Voci della natura
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Voci della natura

Quando gli insetti raccontano il mondo

  1. 144 pagine
  2. Italian
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Voci della natura

Quando gli insetti raccontano il mondo

Informazioni su questo libro

Esiste un mondo delle meraviglie vicinissimo a noi, anche se quasi invisibile, abitato da piccoli esseri capaci di fare grandi cose: cambiare l'esito di importanti battaglie, proteggere il verde del pianeta, uccidere con il più potente dei veleni… e per scoprirlo basta fare una passeggiata in un prato. La sentite? La natura vi sta già raccontando le sue storie.

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Informazioni

Anno
2019
eBook ISBN
9788858523520
Print ISBN
9788856673104
1

LA VOCE SUBDOLA DEL COLEOTTERO E QUELLA LABORIOSA DELL’APE

Il preciso istante in cui è successo è stato inghiottito dalle pieghe del tempo e nessuno potrà mai recuperarlo. Sconosciuto è anche il luogo in cui è avvenuto e pure il suo artefice. Nessuno potrà mai dire quando è stata emessa la prima parola.
Eppure è accaduto: per la prima volta nella storia della vita un soffio d’aria è uscito dai polmoni di un essere umano, è stato modulato dalle corde vocali e poi, una volta libero nel cielo, si è posato su “qualcosa”. Che cosa? Un oggetto? O un animale? Forse era diretto a una donna, o a un uomo, o a un bambino, oppure è stato lanciato verso il cielo con la speranza di evocare un essere sovrannaturale.
L’atmosfera, forse, era colma di paura o magari d’amore, oppure di odio feroce o di scintillante allegria. Insomma, nessuno lo sa e nessuno lo potrà mai sapere. Le domande sull’avvenimento sono tantissime e tutte senza una risposta.
Eppure, come vi dicevo, è successo: un nostro avo, chissà quando, chissà dove e chissà perché, ha pronunciato una parola capace di raccontare un pezzetto di mondo.
Attenzione, però: non tutto è sconosciuto!
Le conseguenze di quel fatidico momento sono note e le possiamo osservare anche adesso. Basta guardarsi intorno per rendersi conto che oggi viviamo letteralmente immersi in un immenso oceano di parole.
Il primo vocabolo pronunciato nella notte dei tempi ha infatti generato un torrente che si è trasformato in fiume e poi in mare e quindi nell’attuale oceano. Le parole hanno girato il mondo e si sono colorate con tutte le tinte delle culture umane.
Questa massa gigantesca è composta da suoni di vario genere: ci sono parole che, dopo essere entrate dentro di noi, sono capaci di far sbocciare il nostro giardino interiore con pensieri rigogliosi e sempre nuovi. Altre, invece, sono pericolose e assomigliano a frecce che, dopo aver colpito il nostro cuore, fanno sgorgare gocce di sangue.
Inoltre, le parole hanno il potere di rischiarare la realtà e renderla leggermente più comprensibile, ma sanno fare anche l’esatto contrario: gettare un velo di menzogna sul mondo celando le sue verità.
Belle e aggraziate, brutte e volgari, chiassose o bisbigliate, ce n’è per tutti i gusti!
Coglierle è facile: è sufficiente sfogliare la massa di libri che gli uomini, con il passare del tempo, hanno scritto, pubblicato e riposto nelle biblioteche, nelle librerie e, oggi, anche nell’ambiente etereo di Internet.
Eppure noi esseri umani non siamo gli unici organismi capaci di comunicare. Anche i nostri compagni di viaggio su questo pianeta si scambiano messaggi d’amore, si lanciano sfide terribili e si coordinano tra loro.
Ovviamente esistono delle differenze fondamentali tra i due linguaggi: mentre il nostro è composto da parole e da segni grafici, il loro alfabeto può essere fatto di colori, profumi, assumere tante forme, svariati gusti, oppure volteggiare nell’aria sotto forma di onde sonore.
Non solo: il nostro linguaggio, talvolta, prende strade
