Il tuo ultimo gioco
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Il tuo ultimo gioco

  1. 368 pagine
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Il tuo ultimo gioco

Informazioni su questo libro

Non tutti i giochi sono divertenti.
Non tutti i giochi sono pericolosi come questo.
Il gioco della verità. È passato un anno dall'ultima volta che Jem e suo marito Matt sono stati nell'imponente villa di Lucas, affacciata sulle scogliere della Cornovaglia. Lucas, l'amico di infanzia ricchissimo che ha plasmato l'adolescenza di Matt, era sul punto di sposarsi. Ma quel giorno non fu celebrato nessun matrimonio. Tutt'altro. Sulla spiaggia fu ritrovato il cadavere della giovane Alex, sorella di Lucas, irriconoscibile per un annegamento e per i colpi subiti dalle onde. Fu la fine di un'epoca per Lucas e Matt: Alex era sempre stata compagna di avventure per entrambi, finché un evento terribile ne aveva spento la gioia, e adesso viveva da sola in una piccola dependance sulla spiaggia, e ogni sera faceva una nuotata. Abitudine che le era stata fatale.
Ma quel giorno successero molte altre cose. E Jem ricorda la tensione di Matt, le parole sussurrate da Alex nel buio dei corridoi della villa, le ombre di un uomo e di una donna che si avviavano verso la spiaggia... Adesso questi ricordi tornano prepotentemente a galla, perché il caso di Alex è stato riaperto, grazie alla detective King, e Lucas ha richiamato alla villa tutti gli invitati al suo matrimonio. Sta per costringerli a un gioco in cui è molto difficile vincere, un gioco senza respiro. Il gioco della verità.

