Messaggio per un' aquila che si crede un pollo
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Messaggio per un' aquila che si crede un pollo

La lezione spirituale della consapevolezza

  1. 210 pagine
  2. Italian
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Messaggio per un' aquila che si crede un pollo

La lezione spirituale della consapevolezza

Informazioni su questo libro

«Fai della tua vita un'opera d'arte.» Anthony De Mello

Vuoi lasciare la solita routine? Vuoi prendere in mano ogni aspetto della tua esistenza? Allora svegliati, apri gli occhi, scopri te stesso e riprenditi la vita con coraggio e serenità. Perché spesso «la vita è quella cosa che ci accade mentre siamo impegnati a fare altri progetti» o mentre ci trasciniamo inconsapevoli, immersi in una sorta di sonno esistenziale. Un libro prezioso che ci aiuta a scoprire chi siamo davvero e dove vogliamo andare.

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Informazioni

Anno
2019
eBook ISBN
9788858522226
Print ISBN
9788868367480

LA TERRA DELL’AMORE

Se davvero lasciassimo cadere le nostre illusioni per ciò che ci possono dare o per ciò di cui ci possono privare, saremmo svegli. Ma se non lo facciamo, le conseguenze sono terribili e inevitabili. Perdiamo la nostra capacità di amare. Se si vuole amare, bisogna riimparare a vedere. E se si vuole vedere, bisogna imparare a rinunciare alla droga.
Semplice. Rinunciate alla vostra dipendenza. Strappatevi di dosso i tentacoli della società che hanno avvolto e soffocato il vostro essere. Dovete lasciarli cadere.
Esternamente, tutto continuerà come prima, ma sebbene voi continuiate a stare nel mondo, non sarete più del mondo. Nel vostro cuore, sarete finalmente liberi, pur essendo estremamente soli. La vostra dipendenza dalla droga si spegnerà. Non c’è bisogno di andare nel deserto; siete in mezzo alla gente e godete immensamente della sua compagnia. Ma la gente non ha più il potere di rendervi felici o infelici.
Ecco cosa significa essere soli. In questa solitudine, la vostra dipendenza svanisce, mentre nasce la capacità di amare. Non si vedono più gli altri come coloro che sono in grado di soddisfare l’esigenza di droga.
Solo chi ha tentato questa strada conosce le paure indotte da un processo del genere. È come invitarsi a morire.
È come chiedere al povero tossicodipendente di rinunciare all’unica felicità che abbia mai conosciuto. Come sostituirla con il sapore del pane e della frutta e la fragranza pulita dell’aria mattutina, la dolcezza dell’acqua del torrente di montagna? Mentre lotta con i sintomi dell’astinenza e con il vuoto che prova dentro di sé, ora che la droga non c’è più, niente riesce a colmare quel vuoto se non la droga.
Riuscite a immaginarvi una vita in cui rifiutate di accogliere una sola parola di apprezzamento, o di appoggiare la testa sulla spalla di qualcuno per trarne conforto? Pensate a una vita in cui non dipendete da nessuno, emotivamente, in modo tale che nessuno abbia più modo di rendervi felici o infelici. Vi rifiutate di aver bisogno di una persona particolare, o di essere speciale per qualcuno, o di considerare qualcuno come appartenente a voi.
Gli uccelli del cielo hanno i loro nidi, e le volpi le loro tane, ma voi non avrete alcun sostegno a cui appoggiare la testa nel corso del vostro viaggio attraverso la vita. Se mai arriverete a questa condizione, capirete finalmente cosa significhi vedere con lo sguardo limpido e non offuscato dalla paura o dal desiderio.
Ogni parola, qui, è misurata: vedere finalmente con lo sguardo limpido e non offuscato dalla paura o dal desiderio. Saprete cosa significa amare. Ma per giungere alla terra dell’amore bisogna attraversare le pene della morte, perché amare le persone significa morire al bisogno delle persone, ed essere estremamente soli.
