Olympos' Got Talent - Tre dee alla scuola media
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Olympos' Got Talent - Tre dee alla scuola media

  1. 384 pagine
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Olympos' Got Talent - Tre dee alla scuola media

Informazioni su questo libro

Crono, il dispettoso dio del tempo, ha colpito ancora. Dopo aver mandato Atena, Artemide e Afrodite nel futuro, ha pensato bene di spedire due giovani mortali nel passato. E che passato! Amerigo e Ste, già con le Olympos Girls nella loro prima missione, si ritrovano nell'età di Pericle. All'ombra del Partenone in costruzione incontrano Stratonice, una ragazza molto avanti, che sogna di cambiare il mondo! E quello antico, di mondo, ricorda parecchio quello del futuro. Tra emergenze ambientali, oracoli oscuri come la dimora di Ade e fanciulle ribelli, i due dovranno chiedere aiuto alle loro dee preferite per tornare a casa. Ma prima dovranno dare un contributo al talent show più rivoluzionario dell'antichità, da cui sembra dipendere il destino dell'intera umanità.

Scelto da 375,005 studenti

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Informazioni

Anno
2019
eBook ISBN
9788858523667
Print ISBN
9788856672299
1

UNA DEA IN PRIMA LINEA

Sotto la guida di Pericle, leader del partito democratico,
Atene raggiunse l’apice dello splendore.
I monumenti dell’Acropoli li ha voluti lui.
Allora mi sembravano marmo sprecato ma,
col senno di poi, senza Partenone, Atene diventerà solo
lo scalo più comodo per raggiungere Mykonos!
Tucidide, storico ateniese
Nello splendore del sole mattutino, l’Acropoli era un unico, infinito cantiere. Dopo anni di abbandono seguiti alle devastazioni delle guerre persiane, i monumenti della rocca sacra ad Atena rinascevano finalmente a nuova vita, secondo la volontà dell’uomo politico più potente e carismatico del tempo, Pericle figlio di Santippo, che allora ricopriva la carica di stratego. Ovunque risuonavano i colpi dei picconi e il ticchettio leggero degli scalpelli. Le urla di incitamento e le imprecazioni, usuali durante lavori ingrati come innalzare una colonna sul suo piedistallo o trascinare un lastrone di marmo su per una ripida salita, erano insolitamente contenute. Dall’ingegnere fino all’ultimo manovale, ciascuno conosceva alla perfezione il proprio compito e lo eseguiva con tanta precisione e celerità da non avere bisogno di richiami all’ordine. E quando la fatica si faceva sentire, per rinfrancarsi bastava uno sguardo alla grande statua bronzea di Atena Promachos, “combattente in prima linea”, donata all’Acropoli da quel geniaccio di Fidia, il principe degli scultori. Pagata con il bottino della gloriosa battaglia di Maratona, raffigurava la protettrice della città armata di tutto punto.
Tanta efficienza lasciava a bocca asciutta i vecchi chiacchieroni che la mattina salivano sul colle a osservare lo spettacolo dei cantieri, con le mani incrociate dietro la schiena. Quando non venivano sorteggiati come giurati in uno dei tribunali cittadini o non dovevano votare all’Assemblea, gironzolare per l’Acropoli in cerca di qualcosa da criticare era il loro passatempo preferito. Così quel mattino, di fronte al modellino in scala che anticipava l’aspetto finale dell’edificio (con una statua colossale di Atena in oro e avorio, cui stava lavorando Fidia), un nonnetto dalla corta barba color ferro provò a dare il la alle malelingue. – Ventisei cubiti – esclamò, leggendo le misure incise alla base del plastico. – Praticamente la statua sarà alta come il tempio. Ma dove siamo, nell’Egitto dei faraoni? Zeus deve avergli fulminato il cervello, a Pericle.
