Ho fatto gol in Champions!
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Ho fatto gol in Champions!

  1. 96 pagine
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Ho fatto gol in Champions!

Informazioni su questo libro

Semifinale di Champions. La tensione nello stadio è alle stelle. Mancano solo tre minuti al termine della partita e la tua squadra del cuore sta perdendo. Tu cosa faresti? Bè, c'è chi, senza pensarci due volte, si mette a correre!

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Informazioni

Anno
2018
eBook ISBN
9788858521953
Print ISBN
9788856670240
1

Coincidenze favorevoli

Tutto è successo un paio di anni fa. Magari lo sapete già. Ne parlarono tutti i giornali. Non accade spesso che un bambino risolva una semifinale di Champions con una rete all’ultimo minuto. Anzi, che io sappia, è capitato una volta sola. A me.
Fu un fatto veramente eccezionale, e quando succede un fatto eccezionale, ci vogliono un mucchio di coincidenze favorevoli.
La prima è che sono tifoso di una squadra che l’anno precedente era arrivata tra le primissime nel campionato: non l’aveva vinto per un soffio. È una squadra importante, una delle più forti al mondo. Sono diventato suo tifoso perché nella mia classe c’è il figlio del capitano proprio di quella squadra: è simpatico e non si dà delle arie perché il suo papà è ricco e famoso. Siamo diventati subito amici. Dal primo giorno. Anche perché (e questa è la seconda coincidenza) ci chiamiamo uguale: il nome no, ma il cognome sì (non posso scriverlo qui, perché nei libri usare i nomi delle persone vere, soprattutto se famose, è una cosa piuttosto complicata, ma tanto avrete già capito di chi sto parlando). È un cognome non troppo raro, è vero, però il primo giorno di scuola è una cosa che noti. Fanno l’appello, scopri che c’è un altro che si chiama come te. Lo guardi. Ti guarda. Vi mettete in banco assieme. Noi siamo diventati amici così.
Noi siamo diventati amici così
Lui si chiama Christian e, naturalmente, gioca a pallone. È bravissimo. Io un po’ meno. Però me la cavo. Christian mi ha dato una mano a partecipare a un provino. Nessuna preferenza, intendiamoci. Il suo papà sapeva che ci tenevo e mi ha fissato un appuntamento con il talent scout che si occupa del vivaio della sua squadra. Dopo, me la sono dovuta cavare da solo.
Ma, a quel punto, ecco un’altra coincidenza favorevole. Il giorno del provino ebbi a che fare con un talent scout che aveva un’idea molto particolare del “talento”.
Mi spiego: uno pensa sempre che in questi provini vengano presi in considerazione solo quelli che fanno cose fuori dal normale. Dribbling, tiri al volo, palleggi in corsa… Io riesco a malapena ad arrivare a dieci palleggi, quando va bene. Figuratevi come mi sentivo.
Quando uscii dagli spogliatoi, poi, mentre indossavo la pettorina rossa che mi era stata consegnata, osservavo gli altri ragazzi che erano lì come me per il provino: avrei voluto sprofondare! C’era gente che mi pareva più brava di me. E di un bel pezzo. Un ragazzino minuto, ma con un’espressione sul volto eccezionalmente dura e determinata, stava palleggiando da qualcosa come dieci minuti: di destro, di sinistro, con il ginocchio, con la testa, persino con la spalla… e il pallone non toccava mai terra! Un vero giocoliere! Era evidente che sapeva il fatto suo e voleva farsi notare. Io, invece, ancor prima di cominciare, avrei voluto scappare negli spogliatoi e tornarmene a casa.
Un ragazzino minuto, ma con un’espressione sul volto eccezionalmente dura e determinata, stava palleggiando da qualcosa come dieci minuti
Credo di aver avuto una grande fortuna, perché proprio in quel momento chiamarono i colori delle pettorine di quelli che dovevano giocare la prima partita, così non ebbi più tempo per pensare e soprattutto… non toccava a me.
– Gialli e Azzurri! In campo!
Io quindi mi sedetti per terra, a bordo campo, a osservare. E, sotto i miei occhi, successe qualcosa di piuttosto speciale.