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Informazioni

Print ISBN
9788856675726
eBook ISBN
9788858524022

PARTE SECONDA

24

Un anno dopo

Il cuore mi batte all’impazzata mentre guido lungo le stradine del villaggio, pregando che non venga nessuno dalla direzione opposta. Stiamo andando a casa di Lucas. Istantanee dello stesso viaggio, un anno fa, si formano indesiderate nella mia mente. Eravamo felici, e io non vedevo l’ora di conoscere gli amici di Matt, sebbene fossi un po’ intimorita dalla ricchezza di Lucas. Ma ero sicura del nostro amore. Ed era quello a renderci invincibili.
Io e Matt stiamo tornando, ma questa volta è tutto diverso. La coppia che rideva insieme e condivideva sogni e speranze ormai è un lontano ricordo. Sto guidando io perché Matt ha quasi investito un ciclista di cui non si era accorto e adesso guarda assorto qualcosa sul suo cellulare. A quanto pare ha preso a cuore le battute dell’anno scorso sulla sua incompetenza tecnologica, perché adesso ha un iPhone nuovissimo da cui non si separa quasi mai. Però sono sicura che non sia veramente concentrato su quello che c’è sullo schermo: è uno stratagemma per impedirmi di parlare con lui, e funziona. Non ci siamo scambiati più di due parole da quando siamo usciti di casa.
Mi sento in dovere di rompere il silenzio.
«Matt, che ne dici di lasciar perdere il telefono per un momento e parlare con me? Mi sento un po’ a disagio a tornare, dopo quello che è successo l’anno scorso. Perché pensi che Lucas abbia scelto proprio questa settimana, e questa data, per una rimpatriata? È strano, non trovi?»
«Ha detto di voler festeggiare il suo anniversario di matrimonio. Cosa c’è di strano?» ribatte lui, senza smettere di armeggiare con il cellulare. Forse sta calcolando le ore di lavoro che sta perdendo. Prima non lo faceva mai. È un’altra cosa che è cambiata: l’ossessione per il denaro e il lavoro. Ma percepisco la tensione che lo attanaglia e so che nemmeno lui è felice di essere qui.
«C’è di strano che non c’è mai stato un matrimonio. Quindi, se anche ora fossero sposati, l’anniversario dovrebbe essere in una data diversa. Senti, posso accostare un attimo come l’altra volta, così parliamo?»
A giudicare dalla sua occhiata, è evidente che gli pare un’idea ridicola. «Faremo tardi.»
Sbuffo per la frustrazione. Matt non è mai stato molto loquace, ma ormai si è chiuso completamente in se stesso, innalzando barriere impenetrabili.
All’inizio avevo pensato che il cambiamento fosse dovuto al lutto per la morte di Alex. Non mi ero resa conto di quanto fosse legato a lei finché non me l’ha detto Andrew, mentre eravamo ai cancelli di Polskirrin con l’incarico di allontanare l’esercito di invitati di quello che sarebbe dovuto essere il matrimonio dell’anno.
«Matt è sempre stato gentile con Alex» mi aveva spiegato. «Molto più di me o di Nick, e penso che lei avesse una cotta per lui quando era piccola.»
Ho cercato di essere comprensiva, di dargli tempo, ma invece di tornare piano piano a essere la persona che conoscevo è diventato ogni giorno più taciturno, più distante. I suoi silenzi sono carichi di un’intensità di cui mi sfugge il significato. A volte lo sorprendo a fissarmi con un’espressione sconsolata, ma quando i miei occhi incontrano i suoi distoglie lo sguardo e beve un altro sorso del suo ormai abituale whisky.
Continuo a pensare che Polskirrin abbia catalizzato tutti i problemi del mio matrimonio, ma non sono ancora disposta ad ammettere la sconfitta. Deve esserci un modo per rimettere a posto le cose. Fino a oggi ne sono stata convinta, ma adesso che ci avviciniamo a Polskirrin il netto contrasto fra l’anno scorso e oggi mi colpisce con tutta la sua forza. Devo accettare che mio marito non è più innamorato di me e non sono sicura che sia possibile riaccendere un fuoco ormai spento.
Basta questo pensiero a farmi bruciare gli occhi e sbatto le palpebre per allontanare le lacrime, costringendomi a smettere di pensare a Matt e a qualunque cosa lo affligga. O affligga noi.
Vorrei dire qualcosa su Alex, su quanto sia triste che si sia suicidata alla vigilia delle nozze di suo fratello, un gesto che stento ancora a comprendere. Immagino che a lei sembrasse l’unica via d’uscita per liberarsi dal dolore e dal tormento della sua vita.
Sarà strano essere a Polskirrin senza di lei, anche se l’avevo vista solo a cena e in un paio di fugaci occasioni durante il giorno. Il suo spettro sarà con noi, tutti penseremo a lei senza avere il coraggio di pronunciare il suo nome. In un certo senso la sua presenza sarà più tangibile di quanto lo sarebbe stata se si fosse seduta a chiacchierare al sole in nostra compagnia. Mi vergogno ad ammetterlo, ma a volte mi riscopro arrabbiata con lei, perché ho la sensazione che uscendo a nuotare quella notte si sia portata via anche il mio matrimonio.
Non aggiungiamo altro fino a quando Polskirrin non appare all’orizzonte. Questa volta non ci fermiamo ad ammirare il panorama. Guidiamo in silenzio verso i cancelli e quando mi arrischio a guardare Matt vedo che ha chiuso gli occhi, come se si stesse preparando per quello che ci aspetta. Poi si accorge di me e torna a fissare il telefono.
Soltanto quando raggiungiamo l’ingresso ricordo la casa di Lucas in tutta la sua imponenza. Non solo la villa, ma anche gli annessi e i giardini. Fermo la macchina davanti ai cancelli che l’ultima volta si erano aperti come per magia, dandoci il benvenuto. Oggi sono chiusi e ci sbarrano l’accesso. Sento un impulso irrefrenabile di fare inversione e tornare a casa, ho come la certezza che una volta che le porte si saranno richiuse dietro di noi saremo in trappola. I miei occhi percorrono la recinzione in ferro battuto che circonda la tenuta. Sembra il perimetro di un carcere, con le estremità appuntite pronte ad affondare nella carne di chiunque cerchi di scavalcarle.
Abbasso il finestrino per suonare il citofono, ma mi sono fermata troppo lontano, così sono costretta ad aprire la portiera e scendere dall’auto. Il caldo è asfissiante, come l’anno scorso, ma stavolta mi risulta insopportabile.
Nessuno risponde, si sente solo uno scatto e il ronzio del cancello che si apre lentamente. Nel mio stato d’animo attuale anche questa scena mi risulta sinistra: il movimento freddo e automatico di un oggetto privo di vita, azionato apparentemente senza intervento umano.
«Riprenditi» sussurro a mezza voce mentre torno alla macchina.
«Cosa?» chiede Matt scontroso.
«Niente.» Ci avviciniamo alla villa. «Guarda, c’è Lucas.»
La sagoma imponente di Lucas Jarrett emerge dalla porta principale. Parcheggio e lui ci viene incontro. Finalmente mio marito si decide a riporre il telefono nella tasca dei pantaloni.
Quando apro la portiera della macchina l’afa mi colpisce di nuovo.
«Si soffoca» dico a Matt.
«Vorrà dire che ti farai una nuotata per rinfrescarti.»
Mi giro per ribattere, ma sta già uscendo dall’auto e salutando Lucas. Stavo per dirgli che, fra tutti i pensieri che mi erano passati per la testa all’idea di tornare qui, di certo non mi era mai venuto in mente che avrei potuto farmi una nuotata nel punto esatto in cui è morta Alex. Non ne sarei in grado. Ma Matt è già lontano.
Esco dalla macchina mentre mio marito avanza sulla ghiaia per stringere la mano a Lucas e dargli una pacca sulla spalla. Nascosta dietro un paio di occhiali da sole scuri, resto ferma un momento all’ombra di un albero per concedergli un attimo di intimità con il suo amico prima di raggiungerli.
«Jemma.» Lucas si protende verso di me per baciarmi la guancia. «Ti trovo bene.»
È gentile da parte sua, ma so che non è vero. Sono ingrassata, ho un nuovo taglio di capelli che non mi dona affatto e occhiaie scure e profonde, al momento occultate dagli occhiali da sole.
Sono passati solo tre mesi dall’ultima volta che l’ho visto. Mi era stato chiesto di partecipare all’inchiesta sulla causa del decesso di Alex perché, a parte Lucas e la domestica, ero stata l’unica a vedere il suo corpo prima dell’arrivo della polizia. Nonostante la presenza non fosse obbligatoria per nessun altro, mi aveva sorpreso non vedere Nina. Lucas mi aveva spiegato che le aveva chiesto di non accompagnarlo perché sarebbe stato troppo difficile per lei. Secondo lui nessuno doveva affrontare quello strazio se non era necessario.
Matt lo aveva preso in parola e, anche se avrei apprezzato la sua compagnia ed ero certa che lo stesso valesse per Lucas, si era rifiutato di venire, trincerandosi dietro la scusa del lavoro.
Per fortuna non tutti la pensavano allo stesso modo, e mi aveva fatto piacere rivedere Andrew. Si era seduto vicino a me.
«Ho pensato di venire a offrire un po’ di supporto morale» aveva sussurrato, sporgendosi per stringere il braccio di Lucas, che non lo aveva degnato di uno sguardo. Chi poteva biasimarlo, del resto? Per lui deve essere stata una giornata terribile. Sembrava profondamente ferito, si muoveva in modo meccanico, gli occhi color ambra arrossati e le mani strette a pugno.
Il medico legale aveva esposto i fatti, compresa la ricostruzione della depressione di Alex e il contenuto del video, e non oso immaginare cosa possa aver provato Lucas mentre veniva stabilito che si era trattato di suicidio.
Oggi mi sembra diverso, ma comunque lontano un milione di chilometri dal Lucas affabile che ho conosciuto un anno fa. Nei suoi occhi aleggia una luce glaciale, e sorride con la mascella serrata. Emana un’energia nuova, un’intensità che sono sicura di non aver percepito in passato, ma che allo stesso tempo non mi sorprende affatto.
«Come stai, Lucas?» chiedo con sincero trasporto.
«Bene. Credo di non averti mai ringraziata abbastanza per essere venuta all’inchiesta, Jemma. Hai fatto così tanta strada per esserci e io ti ho a malapena rivolto la parola. Ti chiedo scusa. Ma entriamo, qui fa troppo caldo e Nina è impaziente di rivedervi. Lasciate che vi dia una mano con le valigie.»
Gli uomini fanno strada portando ciascuno una borsa, e la mano libera di Matt si allunga per posarsi sulla spalla di Lucas. Le loro voci si riducono a un mormorio mentre salgono i tre gradini fino alla porta d’ingresso.
Mi fermo e mi guardo intorno. Ora che gli altri sono entrati il silenzio è assoluto, rotto soltanto dai rumori della campagna: il canto degli uccelli, un trattore in lontananza e lo sciabordio delle onde. È un angolo di paradiso, e vorrei con tutto il cuore che non fosse anche lo scenario di una tragedia.

