
- 304 pagine
- Italian
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Sorelle sbagliate
Informazioni su questo libro
Pensavi di essere la migliore delle due. E se fossi tu quella sbagliata?
«Abbiamo una nuova stella del thriller.» Michael Connelly
Chloe è la più giovane delle sorelle Taylor, ma è sempre stata la più amata, forse perché nella sua vita tutto è sempre apparso sotto controllo. Invece Nicky… La scapestrata Nicky. Quella che ha sempre combinato tanti casini. Che ha sempre bevuto un po' troppo. Che ha sposato d'impulso il giovane avvocato Adam Macintosh e ha avuto un bambino, ma non sa essere né moglie né madre.
Oggi, Chloe e Nicky sono due perfette estranee. Nicky è rimasta a Cleveland, sola. Chloe lavora a New York in un importante giornale di moda. Ce l'ha fatta. Non solo: si è presa qualcosa che apparteneva a Nicky. È stato più forte di loro: lei e Adam si sono innamorati. D'altra parte Nicky, quella volta, l'aveva fatta grossa, e quando Adam ha visto il suo bambino in pericolo, ha deciso che era troppo.
Adesso Chloe e Adam sono sposati, e insieme stanno crescendo Ethan, il figlio che Nicky non ha saputo amare. Ma quando Adam viene trovato morto sul pavimento della loro casa di vacanza negli Hamptons, una serie di dubbi comincia ad affacciarsi nella vita di Chloe. Dubbi sul marito, che ultimamente era sempre più reticente a parlare del proprio lavoro. Dubbi sul figlio, che l'adolescenza ha decisamente messo in crisi. E perfino dubbi su se stessa. Perché la verità è molto più di quello che l'apparenza lascia credere. E la vita troppo spesso ci fa dimenticare le cose più vere.
Il nuovo grande thriller dell'autrice de La ragazza nel parco è semplicemente un vortice di sorprese, da cui non saprete staccarvi.
«Abbiamo una nuova stella del thriller.» Michael Connelly
«Abbiamo una nuova stella del thriller.» Michael Connelly
Chloe è la più giovane delle sorelle Taylor, ma è sempre stata la più amata, forse perché nella sua vita tutto è sempre apparso sotto controllo. Invece Nicky… La scapestrata Nicky. Quella che ha sempre combinato tanti casini. Che ha sempre bevuto un po' troppo. Che ha sposato d'impulso il giovane avvocato Adam Macintosh e ha avuto un bambino, ma non sa essere né moglie né madre.
Oggi, Chloe e Nicky sono due perfette estranee. Nicky è rimasta a Cleveland, sola. Chloe lavora a New York in un importante giornale di moda. Ce l'ha fatta. Non solo: si è presa qualcosa che apparteneva a Nicky. È stato più forte di loro: lei e Adam si sono innamorati. D'altra parte Nicky, quella volta, l'aveva fatta grossa, e quando Adam ha visto il suo bambino in pericolo, ha deciso che era troppo.
Adesso Chloe e Adam sono sposati, e insieme stanno crescendo Ethan, il figlio che Nicky non ha saputo amare. Ma quando Adam viene trovato morto sul pavimento della loro casa di vacanza negli Hamptons, una serie di dubbi comincia ad affacciarsi nella vita di Chloe. Dubbi sul marito, che ultimamente era sempre più reticente a parlare del proprio lavoro. Dubbi sul figlio, che l'adolescenza ha decisamente messo in crisi. E perfino dubbi su se stessa. Perché la verità è molto più di quello che l'apparenza lascia credere. E la vita troppo spesso ci fa dimenticare le cose più vere.
Il nuovo grande thriller dell'autrice de La ragazza nel parco è semplicemente un vortice di sorprese, da cui non saprete staccarvi.
«Abbiamo una nuova stella del thriller.» Michael Connelly
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Informazioni
Editore
EDIZIONI PIEMMEAnno
2019Print ISBN
9788856671070eBook ISBN
9788858522325PARTE TERZA
Lo stato contro Ethan Macintosh
23
Ethan entrò nell’affollata aula di tribunale della contea di Suffolk passando da una porta laterale. Indossava la stessa maglietta a righe e i pantaloni della tuta blu che portava il giorno prima, quando era stato arrestato, e aveva ancora le manette ai polsi. Al suo fianco c’era Olivia, che era anche l’unica che aveva potuto incontrarlo: non avevano permesso né a me né a Nicky di vederlo.
