Il club del crimine - Racconti di detective al femminile
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Il club del crimine - Racconti di detective al femminile

  1. 240 pagine
  2. Italian
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Il club del crimine - Racconti di detective al femminile

Informazioni su questo libro

Nove "Signore del giallo" raccontano storie di crimini apparentemente inspiegabili, dove viene messa alla prova la capacità deduttiva di giovani investigatrici e investigatori. Dall'Ottocento ai giorni nostri, dall'Inghilterra all'America, ogni mistero invita i lettori a risolvere un enigma insieme ai detective. Ma la domanda è uguale per tutti: chi è il colpevole?

Scelto da 375,005 studenti

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Informazioni

Anno
2021
eBook ISBN
9788858526514
Print ISBN
9788856680263

L’ENIGMA DELLA STANZA VERDE

Clementine Beauvais
– Lo so che ho detto che la signora Piumetta aveva tutta l’aria di voler uccidere la signora Belfischio, ma non intendevo letteralmente – mormorò Amy. – Mi sembrava solo che le stesse rivolgendo delle occhiate strane, così!
Amy lanciò a Joseph un’occhiata “strana, così!” che fu francamente terrificante.
– Be’, avevi ragione – dissi io. – La signora Belfischio è innegabilmente morta. Anzi, è stata assassinata… dalla signora Piumetta.
Raccolsi la povera signora Belfischio dal fondo della gabbia. Era già fredda. La signora Piumetta cinguettò in tono di approvazione nel veder portare via la sua vittima: era evidentemente molto fiera di sé. Seppellimmo il canarino assassinato nel giardino, dietro il pozzo. Scavare il buco fu complicato perché il terreno era duro come la pietra e i fili d’erba erano incollati dalla brina.
La piccola Jazz era disperata. – Secondo te andrà in Paradiso? – chiese, tirando su con il naso.
– No – risposi. – Il Paradiso non esiste. Quando muori ti trasformi in molecole di nulla.
La notizia ridusse Jazz in lacrime. – Vuol dire che, adesso, lo zio Lucian è solo mollicole di nulla?
– Assolutamente.
Jazz pianse ancora di più.
Il nostro prozio, Lucian Leroux, era morto tre giorni prima, dando origine a quell’improvvisata riunione di famiglia in Francia, su un’isola al largo delle coste della Bretagna. Non c’erano molte case sull’isola e la maison de M. Leroux (la casa del signor Leroux) era la più grande: una villetta adagiata su prati color verde pappagallo e nascosta da alte siepi e alberi massicci. Le camere dell’abitazione (almeno, quelle che non erano state completamente invase da muffe e funghi) erano adesso occupate per il fine settimana dai quattro adulti e dai quattro bambini della famiglia.
Nessuno di noi era particolarmente affranto; erano secoli che non vedevamo lo zio Lucian, il quale, nell’insieme, non era mai stato un tipo molto simpatico. Io me lo ricordavo appena. Quando pensavo a lui, mi veniva in mente soltanto il volto di un vecchio noioso. In effetti, però, a quello si aggiungeva qualcos’altro, un gioco di luce e buio: l’ultima volta che lo avevo visto, da piccolino, aveva montato per me una lanterna magica che proiettava tremolanti ombre in movimento sulle pareti. Era un bel ricordo, il mio unico bel ricordo associato allo zio Lucian. Aveva fabbricato lui stesso la lanterna magica: era un inventore, anche se, per quel che ne sapevo, non aveva mai inventato niente di importante.
– La mamma ci sta chiamando – gridò Amy, agitando una mano in direzione di sua madre (mia zia Pris) che era comparsa sulla soglia della casa.
