Una guerra sanguinosa infuria da generazioni tra le tribù di draghi del Regno di Pyrha. Secondo un'antica profezia, cinque giovani draghi nati "nella notte più luminosa" porranno fine ai violenti conflitti e sceglieranno una nuova regina. Così cinque cuccioli di tribù diverse vengono rapiti ancora nell'uovo, nascosti per anni in una caverna segreta e addestrati per riportare la pace nel Regno. Ma presto i giovani draghi saranno chiamati a scegliere tra il destino che li attende e la libertà: tra avventure mozzafiato, segreti sepolti e rivelazioni sconvolgenti, riusciranno a salvare il mondo?

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I regni del fuoco - La saga
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9788856672978
LA NOTTE DELLE TRE LUNE
A Adalyn: che tu possa essere forte,
coraggiosa, solare e padrona del tuo destino,
in ogni circostanza
PROLOGO
Vent’anni prima
È quasi impossibile derubare un drago, in particolare uno di stirpe reale che vive in un palazzo circondato da alte mura, attorniato da numerose sentinelle.
Almeno, era questo che la regina Oasis continuava a ripetersi mentre percorreva a passo rapido i corridoi bui e alitava fiamme per illuminare il cammino.
Quasi impossibile e incredibilmente stupido.
Eppure lei aveva una bruttissima sensazione…
Qualcosa non andava. Lì intorno c’era qualcuno intento a frugare. Grazie al suo finissimo udito da Ali di Sabbia, era sicura di aver captato degli squittii, come di topi molto lontani, e forse anche un tintinnio di monete.
Ma i topi non rubano tesori.
Quindi cosa poteva essere? Era solo il frutto della sua immaginazione? Si era svegliata di soprassalto da un sonno profondo, come se fosse stata pugnalata al petto da un pungiglione velenoso. Sebbene un furto le paresse improbabile, aveva comunque intenzione di dare un’occhiata al tesoro.
La regina degli Ali di Sabbia svoltò rapidamente un angolo e andò a sbattere contro due delle sue figlie, Flamma e Cynere.
– Ahi – si lamentò Flamma con una smorfia mentre faceva un salto indietro. – Madre, mi hai pestato una zampa.
Cynere non fece commenti, ma si scostò di lato e si mise in disparte. I suoi occhi scuri seguivano ogni mossa di Oasis, con il loro tipico sguardo inquietante. Fin da quando l’uovo di Cynere si era schiuso la regina aveva avuto una brutta sensazione: era quella la figlia che l’avrebbe uccisa. Benché la sorella maggiore, Ardent, fosse più massiccia e più forte, lei e Oasis andavano abbastanza d’accordo. Si capivano, se si soprassedeva sulla brutta abitudine di Ardent di mutilare ogni genere di animali; ed era facile distrarla: bastava darle qualcosa che assomigliasse vagamente a un rettile e si chiudeva in camera sua per giorni interi.
Cynere, invece, fin dalla più tenera infanzia sembrava tenere conto dei minuti che mancavano alla caduta di sua madre; aveva iniziato a farlo quando si era resa conto per la prima volta che uccidere la regina le avrebbe permesso di prenderne il posto.
«Fai pure, sfidami» pensò Oasis con sdegno, rivolgendo alla figlia un’occhiata assassina. «Ti schiaccerò come uno scarafaggio, lo sai.»
– Perché tanta fretta? – le domandò Cynere senza battere ciglio, come se non si fosse accorta del malanimo nello sguardo della madre. – C’è una crisi nel regno? Lasciami indovinare… Smolder ha di nuovo cercato di scappare con la sua fidanzata?
– No, lei l’ho già sistemata – rispose Oasis. – Voglio soltanto fare un’ispezione nella tesoreria.
– Oooh, cose luccicanti! – esclamò Flamma con uno sbadiglio. – Buonanotte, madre.
«Povera sciocca» pensò Oasis affrettandosi a proseguire. «Sarebbe una pessima sovrana, ma è una figlia accettabile. Non devo preoccuparmi di quello che mi potrebbe fare.»
Sentendo un ticchettio di artigli sulle pietre alle proprie spalle, si voltò di scatto. Cynere sollevò le zampe e allargò le ali riempiendo lo stretto corridoio.
– Scusa se ti ho spaventato – disse in modo poco convincente. – Volevo chiederti se posso venire con te.
Oasis esitò, ma sapeva che, se avesse risposto di no, la figlia avrebbe trovato comunque il modo di seguirla. Era sempre meglio tenerla a portata di sguardo. – E va bene. Ma non devi toccare nulla – le intimò. «So cosa ti interessa, piccola vipera intrigante. Tanto non avrai un bel niente finché sarò in vita.»
