L'Imperatrice che sfidò gli Dei
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L'Imperatrice che sfidò gli Dei

Il destino di Iulia Domna

  1. 640 pagine
  2. Italian
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L'Imperatrice che sfidò gli Dei

Il destino di Iulia Domna

Informazioni su questo libro

217 d.C. Iulia Domna, imperatrice filosofa, sposa di Settimio Severo e madre di Geta e Antonino - il futuro imperatore Caracalla -, è al culmine del potere. Ha finalmente raggiunto il suo grande obiettivo: creare una dinastia e consolidarla. Eppure, nonostante sia riuscita a sconfiggere i nemici che si opponevano alla sua ascesa al potere, Iulia deve affrontare ancora molti ostacoli.
Nell'Olimpo non tutti la amano. Per porre fine alla disputa che divide gli dei nei confronti dell'imperatrice, Giove decide che Iulia dovrà superare cinque prove. Tra tutte, la più dura per lei è il brutale confronto tra i figli Antonino e Geta, che minaccia l'unione familiare e conduce la dinastia di Iulia al collasso.
Ma c'è anche il dolore fisico, un dolore lacerante. La diagnosi del medico Galeno non lascia scampo: l'imperatrice soffre di una malattia gravissima, il suo corpo è aggredito da un nemico implacabile. Nessuno, neanche gli dei dell'Olimpo, può immaginare che Iulia Domna saprà trovare la forza per superare tutte le prove e salvare la sua dinastia.
In questo secondo e ultimo volume della saga di Iulia Domna, che ha conquistato quattro milioni di lettori in tutto il mondo, Santiago Posteguillo completa il ritratto di una donna forte e intelligente, che si dedica alla politica senza perdere la propria femminilità e che ha il coraggio non solo di sfidare gli uomini più potenti del mondo ma anche gli dei.

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Informazioni

Anno
2020
eBook ISBN
9788858525654

LIBER QUINTUS MACRINO

IMP C M OPEL SEV MACRINVS AVG
LIII

DIARIO SEGRETO DI GALENO

Appunti sulla malattia mortale dell’imperatrice
Antiochia, Siria
216 d.C.