La notte calava già, tingendo di uno scuro rosso ciliegia i mattoni rosati della villetta. Avrei voluto che fosse estate: febbraio è un mese pessimo per riunirsi con i propri cugini in un posto del genere. Mi sarebbe piaciuto rimanere sveglio tutta la notte nel giardino, e stare un po’ insieme a Joseph. Era così alto, ormai, e così grande… non mi sentivo più tanto vicino a lui come lo eravamo stati da bambini. Tre anni non erano una differenza molto significativa quando io ne avevo sette e lui dieci, ma ora io ne avevo undici e lui quattordici…
– Sai, – gli dissi mentre ci dirigevamo verso la casa – da quando hai iniziato le scuole superiori, ci siamo un po’ allontanati –. Mi piaceva quel modo di dire che suonava così adulto. – Ci siamo allontanati – ripetei. – Ci siamo allontanati, Joe.
Joseph non mi ascoltava. – Chi è quello là nell’automobile? – domandò invece.
“Quello là nell’automobile”, una grossa berlina marrone che si avvicinava alla casa spernacchiando sonoramente, era un vecchio signore che non mi pareva di conoscere. La zia Pris, al contrario, lo riconobbe immediatamente, ma non sembrava affatto che lo stesse aspettando.
– Zio Bill! – balbettò mentre il vecchio usciva dalla macchina. – Non sapevamo se ci avresti raggiunto…
– Ho ricevuto una telefonata dal notaio di Lucian – ribatté lui. – A quanto pare, c’è qualcosa per me nel testamento del mio caro fratello…
Il modo in cui lo disse dava a intendere che per lui non c’era stato nulla di caro in Lucian. La zia Pris apparve stupita. – Qualcosa per te? Ma…
– Sorprendente, lo so. Immagino che il risentimento verso i propri congiunti diminuisca a mano a mano che la morte si avvicina…
Oltrepassò zia Pris e si infilò in casa.
– Ehm… bene – mormorò lei, sbigottita. – Be’, sì, lo immagino anch’io… Joseph, potresti preparare la stanza verde al primo piano per lo zio Bill? Basterà fare il letto e accendere il riscaldamento.
Ero un po’ offeso che non lo avesse chiesto a me. Era chiaro che Joseph aveva un’aria più affidabile. Ma ero ancora più offeso che lui non mi avesse chiesto di aiutarlo. «Ci siamo allontanati» mi ripetei di nuovo, guardandolo salire l’ampia scala dell’ingresso.
La lettura del testamento fu fatta quella sera. Venimmo invitati tutti a presenziare, anche Jazz e Amy. Si comportarono bene, secondo me. Jazz si infilò le dita nel naso con grande discrezione.
– Svegliami se esce fuori che eredito tutta la villa – dissi a Joseph.
Non andò così, sfortunatamente. Ma mi svegliai quando il notaio annunciò: – Infine, il mio cliente assegna a ciascuna delle persone presenti in questa stanza un oggetto fabbricato da lui in persona. Questi oggetti sono contenuti in scatole contrassegnate che si trovano nel bagagliaio della mia auto. Dietro richiesta del mio cliente, ogni scatola dovrà essere aperta da ciascuno dei membri della famiglia in solitudine, dal momento che contiene un messaggio personale.
I vari genitori borbottarono divertiti. Mio padre sorrise. – È proprio il genere di cosa che avrebbe fatto il vecchio Lucian – commentò. – Non era una persona tanto gradevole, ma le sorprese gli sono sempre piaciute.
Ci recammo alla macchina del notaio, che era stipata di scatole di metallo quadrate, all’incirca delle dimensioni giuste per contenere un pallone da football. La mia era di un giallo acceso ed era contrassegnata dalla scritta MARCEL, tracciata in un aggraziato corsivo.
– Danielle Darzac – chiamò il notaio. La governante di Lucian, una signora di mezz’età che piangeva da tre giorni, prese la sua scatola e si allontanò di fretta.
– Bill – proseguì il notaio, e zio Bill si avvicinò per ritirare la sua.