Come potrete mai arrivarci? Attraverso una consapevolezza costante, attraverso la pazienza e la compassione infinite che avreste nei confronti di un tossicodipendente. Sviluppando il gusto per le cose buone della vita per contrastare l’esigenza di droga.
Quali cose buone? L’amore per il lavoro, che piace compiere per l’amore del lavoro in sé; l’amore per le risate e per l’intimità con le persone, a cui non vi abbarbicate e da cui non dipendete emotivamente, ma della cui compagnia riuscite a godere. Sarà anche utile intraprendere delle attività che potete svolgere con tutto il vostro essere, attività che vi piace fare a tal punto che, quando siete impegnati in esse, il successo, il riconoscimento e l’approvazione semplicemente non vi interessano affatto.
Sarà utile anche tornare alla natura. Congedate la folla, salite sul monte e mettetevi in silenziosa comunicazione con gli alberi, i fiori, gli animali e gli uccelli, con il mare e le nubi, con il cielo e le stelle.
Vi ho fatto notare come sia un esercizio spirituale l’osservazione delle cose, il fatto di essere consapevoli delle cose che ci circondano. Allora, forse, le parole cederanno il passo, i concetti cederanno il passo, e voi potrete vedere, entrare in contatto con la realtà. Questa è la cura per la solitudine.
Di solito, cerchiamo di curare la nostra solitudine attraverso la dipendenza emotiva dalle persone, attraverso la socievolezza e il rumore. Ma quella non è una cura. Tornate alle cose, tornate alla natura, salite sui monti. Allora sapreste che il vostro cuore vi ha portato al vasto deserto della solitudine e che non c’è nessuno al vostro fianco, nessuno.
All’inizio, vi sembrerà insopportabile. Ma è solo perché non siete abituati all’essere soli. Se riuscirete a resistere per un po’, il deserto sboccerà improvvisamente all’amore. Il vostro cuore intonerà un canto, e sarà per sempre primavera. La droga scomparirà: sarete liberi. Allora capirete cos’è la libertà, cos’è l’amore, cos’è la felicità, cos’è la realtà, cos’è la verità, cos’è Dio. Vedrete, conoscerete al di là dei concetti e dei condizionamenti, della dipendenza, dei vincoli. Vi sembra ragionevole?
Lasciate che concluda con una storiella. C’era un uomo che aveva inventato l’arte di accendere il fuoco. Prese i suoi attrezzi e si recò presso una tribù del nord, dove faceva molto freddo, davvero molto freddo. Insegnò a quella gente ad accendere il fuoco. La tribù era molto interessata. L’uomo mostrò loro gli usi per i quali potevano sfruttare il fuoco, cuocere il cibo, tenersi caldi ecc. Quelle persone erano molto grate all’uomo per quanto era stato loro insegnato sull’arte del fuoco, ma prima che potessero esprimergli la propria gratitudine, egli era scomparso. Non gli importava ricevere il loro riconoscimento o la loro gratitudine: gli importava il loro benessere.
Si recò in un’altra tribù, dove nuovamente iniziò a dimostrare il valore della sua invenzione. Anche quelle persone erano interessate, un po’ troppo, però, per i gusti dei loro sacerdoti, che iniziarono a notare che quell’uomo attirava la gente, mentre essi stavano perdendo popolarità. Così, decisero di liberarsene. Lo avvelenarono, lo crocifissero, o quello che volete. Ora, però, temevano che la gente si rivoltasse contro di loro, e così fecero una cosa molto saggia, persino astuta. Sapete cosa? Fecero eseguire un ritratto dell’uomo e lo montarono sull’altare principale del tempio. Gli strumenti per accendere il fuoco furono sistemati davanti al ritratto, e la gente fu invitata a venerare il ritratto e gli strumenti del fuoco, cosa che fece ubbidientemente per secoli. L’adorazione e il culto continuarono, ma non fu mai usato il fuoco.