secondarie e perde il suo significato originale diventando difficile da decifrare e comprendere.
La voce della natura, invece, è sempre chiara, diretta e coerente.
Ascoltare questa voce è semplice: basta passeggiare in un prato in primavera e annusare l’aria profumata, riempire gli occhi con i colori dei fiori e sgranocchiare un frutto zuccherino. Capirla invece può essere difficile ed è necessario un interprete capace di trasformare quei profumi, quelle forme e quei gusti in parole per noi famigliari.
Ecco allora che entra in campo l’ecologia: la scienza che studia le relazioni tra gli organismi viventi e che traduce per noi la voce della natura.
Siete curiosi di conoscere le storie che la natura ha da raccontare?
Allora, inoltriamoci in un prato e, mentre passeggiamo, ascoltiamo quello che gli organismi ci stanno comunicando, e iniziamo a farlo scaldando le narici.
Gli organismi che mescolano delle molecole con l’aria per lanciare un messaggio profumato sono numerosi. Di tutte queste comunicazioni che ci volteggiano intorno la nostra specie può percepirne solo pochissime. Durante la nostra storia evolutiva, infatti, noi uomini abbiamo barattato l’olfatto con la vista e l’udito.
Gli insetti, invece, hanno percorso una strada completamente diversa e il loro mondo viaggia sulle ali degli odori, mentre si sofferma poco sia sulle forme sia sui colori.
I fiori si sono quindi attrezzati con profumi per attirare le api e gli altri impollinatori anche da lontano. Allo stesso modo, le farfalle femmine emettono una sostanza, che prende il nome di “feromone sessuale”, capace di attirare il loro compagno anche da dodici chilometri di distanza. La sensibilità del maschio a questo odore è così marcata che può rilevarne addirittura le singole molecole.
Potrei poi parlarvi del raffinato sistema basato sulle sostanze volatili che regola l’intricato mondo sotterraneo delle formiche.
Ma prima di inoltrarci nei cunicoli dei formicai e di viaggiare nella città di cera delle api, vorrei, per un attimo, interrompere la passeggiata che abbiamo appena iniziato per osservare qualcos’altro. Seguitemi…
Vedete quella piccola massa marrone posata su un ramoscello? Ce n’è una anche su questo filo d’erba, guardate… All’apparenza si tratta di un unico organismo ma, aguzzando la vista, si nota che è costituita da numerose larve. Sono le forme giovanili del coleottero meloide.
Come impiegano il loro tempo i giovani meloidi?
A una prima analisi, sembra che non facciano assolutamente nulla! In realtà sono impegnati a comunicare, in modo subdolo, con i maschi delle api solitarie.
Come?, vi starete chiedendo.
Be’, cerchiamo le risposte interrogando direttamente uno dei membri del folto gruppo di larve che se ne sta appoggiato, proprio in questo momento, su questo filo d’erba.
Cari amici umani, piacere di conoscervi, sono un COLEOTTERO MELOIDE. O meglio, una larva di meloide. Volete conoscere la mia storia?
Se è così, allora dovete sapere qualcosa sul mondo delle api, il cui esponente più noto è l’ape da miele, una delle poche della nostra famiglia a essere sociale. Tutte le altre sono solitarie, e la mia storia è finemente intrecciata proprio con questi ultimi insetti.
Allora, le api solitarie conducono una vita piuttosto diversa da quella delle loro sorelle sociali; per esempio, non hanno una società e quindi nemmeno le caste. Detto in altre parole, ogni femmina depone le proprie uova e si occupa direttamente dei figli.
La vita dei maschi, sia sociali sia solitari, è invece simile: in pratica nessuno di loro fa nulla da mattina a sera, a parte andare in giro alla ricerca delle femmine, s’intende.
Ed è proprio qui, nel punto debole dei maschi delle api solitarie, nell’estrema sensibilità mostrata da questi rubacuori a sei zampe, che noi meloidi ci inseriamo per manipolarli per bene.
