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Il tempo della vendetta
Informazioni su questo libro
Un nuovo caso per Kate Burkholder
A volte, tra la vittima e il carnefice, la linea di confine può essere molto sottile...
La pacifica comunità amish di Painters Mill, in Ohio, è scossa da un omicidio: la sessantenne Mary Yoder è stata brutalmente accoltellata nei pressi della sua fattoria, mentre raccoglieva noci con le sue nipoti. Proprio una di loro, Elsie Helmuth, di sette anni, viene rapita dall'assassino.
La famiglia della bambina è rispettata da tutta la comunità, eppure, quando il capo della polizia Kate Burkholder incontra i genitori della piccola, capisce che nascondono qualcosa. Qualcosa che è accaduto in passato e che ora ritorna a tormentarli. L'indagine conduce Kate a un'altra comunità molto più rigida, per la quale la famiglia e le tradizioni sono tutto. Ma mentre Kate cerca di fare luce su una storia complessa che coinvolge molte persone, l'assassino continua a colpire: anche la levatrice che aveva fatto nascere Elsie viene trovata morta e Kate stessa, che si trovava a casa della donna, resta ferita.
Una serie di bigliettini con versetti della Bibbia vengono rinvenuti sui luoghi del delitto. Kate non può che dare il via a una frenetica corsa contro il tempo per fermare la scia di sangue e ritrovare la piccola Elsie, prima che sia troppo tardi.
A volte, tra la vittima e il carnefice, la linea di confine può essere molto sottile...
La pacifica comunità amish di Painters Mill, in Ohio, è scossa da un omicidio: la sessantenne Mary Yoder è stata brutalmente accoltellata nei pressi della sua fattoria, mentre raccoglieva noci con le sue nipoti. Proprio una di loro, Elsie Helmuth, di sette anni, viene rapita dall'assassino.
La famiglia della bambina è rispettata da tutta la comunità, eppure, quando il capo della polizia Kate Burkholder incontra i genitori della piccola, capisce che nascondono qualcosa. Qualcosa che è accaduto in passato e che ora ritorna a tormentarli. L'indagine conduce Kate a un'altra comunità molto più rigida, per la quale la famiglia e le tradizioni sono tutto. Ma mentre Kate cerca di fare luce su una storia complessa che coinvolge molte persone, l'assassino continua a colpire: anche la levatrice che aveva fatto nascere Elsie viene trovata morta e Kate stessa, che si trovava a casa della donna, resta ferita.
Una serie di bigliettini con versetti della Bibbia vengono rinvenuti sui luoghi del delitto. Kate non può che dare il via a una frenetica corsa contro il tempo per fermare la scia di sangue e ritrovare la piccola Elsie, prima che sia troppo tardi.
Informazioni
Editore
EDIZIONI PIEMMEAnno
2020eBook ISBN
97888585247011
Vedi una quantità di cose, quando sei il comandante della polizia di una piccola città. Cose di cui la maggior parte della gente non sa – e non vuole sapere – nulla, e probabilmente per questo vive meglio. Mi trovo prevalentemente a dover gestire casi semplici: incidenti stradali, liti domestiche, piccoli furti, sconfinamenti del bestiame. Vedo persone che conosco da sempre, amici, vicini di casa, in situazioni di profondo stress. Le vedo al loro peggio, a volte. Ma la verità è che riesco a vederle anche al loro meglio. Vedo coraggio e forza di carattere e individui che si prendono cura del prossimo, in certi casi rischiando la vita per qualcuno che nemmeno conoscono. Sono queste le circostanze che mi sollevano il morale. Che mi fanno andare avanti quando il cielo è scuro e la pioggia battente.
Mi chiamo Kate Burkholder e sono il comandante della polizia di Painters Mill, una graziosa cittadina di 5300 anime, un terzo delle quali amish, situata nel cuore della regione amish dell’Ohio. Sono nata qui e sono stata allevata nel rispetto della tradizione, ma a diciott’anni ho lasciato l’ovile. Non avrei mai pensato di tornarvi, ma dopo dodici anni, e dopo aver trovato il mio posto nelle forze dell’ordine, ho sentito il richiamo delle radici. Il fato si è prestato al gioco quando il consiglio comunale mi ha offerto la posizione di capo della polizia. Mi piace credere che la proposta fosse motivata dalla mia esperienza e dalla mia bravura di poliziotta. Ma so che il mio passato di amish, la mia familiarità con la cultura e la religione e il fatto che parli correntemente il deitsch hanno influito sulla decisione. Il turismo, dopo tutto, rappresenta una grossa percentuale delle entrate, e i nostri amministratori sanno che la mia presenza può fare molto per colmare il divario tra la comunità amish e quella “inglese”.
Sono appena passate le quattro del pomeriggio e sono seduta sul lato del passeggero del mio Explorer di ordinanza. Al volante c’è la recluta più recente tra i miei agenti di pattuglia, Mona Kurtz. Questo pomeriggio ha un’aria molto professionale, con la sua uniforme ancora profumata di ammorbidente. I capelli di solito ribelli sono raccolti in una coda di cavallo. Il trucco è discreto, con sfumature dai colori leggeri e naturali. Per adesso, si occupa prevalentemente di coprire il turno serale al centralino ma, ben conoscendo l’importanza dell’esperienza sul campo, ho cominciato a passare due ore al giorno di pattuglia insieme a lei, quando i rispettivi impegni ce lo consentono. Voglio che sia pronta nel momento in cui troverò una nuova centralinista.
