Alta marea per un delitto
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Alta marea per un delitto

  1. 240 pagine
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Alta marea per un delitto

Informazioni su questo libro

Kate vive con la mamma e i fratelli a casa della nonna da quando il papà è annegato. O almeno così le hanno sempre detto. Finché l'arrivo di una lettera misteriosa la spinge a interrogarsi per la prima volta sulla sua scomparsa: Frederick è davvero morto? Perché nessuno parla mai del suo passato, quasi fosse stato inghiottito dall'acqua come lui? La nonna sa molto più di quanto dice, e la mamma sembra nasconderle dei segreti. Kate non si scoraggia e, in sella alla sua bicicletta, inizia un'attenta indagine per raccogliere gli indizi e far affiorare alla superficie tutta la verità.

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Informazioni

Anno
2019
eBook ISBN
9788858523025
Print ISBN
9788856670639
1

Il cono d’ombra

Kate Tranter tornava a casa da scuola nel crepuscolo di gennaio; passò accanto al cimitero, ai negozi, sotto le facciate delle villette a schiera alte e strette. La sua non era questa, né quella, né quell’altra…
Si fermò davanti a quella con le finestre buie, la sua casa.
Salì i tre gradini fino alla porta d’ingresso, cercò in tasca la chiave, aprì ed entrò. Sostò nell’ingresso, dopo aver chiuso la porta. Di fronte, sulla destra, le scale; sulla sinistra, il corridoio verso la cucina. Nella zona più ampia, davanti alla porta di servizio, un occhio rotondo, rosso, amico, la fissò: il catarifrangente della sua bicicletta.
Sulla sinistra si apriva la camera della nonna.
Kate Tranter inspirò lentamente e si preparò ad attraversare quello spazio per raggiungere le scale, a superare il cono d’ombra proiettato dalla porta socchiusa della stanza della nonna.
Nei giorni feriali, a quell’ora, la nonna stava seduta accanto alla finestra e guardava sempre verso la porta. I suoi occhi scrutavano, nel buio, chi andava e veniva. Chiunque fosse entrato avrebbe dovuto necessariamente attraversare il suo campo visivo, sia per raggiungere la cucina che per salire al piano superiore. Così pure veniva visto chiunque fosse uscito.
Talvolta, è vero, la nonna se ne stava seduta con gli occhi chiusi, e forse sonnecchiava. Ma benché la porta fosse socchiusa, lei era là, a sorvegliare. Solo quando andava a letto, o quando usciva a passeggio, la sua porta veniva chiusa.
Kate prese fiato e si avviò nella zona d’ombra verso le scale. Salì di sopra passando accanto alla stanza della mamma e a quella di suo fratello Randall, dove prima dormiva lei, e poi ancora su fino alla propria camera in mansarda, di fronte a quella di Lenny, l’altro suo fratello.
Anche la porta della sua stanza era socchiusa, ma questo era un buon segno: Kate sapeva chi la stava aspettando.
Spalancò la porta: − Sciroppo? −. Accese un attimo la luce per il gusto di vedere il lustro pelo biondo di Sciroppo, il suo gatto, mentre si allungava sul letto. Lui non aprì gli occhi, né emise alcun suono; si distese un po’, si contorse e si mise infine pancia all’aria mostrando il pelo del ventre, soffice e chiaro, e restando con le zampe anteriori stese sopra la testa e la punta della lingua tra i denti. La coda a uncino, sua unica imperfezione, era immobile.
Kate spense la luce e attese finché i suoi occhi non si abituarono all’oscurità. Si sedette sul letto accanto al gatto e cominciò a solleticarlo, a lisciarlo… Poi gli si sdraiò accanto e lo accarezzò lentamente parlandogli sottovoce. Lui cominciò a fare le fusa.
− Oh, Sciroppo! − sussurrava. − Bello, bello, il mio micino!
Al piano di sotto suonò il campanello della porta: forse uno dei ragazzi aveva dimenticato la chiave, sicuramente non la mamma.
Dopo una breve pausa, si udì un’altra scampanellata. Kate e Sciroppo restarono immobili, in attesa.
E se la nonna fosse andata ad aprire? Ma lei non lo faceva mai…
In quel momento una voce la chiamò, probabilmente attraverso la fessura per le lettere: − Cath!