Anche se ormai non chiudevo occhio da quattro giorni, fu Nicky a tremare più forte quando lo vedemmo. Ethan aveva un’aria al tempo stesso più adulta e più infantile. Alla luce delle lampade al neon dell’aula, la sua pelle sembrava grigia. La frangetta, di solito sistemata con il gel, gli ricadeva dritta sulla fronte. Lo faceva sembrare un bambino spaventato spinto all’improvviso sotto i riflettori di un palcoscenico.
Olivia gli fece strada, guidandolo al tavolo della difesa. Ethan era scortato da un agente, un tizio calvo con un giubbotto antiproiettile con la scritta NEW YORK STATE COURTS. Gli occhi di Ethan cercarono i miei, ma non c’era niente che potessi fare per aiutarlo.
«Lo hanno tenuto ammanettato tutta la notte?» provai a sussurrare a Olivia.
Nicky e io eravamo sedute in prima fila, subito dietro il banco della difesa, ma avevo l’impressione di non essermi mai sentita tanto lontana da mio figlio.
Olivia ignorò la mia domanda e un ufficiale giudiziario annunciò l’apertura del caso. Olivia e Ethan avevano a malapena avuto il tempo di alzarsi in piedi e tornare a sedersi quando il procuratore prese la parola e iniziò a elencare una serie di cifre e articoli. Mio figlio era diventato un fascicolo. Ed era accusato di aver ucciso suo padre, omicidio di secondo grado. Tecnicamente il suo caso veniva trattato da una speciale “area minorile” della corte penale, ma l’accusa di omicidio significava che non c’era la possibilità di spostare il processo al tribunale dei minori. Questo implicava che avrebbe dovuto affrontare un processo da adulto e scontare pene da adulto nel caso in cui fosse stato condannato. Olivia ci aveva avvertite, ma quando fu letta l’imputazione per omicidio Nicky si lasciò sfuggire un gemito. Sentii qualcuno muoversi e sussurrare nervosamente alle nostre spalle, ma non volevo girarmi a guardare.
Mia sorella chinò il capo quando il procuratore dichiarò che l’accusa chiedeva che Ethan restasse in custodia per tutta la durata del processo. Allungai un braccio e le strinsi la mano. In tutti quegli anni mi ero voluta convincere che il suo ruolo fosse più quello di una zia che si incontra di rado che non quello di una vera e propria madre, ma adesso era evidente che condivideva il mio dolore.
La mia unica, tenue speranza risiedeva in Olivia. Era brava, veramente brava. Elencò i pregi di Adam dando l’impressione che fossero gli stessi di Ethan. Raccontò che il ragazzo si era trasferito a New York con il padre quando aveva quattro anni, dopo il divorzio dei genitori. Spiegò che Adam, che aveva a lungo coperto la carica di procuratore ed era molto stimato, aveva rappresentato un modello e un punto di riferimento per il figlio. Che la sua morte lo aveva distrutto. Sottolineò che la polizia aveva trattato fin da subito Ethan e la sua madre adottiva come indiziati dell’omicidio.
«Esiste la presunzione di innocenza, vostro onore, e questa accusa nei confronti di Ethan è terribile e ingiusta. In queste aule siamo abituati a vedere sfilare un imputato dopo l’altro e di tutti diciamo che sono ritenuti innocenti fino a prova contraria, ma è veramente così? No, spesso questa frase finisce per simboleggiare i diritti concessi a persone che già riteniamo colpevoli. Quindi la prego, vostro onore, di fare lo sforzo di pensare che questo ragazzo di soli sedici anni, Ethan, sia veramente innocente. Ha appena perso l’uomo che è stato l’unico genitore sempre presente nella sua vita. Come se non bastasse, nel giro di settantadue ore, la polizia lo ha trascinato fuori di casa con l’accusa di aver ucciso un padre la cui morte ha avuto a malapena il tempo di realizzare. Tenerlo in custodia mentre cerco di dimostrare l’ingiustizia di tutto questo gli cambierà la vita, vostro onore. Lo priverà di ogni fiducia nei confronti degli adulti e del nostro sistema giudiziario. Se acconsente alla richiesta dell’accusa, se ne pentirà terribilmente quando dimostrerò che, in questo caso, la polizia si è sbagliata.»