Nella squadra dei Gialli c’era un ragazzetto che, a prima vista, ti domandavi come avesse fatto a finir lì. Basso e tarchiatello, sembrava non avere bene idea di come si giocasse una partita. Correva come un forsennato, sempre nella direzione della palla, ma la palla, naturalmente, un secondo dopo era già altrove. Lui, però, non si perdeva d’animo: cambiava direzione e riprendeva il suo inutile inseguimento.
Lui, però, non si perdeva d’animo: cambiava direzione e riprendeva il suo inutile inseguimento
Le rare volte che riusciva a impossessarsi del pallone, poi, non mostrava grande tecnica. Anzi, a essere sinceri, la tecnica non sapeva neppure dove stesse di casa. Appena aveva la palla tra i piedi, le mollava un gran calcione e la sparava lontanissimo, per rimettersi subito dopo a inseguirla. Mi ricordava uno di quei cani scodinzolanti che non vedono l’ora che gli lanci la pallina per correre a prenderla.
Gli altri giocatori della squadra gialla, in un primo momento disorientati dal suo comportamento, cominciarono a mostrarsi chiaramente infastiditi: dopo pochi minuti stavano già perdendo 2-0 e non sapevano che farsene di un compagno che non era di nessuna utilità. Anch’io pensavo che, nella migliore delle ipotesi, quel ragazzetto aveva sbagliato sport: al massimo poteva provare con il rugby, o qualcosa del genere.
Quando l’allenatore fermò il gioco e lo chiamò a bordo campo, tutti erano convinti che gli avrebbe chiesto di uscire per sostituirlo con qualcun altro. Invece no.
I due erano proprio vicini a me, così sentii quel che si dicevano.
– Vieni qui. Come ti chiami?
– Mirko… Vuole sostituirmi?
– Perché lo pensi?
– Perché, dopo un po’ che gioco, con gli allenatori succede quasi sempre così.
– E tu non vuoi essere sostituito, vero?
– Certo che no! A me piace un sacco giocare.
– Ok. Allora, Mirko, vuoi fare una cosa?
– Va bene.
– Ti ho osservato. E ho osservato i tuoi avversari. Avrai notato anche tu quello là, quello piccolino, molto forte…
Io mi accorsi che si riferiva al giocoliere che mi aveva colpito poco prima con i suoi palleggi.
– Bene, – continuò l’allenatore – è lui che vi sta mettendo più di tutti in difficoltà. Ora, tu non stare più dietro alla palla, ma a lui. Corri dove corre lui, cerca di arrivare sempre prima di lui, anticipalo, ma sforzati di non toccarlo neppure. Non fare falli, mi raccomando. E appena hai la palla, sparala pure via come hai fatto finora. Non ti preoccupare d’altro, ok? Pensi di farcela?
Mirko sembrò pensarci sopra un secondo. Poi, tutto serio, fece di sì con la testa.
– Benissimo. Allora vai –. L’allenatore fischiò forte. – Dai! Via! Si ricomincia!
La partitella riprese, ma da quel momento il giocoliere non riuscì quasi più a toccare il pallone. Mirko non lo mollava un secondo e, per quanto quello corresse, era impossibile toglierselo di torno. La sua capacità di fare giochetti con la palla non gli servì a molto.
Volete sapere come è andata a finire? Be’, i Gialli vinsero 8-2! E scoprii più tardi che erano stati presi tutti e due, il giocoliere e Mirko, ma una cosa mi era rimasta impressa: la loro faccia mentre tornavano negli spogliatoi. Il primo era cupo e arrabbiato; il secondo aveva un sorriso che gli riempiva tutta la faccia.
Anch’io, allora, entrai in campo un po’ più tranquillo e fiducioso. E così…
– Senti un po’… – mi dissero alla fine del provino – …non sei proprio quello che si dice un fuoriclasse, ma hai delle potenzialità.
Delle potenzialità. Che è come dire che...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Ho fatto gol in Champions!
  4. Una piccola premessa
  5. 1. Coincidenze favorevoli
  6. 2. I miei sogni
  7. 3. L’attesa della partita
  8. 4. Verso lo stadio
  9. 5. La partita
  10. 6. Il momento decisivo: una specie di radiocronaca
  11. 7. Il dopo-partita
  12. Un piccolo epilogo
  13. Chi è Paolo Colombo?
  14. Chi è Lorenzo Fornaciari?
  15. Copyright