Era una voce da bambina. Soltanto a scuola la chiamavano Cath o Catharine, quindi doveva trattarsi di Anna Johnson, una sua compagna che abitava due strade più in là.
− Cath! – si sentì ancora.
Sì, era proprio Anna.
Per andar giù fino alla porta il tragitto era lungo; d’altra parte, Anna le piaceva. Avrebbe voluto far scendere Sciroppo, ma… cosa voleva Anna? Era una bambina simpatica. A casa aveva un gattino e sapeva che anche i Tranter ne possedevano uno. Un giorno le aveva detto che desiderava conoscere Sciroppo. Sarebbe stato carino.
Kate avrebbe proprio voluto scendere ad aprire la porta all’amica, poi sarebbero salite insieme a giocare con il micio. Ma prima avrebbero dovuto attraversare la zona d’ombra…
− Catheee!
No, meglio lasciar perdere.
Kate e Sciroppo rimasero immobili. La voce tacque. Kate immaginò il colpo della fessura per le lettere che si richiudeva, i passi che si allontanavano, il disappunto di Anna. Qualunque visitatore avrebbe pensato che la sua fosse una casa vuota, morta, disabitata.
Si girò a guardare il gatto, poi prese a coccolarlo con tenerezza, parlandogli sottovoce.
La stanza era diventata buia; tutta la casa era buia, ora, molto silenziosa e tranquilla; troppo. C’erano soltanto la nonna, la signora Randall, al pianterreno e Kate Tranter nella sua camera in mansarda, con Sciroppo.
Nel crepuscolo che incupiva si sentì un rumore di passi, provenienti da diverse direzioni, che convergevano verso la casa.
Il primo a rientrare fu Lenny con un amico. Kate li sentì entrare dalla porta d’ingresso, poi trascinare i piedi, bisbigliare e ridacchiare fino alla stanza di Lenny. Entrarono e chiusero la porta.
Sciroppo faceva le fusa e Kate lo accarezzava.
La porta d’ingresso si aprì nuovamente e subito dopo si udì del trambusto in cucina. Il micio smise di fare le fusa e restò immobile: ascoltava o stava soltanto annusando l’aria? Prima ancora che Kate se ne fosse resa conto, il gatto aveva percepito l’odore del pesce che la signora Tranter stava per friggere. Rapidamente balzò giù dal letto e uscì dalla porta della camera, rimasta aperta.
− Sciroppo! − chiamò Kate, ma il felino se n’era già andato via. Rimase sdraiata sul letto, sentendosi abbandonata. Solo in quel momento si rese conto di quanto si fosse fatto freddo, stando così a lungo in una mansarda non riscaldata. Era al freddo e sola: meglio scendere al piano di sotto come gli altri.
Sul piccolo ballatoio vide una lama di luce provenire dalla porta di Lenny, ma non sentì nessun rumore. I ragazzi forse stavano lavorando a qualcosa, leggendo le istruzioni, costruendo, riparando.
Scese senza accendere la luce fino alla stanza di Randall: raramente suo fratello ritornava a casa prima di quell’ora e la sua camera doveva essere senz’altro vuota.
Rimase in ascolto per accertarsi che non si udissero passi dalla stanza di Lenny, al piano di sopra, né nell’ingresso. Quindi, rapidamente e silenziosamente, aprì la porta di Randall e scivolò dentro, richiudendosela accuratamente alle spalle.
Conosceva bene quella stanza perché un tempo era stata sua. Quando era piccola doveva dormire accanto alla camera della mamma, sicché i due ragazzi occupavano le stanze al piano superiore. Poi lei era cresciuta, i due fratelli avevano cominciato a litigare e allora la mamma aveva cambiato la disposizione dei figli nelle camere.
Quella che prima era stata la sua stanza era passata a Ran, e quella di Ran, in mansarda, era diventata sua, e ci si trovava bene. La camera di Ran, invece, le piaceva di più quando era in soffitta. Ci andava spesso, allora, e lui non se ne preoccupava; lasciava giocare la sorellina con le sue cose anche se le metteva in disordine. Kate stava a guardare i poster di Ran, ascoltava i suoi dischi e toccava le sue collezioni e lui chiacchierava con lei, scherzava e talvolta la faceva giocare o le raccontava delle storie.
Ma tutto ciò non accadeva più da tempo. Ora Ran era diverso, come pure la sua stanza. Non c’erano più i dischi e il giradischi, e lei non sapeva neppure dove fossero finiti. Col passare degli anni i poster erano stati tolti e non più sostituiti. Anche tutte le collezioni erano scomparse. Il fratello trascorreva sempre meno tempo nella sua stanza, che parlava sempre meno di lui. Era diventata muta, misteriosa, anonima.