Come?
Aspettate ancora un attimo, prima di svelarvi il mio segreto devo raccontarvi qualcosa sulla vita delle api solitarie. In realtà sui maschi non c’è tanto di più da dire, visto che la loro esistenza è contraddistinta da un unico bisogno: cercare le femmine.
Passerei quindi a descrivervi la vita frenetica, complessa e impegnata delle femmine. Prima di tutto esse si devono occupare della casa: alcune specie scelgono come dimora i cunicoli delle canne secche, mentre altre amano stabilirsi nei fori che si formano tra un mattone e l’altro delle vecchie case. Altre ancora si impegnano a scavare un tunnel sotto terra per poi stabilirsi lì insieme ai figli.
Dopo che hanno messo su casa, il comportamento delle varie specie converge e si concretizza nella ricerca del polline e del nettare, le tipiche sostanze nutrienti che abbondano nei fiori. Ecco perché le api si tuffano centinaia di volte all’interno delle corolle e ne escono con una discreta dose di cibo, che però utilizzano solo in minima parte per se stesse. Con il resto le signore api solitarie “preparano il pasto” per le future larve. Con le loro zampette pelose mescolano i doni dei fiori fino a ottenere una pallina ricca di zuccheri e proteine che sistemano alla base del nido.
È quindi arrivato il momento di deporre le uova, cosa che avviene proprio sopra il cibo. Quando la larva sguscerà, avrà a disposizione l’alimento sufficiente per diventare matura, trasformarsi in crisalide e quindi in un adulto pronto ad affrontare il mondo!
Prima di raccontarvi le strategie che io e i miei compagni coleotteri meloidi usiamo per manipolare i maschi delle api solitarie, fatemi dire le ultime parole sulla vita delle femmine…
Dovete sapere che la natura, forse per compensarle del ruolo meno facile rispetto ai compagni, ha dotato le api solitarie di una grande opportunità che pochi possiedono su questa terra: in pratica, esse possono scegliere se avere figli maschi o figlie femmine.
Ma, tra le mille virtù possedute da questi insetti, numi tutelari della biodiversità, c’è anche la totale assenza di pregiudizi di genere, e quindi esse mettono al mondo entrambi i generi, anche se con una differenza: le uova che daranno origine a figlie femmine vengono deposte prima, e cioè alla base del nido, mentre quelle dei figli maschi vengono messe alla fine, e quindi nella parte superiore del tunnel. Questo comportamento ha un chiaro significato ecologico: essendo il genere femminile responsabile dell’accudimento dei figli è biologicamente più importante. E dato che la vita del prato può essere molto pericolosa, le api per non sapere né leggere né scrivere assicurano la vita alle figlie femmine. Poi, se tutto va bene, si occupano anche dei maschi. Il risultato, come vi dicevo, si nota nel nido, che accoglie le camere delle sorelle alla base e quelle dei fratelli in cima.
Va da sé che, all’inizio della buona stagione, sono i maschi i primi a uscire e ad affrontare il nuovo mondo. E indovinate un po’ cosa fanno appena si trovano nel prato ricco di fiori? Si mettono a lavorare? Assolutamente no. Si occupano del loro nido assicurando un futuro alla loro famiglia? No, neanche questo.
I maschi ronzano in giro con un’unica idea in testa: accoppiarsi con una femmina!
Esiste però un fatto che non conoscono: ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. INTRODUZIONE
  4. 1. LA VOCE SUBDOLA DEL COLEOTTERO E QUELLA LABORIOSA DELL’APE
  5. 2. LA VOCE BELLICOSA DELLA FORMICA E QUELLA FIERA DELLO SCARABEO
  6. 3. LA VOCE REALISTA DELLA ROSA
  7. 4. LA DUPLICE VOCE DEL FINOCCHIO SELVATICO
  8. 5. LA VOCE VARIOPINTA DEL FAGIANO
  9. 6. LA VOCE IMMOBILE DELLA COCCINIGLIA
  10. 7. LA VOCE FESTOSA DEL CANE
  11. 8. L’ANTICHISSIMA VOCE DEL SILENZIO
  12. Copyright