Bilico
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  1. 336 pagine
  2. Italian
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  4. Disponibile su iOS e Android
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Informazioni su questo libro

Un crudele e imprevedibile serial killer, soprannominato il Seviziatore, mette a dura prova le capacità investigative dell'anatomopatologa e psichiatra Giuditta Licari, alla quale è affidato il caso. Specialmente quando il pericoloso omicida dimostra di poter arrivare molto vicino a lei. Fredda, razionale e distaccata, come e forse più del killer, la dottoressa dovrà leggere la realtà con gli occhi dell'assassino, in un continuo e sempre più inquietante rovesciamento di ruoli tra vittime e carnefici, fino all'inaspettato finale.
Un thriller che trascina, inganna, irretisce, atterrisce, e a ogni colpo di scena lascia il lettore spiazzato e senza appigli.

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Informazioni

Print ISBN
9788868368845
eBook ISBN
9788858520741

Capitolo ventiquattresimo

Loredana Ambrosini finse di sistemarsi la toga, poi finse di consultare i propri appunti, di smistarli cercando qualcosa. Diede a Giuditta tutto il tempo di avvicinarsi con passi legnosi alla sedia, sedersi rigida ed eretta nel suo tailleur gessato che cominciava ad andarle stretto, la giacca aperta e la gonna che le fasciava le cosce come una morsa. Fece passare altri secondi in cui il brusio in sala e i colpi di tosse si sprecarono. Finalmente alzò gli occhi e incontrò quelli di Giuditta. Non ci fu alcun cenno d’intesa, né occhiata in codice. Ma il messaggio fu trasmesso ugualmente.
«Dottoressa Licari, mi dovrà perdonare, ma sarò necessariamente costretta a farle delle domande molto dirette.»
«Va bene.»
«Come lei sa, questo procedimento ha lo scopo di stabilire se l’imputato, accusato di sette omicidi riguardo ai quali si dichiara innocente, fosse in grado di intendere e di volere al momento dei fatti. L’infermità mentale è il suo ramo, giusto?»
«Sono una psichiatra, sì.»
«Ecco, partiamo proprio da qui. Lei è una professionista con pluriennale esperienza. È stata a contatto con diversi criminali che manifestavano alterazioni dell’equilibrio mentale, EPPURE…»
Pausa.
«… nell’agente Giglio non ha notato niente. Non si è mai accorta che fosse — scusi il termine improprio — “pazzo”. O comunque affetto da qualche malattia psichica. Ma ora sostiene, e vuole farci credere, di essere fermamente convinta che lui non fosse in possesso delle proprie facoltà mentali mentre soffocava con il cuscino la propria fidanzata?»
Che brava attrice era Loredana Ambrosini. Questo Giuditta doveva riconoscerglielo. Non si erano più incontrate dal giorno dell’arresto di Miglio, da quando Giuditta era diventata la testimone chiave del processo. E di tempo ne era passato, tempo che Giuditta aveva trascorso prevalentemente chiusa in casa, senza rispondere al telefono, senza ricevere nessuno. Lamberti le aveva piazzato un paio di uomini nei dintorni per paura che facesse sciocchezze o che qualcuno le desse fastidio. Andrea, quale volenteroso teste anonimo (in quanto minorenne), aveva ricevuto le chiavi della cassetta della posta di Giuditta. Smistava le lettere, le bollette, i volantini, poi saliva i gradini due a due e gridava: «Posta» infilando le buste sotto la porta. Le lettere arrivavano sempre aperte, ed era il segnale che Giuditta dovesse leggerle. Tadzio sceglieva con gran cura quelle dei peggiori fanatici, nel bene e nel male, le missive minatorie, quelle che profetizzavano una veloce discesa agli inferi, quelle che allegavano immaginette di santi che proteggessero cotal Santa Donna. Sapeva che così l’avrebbe fatta sorridere. E Giuditta sorrideva, riponendo con cura per categorie sia gli scritti sia i santi. Poi c’erano le lettere chiuse. Quelle che avevano tutte la stessa provenienza. Giuditta riponeva anche quelle, lisciandole con cura. Leggeva e rileggeva il proprio indirizzo scritto con calligrafia sghemba, infantile, con guizzi pindarici che la rendevano quasi illeggibile. A volte c’era scritto «alla cortese attenzione della gent.ma dott.ssa» (“Tutto minuscolo, benedetto ragazzo…”), altre soltanto il nome. Solo da quelle tre righe Giuditta capiva, non aveva bisogno di aprirle. Altri le avevano già lette. Forse erano state messe agli atti.
«Sì, ne sono convinta.»
«Mi perdoni, ma fatico proprio a crederle. Non è più verosimile pensare che Michelangelo Giglio abbia recitato una parte, ingannando lei come tutti gli altri? Che, insomma, per una volta lei si sia sbagliata? Andiamo, non crederà di essere infallibile!»