Dov’è il fuoco? Dov’è l’amore? Dov’è la droga estirpata dal sistema? Dov’è la libertà? La spiritualità riguarda proprio questi interrogativi. Purtroppo, però, tendiamo a perderla di vista.
Gesù Cristo parla proprio di questo. Ma noi abbiamo enfatizzato troppo il ‘‘Signore, Signore’’, non è vero?
Dov’è il fuoco? E se l’adorazione non conduce al fuoco, se il culto non conduce all’amore, se la liturgia non conduce a una percezione più chiara della realtà, se Dio non conduce alla vita, a cosa serve la religione se non a creare un maggior numero di divisioni, fanatismi, antagonismi?
Il mondo non soffre della mancanza di religione nel senso comune del termine, ma della mancanza d’amore, della mancanza di consapevolezza. L’amore è generato dalla consapevolezza e da null’altro. Capite gli ostacoli che ponete sulla strada dell’amore, della libertà e della felicità, ed essi cadranno. Accendete la luce della consapevolezza, e le tenebre si dilegueranno.
La felicità non è qualcosa che si acquisisce; l’amore non è qualcosa che si produce; l’amore non è qualcosa che si ha: l’amore è qualcosa che possiede noi. Voi non possedete il vento, le stelle, la pioggia. Voi non possedete queste cose: le subite. E la resa avviene quando si è consapevoli delle proprie illusioni, quando si è consapevoli delle proprie assuefazioni, quando si è consapevoli dei propri desideri e timori.
Come vi ho già detto, prima di tutto l’intuizione psicologica è di grande aiuto, ma non l’analisi, però: analisi è paralisi. L’intuizione non comporta necessariamente l’analisi. Uno dei vostri grandi psicoterapeuti americani ha espresso bene questo pensiero: «Quella che conta è l’esperienza: ‘‘Ah, ecco!’’». La mera analisi non serve: dà solo delle informazioni. Ma se si riesce ad arrivare all’esperienza: «Ah, ecco», quella sì che è intuizione, cambiamento.
In secondo luogo, è importante la comprensione della propria dipendenza. C’è bisogno di tempo. Ahimè, molto tempo dedicato al culto, al canto delle lodi e degli inni potrebbe essere utilmente dedicato alla comprensione di sé. La comunità non è generata da celebrazioni liturgiche congiunte. Voi sapete, nel profondo del vostro cuore, così come lo so io, che certe celebrazioni servono solo per ricoprire le differenze. La comunità si crea con la comprensione degli ostacoli che poniamo sulla strada della comunità, capendo i conflitti che sorgono dai nostri timori e dai nostri desideri. Solo a quel punto nasce la comunità. Dobbiamo sempre stare attenti a non rendere il culto semplicemente un ennesimo elemento di distrazione dall’importante compito di vivere.
E vivere non significa lavorare nel governo, o essere un grande uomo d’affari, o fare grandi atti di carità. Quello non è vivere. Vivere è lasciar cadere tutti gli ostacoli e vivere nel presente con freschezza. «Gli uccelli del cielo... non faticano né filano», questo è vivere.
Ho iniziato dicendo che le persone sono addormentate, morte. Persone morte che amministrano il governo, persone morte che gestiscono grandi aziende, persone morte che educano gli altri: svegliatevi alla vita! Il culto deve contribuire a questo, altrimenti è inutile.
E sempre più – lo sapete tanto quanto me – perdiamo i giovani, dappertutto. Ci odiano: non sono interessati a caricarsi sulle spalle un numero sempre maggiore di paure e colpe. Non sono più interessati a sermoni ed esortazioni. Ma sono interessati a imparare qualcosa sull’amore. Come posso essere felice? Come posso vivere? Come posso godere di queste cose meravigliose di cui parlano i mistici? Dunque, ecco la seconda cosa: comprensione. Terzo, non identificarsi. Mentre venivo qui, oggi, qualcuno mi ha chiesto: «Ti senti mai giù?». Ragazzi, mi ha chiesto se mi sento