– E tutte queste colonne erano proprio necessarie? – interloquì un collega dal largo cappello. – Il vecchio Partenone ne aveva la metà –. Un terzo colse la palla al balzo ed esclamò: – Quello sì era un tempio, signori miei! Degno di una dea guerriera, sobrio, senza tanti fronzoli. Questo sembra il palazzo di una viziata regina orientale. Eh, non ci sono più gli architetti di una volta!
– Perché non ci sono più i governi di una volta – rincarò la dose un quarto vecchietto, scuro e rugoso come un fico essiccato. – Ai tempi di Temistocle i soldi si impiegavano per costruire navi da guerra, oggi il governo li butta via in templi e statue per far colpo sui turisti. Ma se i Persiani ci invadono di nuovo, con che cosa li respingiamo, con le sculture di Fidia?
– Fidia, Pericle… Quelli sono tutti uguali, ve lo dico io! – brontolò il suo vicino, agitando il bastone. – È una vergogna! Abbiamo ragione o no?
– Simonide, tu che sei il più anziano, dicci la tua! – conclusero i vegliardi pettegoli, in coro.
L’uomo chiamato in causa era l’unico a non avere ancora aperto bocca. Dalle cicatrici sulle braccia si riconosceva il veterano delle guerre persiane. Non rispose, limitandosi ad alzare l’indice grinzoso verso una piccola sagoma scura in cima all’impalcatura della facciata del tempio.
I vecchietti ammutolirono e alzarono gli sguardi presbiti verso il punto indicato da Simonide. Appollaiata su una trave, una maestosa civetta sembrava vigilare sui lavori del cantiere. Anche da lontano era visibile lo scintillio grigioazzurro dei suoi occhi rotondi.
– L’uccello sacro ad Atena! – mormorarono gli anziani. – E in pieno giorno!
– Segno evidente che tutto questo è gradito alla dea – sentenziò Simonide in tono solenne. – Il nuovo Partenone narrerà nel marmo la sua gloria alle future generazioni!
Alle parole di Simonide fecero eco un grido acuto e un potente battito d’ali. La civetta aveva spiccato il volo per andare a posarsi proprio sul braccio di bronzo di Atena Promachos, scintillante nel sole.
Tutti i lavoranti si interruppero per ammirarla. Dai cantieri dell’Acropoli si levò un coro di voci entusiaste: – La dea è con noi! Gloria e onore a Pallade Atena!
Nello stesso momento, su un ramo di un grande albero alle pendici dell’Acropoli, una quaglia dal piumaggio rossiccio e una colomba con un minuscolo collare d’oro osservavano la scena.
– Onore… dei miei calzari! – sibilò la quaglia, che sul capo aveva un ciuffetto a forma di mezzaluna. – Le arie che si dà! Non la sopporto…
La colomba storse il capino candido, con aria stizzita: – Sembrava cambiata, dopo la nostra avventura nel futuro. E invece se la tira alla grandissima; se possibile è diventata ancor più spocchiosa di prima. Yuhuuu, ateniesi! Guardate quassù, ehilà, ci siamo anche noi! Afrodite, dea dell’amore e Artemide, dea della caccia!
– Puoi stare tranquilla, tanto non ci fila nessuno.
– Colpa tua, Midy! – sbottò la colomba, che poi era Afrodite. – Di tutti i nostri animali sacri, hai scelto quelli più modesti. Non potevamo presentarci tu come orso e io come delfino?
– Siamo qui in incognito, Afry. E i delfini nuotano nel mare, non in collina!
– Eddai. Con tutto quello che ci hanno speso gli ateniesi, sull’Acropoli ci sarà una piscina, no?
– No. Zero piscine. E sai perché? Perché alla gloriosa Pallade Atena non interessa il nuoto. Se no Fidia gliene avrebbe costruite almeno tre. Quel leccapiedi! Avrei voglia di andare lì e…
– Fargli cip cip? Ti ricordo che sei una quaglia.
– Umpf, forse hai ragione. Sarei dovuta venire qui sotto forma di orso. Così avrei messo in fuga tutti questi mortali che stanno annegando nel marmo il verde dell’Acropoli.