È un pomeriggio soleggiato e luminoso; fresco ma gradevole, per essere in novembre e in questa zona dell’Ohio. Alla radio gli X Ambassadors cantano Unsteady a un volume abbastanza basso da consentirci di ascoltare anche la frequenza della polizia. Abbiamo due caffè da asporto infilati nei portabicchieri e gli involucri degli hamburger con cui abbiamo pranzato in un sacchetto sulla consolle. Stiamo percorrendo la County Road 19 quando vediamo una dozzina di balle di fieno sparse su entrambe le carreggiate.
«A quanto pare qualcuno ha perso il carico» dice Mona rallentando.
«Una balla di fieno colpita a ottanta all’ora può creare qualche problema.»
Mona attiva la barra luminosa, accosta sul ciglio della strada e si ferma. «Accendiamo i segnali stradali?»
Guardo in lontananza, e come volevasi dimostrare vedo un carro amish stracarico di fieno che ondeggia all’orizzonte. «Sembra proprio il nostro colpevole. Spostiamo le balle dalla strada e raggiungiamolo.»
Passiamo qualche minuto a trascinare il fieno sul ciglio della strada, poi risaliamo sull’Explorer e ci dirigiamo verso il mezzo responsabile. È un vecchio carro di legno con sponde laterali formate da assi, metà delle quali sfondate.
«Se non altro ha il cartello di “veicolo lento”» osservo mentre ci avviciniamo. «È già qualcosa.»
«Gli segnalo di fermarsi, capo?»
«Sì.»
Mostrandosi forse fin troppo zelante, Mona si accoda al carro tenendosi leggermente a sinistra. Il conducente è invisibile, nascosto dal carico di fieno alto tre metri. Il carro è trainato da una coppia di cavalli da tiro decisamente vecchi. Accosta lentamente a bordo strada e si ferma.
Mona inspira, si sistema il giubbotto, mi scocca un’occhiata come a dire “lasci fare a me” e scende dall’auto. La imito, sforzandomi di non sorridere, seguendola fino alla parte anteriore del carro sul lato sinistro.
Il conducente non è quello che ci aspettavamo. È una ragazzina di quattordici o quindici anni. Sul sedile accanto c’è una bambina ancora più piccola. Tra di loro, un maschietto di sei o sette anni ci rivolge un gran sorriso sdentato. Da come sono vestiti capisco che sono amish swartzentruber: il bambino indossa giacca nera, jeans e scarpe da ginnastica nere alte fino alla caviglia. Un cappello a tesa piatta copre il taglio a scodella dei capelli. Le bambine hanno vestiti blu scuro, giacche nere e cuffie nere invernali.
Gli amish swartzentruber appartengono al Vecchio Ordine, e rispettano rigorosamente le antiche tradizioni. Rinunciano a molte delle comodità di cui gli altri amish approfittano nella loro vita quotidiana. Cose come l’acqua corrente e le tubature interne. Sui loro calessi non usano parabrezza o pneumatici. Le donne indossano vestiti lunghi e scuri. Molte di loro portano cuffie invernali tutto l’anno. Gli uomini non si regolano la barba. Perfino le loro abitazioni tendono a essere disadorne.
Nel complesso non sono visti di buon occhio, specialmente da coloro che non appartengono al mondo amish e non ne comprendono la cultura. Spesso ci arrivano delle lamentele relative al loro rifiuto di esporre il cartello “veicolo lento” – considerato dagli swartzentruber puramente ornamentale – sulle loro vetture. Mi è anche capitato di sentire qualcuno protestare a proposito della loro igiene personale. Da parte mia, il retaggio amish mi permette di capire le vecchie tradizioni. Anche se non le approvo, le rispetto. So per esperienza quanto è difficile trasportare secchi d’acqua quando fuori ci sono più di venti gradi sotto zero. Diventa decisamente poco pratico fare il bagno ogni giorno, specialmente d’inverno.
Vedendo che i bambini sembrano preoccupati, cerco di tranquillizzarli. «Guder nochmiddawks» buon pomeriggio, dico, nel tedesco della Pennsylvania.
«’Giorno.» La conducente del carro fa guizzare lo sguardo da Mona a me. «Ho fatto qualcosa di male?»
Rivolgo un cenno del capo a Mona, cedendole le redini. «Nossignora» dice lei alla ragazzina. «Volevamo solo informarvi che avete perso qualche balla di fieno.»
La ragazzina sgrana gli occhi. «Oh, no.» Si guarda alle spalle, ma la torre di fieno sul carro le impedisce la vista. «Quante?»
«Una decina.» Mona indica il punto dell’incidente. «Circa quattrocento metri più indietro.»