25

Nina sedeva sul letto a capo chino. Non le piaceva che Lucas avesse invitato di nuovo tutti, ma lui aveva respinto le sue obiezioni. «Devo, Nina. E ho bisogno del tuo aiuto.»
Aveva fatto come le chiedeva. Era raro che gli rifiutasse qualcosa. Voleva tanto che fosse felice, che la tensione del suo corpo si allentasse, ma con il passare delle settimane le rughe intorno ai suoi occhi si erano fatte più marcate, e la sua irrequietezza la spaventava. Sembrava sempre sul punto di spezzarsi in due e lei faceva di tutto per confortarlo.
Ma se di giorno andava male, di notte era anche peggio. Lucas si girava e rigirava nel letto, a volte piangendo nel sonno. Nina capiva il suo dolore, ma sospettava che ci fosse sotto qualcosa. Si odiava per questo, ma non poteva fare a meno di chiedersi se i tormenti del marito fossero dovuti al senso di colpa.
Ripensava spesso alla mattina in cui era stato trovato il cadavere di Alex, all’espressione di sgomento sul volto di Lucas quando le aveva detto di aver fatto qualcosa di imperdonabile. In seguito aveva cercato di chiedergli a cosa si riferisse, ma lui aveva glissato con la scusa che era fuori di sé dal dolore.
Per Nina era difficile credergli, ma non aveva avuto altra scelta che restare a guardare mentre lui si gettava a capofitto nel lavoro, viaggiando molto più spesso di prima. Quando era a casa faceva lunghe passeggiate solitarie sul sentiero costiero o andava a sedersi in spiaggia.
Era sicura che Lucas si incolpasse dell’accaduto, e aveva deciso che non avrebbe mai dovuto sapere che lo aveva visto litigare con Alex poco prima che lei si togliesse la vita. E non importava se questo significava mentire.
«Quella notte, Nina, la...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. IL TUO ULTIMOGIOCO
  4. Prologo
  5. PARTE PRIMA
  6. PARTE SECONDA
  7. Epilogo
  8. Ringraziamenti
  9. Copyright