La vita alle medie è uno stress, ma tutto cambia se in classe hai una dea per amica! Aty, Afry e Midy, le divinità più cool dell'Olimpo, sono arrivate nel presente... Peccato che stare tra i banchi sia più tosto che combattere la guerra di Troia! È ora che le dee mettano la testa a posto. Eh sì, perché Afrodite, Atena e Artemide, le celeb più in vista dell'Olimpo, sembrano non avere più alcun riguardo per i mortali. Certo non è così che si comportano gli dei, perciò le "ragazze" meritano una lezione, parola di Zeus! E allora che cosa c'è di meglio di un bel viaggio nel tempo, per renderle più sagge e più mature? Sfortunatamente qualcosa non va come dovrebbe, e per errore le tre mitiche Olympos Girls si ritrovano catapultate nel futuro. Spogliate quasi completamente dei loro superpoteri e costrette a vestire i panni di tre ragazzine un po' impacciate, le dee più famose dell'antichità dovranno fare i conti con qualcosa di più complicato delle fatiche di Eracle: la vita alla scuola media e il progresso! Tra dilemmi, batticuori e risate divine, le nostre protagoniste ce la metteranno tutta, ma proprio tutta, per imparare la lezione e tornare a casa sane e salve.

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Tre dee alla scuola media
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9788856666267

1
CHIAMATA DALL’OLIMPO
Nella mia carriera ne ho consegnate parecchie,
di notizie importanti, ma questa è stata in assoluto
una delle più impegnative. Se solo avessi potuto
immaginarne le conseguenze…
Iride, dea dell’arcobaleno
La freccia d’oro sibilò a pochi centimetri dal suo orecchio e si perse nella foresta. Iride non batté ciglio; sapeva che Artemide non era tipo da sbagliare un colpo, ed era altrettanto sicura di non essere il suo bersaglio, quel mattino.
Subito dopo la messaggera degli dei udì un fruscio, un grugnito e il rumore di qualcosa di pesante che crollava a terra, a una cinquantina di piedi da lei. La muta di cani si lanciò latrando nel folto della boscaglia.
Iride scosse la testa. – Non ti capirò mai. Non mangi carne. Non porti calzari di camoscio. Perché ti ostini a cacciare quelle povere bestie?
Artemide fece un passo verso di lei e si soffiò via dalla fronte una ciocca sfuggita al fermaglio che le governava la chioma, un oggetto semplice e prezioso a forma di falce di luna. Nell’intreccio ombroso del bosco di Braurone, i suoi capelli biondo-rame avevano una sfumatura rosso bruciato che ricordava la luna quando sfiora l’orizzonte.
– Vediamo… – disse Artemide, con un sorrisetto ironico. – Vuoi sapere perché mi ostino a cacciare quelle bestie? Uhm… Forse perché sono la dea della caccia?
– Se è per questo, saresti anche la protettrice degli animali selvatici – replicò l’altra. – Un piccolo conflitto di interessi, se permetti.
La dea cacciatrice si rimise l’arco in spalla e si incamminò verso il punto in cui si erano precipitati i segugi. Mentre la seguiva, Iride non poté fare a meno di osservarle le gambe, generosamente scoperte dalla tunica corta. Niente da dire: erano lunghe, dritte e abbronzate, ma erano troppo… scolpite, ecco. Persino più muscolose di quelle di suo fratello Apollo. Era incredibile quanto poco si assomigliassero quei due, pur essendo gemelli. Belli come il sole e la luna, a cui erano legati dal loro destino divino, ma diversi come il giorno e la notte. Lui raffinato, fascinoso e dedito a ogni forma d’arte; lei scontrosa, trasandata (la parola giusta sarebbe stata “sciatta”) e fissata con la caccia, la corsa e gli animali.
Il cervo giaceva a terra, con la freccia conficcata in mezzo al petto. I cani gli abbaiavano intorno, ma a uno sguardo della loro signora guairono fino a zittirsi del tutto.
Iride vide la dea accovacciarsi accanto alla bestia agonizzante, sfilando il dardo dal suo corpo con una mossa agile e veloce. Poi soffiò tra gli occhi del grande mammifero, e quelli si riaprirono, umidi e brillanti, mentre la ferita si rimarginava in un lampo. Nel giro di pochissimo, la creatura era di nuovo in piedi e strusciava affettuosamente il muso contro la spalla di Artemide.
– Mi hai fatto correre, ma non abbastanza – gli sussurrò lei, accarezzandolo fra le corna. – Dovrai impegnarti di più, se non vuoi che i veri cacciatori ti mettano nei guai sul serio.
Poi gli diede una pacca sul dorso, e la bestia sparì fra gli alberi.
Artemide ripulì la freccia d’oro con un ciuffo d’erba e la ripose nella faretra che portava sulla schiena.