– Non riesco a credere che Bill riceva una scatola – mormorò la zia Myriam alla mamma. – Lucian lo odiava!
Dopo cena, tutti ricevemmo il permesso di ritirarci nelle nostre stanze per aprire le rispettive scatole.
Sulla tappezzeria della mia camera, la piccola pastorella blu che dondolava sull’altalena pareva fremere di aspettativa mentre io facevo scattare il chiavistello dorato del cubo di metallo. Dal coperchio spuntò un cilindretto d’acciaio che teneva allineate sei rotelline con sopra delle lettere; su di esse era inciso un messaggio: TU CHI SEI?
Sorrisi. Evidentemente, il vecchio e burbero zio Lucian aveva un certo gusto per la teatralità e il mistero. Ruotai con cura le piccole rotelle e selezionai le lettere che componevano il mio nome: M-A-R-C-E-L.
Clic.
La scatola si aprì e un foglietto svolazzò sul pavimento.
So che, quando eri piccolo, questa ti piaceva molto, Marcel. Forse ti piacerà anche adesso. Non vorrei che la possedesse nessun altro che te. Zio Lucian.
Nella scatola c’era la vecchia lanterna magica. Era velata di ruggine e la carta era un po’ ingiallita, ma mi vennero i brividi sulla nuca; per la prima volta, forse l’unica, sentii la mancanza di zio Lucian.
Di colpo, la porta si aprì cigolando…
– Cos’hai ricevuto tu, Marcel?
La piccola Jazz, Joseph e Amy, tutti e tre in pigiama, entrarono reggendo tra le braccia le loro scatole.
– Io ho una automobilina giocattolo – disse stupita Amy.
– Io un orologio da taschino – rivelò Joseph, come se non fosse nulla di che, ma si vedeva che ne era orgoglioso. Continuava a infilarselo in tasca e ritirarlo fuori per controllare l’ora.
– Un orsacchiotto – mormorò Jazz. – Un orsacchiotto con i pidocchi! – aggiunse, estraendo una tarma dalla pelliccia impolverata del pupazzo. (Era evidente che i pidocchi, per lei, fossero la parte più interessante dell’eredità.)
– Alla fine, non era quel vecchio noioso che tutti pensavamo – dissi. – Una persona che dedica tanto tempo a impacchettare questi oggetti per i suoi bis-nipoti non può essere poi così pessima –. E desiderai che ci potesse vedere in quel momento, ammucchiati sopra il mio letto, a rigirarci tra le mani le cose che aveva fabbricato e che ci aveva donato. Quasi ebbi l’impressione che fosse davvero lì con noi, o che, per lo meno, avesse immaginato la scena, che si fosse figurato la sua famiglia che apriva le scatole e…
BANG! BANG! BANG!
Colpi secchi e violenti risuonarono nel corridoio.
Joseph e io ci scambiammo un’occhiata e andammo subito a sbirciare fuori della porta della mia camera. In fondo al corridoio, Danielle, la governante, bussava decisa alla porta della stanza verde.
– Signor Leroux? – chiamò. Poi, più forte: – Signor Leroux!
Ci avvicinammo a lei. – Cosa succede, Danielle?
– È il signor Bill – spiegò. – Non apre la porta. Mi ha chiesto di portargli su il tè ma sembra che si sia chiuso dentro a chiave.
– Forse sta dormendo – suggerii.
– Dovrebbe essere in stato comatoso pe...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. INTRODUZIONE. Katherine Woodfine
  4. INTRIGHI IMPOSSIBILI
  5. UNA FESTA GUASTATA. Elen Caldecott
  6. L’ENIGMA DELLA STANZA VERDE. Clementine Beauvais
  7. COMPLOTTI CANINI
  8. IL MISTERO DI DIABLO CANYON. Caroline Lawrence
  9. MEL FOSTER E IL MASTINO DEI BASKERVILLE. Julia Golding
  10. BRILLO, BISCOTTI PER CANI E BUGIE. Kate Pankhurst
  11. INTRECCI VELENOSI
  12. L’OCCHIO DI DIO. Frances Hardinge
  13. L’ASSASSINIO DI MONSIEUR PIERRE. Harriet Whitehorn
  14. MISFATTI A CIRCUITO CHIUSO
  15. IL MISTERO DELLE PERLE RUBATE. Katherine Woodfine
  16. IL MISTERO DELLA STANZA 12. Robin Stevens
  17. Copyright