«Una delle autrici di thriller più brillanti in circolazione.» STEPHEN KING Ci sono promesse che puoi infrangere, e promesse che devi mantenere.
A costo di pagare il prezzo più alto. Lisa e Marilyn sono colleghe, o meglio amiche che casualmente lavorano nello stesso ufficio: la cosa non ha mai interferito con la loro amicizia, e si considerano molto fortunate per questo. Eppure, ci sono cose che Lisa ignora della sua amica. D'altra parte, Lisa è sempre così presa dai suoi, di problemi, il maggiore dei quali è Ava, sua figlia. Ava ha sedici anni, e un segreto che non confesserebbe mai a sua madre. A parte questo, la sua vita scorre come quella di qualunque adolescente… non fosse per quel padre che non c'è mai stato, e per l'ansia perenne di sua madre. Sì, perché Lisa sembra avere sempre paura di qualcosa. È così diversa dalle altre madri, sempre a guardarsi le spalle come se temesse chissà cosa. Anche Marilyn glielo rimprovera spesso, di solito nelle sue tirate per convincerla a trovarsi un uomo. Ma ultimamente Lisa sembra avere raggiunto un nuovo livello di paura. Sono piccole cose, piccoli segnali, ma lei ne è certa: il passato sta tornando. Il passato che credeva di aver seppellito per costruirvi sopra una nuova vita. Lisa sa che questo significa soltanto una cosa: che la promessa di tanti anni prima vale ancora. E lei l'ha infranta. Perché una promessa è una promessa. Soprattutto se fatta alla tua amica del cuore.
Sarah Pinborough, regina del colpo di scena, ritorna con un thriller che vi farà perdere la testa.
Impossibile indovinare cosa c'è davvero dietro le storie di Lisa, Ava e Marilyn, se non leggendo a ritmo forsennato le pagine di un'autrice che Stephen King ha definito, senza tanti giri di parole, «maledettamente brava».

- 372 pagine
- Italian
- ePUB (disponibile su mobile)
- Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub
L'amica del cuore
Informazioni su questo libro
Scelto da 375,005 studenti
Accedi a oltre 1 milione di titoli a un prezzo mensile contenuto.
Studia in modo più efficiente con i nostri strumenti dedicati.
Informazioni
Print ISBN
9788856666335
1
Dopo
Lui
Stronza.
Stringe così forte i margini del foglio che le parole, ordinate e scritte con cura, si aggrovigliano in strani e tortuosi zigzag che spezzano alcune frasi e ne evidenziano altre, quasi a schernirlo.
Non ce la faccio più.Sei troppo pieno di rabbia.Mi fai paura quando ti sfoghi su di me.Non ti amo più.
Il suo mondo traballa. È senza fiato quando arriva alla fine.
Non provare a seguirmi. Né a cercarmi. Non cercarci mai più.
Legge la lettera tre volte prima di comprenderne appieno il senso. Se n’è andata. Se ne sono andate. Sa che è così, gli sembra di sentire il vuoto che ha invaso la casa, ma corre ugualmente tra le stanze, aprendo armadi e cassetti. Di lei non c’è più traccia. Niente passaporto, niente patente, le cose più importanti sono sparite.
Non cercarci mai più.
Torna al tavolo della cucina e accartoccia la lettera, soffocando quelle parole nel pugno chiuso. Ha ragione lei. È pieno di rabbia. Anzi, è più che rabbia. È furia. Un fuoco che lo divora. Guarda fuori dalla finestra, la lettera è ormai solo una pallina di carta inumidita nel suo palmo sudato. Vodka. Ha bisogno di vodka.
Mentre beve, l’abbozzo di un piano si insinua in un angolo della sua mente e inizia a prendere forma.
Non ha il diritto di fargli una cosa del genere. Non dopo tutto quello che hanno passato.
E per questo la distruggerà.
PARTE PRIMA
2
Adesso
Lisa
«Buon compleanno, tesoro» dico, fermandomi sulla soglia. Sono solo le sei e mezza e sono ancora intorpidita dal sonno, ma la mia cucina brulica di vita. È come un’ondata che mi travolge. Io non ricordo di aver mai avuto tutta l’energia sprigionata da queste ragazze. È una bella sensazione. Mi dà fiducia e speranza.