– Però… – tubò la colomba. – Guarda che schianto quel manovale laggiù! Riccioli neri, occhi di fuoco, addominali da paura, è proprio il mio tipo. Ehi, amoooreee! Che cosa fai quando finisci il turno?
– Probabilmente esce con il capo-cantiere – replicò la quaglia. – Guarda come si fanno gli occhi dolci. Del resto qui siamo avanti anni luce! L’amore è amore. Come dicevano nel futuro? Love is love!
– Splendido, allora… Possiamo uscire in tre, ci divert… Ahia! –. Le era arrivata una beccata in testa.
La quaglia allargò le ali. – Di civetta qui ne basta una. E ora tu e io andremo a dirle due paroline. – Si staccò dal ramo, seguita dalla compagna. Direzione: la statua di Atena Promachos.
– Oh, che bella sorpresa – esclamò Atena-civetta, in un tono che voleva dire tutt’altro, mentre Artemide planava sul lucente cimiero dell’elmo. – Non mi pare di avervi invitato... Ehi, pulisciti le zampe tu, prima di posarti sulla mia statua! E tu attenta a non rigarmi il bronzo – intimò ad Afrodite, impegnata nell’atterraggio sul braccio destro armato di lancia. Per tutta risposta, la colomba alzò le piume e sganciò uno schizzo biancastro che scivolò con grazia ineffabile lungo il polso della statua. – Ops! – cinguettò. – Scusami, tesoro! L’emozione gioca brutti scherzi!
Atena, sdegnata, strabuzzò gli occhi grigioazzurri e strillò: – Come osi, pennuto spudorato? Ora scoprirai che questo rostro può fare molto male! –. Fece per avventarsi su di lei, ma Afrodite si librò nell’aria, cinguettando: – Perché te la prendi tanto, gioia? Sono cose che succedono, con i monumenti. Del resto qui sull’Acropoli è difficile fare la cacca su qualcosa che non sia dedicato a te.
Artemide svolazzò giù dall’elmo. – Ehi, senti un po’… Ho appena avuto un’idea geniale! – disse con sarcasmo all’uccello notturno. – Sorella, se chiedi a Fidia di costruirti una toilette per pennuti, il problema della cacca è risolto.
– Oh, proposta interessante – ribatté Atena. – Perché no? Lo faremo mettere laggiù, in fondo a destra, e lo chiameremo: “Tempio di Artemide”.
– Aaah, sciagurata! – strillò la dea cacciatrice, scagliandosi a testa bassa contro la sorella. Atena si scansò all’ultimo momento, e per un pelo la quaglia non finì infilzata sulla punta della lancia.
– Ma sei pazza? Stavi per trasformarla in uno spiedino! – gridò Afrodite.
– Naturale per le quaglie, no? – commentò acida Atena. – Adesso datevi una calmata, state distraendo i miei operai –. In effetti i lavoratori avevano sospeso le attività per seguire l’insolita scaramuccia aerea fra i tre uccelli, scommettendo su quanto ci avrebbe messo la civetta a mandare K.O. le altre due. Il terzetto alato si ridiede dunque un contegno.
– Eravamo solo venute a dare un’occhiata alla ristrutturazione dell’Acropoli – spiegò Afrodite, specchiandosi nel lucido bronzo per aggiustarsi le piume. – E francamente qui ci sei solo tu: statue di Atena, tempietti di Atena, monumenti ad Atena. Non ti sembra un tantino auto… autoreversibile?
Atena scoppiò a ridere: – Vuoi dire autoreferenziale?
– Sì, sì, quello…
– Be’, e che male c’è? A breve inizieranno anche i lavori per il tempietto di Atena Nike, dedicato alla vittoria contro i Persiani. Slanciato, molto chic, marmo ovunque, tutto un fregio con scene di battaglia fra guerrieri muscolosi… Non potrai lamentarti, Afrodite.
La dea dell’amore si rabbuiò: – Sei la solita presuntuosa! Come se le guerre persiane le avessi combattute solo tu!
Atena socchiuse gli occhi: – Mi sforzo intensamente di ricordare il tuo contributo all’impresa bellica, cara, ma non ci riesco. A meno che non si tratti delle tue apparizioni nei sogni dei soldati, vestita solo con tre conchiglie nei punti strategici!
