È dicembre, il mese più magico dell'anno, quello in cui la neve avvolge Londra come un festone scintillante. Blanche Claus, però, non ama il Natale: senza un posto e una famiglia con cui trascorrerlo, vorrebbe solo che quel giorno finisse il prima possibile. Ma non quest'anno: quando una curiosa signora dai capelli bianchi le regala un addobbo magico, per Blanche si apre un mondo sconosciuto, popolato di elfi cocciuti e abeti danzanti. E poi c'è Rinki, la persona giusta con cui condividere un sogno molto speciale: rendere il Natale davvero indimenticabile, per tutti! Dalle strade di Londra al Paese degli elfi, la loro magica avventura le porterà fin oltre il Circolo Polare Artico, in un turbinio scoppiettante di addobbi colorati, camini angusti e pieni di fuliggine, fatine impertinenti e misteriose figure che tramano nell'ombra...
Una fiaba natalizia dedicata a tutti i cuori coraggiosi, che lottano per trasformare i sogni in realtà.

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La ragazza che ha cambiato il Natale
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9788856677645
Capitolo 1
La pallina di Natale
C’era una volta, quasi duecento anni fa, una bambina dai capelli bianchi come il ghiaccio che odiava il Natale con tutta se stessa.
Si chiamava Blanche Claus, e quel Natale (il Natale in cui la incontriamo) era tutto normalissimo, almeno all’inizio. Era a Londra, tutta sola, e se ne stava rannicchiata sotto il ponte che lei chiamava casa.
Al di là del fiume, le carrozze trainate dai cavalli danzavano sulle strade ghiacciate, portando letteralmente in volo le persone là dove erano dirette.
Blanche osservava la scena con un desiderio ardente. Tutti avevano un posto in cui andare il giorno di Natale. Tutti tranne lei.
Il suo passatempo natalizio, piuttosto bizzarro, consisteva nel contare i secondi che mancavano alla fine della giornata. Se possibile, a voce altissima.
– OTTANTASEIMILA TRECENTOVENTIQUATTRO! OTTANTASEIMILA TRECENTOVENTITRÉ!
I suoi genitori erano morti prima che lei ne serbasse il ricordo, e la sua vita era stata poco più che l’indistinta successione di tutti gli orfanotrofi cittadini, uno più agghiacciante dell’altro. Arrivata all’età di quattro anni, aveva deciso che non avrebbe più trascorso neppure una notte dentro un orfanotrofio. Dovunque la portassero, di rado ci rimaneva per più di un’ora. A dispetto delle porte sprangate e delle finestre con le sbarre, riusciva sempre a scappare.
Nessuno aveva mai capito come facesse.
– OTTANTACINQUEMILA CENTOQUATTRO! OTTANTACINQUEMILA CENTOTRÉ!
Sapeva di non essere tra le persone più fortunate: non aveva nessuno, e il Natale glielo ricordava più di qualsiasi altro giorno dell’anno.
– OTTANTAQUATTROMILA OTTOCENTODUE! OTTANTAQUATTROMILA OTTOCENTOUNO!
In genere il conto alla rovescia natalizio durava fino al termine della giornata, o finché Blanche non si addormentava, ma quell’anno fu diverso. Qualcosa la distrasse.
Una vecchia con un mantello zoppicò verso di lei.
Blanche smise di contare in attesa che la donna la superasse, ma quella le si avvicinò sempre di più, finché tra di loro non rimase neppure lo spazio per un fiocco di neve.
Appesa al dito aveva una pallina di Natale rossa.
– Salve… – bisbigliò Blanche, con la voce che scricchiolava come ghiaccio teso.
La vecchia si tolse il cappuccio, scoprendo una chioma bianca identica a quella di Blanche. Aveva gli occhi appannati, color del ghiaccio, come il fiume. Si sporse in avanti.
– Questa è per te – gracchiò. Poi porse a Blanche la pallina di Natale affinché la prendesse.
– Per me? – chiese la ragazzina, certa che si trattasse di un equivoco.
– Per te – confermò la vecchia. – Per Natale.
– Grazie – rispose Blanche, sottovoce. – Non ho mai ricevuto un regalo di Natale. Ma… se devo essere sincera, sarebbe sprecata. Non ho un albero dove appenderla. Meglio che la tenga lei.
– Non c’è bisogno di un albero per questa pallina.
– Allora che cosa ne devo fare? – chiese Blanche.
– Solo tu lo puoi sapere – rispose enigmatica la vecchia. – Non sottovalutare mai i doni che ti vengono fatti. Ciò che vedrai all’interno potrebbe sorprenderti.
Blanche alzò un sopracciglio, scettica, ma la vecchia le avvicinò la pallina. La ragazzina la prese delicatamente per il filo d’oro e la strinse tra le mani. Doveva trattarsi di un trucco, la pallina era incredibilmente fredda. Più fredda del ghiaccio.
– Buon Natale – bisbigliò la vecchia con un sorriso, mentre la superficie rossa della pallina cominciava a turbinare.
Blanche la osservò più attentamente. Oltre le strisce luccicanti scorse un paesaggio innevato punteggiato di minuscole casette e ghiaccioli multicolori! E proprio in mezzo c’era… un gigantesco albero di Natale danzante?
Sbatté le palpebre, convinta di esserselo immaginato, ma quando guardò di nuovo, l’albero era ancora lì. Gli addobbi cozzavano, i rami vorticavano, le decorazioni spumeggiavano ed esplodevano come fuochi d’artificio.