Mi accorsi che Nicky, sempre a capo chino, muoveva appena le labbra. Ero abbastanza sicura che stesse pregando. Chiusi gli occhi e la imitai, pregando un Dio al quale non mi rivolgevo da più di vent’anni affinché facesse tornare Ethan a casa con noi.
La procuratrice riuscì a stento a mascherare il proprio disprezzo quando si alzò e sminuì le parole di Olivia, definendo la sua versione dei fatti una “favoletta”.
«Vostro onore, le conclusioni a cui è giunta la polizia non erano affrettate, ma fondate sulle prove raccolte.» Come previsto, l’accusa riferì che Ethan aveva mentito alla polizia, usando come alibi un amico che invece aveva detto ai detective di aver lasciato Ethan a Main Beach, «dove, sempre secondo questo ragazzo, l’imputato si è dedicato alla sua attività di spaccio di marijuana nell’East End».
Stando alla teoria dell’accusa, una volta rimasto solo, Ethan aveva coperto i tre isolati e mezzo che separano casa nostra dalla spiaggia, ucciso Adam e manipolato la scena per farla passare per una rapina.
Il giudice chiese una prova che la rapina fosse stata effettivamente inscenata e la procuratrice mostrò una fotografia, passandone prima una copia a Olivia.
«Al processo presenteremo prove più esaurienti, ma per il momento questa foto può darle un’idea.»
Sulle prime il giudice non sembrò colpito, ma poi inforcò un paio di occhiali da lettura. «Queste schegge sono…»
«Frammenti di vetro, vostro onore. Della finestra rotta.»
Non vedendo la foto non avevo modo di capire quale fosse il problema, ma il tono del giudice quando disse «Mmm, capisco» mi spinse a stringere più forte la mano di Nicky.
«Inoltre, vostro onore, i detective hanno chiesto all’imputato e alla madre adottiva di perlustrare la casa per controllare se mancasse qualcosa. La donna ha notato l’assenza di un altoparlante Bluetooth e l’imputato ha aggiunto che mancavano anche un paio di cuffie e un particolare modello di scarpe da ginnastica. Rosse, gialle e nere con la vignetta di un personaggio con due pistole laser.»
Nell’aula calò il silenzio. Era evidente che l’accusa si stava preparando a fare una grande rivelazione. Avvertii una fitta allo stomaco. Come se il mio corpo sapesse già istintivamente quello che stava per dire l’avvocato.
Lo zaino. Quando eravamo partiti da East Hampton Ethan era voluto passare da Kevin per recuperarlo. Una volta a casa lo avevo ispezionato e ci avevo trovato soltanto il cellulare. Ma se era un telefono l’unica cosa che Ethan aveva portato a casa dell’amico, perché avrebbe dovuto prendere uno zaino?
E poi la bomba esplose. «Lo stesso ragazzo che ci ha riferito di aver lasciato Ethan solo per un’ora la sera dell’omicidio ha raccontato alla polizia che, quando è tornato a prenderlo a Main Beach, lui portava con sé uno zaino che prima non aveva. Il ragazzo non ha saputo dirci nulla sul suo contenuto, ma ieri sera, nel corso della perquisizione della stanza dell’imputato a New York, la polizia ha ritrovato uno zaino vuoto e tre oggetti che corrispondono a quelli apparentemente rubati – compreso quello specifico paio di scarpe – sullo scaffale più alto del suo armadio, nascosti sotto una coperta.»
Il giudice si sfilò gli occhiali e guardò Olivia dritto negli occhi, in attesa di una spiegazione che non arrivò abbastanza in fretta.