L’imperatrice mi convocò nel suo palazzo ad Antiochia. Erano passate alcune settimane da quando aveva ricevuto le funeste notizie riguardo l’ultimo folle attacco dell’imperatore Antonino Caracalla. Tutte le speranze di Iulia sull’unione dei due regni, Roma e la Partia, erano andate in fumo. E aveva perduto il prefetto Quinto Mecio che aveva appoggiato lealmente l’imperatrice durante gli ultimi anni.
Quel giorno, l’augusta mi riferì di un piccolo nodulo nel suo petto.
La visitai.
Il rigonfiamento, purtroppo, era più grosso di quanto mi aspettassi.
«Duole?» le domandai mentre palpavo delicatamente la superficie del suo seno sinistro.
«No, ma mi sembra strano che sia apparso all’improvviso» rispose l’augusta. «Non me n’ero mai accorta prima. Di che si tratta?»
Io avevo un brutto presentimento, ma un medico non deve mai condividere una prognosi con il paziente, soprattutto quando è negativa, se non ne ha la piena certezza.
«Ho bisogno di consultare alcuni libri prima di specificare di cosa si tratta, augusta» precisai.
L’imperatrice però era una donna assai intuitiva.
«È così grave che il grande Galeno non osa informarmi?»
«Effettivamente un rigonfiamento di questo tipo, nel petto, specialmente in una donna, potrebbe essere grave, augusta» le confermai. «Ma prima di fare una diagnosi definitiva preferirei disporre di alcuni giorni. Vorrei che mi portassero qui dei libri di Ippocrate che si trovano nella mia residenza, fuori da palazzo.»
«Per lo meno, non prevedi una morte imminente» disse lei con una risata nervosa e falsamente divertita.
«No, augusta, questo è improbabile» tentai di rispondere con tono disteso, ma l’imperatrice notò che non partecipavo al suo scherzo.
«Sei sempre stato bravo nel tuo lavoro» disse. «Prendi il tempo che ti serve, consulta i tuoi libri e poi riferiscimi la tua opinione e il trattamento che dovrò seguire.»
Come sarei riuscito a dirle, se i miei sospetti fossero stati confermati, che al suo male non esisteva alcuna cura?
«Lo farò, augusta.»
Passarono due giorni.
Il nodulo crebbe.
Consultai i libri di Ippocrate.
Il mio timore fu confermato.
«Si tratta di un καρκίνος (karkinos), augusta. Un oncos, un tumore che crescerà ramificandosi su tutto il petto, forse oltre. I Romani lo chiamano cancro.» Tacqui un istante. Inspirai a fondo. Pronunciai quindi non una diagnosi ma una sentenza. «E non si fermerà.»
«Capisco. Non mi hai risparmiato le parole esplicite, medico» replicò l’imperatrice, palesemente preoccupata dalla mia rivelazione che, secondo il mio parere, lei intuiva già da tempo. L’ennesima tragedia dentro la catastrofe in cui si era trasformata la sua vita.
«Mi dispiace, augusta, non è da me rivolgermi ai pazienti con parole non necessarie; intendevo solo essere preciso nel…»
«Adesso mi duole. Ogni giorno di più» mi interruppe l’imperatrice.
Assentii.
«Proverai sempre più dolore, augusta.»
«Molto più di quello che già provo?»
«Molto di più.»
«E il trattamento?»
«Non esiste.»
«Non si può estirpare? Tu sei un eccellente chirurgo.»
«Non è così semplice, e si riprodurrà. Inoltre, nel caso dell’imperatrice… è troppo tardi. Si è ramificato troppo.»
«Così rapidamente?»
«Talvolta un male simile aumenta lentamente, altre volte velocemente. Io non so da cosa dipenda. E, con immenso dispiacere, devo confessare che la mia scienza non è sufficiente a trovare una cura. L’unica cosa che posso fare è somministrare all’augusta dell’oppio, per diminuire le sofferenze.»
«No! L’oppio no!» obiettò lei con decisione. «L’oppio mi stordisce, mi annebbia la mente, e io devo riflettere, ponderare, preparare un nuovo piano. Non prenderò l’oppio.»
Non discussi oltre. Il dolore le avrebbe fatto cambiare idea.
«Non si fermerà» disse l’imperatrice ripetendo le mie parole quando le spiegai cosa fosse un karkinos.
«Il cancro è così. Forse, in futuro, i medici riusciranno a trovare una cura, ma adesso…» Mi costò evidenziare di nuovo la mia impotenza, i miei limiti. «…io non so come fermarlo.»
«Non si fermerà» insistette l’imperatrice. «Da un certo punto di vista, questa è l’unica cosa che dà sollievo: se devo morire, che sia per mano di un nemico alla mia altezza, implacabile quanto me. Essere strangolata da un atleta, come accadde a Commodo, pugnalata da un pretoriano o giustiziata da un ufficiale delle legioni, come fu per Pertinace, Iuliano, Nigro e Albino, sarebbe stato così… volgare. Cancro è il nome del mio ultimo nemico. E sia.»
La sua reazione mi sbalordì.
«Però questo cancro farà soffrire molto l’augusta» replicai.
«Anche io ho fatto soffrire i miei nemici. È la lotta per il potere a prevederlo. E anche quella per la sopravvivenza. In ogni caso…» L’imperatrice sospirò profondamente. «…dal momento che non posso sconfiggere il cancro, mi concentrerò nel distruggere l’altro nemico che mi resta da abbattere.»
«Chi?» mi azzardai a domandare.
L’imperatrice non si offese per la mia curiosità inopportuna. Ero al suo servizio da così tanti anni che tra noi, ormai, esisteva una certa confidenza. E, infatti, si dimostrò benevola di fronte al mio interesse indelicato, però decise di non svelarmi nulla.
«Caro Galeno, la tua è una domanda che va oltre il tuo ruolo.»
«Chiedo scusa, augusta.» E mi inchinai.
L’imperatrice mi sorrise. Quello fu l’ultimo sorriso che vidi sul suo volto.
Passarono alcuni giorni.
Settimane.
Il dolore più intenso arrivò.
Colpì violentemente l’imperatrice, mentre giungevano altre notizie dalla Partia: una nuova guerra, come c’era da aspettarsi, era scoppiata in Oriente. Stava accadendo tutto il contrario di ciò che lei aveva così dettagliatamente pianificato. I Parti, comandati da Artabano, assetato di vendetta, avevano riunito un vasto esercito che stava attaccando le legioni di Caracalla in diversi punti della Partia. La battaglia si prolungava. Le perdite, in entrambe le fazioni, aumentavano. E così le spese militari. Naturalmente il senato era infuriato.
Ciononostante, in mezzo a tutti questi disastri, inclusa la malattia ogni giorno più penosa, all’imperatrice preoccupava, più di ogni altra cosa, un uomo: Opellio Macrino, il capo del pretorio nominato da Caracalla per sostituire il deceduto Quinto Mecio. Era questo ciò che l’augusta non volle rivelarmi quando le chiesi chi fosse il nemico da combattere, ma gli avvenimenti successivi mi avrebbero fatto intendere di chi si trattava.
Intanto, il cancro stava annichilendo l’imperatrice.
Iulia avvertiva che la morte era vicina. Ma la terribile situazione dell’Impero la prostrava ancora di più.
«Nemmeno la morte mi fermerà! Otterrò la vittoria, seguiterò a combattere perfino dal regno dei morti!»
Così parlava, delirando. E ripeteva quelle frasi di continuo. Ma sto di nuovo anticipando la cronologia dei fatti.
Tornando a Macrino, per il momento costui rappresentava solo una minaccia.
L’imperatrice scrisse una lettera al figlio avvertendolo che in Macrino, proprio come in Plauziano, albergava un’ambizione senza limiti, e di conseguenza doveva destituirlo, togliergli la dignità di vir eminentissimus. Iulia comprendeva che Macrino, pur dimostrandosi un fedele servitore di Antonino, soprattutto dopo la morte di Geta, era macchiato di colpe per via del suo stretto rapporto, in passato, con Plauziano. Lei sospettava, ogni giorno di più. E le intuizioni di Iulia erano sempre esatte.
Però Caracalla non lesse mai quella lettera. Il figlio dell’imperatrice era troppo… occupato.
LIV