– Si chiama “risollevare il morale delle truppe” – puntualizzò Afrodite. – Comunque, dimentichi che il mio fidanzato Ares è il dio della guerra, quindi sull’argomento sono ferrata.
– Dai, parliamone… Chi ha fatto scendere la notte in anticipo per nascondere le manovre dei Greci all’esercito di Serse? – si intromise Artemide. – Chi ha deviato le frecce degli arcieri persiani a Maratona? Chi ha prolungato il plenilunio a Salamina per mostrare la rotta alla flotta ateniese?
– Dettagli. Importanti, ma dettagli – minimizzò Atena. – In quelle battaglie ha vinto soprattutto l’intelligenza. La mia. E Atene è la mia città. Quindi, se i miei cittadini hanno deciso di mostrarmi la loro riconoscenza, non ho nulla in contrario.
Artemide protese un’ala verso nord: – Ma non vedi? A forza di estrarre marmo per la tua vanità, stanno riducendo i monti del Pentelico a un colabrodo! I minatori hanno abbattuto le foreste e inquinato le sorgenti. Gli uccelli, i cervi e gli orsi sono in pericolo. Le ninfe sono disperate e mi hanno scongiurato di intervenire…
– Oh, bella – scattò Atena. – Per colpa di quattro inutili bestiacce io dovrei… ehm, Atene dovrebbe rinunciare a monumenti che passeranno alla storia? Non se ne parla nemmeno. Il marmo del Pentelico è il più bello della Grecia, e io per i miei templi voglio solamente il top! Quanto ai tuoi amici orsi, l’umanità può benissimo tirare avanti senza –. Poi, vedendo la furia montare negli occhi di Artemide, aggiunse, in tono appena più conciliante: – Senti, so che sei la protettrice della natura, sorellina, ma cerca di ragionare, una volta ogni tanto. Siamo state nel futuro, e sappiamo che fra duemila anni il Partenone sarà fonte di ispirazione per i mortali. Ma gli orsi… Vuoi dirmi che cosa potranno mai ispirare gli orsi fra duemila anni?
Afrodite rispose a colpo sicuro: – Masha e Orso, Winnie the Pooh, Yoghi…
Artemide levò gli occhi al cielo. Durante il loro viaggio nel tempo, voluto da Zeus perché “facessero esperienza” (e bersagliato da un imprevisto che le aveva condotte per errore nel futuro), la dea della bellezza aveva accumulato una cospicua esperienza in fatto di cartoni animati.
– Bazzeccole! – concluse Atena.
– Ma ti senti, sorella? – sbottò Artemide. – Eravamo le Olympos Girls, non ricordi? Avevamo promesso a Zeus di rimanere sempre unite. E io e Afry lo abbiamo fatto, gli abbiamo obbedito. Ti abbiamo aiutato a difendere la tua città dai Persiani. Tu invece…
– Oh, ma anche io vi avrei aiutato volentieri a difendere le vostre città, – assicurò Ate...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. PROLOGO
  4. 1. UNA DEA IN PRIMA LINEA
  5. 2. PIZIA DA ASPORTO
  6. 3. AFFARI DI FAMIGLIA
  7. 4. LO STUDENTE MISTERIOSO
  8. 5. APPUNTAMENTO SOTTO L’ALBERO
  9. 6. SEGRETI IN PIAZZA
  10. 7. LA TESSITRICE SENZA TELAIO
  11. 8. DEA O FAKE?
  12. 9. DUE STRANI FUORISEDE
  13. 10. FIOCCO VERDE SUL PENTELICO
  14. 11. FATTI MANDARE DA ARY
  15. 12. ATENA DANCE
  16. 13. ATENIESI SOTTO RETE
  17. 14. OLYMPOS BIRDS
  18. 15. AGENTE HERMES, LICENZA DI INGANNARE
  19. 16. LA RIVOLUZIONE SI BALLA
  20. 17. È QUI LA FESTA?
  21. 18. IL RITORNO DELLA DONNA RAGNO
  22. 19. FULMINI A CIEL SERENO
  23. 20. TU SI QUE VALES, PRESCELTO
  24. 21. UN BISCOTTO INDIGESTO
  25. 22. SARANNO FAMOSE
  26. 23. MASCHERE TEATRALI CERCANSI
  27. 24. SOGNANDO LA CALIFORNIA
  28. 25. CHI È DI SCENA
  29. 26. LA NOSTRA CASA È IN FIAMME
  30. 27. NON GIOCO PIÙ
  31. 28. PIOVONO PIETRE
  32. 29. UNA DEA, UNA DONNA, UNA TELA
  33. 30. IL SEGRETO DELL’ASTUCCIO
  34. 31. IL GIORNO FATALE
  35. 32. RITROVARSI E DIRSI ADDIO
  36. 33. VENTICINQUE SECOLI MENO QUATTRO MINUTI
  37. 34. FIDANZATO PER SEMPRE
  38. RINGRAZIAMENTI
  39. Copyright