Percorsero rapidamente il corridoio che portava alle quattro stanze del tesoro.
Sembrava tutto in ordine: le fiaccole guizzavano pigramente alle pareti, le porte erano chiuse a chiave.
Tuttavia c’era uno strano odore, un miscuglio di pelo bagnato, legno e fiori. Qualche intruso si era introdotto lì, Oasis ne era sicura.
Si accucciò per sbirciare sotto le porte. C’era una larga fessura tra il battente e il pavimento, ma non abbastanza grande da consentire a un drago di strisciare all’interno.
– Senti puzza di Scavenger? – domandò a Cynere.
– Non so proprio che odore abbiano quegli esseri – rispose l’altra arricciando il naso. – Sono troppo tozzi e mollicci per i miei gusti.
La regina Oasis scelse le chiavi giuste dal mazzo che teneva appeso al collo e aprì tutte le serrature, poi fece un sopralluogo in ogni stanza, lasciando le porte spalancate.
Quando tornò, era su tutte le furie.
– Hai un aspetto terribile – commentò Cynere.
– Scavenger – ringhiò la regina con disprezzo. – Mi hanno derubato. Come osano? –. Dimenò la coda, sibilando. – Non possono essersi allontanati molto. Vai a svegliare Ardent e dille che l’aspetto fuori.
– Ardent? – le fece eco Cynere mentre dava una sbirciatina alle stanze del tesoro da sopra la spalla della madre.
– Nel caso ce ne fossero parecchi e ci toccasse combattere – spiegò Oasis. – Ho visto cosa possono combinare con le loro piccole spade. Non sono così stupida da affrontarli da sola.
– Oh, certo che no. Ma perché dovresti avere bisogno di Ardent se ci sono qui io?
La regina la fulminò con lo sguardo. – Mi serve una vera combattente – rispose. – Non un drago convinto di potersela cavare in qualsiasi situazione solo grazie al suo cervello e che, oltretutto, non è nemmeno tanto furbo quanto crede di essere.
– Capisco – ribatté Cynere con freddezza. – Vado subito a svegliare mia sorella –. Fece un passo nel corridoio, poi si voltò. – Cos’è stato rubato?
– Piccoli oggetti, per lo più – ruggì Oasis. – Ma hanno preso anche l’Occhio di onice.
Nel sentirlo Cynere fece una smorfia, come se un moto di emozione stesse cercando di emergere. Preoccupazione? O forse stupore?
– Ce lo riprenderemo – le assicurò la madre. – E domani a colazione mangeremo Scavenger arrosto –. La oltrepassò e si affrettò a raggiungere il passaggio più vicino che portava all’esterno. – Io esco. Tu sveglia Ardent, e datti una mossa.
– Oh, certo. Vado subito.
Mentre Oasis allargava le ali e decollava, per un attimo le sembrò di vedere la figlia voltarsi di nuovo a guardare le stanze del tesoro. «Mi sono dimenticata di chiuderle a chiave» si disse con un senso di disagio. «Ma non starò via a lungo. E se sarà così stupida da prendere qualcosa, avrò un’ottima scusa per ucciderla. Di sicuro è troppo sveglia per provarci.» Volò verso le mura esterne mentre perlustrava le dune con lo sguardo. Le venne in mente un pensiero inquietante. «E se non andasse a chiamare Ardent? E se mi lasciasse affrontare i ladri da sola, senza rinforzi?»
Poi avvistò i tre Scavenger. Due aspettavano nella sabbia e il terzo si stava calando da una finestra. Nessuno di loro teneva d’occhio il cielo.
«Scimmie idiote appestate dalla rogna.» La regina Oasis ruggì e ripiegò le ali per planare silenziosa alle spalle dei ladri. Forse sarebbe riuscita a spaventarli a morte; quando erano terrorizzate, le prede avevano sempre un ottimo sapore. «Sono soltanto in tre» rifletté. «Non è necessario che io aspetti Ardent, sempre ammesso che Cynere sia andata a chiamarla. Di certo riuscirò a sbarazzarmi da sola di tre seccanti Scavenger.» Chiuse gli occhi a fessura mentre avanzava tra le dune verso la fonte degli squittii. «In fin dei conti… qual è la cosa peggiore che potrebbe accadermi?»
PARTE PRIMA
TRA MILLE AVVERSITÀ
PRIMO CAPITOLO
Sunny aveva sempre saputo di essere il drago giusto per un Grande Destino Eroico.