«Non c’era bisogno che ti alzassi, mamma. E comunque stiamo uscendo.» Sorride mentre viene a darmi un bacio sulla guancia, una nuvola profumata di shampoo alla mela e deodorante zuccheroso. Ha l’aria un po’ stanca, però. Forse sta esagerando. Gli esami di fine anno si avvicinano e, tra gli allenamenti di nuoto al mattino e alla sera diverse volte alla settimana, il tempo passato con le amiche e la scuola, riusciamo a malapena a vederci. Ma, come continuo a ripetermi, è giusto così. Sta crescendo. Sta imparando a fare a meno di me. E io devo lasciarla andare, anche se di certo non è facile. Per tanto tempo siamo state io e lei, sole contro il mondo. Adesso il mondo è lì, alla sua portata: deve solo allungare una mano e afferrarlo.
«Non capita tutti i giorni che la mia piccola compia sedici anni» dico facendole l’occhiolino, mentre riempio il bollitore. Alza gli occhi al cielo con aria annoiata, girandosi verso Angela e Lizzie, ma so che le fa piacere che io mi alzi prima che lei esca per andare a scuola. È cresciuta, ma è pur sempre la mia bambina. «E in ogni caso,» aggiungo «oggi ho quella presentazione importante al lavoro, dovevo comunque svegliarmi presto.»
Si sente il ronzio di un telefono. Tre teste si abbassano contemporaneamente sui cellulari e io torno al mio bollitore. So che un ragazzo di nome Courtney è entrato nella vita di Ava. Non me ne ha ancora parlato, ma ho visto arrivare un messaggio la scorsa settimana, una volta in cui si era dimenticata il telefono sul tavolo della cucina, cosa che accade di rado. In passato capitava che di tanto in tanto le controllassi il cellulare, ma adesso ha messo una password e, seppur a malincuore, devo ammettere che è giusto che abbia la sua privacy. Devo imparare a fidarmi di mia figlia e della sua testolina giudiziosa che certamente la terrà lontana dai guai.
«I regali li vuoi adesso o stasera da Pizza Express?» chiedo.
Ava stringe tra le dita due piccoli sacchetti dai quali spunta della carta colorata, ma non mi dice cosa le hanno comprato le amiche. Magari lo farà più tardi. Fino a qualche anno fa sarebbe corsa a farmi vedere i regali, ma ora no. Come vola il tempo.
Mi sembra impossibile, ma io ho quasi quarant’anni e Ava sedici. Presto lascerà il nido.
«Jodie è arrivata» fa Angela, alzando gli occhi dall’iPhone.
«Dobbiamo andare.»
«Facciamo stasera» risponde Ava. «Adesso non ho tempo.» Mi sorride. Io la guardo e penso che un giorno diventerà bellissima. Per un breve istante sento una stretta al cuore, per cui mi concentro sulla mia tazza di tè e sulla copia cartacea della mia presentazione che fortunatamente è sul tavolo, come ricordavo, mentre le ragazze afferrano i cappotti, i borsoni del nuoto e gli zaini con i libri di scuola.
«A stasera, mamma» urla Ava, girandosi prima di sparire in corridoio. Mentre si precipitano fuori mi arriva una folata di aria umida. Mi viene un’idea, prendo al volo venti sterline dal portafoglio e le corro dietro, lasciando la porta accostata.
«Ava, aspetta!» Non ho altro addosso che una vestaglia sottile, ma la seguo comunque lungo il vialetto, sventolando la banconota. «Per te e le ragazze. Fatevi una bella colazione prima di andare a scuola.»
«Grazie!» Rispondono in coro mentre si catapultano dentro la macchina di Jodie, la biondina dietro al volante, e io resto lì a salutarle. Jodie parte a velocità sparata, dubito che abbia controllato per bene gli specchietti. Chissà se Ava avrà messo la cintura di sicurezza. Okay, mi preoccupo troppo. È che non si rendono conto di quanto sia preziosa la vita. Di quanto siano preziose loro. E come potrebbero, del resto? Beata gioventù.
L’estate è alle porte, ma soffia un vento fastidioso e il cielo grigio e denso minaccia ancora pioggia. Rimango a guardare fino a quando la macchina di Jodie non scompare dietro l’angolo e sto per rientrare in casa al calduccio, quando vedo un’auto parcheggiata sulla curva della nostra strada. Un brivido mi attraversa. Un’auto blu scura. Non so di chi sia, e io le macchine che bazzicano su questa strada le riconosco tutte. È diventata un’abitudine fare attenzione a cose del genere. Potrei giurare che questa macchina non l’ho mai vista prima.
Il cuore inizia a martellarmi stupidamente nel petto, come un uccellino intrappolato che sbatte contro il vetro di una finestra. Non mi muovo di un millimetro, non tanto perché stia valutando se intervenire o scapparmene in casa, è che mi sento paralizzata dal terrore. Il motore dell’auto è spento, al volante c’è un uomo tarchiato. È troppo lontano per vederlo in faccia. Mi starà guardando? Mi fischiano forte le orecchie, cerco di riprendere fiato. Il panico sta per impadronirsi di me, quando compare un tizio sul vialetto davanti all’auto, si infila la giacca mentre fa dei cenni al guidatore. Sento il motore che si accende. Solo quando la vettura si muove mi accorgo della piccola scritta sulla portiera. EEZYCABS.