Grazie alla luce dei lampioni sulla strada, Kate riusciva a vedere tutto quello che c’era lì dentro. Il letto, che ogni mattina prima di uscire Ran lasciava sempre perfettamente in ordine (diversamente da lei e Lenny); il cassettone un po’ scolorito, l’armadio, uno scaffale per i libri della scuola serale, una scrivania, una lampada da tavolo e una sedia, tutte cose che non le dicevano assolutamente nulla di quanto le sarebbe piaciuto sapere.
Perlustrò ancora la stanza con lo sguardo, ma non c’era altro.
Chiuse gli occhi e si concentrò. Sentiva il ticchettio della sveglia accanto al letto e percepiva il lieve profumo della brillantina di Ran, unica traccia che il fratello lasciava dietro di sé quando se ne andava cercando di passare inosservato…
Dal pianterreno, la mamma la chiamò: − Vieni, il tè è pronto!
Subito Kate sgusciò fuori dalla camera di Ran e cominciò a scendere, seguita da Lenny e dal suo amico.
La madre, arrossata dal calore dei fornelli, stava per servire. Sciroppo si era accoccolato su una sedia e la guardava con aria piuttosto interessata. La tavola era mezzo apparecchiata e Kate finì di sistemarla aggiungendo un posto per Brian, l’amico di Lenny.
I due ragazzi si sedettero chiacchierando. La signora Tranter sorrise a Brian: veniva spesso a trovarli e lei ne era contenta per Lenny. Cominciò a servire il pesce e a versare il tè. Aveva già preparato un piccolo vassoio con una tazza di tè e un po’ di pane e burro.
− Lo vuoi portare tu, Kate?
Lei lo prese e si mosse verso la camera della nonna, quando, nell’ingresso, si fermò ascoltando un rumore di passi fuori dalla porta. Poi qualcuno armeggiò con la fessura per le lettere. Ma non era un po’ tardi per il postino?
Sullo stoino scivolò una busta, infilata da una mano furtiva. Si udirono dei passi allontanarsi rapidamente, poi il rumore di un’auto che partiva a tutto gas.
Kate osservò la busta: con inchiostro violetto stava scritto solo SIGNORA RANDALL e niente altro, né francobollo, né timbro.
Kate la raccolse, la mise sul vassoio e si diresse verso la camera della nonna.
Prima ancora di spalancare la porta accese la luce. La stanza, una volta illuminata, non aveva nulla di misterioso: era la solita camera da nonna. Anche la vecchia signora, che sbatteva gli occhi, abbagliata dalla luce improvvisa, sembrava tranquilla mentre spostava gli oggetti sparpagliati sul tavolo per far posto al vassoio. − Già l’ora del tè! Sei una brava bambina, Kate – mormorò.
Scorse la lettera sul vassoio, la prese, la osservò per un istante, passò il dito sotto il lembo di chiusura e iniziò lentamente ad aprirla, con mani incerte.
Kate chiuse le tende e si avviò verso la cucina.
− Lascia la porta socchiusa – si raccomandò la nonna continuando ad armeggiare.
Kate fece appena in tempo a sedersi davanti al suo piatto di pesce, quando un grido lacerante saettò fino in cucina.
− Catharine! Catharine!
La donna balzò in piedi e corse fuori. Dalla cucina la sentirono esclamare: − Mamma, che c’è?
− Guarda, guarda qua! − rispose la nonna.
Poi la porta venne chiusa e le voci si affievolirono: le due donne parlavano sottovoce.
Lenny non aveva nemmeno sollevato gli occhi ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. 1. Il cono d’ombra
  4. 2. Sabato mattina
  5. 3. Il puzzle
  6. 4. La neve
  7. 5. La scomparsa
  8. 6. Altra gente, altri luoghi
  9. 7. Né gatto, né ratto
  10. 8. Un’avventura particolare
  11. 9. La nonna sale le scale
  12. 10. Occhi nello specchio
  13. 11. Kate e Anna
  14. 12. Sciroppo
  15. 13. Sete a mezzanotte
  16. 14. L’altra nonna
  17. 15. Kate torna a casa
  18. 16. La storia di un uomo morto
  19. 17. I due cuscini
  20. 18. La raccolta delle fragole
  21. 19. Sulla scala, una statua in ascolto
  22. 20. Ritorno a casa
  23. 21. Al ristorante
  24. 22. Lungo la spiaggia di Sattin
  25. Copyright