale di Francia ’98: Russia-Italia, proprio a Mosca, la città di Lev Yashin! Il campo era in condizioni disastrose, fango e neve, e c’era un gelo da polo nord. Era quasi impossibile giocare, tutti correvano non tanto per conquistare la palla, quanto per scaldarsi… Dopo mezz’ora, il nostro portiere titolare, Gianluca Pagliuca, s’infortuna e deve entrare Gigi.
– Accipolla, che brutta storia… – commenta Spillo. – Si sarà congelato in panchina e adesso deve entrare senza neppure fare un po’ di riscaldamento, al debutto assoluto in azzurro, in una partita così importante che vale un intero Mondiale. Che responsabilità… Io sarei scappato in spogliatoio…
Le Cipolline ridacchiano.
– E invece Gigi non trema neppure questa volta, come non aveva tremato davanti al siringone delle lacrime e davanti al Milan nel debutto in serie A – racconta Ester. – Pagliuca aveva i pantaloni lunghi della tuta, lui entra con i calzoncini, come se fosse estate, e disputa un partitone. Un ragazzo di diciannove anni con la personalità di un uomo di trenta. Ha un cuore di fuoco che scioglie il ghiaccio di Mosca… Gli entra un pallone in rete solo perché lo calcia un suo compagno: autogol. Ma segna anche Bobo Vieri, il risultato di 1-1 in trasferta è ottimo. Infatti, al ritorno, l’Italia vince 1-0 e si qualifica per il Mondiale francese. E ora facciamo un balzo di otto anni in avanti e arriviamo al Mondiale tedesco.
– Che Buffon gioca alla grandissima – commenta il Gatto.
– Infatti, – conferma Ester – dalla prima all’ultima partita. In semifinale contro la Germania, compie un vero e proprio miracolo su Podolski nel secondo tempo supplementare: vola e intercetta il bolide destinato a entrare sotto la traversa. Ma il vero capolavoro, la parata più importante della sua vita, Gigi la piazza nella finale contro la Francia, anche qui nei tempi supplementari. Berlino, stadio Olimpico: 9 luglio 2006.
Simone comincia ad avviarsi verso la porta, Brooklin si allontana con il pallone in braccio e Gustavo va a piazzarsi al limite dell’area.
– L’Italia era stanchissima perché la semifinale contro i tedeschi padroni di casa, terminata appunto ai supplementari, aveva prosciugato le energie della squadra – racconta Ester. – Gli azzurri erano ormai rassegnati a giocarsi la coppa ai calci di rigore. Il francese Sagnol avanza sulla fascia destra e crossa…
Brooklin avanza con la palla al piede e la calcia verso GR7.
– Sul cross del terzino, Zinedine Zidane incorna di testa con una forza impressionante. Sembra che abbia calciato di piede…
Simone si piega sulle ginocchia e scatta come una molla verso il cielo. Con il braccio teso riesce a spingere oltre la traversa il pallone incornato da Gustavo.
– Se rivedete il filmato di quella parata, – conclude Ester – noterete che Gigi non solo devia il pallone, ma lo spinge verso l’alto con una forza tale che sembra volerlo cacciare tra le stelle… Una parata prodigiosa, ma soprattutto decisiva perché, pochi minuti dopo, Zidane, innervosito dal gol mancato, colpisce con una testata il nostro Materazzi e si fa espellere. Con un uomo in più, anche se stanchissimi, riusciamo ad arrivare ai calci di rigore e vinciamo la Coppa del Mondo! E Gigi Buffon sarà in eterno il Muro di Berlino.
Le Cipolline applaudono il racconto di Ester, ma anche il ricordo del trionfo azzurro.
– Grande parata, Simo! – si complimenta Spillo. – Ottima rappresentazione, ragazzi.

– Aggiungo solo un’osservazione per concludere – interviene Ester. – Quell’anno il P...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- BULLONI E UOVA
- UOMO RAGNO VS SUPERMAN
- SIMO E TOTO VOLANO!
- MAGHI E QUADRIFOGLI
- IL MAGLIONE DI SPILLO
- PESCA E CARTE DA GIOCO
- IL PIANETA E IL SOLE
- LO SCORPIONE E LA BANCA
- IL VERDETTO
- Copyright