– Io-io-io vedo… – balbettò, troppo agitata per riuscire a parlare. – È… –. Blanche alzò gli occhi per avere delle risposte dalla vecchia. Ma lei se n’era andata.
Capitolo 2
Arriva Rudy!
La pallina di Natale fu soltanto l’inizio.
Subito dopo Blanche sentì qualcosa cambiare dentro di sé, come una specie di mulinello di neve nello stomaco, tanto forte che pensò potesse sollevarla in cielo. All’improvviso non le sembrò giusto trascorrere il resto del Natale sotto il ponte, contando i secondi che mancavano alla fine della giornata. Il mondo dentro la pallina le aveva fatto vedere che là fuori c’erano delle avventure. La vecchia le aveva fatto capire, anche se solo per un secondo, che non era veramente sola. E la magia di stringere quel piccolo oggetto che dava l’impressione di poter cambiare ogni cosa fu sufficiente per convincerla ad alzarsi e mettersi in cammino.
Quel giorno, in quell’istante, il Natale cambiò per tutti.
Animata da una nuova speranza, Blanche attraversò il ponte ed entrò in città. Superò case vestite a festa, con finestre che incorniciavano fuochi scoppiettanti e grassi tacchini in tavola.
Non aveva una meta, camminava e basta. Le vie deserte erano ammantate di neve fresca e lei sospirò felice. Le sembrava di avere Londra tutta per sé. Aveva appena cominciato a danzare, facendo giravolte nel silenzio e catturando i fiocchi di neve con la lingua, quando una scena quanto mai insolita la fece trasalire.
In mezzo alla strada c’era una cavalla tutta sola.
La povera bestia sembrava abbandonata, se ne stava lì con il muso chino e le costole sporgenti. Siccome tremava, Blanche le si avvicinò lentamente, schioccando la lingua, nella speranza che sembrasse un suono amichevole.
–Va tutto bene – bisbigliò, allungando la mano per accarezzarle il collo. La cavalla sussultò.
– Non avere paura – disse Blanche. Vide un mucchio di sacchi vuoti impilati su alcuni barili e glieli distese sulla groppa per riscaldarla. In uno trovò dei pudding di Natale un po’ vecchiotti e li posò sulla neve in modo che la cavalla potesse mangiarli.
– Come ti chiami? – bisbigliò Blanche, come sel’animale potesse risponderle. – Non posso chiamarti solo “Cavalla”.
Dopo un attimo di attesa, guardò la scritta sui sacchi.
RUDY. PUDDING DI NATALE.
– Rudy… – pronunciò Blanche, a voce alta.
La cavalla nitrì, entusiasta.
– Rudy! – esclamò Blanche allegramente, affondando il viso nella criniera. – Bene, ora che so il tuo nome, forse dovrei riportarti dal tuo padrone.
Si guardò intorno, ma Rudy lanciò un sonoro nitrito e scrollò il muso da una parte all’altra.
Blanche la guardò. Sembrava che la bestia capisse ogni sua parola.
– Non hai un padrone?
Rudy nitrì di nuovo, e nella mente di Blanche cominciò a farsi strada un’idea.
– Bene, se non hai un padrone, allora… ti piacerebbe venire con me? Mi prenderò cura di te, sempre. Non ti lascerò mai.
Rudy strofinò il muso contro di lei e mordicchiò la pallina rossa che le spuntava dalla tasca. Blanche lo interpretò come un segno.
– Allora siamo d’accordo.
Con un nitrito assordante Rudy si impennò e Blanche fece un balzo indietro, spaventata. La cavalla cominciò a levare il muso in aria in maniera forsennata, come se volesse dirle qualcosa.
– Che cosa c’è? – esclamò Blanche. – Che cosa c’è che non va?
Rudy sbuffò impaziente, poi levò di nuovo il muso verso l’alto.
– Su? –. Blanche guardò verso il cielo.
Rudy si allungò e le diede dei colpetti con il muso.
– Oh, vuoi che ti cavalchi? È così? – chiese Blanche. – Mi spiace, non posso. Non so cavalcare.
Rudy strofinò lo zoccolo sul terreno, sbuffando di nuovo.
– Dai, non fare così, non è colpa mia – protestò Blanche. – Non ho mai avuto occasione di…
Rudy la interruppe con un altro sbuffo impaziente, poi mordicchiò la giacca di Blanche, avvicinandola a sé.
– E va bene! – disse lei. Con un goffo movimento, per metà saltò e per metà si arrampicò in groppa a Rudy, ricadendo in avanti e aggrappandosi a un ciuffo di criniera.
Per un attimo rimase immobile a pancia in giù, impaurita. – E adesso? – chiese. – Devo provare a sedermi?
Rudy si lanciò per le vie di Londra più veloce di quanto Blanche avesse mai visto muoversi un cavallo. Reggendosi con tutte le forze, sussultava a ogni lampione che schivavano e gridava tutte le volte che sbandavano svoltando un angolo.
– RUDY! – gridò. – ALT! STOP! FERMA! QUAL È LA PAROLA PER FERMARE UN CAVALLO?!
Rudy nitrì e Blanche ebbe l’impressione che ridesse. Continuò a reggersi, le dita gelate aggrappate a una ispida criniera come unico appiglio.
Il mondo le sobbalzava intorno in ruvidi scossoni che le davano la nausea. Er...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Due parole sugli elfi
- Prologo
- Capitolo 1. La pallina di Natale
- Capitolo 2. Arriva Rudy!
- Capitolo 3. L’angolo degli alberi di Natale
- CINQUE ANNI DOPO
- UN (QUASI) NATALE PIÙ TARDI…
- Epilogo
- Copyright