Avrebbe salvato il mondo. Lei e i suoi amici avrebbero dispiegato le loro ali di fuoco, qualunque cosa significasse, e riportato la pace fra le tribù della Pyrha. Come recitava la profezia, i cinque draghi del destino avrebbero scacciato il buio che avvolgeva ogni cosa. Era questo che il fato aveva in serbo per lei, lo scopo della sua vita.
Inoltre, così si spiegava tutto: altrimenti perché lei sarebbe stata tanto piccola e stramba? Non era un’Ali di Sabbia normale. Aveva le squame e gli occhi del colore sbagliato e sulla punta della sua coda non c’era traccia del pungiglione velenoso. Ma alla luce della profezia ciò acquisiva un senso. Di certo un eroe con una missione nobile e leggendaria doveva essere un po’ diverso dagli altri. E che importanza poteva avere il suo aspetto fuori dal comune se alla fine proprio lei avrebbe posto fine alla guerra?
Poi c’era la faccenda dei suoi genitori, i misteriosi draghi che avevano lasciato il suo uovo sepolto nella sabbia del deserto, da solo e incustodito. Il fatto che non l’avessero voluta era irrilevante. Sunny non se ne preoccupava, perché anche quello faceva parte della profezia: “Solitario, alle regine rivali è tenuto nascosto l’uovo d’Ali di Sabbia nel deserto deposto”. Non c’era da stupirsi: gli eroi citati nelle pergamene spesso non avevano legami affettivi. Le loro missioni gloriose erano più importanti della famiglia.
E la missione di Sunny non aveva uguali: per tutta la vita, e in particolar modo ogni volta che si era sentita in pericolo, triste o angosciata, aveva immaginato di portare a compimento la profezia… Aveva pensato a tutti i draghi che avrebbe salvato, alle famiglie felici, riunite, e ai cuccioli che in futuro sarebbero potuti crescere senza la minaccia costante della guerra.
Questo era sempre stato il suo scopo.
Ed era solo una bugia.
Mentre si allontanava rapidamente dall’isola degli Ali di Notte, le sue ali sfregavano contro le pareti rocciose del tunnel e il rombo del vulcano le faceva tremare la terra sotto gli artigli. I compagni erano dietro di lei, impegnati ad affrontare Moroser, ma Sunny sentiva il bisogno di allontanarsi… da loro, da lui, da tutto.
«La profezia era una pura invenzione, nient’altro che un trucco… No, non ci credo. Moroser è un drago crudele e vendicativo che ha sempre manipolato noi e tutti coloro che lo circondano. Direbbe qualsiasi cosa pur di farci soffrire. La profezia è reale. Deve esserlo.»
Si lanciò fuori dal tunnel, nella foresta pluviale, e andò a sbattere contro il fianco di un drago nero, magro come un chiodo. L’Ali di Notte grugnì per la sorpresa e la incenerì con lo sguardo. Sunny cercò di voltarsi per volare nell’altra direzione, ma una muraglia di ali, artigli e code nere la costrinse a indietreggiare.
Al chiaro di luna la foresta era tutta un ribollire di ruggiti, sibili e grugniti che sovrastavano il rumore della pioggia. Non aiutava il fatto che la metà dei draghi fosse scura come le ombre e l’altra fosse mimetizzata: zampe e ali parevano sbucare dal nulla. Per un soffio Sunny riuscì a evitare che una coda le sferzasse l’orecchio quando due Ali di Notte rimasero impigliati in una liana e presero a dibattersi violentemente come se qualcuno li avesse aggrediti.
– Calmatevi tutti quanti! – gridò la voce di Glory.
– Ascoltate! – tuonò Grandeur, la vecchia Ali di Pioggia di sangue reale. – La vostra nuova sovrana vi parla!
Diversi Ali di Notte borbottarono qualcosa sottovoce, per non farsi sentire, ma furono subito zittiti dai sibili minacciosi degli altri.
Sunny si acquattò e riuscì a sgusciare tra la folla, però non le fu possibile oltrepassare il ruscello. Parecchi Ali di Pioggia, con le livree in varie sfumature di azzurro e viola, stavano in piedi vicino all’acqua brandendo le lance degli Ali di Notte. La maggior parte fissava le armi con un’espressione perplessa o le impugnava alla rovescia. Tuttavia lei decise di non rischiare. Quelle lance l’avrebbero ferita comunque, che la colpissero...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- GUIDA AI DRAGHI DEL REGNO DI PYRHA
- LA PROFEZIA DEI CINQUE DRAGHI
- LA PRINCIPESSA PERDUTA
- NEL CUORE DELLA FORESTA
- L’OSCURO SEGRETO
- LA NOTTE DELLE TRE LUNE
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