giù, qualche volta. Certo, ho i miei attacchi. Ma non durano, davvero. Cosa faccio? Primo passo: non mi identifico. Ecco che arriva una depressione. Invece di entrare in tensione, invece di irritarmi con me stesso per questo, capisco che mi sento depresso, deluso, o quel che è. Secondo passo: ammetto che il sentimento negativo è in me, non nell’altra persona, per esempio la persona che non mi ha scritto una lettera, o nel mondo esterno: è in me. Perché, finché penso che sia al di fuori di me, mi sento giustificato a rimanere attaccato al mio sentimento. Non posso dire che tutti si sentirebbero allo stesso modo: in effetti, solo le persone stupide lo farebbero, solo le persone addormentate. Terzo passo: non mi identifico con il sentimento. L’‘‘io’’ non è il sentimento. L’‘‘io’’ non è solo, non è depresso, non è deluso. La delusione è lì, e uno la osserva. Rimarreste sorpresi nel vedere in quanto poco tempo scivola via. Tutto ciò di cui siete consapevoli continua a cambiare: le nubi si muovono sempre. E mentre si agisce in questo modo, si comincia a intuire anche il motivo per cui le nubi sono giunte.
Ho una citazione interessante da farvi a questo proposito, alcune frasi che vorrei scrivere a lettere dorate. Le ho tratte dal libro I ragazzi di Summerhill di A.S. Neill. Prima però vi devo spiegare il retroscena.
Forse sapete già che Neill è stato impegnato nel campo dell’educazione per quarant’anni, durante i quali ha sviluppato una scuola del tutto diversa da quelle tradizionali. In questa scuola venivano ammessi ragazzi e ragazze, che lui lasciava completamente liberi. Se volete imparare a leggere e scrivere, bene; se non volete imparare a leggere e scrivere, bene. Potete fare quello che volete della vostra vita, a condizione che non interferiate con la libertà degli altri. Non interferite con la libertà degli altri; per tutto il resto, siete liberi.
Diceva che i peggiori in assoluto gli arrivavano dalle scuole dei conventi. Questo accadeva molto tempo fa, naturalmente. Diceva che i ragazzi ci mettevano in media sei mesi per superare tutta la rabbia e il risentimento che avevano accumulato. Si ribellavano per sei mesi, cercando di combattere il sistema. La peggiore era una ragazza che prendeva la bicicletta e andava in città, evitando le lezioni, la scuola, tutto quanto. Ma una volta che superavano la ribellione, tutti volevano imparare, tanto da protestare, talvolta, se non c’era lezione. Ma sceglievano soltanto le materie che li interessavano. Ebbene, si trasformavano.
All’inizio, i genitori erano spaventati all’idea di mandare lì i loro figli. Dicevano: «Come li può educare, se non insegna loro la disciplina? Deve insegnare loro le cose, guidarli».
Qual era il successo di Neill? Si prendeva i bambini peggiori, quelli di cui tutti disperavano, e nel giro di sei mesi erano trasformati. Ascoltate quello che scrive: sono parole straordinarie, parole sacre. «Ogni bambino ha dentro di sé un dio. I nostri tentativi di plasmare il bambino non fanno altro che trasformare quel dio in un demonio. I bambini arrivano alla mia scuola e sono dei piccoli diavoli che odiano il mondo, con tendenze distruttive, sono sgarbati, bugiardi, ladri, lunatici. Nel giro di sei mesi sono bambini felici e sani che non fanno del male.»
Sono parole sorprendenti da parte di un uomo la cui scuola, in Gran Bretagna, è regolarmente ispezionata dai rappresentanti del Ministero della Pubblica Istruzione, da direttori e direttrici e da chiunque voglia andare a visitarla. Sorprendente. È merito del suo carisma. Queste cose non si fanno copiando da qualche parte: bisogna essere persone speciali.