Guardandoli meglio, mi rendo conto di avere già visto questi bambini in città insieme ai genitori. Più di una volta avevo fermato il loro datt per non aver esposto il cartello “veicolo lento” sul calesse. È gratificante vedere che hanno ascoltato la mia raccomandazione.
«Siete i figli di Elam Shetler?» chiedo.
La ragazzina alla guida del carro si volta verso di me. «Io sono Loretta.» Indica la sorellina con un cenno del pollice. «Questa è Lena. E lui è Marvin.»
Cerco di stimare le dimensioni del carro e la stabilità delle balle di fieno accatastate. Il cassone è ampio, ma è anche sovraccarico. La strada è stretta, non c’è molto spazio di manovra. Sto per suggerirle di andare a casa, scaricare il fieno e tornare con un adulto a recuperare le balle cadute quando lei riprende le redini e schiocca la lingua rivolta ai cavalli.
«Kumma druff!» comanda. «Kumma druff!» Forza!
I due animali si rianimano. Sollevano la testa, puntano le orecchie in avanti. All’ascolto. “Vecchi professionisti” mi dico.
«Sicura di riuscire a fare inversione?» chiedo a Loretta.
«Sicurissima» risponde lei. Nei suoi modi non c’è stizza né boria giovanile. C’è solo una tranquilla sicurezza, derivante da esperienza e capacità.
Mi rivolgo a Mona. «Arretriamo con l’Explorer e lasciamola manovrare.»
«Ai suoi ordini, capo.»
Indietreggio di qualche metro e osservo con una certa ammirazione l’abilità con cui la ragazzina guida i cavalli in un aggraziato passo laterale. I due animali abbassano la testa e incrociano le zampe anteriori esterne davanti a quelle interne, perfettamente coordinati. Quando non c’è più spazio di manovra, Loretta li fa arretrare di mezzo metro e poi ripete il comando. Nel giro di pochi minuti il carro ha invertito la direzione di marcia.
«Ho un rispetto tutto nuovo per le ragazze amish» bisbiglia Mona.
Mi avvicino al carro e alzo gli occhi su Loretta. «Ottima manovra» le dico.
Lei distoglie il volto, ma non prima di tradire una scintilla di orgoglio nello sguardo e un’ombra di rossore sul volto. Brava ragazza.
Indico il fieno caduto. «Se vi accostate alle balle, Mona e io le caricheremo per voi.»
I bambini ridacchiano al pensiero di due Englischer vestite da poliziotte che li aiutano a caricare il fieno, ma non muovono obiezioni.
Ho appena scaraventato l’ultima balla sul carro quando la radioricevente agganciata al mio cinturone prende vita. «Comandante?»
Premo il pulsante sulla spalla, riconoscendo la voce della centralinista diurna. «Ciao, Lois.»
«Ho ricevuto una telefonata da Mike Rhodehammel. Dice che c’è un calesse abbandonato sulla Township Road 14, vicino alla vecchia fattoria Schattenbaum.»
«Ci vado subito» dico. «Tra due minuti sono lì.»
Torno a bordo dell’Explorer. «Hai sentito?» chiedo a Mona.
«Sì» risponde lei inserendo la marcia.
Pochi minuti dopo svoltiamo sulla strada comunale. È un tratto di asfalto dissestato e sgretolato che si è ormai arreso all’invasione delle erbacce e degli alberi lungo i margini. Solo due proprietà si affacciano sulla strada, se la si può definire tale. Ivan e Miriam Helmuth possiedono una fattoria di discrete dimensioni dove coltivano fieno, soia e grano. L’altra proprietà è la vecchia fattoria Schattenbaum, che per quanto ricordi è sempre stata abbandonata.
Più avanti scorgo il calesse. È inclinato da una parte. Il cavallo, ancora attaccato, si è fermato nel fossato lungo una rete metallica arrugginita e sfondata.
«Nessuna traccia del conducente.» Mona ferma l’auto dietro il calesse e accende la barra delle luci. «Cosa può essere successo?»
«Gli Helmuth hanno una tribù di figli» osservo scrollando le spalle. «Magari uno di loro non ha legato il cavallo o chiuso il cancello.» Scendo e mi avvicino al calesse.
Il cavallo alza la testa e mi guarda. Non è sudato né affannato, il che mi dice che non è fuggito. A bordo del calesse non c’è nessuno, nella parte posteriore ci sono tre stai di legno.
«Strano.» Mi guardo intorno e vedo avvicinarsi un F-150 rosso sulla strada.
«’Giorno, comandante.» Mike Rhodehammel, il ferramenta del paese, abbassa il finestrino. «Nessun segno del conducente?»
Scuoto la testa. «Forse appartiene a Mr. Helmuth. Ora vado a chiedere.»
Mike annuisce. «Ho pensato che sarebbe stato m...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- IL TEMPO DELLA VENDETTA
- Prologo
- 1
- 2
- 3
- 4
- 5
- 6
- 7
- 8
- 9
- 10
- 11
- 12
- 13
- 14
- 15
- 16
- 17
- 18
- 19
- 20
- 21
- 22
- 23
- 24
- 25
- 26
- 27
- 28
- 29
- Ringraziamenti
- Copyright