Mi sento inondare dal sollievo e mi viene quasi da ridere. Quasi.
Non sei in pericolo, mi dico mentre il taxi mi sfila davanti, senza che nessuno degli occupanti rivolga il suo sguardo su di me. Non sei in pericolo e non lo è Ava. Cerca di calmarti.
Ma è più facile a dirsi che a farsi. L’ho imparato con gli anni. La paura non mi abbandona mai veramente. Certo, ci sono stati periodi tranquilli, in cui mi ero quasi liberata dalle ansie del passato, ma poi basta una cosa da poco, del tutto casuale come questa, per gettarmi completamente nel panico, facendomi capire che la paura è sempre lì, come catrame caldo appiccicato alla bocca del mio stomaco. Negli ultimi tempi ho provato una strana sensazione d’inquietudine, come se ci fosse qualcosa di fuori posto che non riesco del tutto a individuare. Forse sono io. Sarò stanca, un po’ sfasata. Sarà il pensiero di Ava che diventa grande. Forse non è niente. Eppure...
«A cosa stai pensando?»
Faccio un salto per lo spavento, ma poi mi metto a ridere, anche se in effetti non c’è nulla di divertente. Ho la mano sul cuore quando mi volto verso la signora Goldman, ferma sulla soglia di casa sua.
«Tutto bene?» mi chiede. «Non volevo spaventarti.»
«Sì, scusa» rispondo io. «Ero sovrappensiero, pensavo alle cose che devo fare oggi. Sai com’è...» Mi dirigo verso la porta di casa mia. Non sono del tutto sicura che la signora Goldman sappia veramente com’è. Si china con cautela per raccogliere la bottiglia di latte che le hanno lasciato sul gradino e vedo che quel movimento le costa un certo sforzo. Cos’avrà in serbo per lei questa giornata? Tv accesa dal mattino alla sera? Il conto alla rovescia? Il niente più assoluto? I figli non la vengono a trovare da parecchio tempo.
«Sembra che stia per scoppiare un temporale. Vuoi che ti faccia un po’ di spesa? Devo comunque andare a prendere del pane e altre cosette. Però non tornerò tanto presto, dopo il lavoro porto Ava a mangiare la pizza, è il suo compleanno.» Non ho bisogno di comprare nulla, ma non mi piace l’idea che la signora Goldman sia costretta a uscire sotto la pioggia. Ha dei problemi alle anche e le strade saranno scivolose.
«Oh, se non è un disturbo...» dice con aria sollevata. «Sei davvero gentile.»
«Perfetto.» Le sorrido e mi assale un’ondata di profonda tristezza, che non so bene come spiegare. Dev’essere una forma di empatia di fronte alla fragilità dell’essere umano, alla sua difficoltà nel mostrare apertamente la propria debolezza. Qualcosa del genere. Rimango ad ascoltarla mentre mi fa una lista delle poche cose che le servono. Quantitativi per una persona sola. Ci aggiungerò anche qualche fetta di torta Battenberg, un piccolo regalo. Nel fine settimana voglio trovare il tempo per farle visita e fermarmi per un tè insieme. Le sue giornate devono essere lunghe ed è così facile dimenticarsi delle persone sole, a questo mondo. Dovrei saperne qualcosa. Lo sono stata anch’io per molto tempo e, in un certo senso, lo sono ancora. Adesso cerco di essere sempre gentile con chi è solo. La gentilezza è importante. Cos’altro conta, in effetti?
Da quando la PKR ha aperto una seconda filiale, siamo stati trasferiti in un ufficio più piccolo ma più elegante. Entro alle otto e, anche se manca ancora parecchio all’ora in cui è previsto l’arrivo di Simon Manning, sono piuttosto nervosa e mi tremano le mani per l’agitazione. Mi dico che è solo per la presentazione, ma è una stronzata. È per Simon Manning. Simon è entrato per me in una sorta di area grigia: è un potenziale nuovo cliente, ma non posso negare che rappresenti anche qualcosa di più. C’è attrazione. Un piccolo flirt. Da un po’ ha iniziato a guardarmi in modo diverso e non so come gestire la cosa. È un pensiero fisso ...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- L’AMICA DEL CUORE
- 1 Dopo
- PARTE PRIMA
- PARTE SECONDA
- PARTE TERZA
- Epilogo
- Ringraziamenti
- Copyright