In occasione di alcune conferenze tenute in presenza di direttori e direttrici, ha detto: «Venite a Summerhill e scoprirete che gli alberi sono carichi di frutti: nessuno coglie i frutti dagli alberi, non c’è desiderio di attaccare l’autorità; i ragazzi sono ben nutriti e non c’è risentimento, né rabbia. Venite a Summerhill, e non riuscirete a trovare un bambino handicappato con un soprannome (sapete come possono essere crudeli i ragazzi con uno che balbetti). Non troverete nessuno che punzecchi un balbuziente, mai. Non c’è violenza in quei bambini, perché nessuno esercita violenza su di loro: ecco il perché». Ascoltate queste parole di rivelazione, parole sacre. Nel mondo, ci sono persone così.
Per quanto possano dirvi gli eruditi, i preti e i teologi, ci sono e ci sono state persone che non hanno motivo di litigio, non hanno gelosie, conflitti, guerre, nemici, niente! Esistono nel mio paese, o meglio – e mi rattrista dirlo – esistevano fino a poco tempo fa.
Ho amici gesuiti che sono andati a vivere e lavorare in mezzo a persone che, mi assicurano, sono incapaci di rubare o mentire. Una suora mi disse che nel nord-est dell’India, dove andava a lavorare in mezzo ad alcune tribù del luogo, nessuno chiudeva la porta a chiave. Niente veniva mai rubato e nessuno mentiva, finché non comparvero il governo indiano e i missionari.
Ogni bambino ha dentro di sé un dio, i nostri tentativi di plasmare il bambino trasformeranno quel dio in un demonio.
C’è uno stupendo film italiano diretto da Federico Fellini, 8 e mezzo. In una scena c’è un prete cristiano che va a fare un pic-nic, o un’escursione, con un gruppo di ragazzini tra gli otto e i dieci anni. Sono sulla spiaggia e vanno avanti, mentre il prete si trova in retroguardia con intorno tre o quattro ragazzi. Quelli davanti s’imbattono in una donna anziana che è una puttana, e le dicono: «Ciao» e lei: «Ciao».
I ragazzi le chiedono: «Chi sei?».
Lei risponde: «Sono una prostituta».
Loro non sanno cosa significhi, ma fing...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Prefazione
  4. Il risveglio
  5. Saprò esservi d’aiuto in questo ritiro?
  6. Il giusto tipo di egoismo
  7. Il desiderio di felicità
  8. In questo corso di spiritualità si parla di psicologia?
  9. Nemmeno la rinuncia è la soluzione giusta
  10. Ascoltare e disimparare
  11. La messinscena della carità
  12. Cos’avete in testa?
  13. Buoni, cattivi o fortunati
  14. Le nostre illusioni riguardo agli altri
  15. Autosservazione
  16. Consapevolezza, senza valutare sempre tutto
  17. L’illusione delle ricompense
  18. Trovare se stessi
  19. Arrivare all’’’io’’ togliendo strato dopo strato
  20. Sentimenti negativi nei confronti di altri
  21. La dipendenza
  22. Come giunge la felicità
  23. La paura, radice della violenza
  24. Consapevolezza e contatto con la realtà
  25. La buona religione, antitesi dell’inconsapevolezza
  26. Etichette
  27. Ostacoli alla felicità
  28. Quattro passi verso la saggezza
  29. Il mondo non ha niente che non va
  30. Sonnambulismo
  31. Il cambiamento come avidità
  32. Una persona trasformata
  33. Arrivare al silenzio
  34. Evitare le preoccupazioni inutili
  35. Valore permanente
  36. Desiderio, non preferenza
  37. Attaccarsi alle illusioni
  38. Quando si abbraccia un ricordo
  39. Essere concreti
  40. Le parole introvabili
  41. Condizionamento culturale
  42. Realtà filtrata
  43. Svincolarsi
  44. L’amore che induce all’assuefazione
  45. Ancora parole
  46. Programmi nascosti
  47. Rinunciare
  48. Mine assortite
  49. La morte del ‘‘me’’
  50. Intuizione e comprensione
  51. Nessuna spinta
  52. Diventare reali
  53. Immagini assortite
  54. Non dire nulla dell’amore
  55. Perdere il controllo
  56. Ascoltare la vita
  57. La fine dell’analisi
  58. Morti prima del tempo
  59. La terra dell’amore
  60. Notificazione
  61. Copyright