«C’è un motivo, vostro onore. I genitori dell’imputato hanno due residenze.»
«Quindi lei sostiene che avesse due paia di scarpe uguali?»
«Vostro onore, un’udienza preliminare non dovrebbe trasformarsi in uno stratagemma per costringere il mio cliente a testimoniare o il suo legale a rivelare la propria strategia di difesa. Lo scopo di oggi è soltanto stabilire che non è necessario che Ethan resti in custodia per tutta la durata di un processo al termine del quale sarà scagionato. Può essere rilasciato, dietro cauzione se preferisce. Non ha precedenti e resterà con la madre adottiva, la cui reputazione è fuori discussione. E in ogni caso, se dovesse ritenerlo necessario, può sempre richiedere il braccialetto elettronico.»
La procuratrice scattò in piedi. «Con tutto il rispetto per la signora Randall, tutto ciò è inaccettabile. Un altro imputato – magari senza doppia residenza, scarpe costose e genitori famosi – non verrebbe mai rilasciato su cauzione con un’accusa di omicidio. Ho fornito solo qualche esempio delle numerose prove in mio possesso contro Ethan Macintosh e ho il timore che l’imputato possa cercare di plagiare eventuali testimoni, come quando ha cercato di convincere l’amico a confermare una sua bugia. Quanto all’affidabilità della madre adottiva nel prendersi cura di lui, mi lasci aggiungere soltanto una cosa: la signora Taylor ha detto più volte alla polizia che in famiglia il sistema di allarme veniva usato di rado, ma i registri della casa produttrice dimostrano il contrario. Inoltre la sera dell’omicidio l’allarme è stato attivato poco dopo l’arrivo di Adam Macintosh a bordo di una macchina Uber ed è stato spento poco più tardi, a nostro parere dall’imputato. Ma il punto fondamentale è che pensiamo che la signora Taylor, malgrado la sua reputazione sia – cito – “fuori discussione”, stia cercando di proteggere il figlio. Come è comprensibile» aggiunse, come se le fosse venuto in mente dopo.
Notai che il giudice mi lanciava una rapida occhiata. Non so che cosa pensasse di me prima, ma sembrava aver cambiato idea.
«Sì, non è necessario entrare nei dettagli» disse. Malgrado il suo tono conciliante, provai una fitta al petto. Avevo capito quanto stava per succedere. «La riflessione sul trattamento equo è un ottimo argomento. Ha dimostrato che l’accusa è fondata. Se si dovesse arrivare a una condanna, la pena potrebbe essere molto severa. Non voglio rischiare di rilasciare l’imputato per poi scoprire che è scappato sulle Alpi svizzere a bordo di un jet privato.»
Sentii qualcuno ridacchiare alle nostre spalle, e temetti che Nicky mi avrebbe stritolato la mano nella sua stretta. Se avesse avuto gli occhi sulla nuca, probabilmente avrebbe steso quel tizio senza pensarci due volte.
«L’imputato verrà trattenuto senza cauzione.»
Uscii dall’aula, con le parole del giudice che continuavano a riecheggiarmi nelle orecchie. La stampa ci aspettava. I giornalisti iniziarono a tempestarmi di domande appena mi videro varcare la soglia. «È vero che ha mentito alla polizia?» «Pensa che Ethan abbia ucciso suo marito?» Ne avevano anche per Nicky, ovviamente. «È sua sorella? Lei è la madre biologica?»
Olivia ci guidò attraverso la folla fino a una stanza vuota in fondo al corridoio che aveva riservato per noi. Una volta chiusa la porta, io e Nicky iniziammo a parlare all’unisono. «Si può fare appello? Quando può tornare a casa Ethan? E se ci offriamo di assumere una società privata per tenere d’occhio Ethan ventiquattro ore su ventiquattro?»
Olivia cercò di tranquillizzarci spiegandoc...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- SORELLE SBAGLIATE
- Quattordici anni prima
- PARTE PRIMA. Adam
- PARTE SECONDA. Nicky
- PARTE TERZA. Lo stato contro Ethan Macintosh
- PARTE QUARTA. Chloe
- Nota dell’autrice
- Copyright