– Che cosa stavamo dicendo? Ah, già… Il conflitto di interessi! – esclamò, risistemandosi i capelli in una treccia abbastanza approssimativa. – Be’, io proteggo gli animali selvatici allenandoli a dare del filo da torcere all’uomo. Così i mortali riescono a colpire solo gli esemplari vecchi o malati, quelli che avrebbero comunque poche possibilità di sopravvivere.
Iride osservò di sbieco la chioma della sua interlocutrice: era inguardabile! Artemide poteva anche essere una dea dell’Olimpo, ma le sue abilità in fatto di acconciature erano pessime. In compenso, però, si dava un sacco di arie.
– Ma che cosa te lo dico a fare? – le chiese per l’appunto la dea. – Non posso sperare che una postina capisca la mia filosofia green.
– Ehi, io non sono una postina! – ribatté Iride. – Sono la messaggera dell’Olimpo! E tieni a bada i tuoi cagnacci, lontano dalla mia sciarpa. Si può sapere perché mi abbaiano contro?
Artemide sogghignò: – Sai come va il mondo. I cani sono allergici ai postini –. Poi si rivolse ai segugi: – Qui, da bravi, venite.
I cani si radunarono intorno a lei, continuando a ringhiare sommessamente. – E adesso spara il tuo messaggio, figlia di Taumante.
Iride strinse le labbra. Nella sua sciarpa con i colori dell’arcobaleno il rosso cominciò a pulsare, segno che stava per perdere la pazienza. Gli dei di prima classe non mancavano mai l’occasione di ricordarle il suo status di divinità di serie B, cioè di dea non generata da Zeus. In effetti il padre di Iride, Taumante, era una divinità di rango inferiore.
Ebbene, in quel momento la figlia di un dio minore stava per prendersi una rivincita sulla dea della caccia.
– Ti accontento all’istante, figlia di Zeus – disse Iride. – Si dà il caso che il tuo paparino voglia vederti. Subito.
Notò con soddisfazione che Artemide si rabbuiava. Un invito da parte di Zeus poteva essere una buona o una cattiva notizia, a seconda di quale dio lo recapitava. Se a portare il messaggio era Ermes, l’occasione poteva risolversi in una tranquilla riunione di famiglia sull’Olimpo. Ma se Zeus incaricava Iride, specializzata in messaggi sgraditi, il significato era uno solo: guai in vista.
– Ah… Davvero? – borbottò Artemide, tormentandosi la treccia spampanata. – E perché mai?
Iride allargò le braccia con un finto sorriso di circostanza: – Spiacente, non so altro. E ora scusami, ma ho un giro lunghissimo da fare. E tu avrai sicuramente altri cervi da… mettere alla prova.
Sogghignò mentre spiccava il volo, felice di aver rovinato la giornata a quella spocchiosa della sorella di Apollo.

– Ma certo, mi preparo subito, fallo sapere a papà appena puoi. E, dimmi, la cara Artemide si diletta sempre con i suoi cerbiatti? – chiese Atena, senza staccare gli occhi dal telaio.
Iride era sbalordita. Non aveva ancora aperto bocca. Anzi, non aveva nemmeno toccato terra.
– Come… Come fai a saperlo? – balbettò, posando i piedi sul lindo pavimento del laboratorio della dea, affacciato sul golfo del Pireo, scintillante sotto il sole di mezzogiorno. La primogenita di Zeus si girò finalmente verso di lei e la scrutò con i suoi occhi grigio-azzurri, incorniciati dalla visiera di un piccolo elmo, da cui alcune ciocche castano scuro ricadevano morbide sulle spalle. I suoi occhi erano insolitamente grandi e tondi e contrastavano con i lineamenti decisi e spigolosi, dandole l’aria di una civetta.
– Come ho fatto a capire che sei appena stata dalla mia cara sorellastra? – domandò Atena, picchiettandosi il mento con l’indice. – Primo: dai ramoscelli che stai sparpagliando per terra. È una varietà di lentisco che si trova solo nella riserva di caccia di Artemide, cioè nel bosco di Braurone, e per inciso è lì che questi rametti dovrebbero rimanere. Secondo: la tua sciarpa. Puzza di pipì di cane e, per fare due più due, direi che è un ricordino dei suoi segugi.
Iride si avvicinò al naso un lembo della sciarpa e fece una smorfia disgustata.
– Uccidere la selvaggina, per poi riportarla in vita… Che perdita di tempo! – sospirò Atena, passando un pettine tra i fili della tela che stava tessendo, per compattarli. – Gli animali selvatici esistono per essere cacciati dall’uomo. Ma sarebbe ora di piantarla. Suvvia! Noi dei dovremmo incoraggiare i mortali a usare il cervello, non a comportarsi come bruti. Prendiamo gli abitanti di Atene: io me li sto lavorando da un pezzo, perché diventino i più saggi di tutta la Grecia. Sarebbe intollerabile che un popolo che porta il mio nome non fosse come minimo geniale.
– Già… – disse Iride, che continuava a chiedersi come avesse fatto Atena a leggerle nel pensiero. – Ma… come facevi a sapere che Zeus vuole vederti?