LA POSTA IMPERIALE

Edessa, Osroene
Marzo del 217 d.C.

«È arrivata la posta imperiale, augusto» disse Macrino mostrando la borsa di cuoio contenente numerose missive, certamente anche da parte di Iulia Domna.
«Adesso no, Macrino» gli disse l’imperatore, infastidito, mentre alcuni aurigatores gli sistemavano l’elmo e si assicuravano che le redini fossero ben fissate ai cavalli.
Caracalla stava per partecipare a una gara di quadrighe organizzata all’ippodromo di Edessa per il proprio divertimento. Gareggiare come auriga nella squadra degli Azzurri, la sua favorita, era ciò che più lo rilassava durante quella pausa invernale della nuova campagna contro i Parti. Dopo aver attaccato a tradimento Artabano V, a Ctesifonte, aveva ucciso un gran numero di nobili arsacidi, a cominciare dalla principessa Olennieire; aveva saccheggiato la capitale partica, si era addentrato nel territorio di coloro che erano stati sul punto di divenire suoi alleati, aveva attraversato il Tigri e raso al suolo gran parte del regno di Adiabene. Non contento, aveva sottomesso la città di Arbela e saccheggiato le tombe dei re partici della dinastia arsacide. Non calcolando, però, che quelle azioni sacrileghe aiutavano Artabano a ottenere sempre più sostenitori alla propria causa. Perfino il regno di Armenia, che da anni si dimostrava leale a Roma, cominciava a odiare l’attuale Imperator Caesar Augustus.
Caracalla non era solo violento, era anche un provocatore.
L’imperatore si concesse un’unica cautela durante la campagna: durante il rigido inverno a Edessa, la capitale dell’antico regno di Osroene convertito dal padre in provincia romana, decise di ritirarsi nella città. Avrebbe potuto continuare a marciare verso ovest con la guardia pretoriana, lasciando le legioni a Edessa, per poi trovare rifugio dall’inverno nella più confortevole Antiochia; ma ciò avrebbe comportato dover affrontare l’ira di sua madre, e Caracalla non aveva intenzione di rivederla, almeno per il momento. Voleva ottenere una grande vittoria sui Parti prima di tentare la riconciliazione con lei.
Inoltre, Edessa si trovava a metà strada tra il fronte di guerra e Antiochia, risultando quindi una ubicazione perfetta.
Dunque le comunicazioni tra lui e l’imperatrice avvenivano per lettera.
Opellio Macrino, pur senza insistere, rimase fermo di fronte a Caracalla con la borsa piena di lettere.
«Le leggerò dopo» ribadì l’augusto con l’elmo sistemato sul capo. Era totalmente concentrato sulla gara. Le questioni di stato potevano attendere. Così come le missive di sua madre.
Il capo del pretorio si ritirò.
«Per Giove! Andiamo!» esclamò Caracalla.
E l’augusto aizzò i cavalli e gli animali si diressero rapidi verso i cancelli di partenza assegnati.
Opellio Macrino restò dietro ai carceres.
Molti dei pretoriani salirono invece sulle gradinat...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. L’IMPERATRICE CHE SFIDÒ GLI DEI
  4. Nota previa
  5. Dramatis personae
  6. Prima assemblea degli dei sul caso dell’augusta Iulia Domna
  7. Proemium
  8. LIBER PRIMUS
  9. LIBER SECUNDUS IL QUARTO CESARE
  10. LIBER TERTIUM COIMPERATORI
  11. LIBER QUARTUS CARACALLA
  12. LIBER QUINTUS MACRINO
  13. APPENDICI
  14. Ringraziamenti
  15. Copyright

Domande frequenti

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