Giuditta aveva ripassato mentalmente, per giorni e giorni, tutte le ipotetiche risposte a dozzine di ipotetiche domande, per trovare il punto debole, la falla, il punto su cui sarebbe potuta scivolare. Quando Alessandro era comparso nella sua cucina, il mattino seguente la tragica scoperta che, ahimè no, non era infallibile, e aveva spinto verso di lei quella confezione di mangime per uccelli, le sue parole erano state chiare:
«Un capro espiatorio. È tutto quello di cui abbiamo bisogno».
Lei aveva ubbidito, ma in quell’obbedienza si era scavata una nicchia di margine di scelta. Doveva essere Miglio, e che Miglio fosse, ma alle sue condizioni. Non l’immagine speculare di se stessa, ma quella fittizia di un povero pazzo, o meglio ancora, di una personalità completamente distorta, sdoppiata, due menti che coesistevano, l’una all’insaputa dell’altra, come nei romanzoni americani. Miglio Dr. Jekyll e Mr. Hyde? Improbabile. Ma non impossibile. E lei aveva scelto tra la strada spianata di un ragazzotto di provincia che cova manie di grandezza e, deriso dai colleghi per non essere un poliziotto impeccabile, trova la sua rivalsa nel diventare un assassino impeccabile, e la via impervia di una mente spaccata in due da traumi infantili con un effetto eco violento nel vivere comunque a contatto con la morte, da un lato rifugiatasi in una casa di bambole con una fidanzatina perfetta, una casina perfetta e un microcosmo perfetto e asettico, dall’altro dilaniata dal bisogno di esorcizzare nel sangue il suo tormento. Giuditta aveva cominciato a salire la via impervia, tentando l’ardua impresa di trasformare Miglio in un caso clinico da manuale. E per fare questo era d’obbligo…
«Sì, dottoressa Ambrosini, io mi ritengo infallibile.»
«Non è un’affermazione un po’ presuntuosa?»
«Come lei ha ben ricordato, io ho anni di esperienza alle spalle. E la psichiatria è una scienza, come la matematica. Infiorata, non lo nego, da molte leggende pittoresche, ma sempre una scienza. Se l’agente Giglio avesse recitato io me ne sarei accorta. Come mi sono accorta del compiacimento dell’ispettore Broglia nel cercare di deriderlo durante la sua deposizione, come mi sono accorta degli affannosi tentativi dell’ispettore capo Lamberti di sminuire le sue colpe, come mi accorgo perfettamente dello smarrimento che prova in questo momento l’imputato sentendo le mie parole. Sono sempre stata consapevole dell’abulia nella quale viveva il mio assistente…»
«Dottoressa…»
«Perdoni, ma lei mi ha posto una domanda e ritengo un mio diritto completare la risposta.»
«Prego…»
«Ho steso il suo profilo anni fa. E per anni ho cercato di spezzare questo dualismo nel quale viveva…»
«Dottoressa, devo proprio interromperla. Se intende proseguire deve cercare quanto meno di rendere comprensibile il perché sia così necessario da parte della corte ascoltarla. Parla di un dualismo. Benissimo, concede anche a noi di capire di cosa si tratti?»
Grande attrice. Perfetta.
«Miglio… l’agente Giglio aveva manifestato NETTAMENTE di vivere due vite.»
«Prego?»
«Due vite. Ben distinte.»
«Ci sta dicendo di avere sempre saputo che l’imputato soffriva di un disturbo della personalità?»
«Sì.»
«Ma poco fa ha negato di…»
«Lei non mi ascolta, dottoressa Ambrosini. Forse perché mi interrompe spesso. Probabilmente le piace ascoltare se stessa.»
«Chiedo che l’ultima frase venga cancellata dal verbale.»
«Obiezione.»
Toh, Geronzi era vivo.
«Respinta. Dottoressa Licari, non mi costringa a multarla per oltraggio alla corte…»
«Signor giudice, lo considera un oltraggio il tentativo di spiegare con chiarezza quale fosse la mia opinione professionale e personale sull’imputato? Perché è questo che sto cercando di fare, e il pubblico ministero non mi agevola.»
«Arrivi al punto e sia breve.»
Giuditta si voltò soddisf...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Bilico
  4. Capitolo primo
  5. Capitolo secondo
  6. Capitolo terzo
  7. Capitolo quarto
  8. Capitolo quinto
  9. Capitolo sesto
  10. Capitolo settimo
  11. Capitolo ottavo
  12. Capitolo nono
  13. Capitolo decimo
  14. Capitolo undicesimo
  15. Capitolo dodicesimo
  16. Capitolo tredicesimo
  17. Capitolo quattordicesimo
  18. Capitolo quindicesimo
  19. Capitolo sedicesimo
  20. Capitolo diciassettesimo
  21. Capitolo diciottesimo
  22. Capitolo diciannovesimo
  23. Capitolo ventesimo
  24. Capitolo ventunesimo
  25. Capitolo ventiduesimo
  26. Capitolo ventitreesimo
  27. Capitolo ventiquattresimo
  28. Capitolo venticinquesimo
  29. Capitolo ventiseiesimo
  30. Ringraziamenti
  31. Copyright