– Oh, se è per quello, papà vorrebbe vedermi tutti i giorni! – sorrise la dea. – Sono o non sono la sua preferita? Ti ricordo che sono nata dalla sua testa e che lui mi ha fatto da padre e da madre, cosa di cui modestamente ho l’esclusiva. Certo, ultimamente non l’ho calcolato per niente, così per farmi capire che è arrabbiato ha mandato te al posto di Ermes. Un bacetto e si sistemerà tutto, vedrai!
Iride la fissava a bocca aperta.
– Su, non restare lì impalata. Avvicinati – le disse Atena. – Che te ne pare?
La messaggera alata si accostò cautamente al telaio per ammirare l’opera.
– Stupendo! Strabiliante! Insuperabile! – si affrettò a dire. Con Atena i complimenti non erano mai abbastanza. E guai a non esaltare le sue capacità. Lo aveva imparato bene la povera Aracne, una mortale che aveva gareggiato con la dea al telaio e non se l’era nemmeno cavata male. Peccato che la figlia di Zeus fosse una prima della classe a cui non andava giù di arrivare seconda, così aveva combinato un casino. Alla fine della gara aveva trasformato Aracne in un grosso, spaventoso ragno.
Ripensando a quella storiaccia, Iride sentì una stretta alla bocca dello stomaco. Anche perché Atena non sembrava accontentarsi delle sue lodi. – Sì, ma non noti nulla? Osserva bene i rettangoli.
Iride deglutì a fatica. La geometria non era mai stata il suo forte. E poi lei preferiva i tessuti con fiori e uccellini, ecco. – Ehm, sono paralleli… cioè, perpendicolari… No, volevo dire…
– Sono aurei! – sbottò la dea, spazientita. – Sono rettangoli aurei!
– Aurei nel senso di… dorati? A me sembrano rossi!
– Nooo! Un rettangolo è aureo se il rapporto fra lato maggiore e minore è pari al rapporto fra lato minore e la sua differenza dal maggiore – declamò Atena, indicando con il pettine i lati delle figure. – Cioè, se le sue dimensioni rispettano la sezione aurea, la proporzione divina, la costante di Fidia… Chiamala come vuoi!
Iride si stropicciò gli occhi; quella prova era decisamente superiore alle sue capacità. Questa volta fu il verde della sciarpa a mandare un riflesso più acceso, segno inconfutabile di vergogna e imbarazzo.
– Ma non capisci? – la incalzò Atena. – È proprio questo principio a rendere il disegno perfetto. Ma già… Come può apprezzarlo una postina?
Iride si morse la lingua per evitare di farsi scappare una risposta tagliente che poteva costarle cara. E allora, dopo essersi scusata per la sua irrimediabile ignoranza, si congedò e spiccò il volo verso la sua ultima tappa, l’isola di Cipro. Stava già fendendo l’aria limpida, in direzione dell’Egeo, quando la raggiunse la voce altezzosa di Atena: – Ah, Iride, ricordati di lavare quella sciarpa! Ha un odore tremendo! E la pipì di cane può danneggiare i tessuti delicati, perché contiene ammoniaca, non lo sapevi?

– Scusami, amore, stavo facendo il bagno – cinguettò Afrodite, spuntando dall’acqua. – Questa sorgente vulcanica è fa-vo-lo-sa, l’ho scoperta da pochissimo ed è una bomba! Una spa naturale, ti lascia una pelle fantastica… Perché non fai un tuffo?
Iride era imbambolata. Si costrinse a chiudere e riaprire gli occhi più volte. Aveva già visto Afrodit...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- 1. CHIAMATA DALL’OLIMPO
- 2. OMERO ON THE ROAD
- 3. UNA FAMIGLIA NEL CAOS
- 4. INTERMEZZO TROPICALE
- 5. CRONO COLPISCE ANCORA
- 6. DISPERSE NEL FUTURO
- 7. UN QUADRO… INQUIETANTE
- 8. UN MITO DI PROF
- 9. NIPOTI A TEMPO PIENO
- 10. UN RAGAZZO TRA LE DEE
- 11. MISSIONE INFERNALE
- 12. D FOR DAMNATION
- 13. SANDALONE CONTRO TUTTI
- 14. BACKSTAGE PARNASO
- 15. AMBROSIA CERCASI
- 16. CACCIA VIRTUALE
- 17. FOGLIE DIVINE
- 18. LOTTA DI CLASSE
- 19. ILIADE 4.0
- 20. DEA CONTRO TITANA
- 21. HACKER IN AZIONE
- 22. RIBELLE PER AMORE
- 23. CONIGLIO CI COVA
- 24. PER UN PELO
- 25. MANO NELLA MANO
- 26. TOPSY SECRET
- 27. IL TERZO POTERE
- 28. LA GUERRA È FINITA
- 29. È RINATA UNA STELLA
- 30. OLYMPOS GIRLS
- 31. TRA LE BRACCIA DI ZEUS
- RINGRAZIAMENTI
- SCOPRI LA DEA CHE C’È IN TE!
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