La moglie tra di noi
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La moglie tra di noi

  1. 400 pagine
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La moglie tra di noi

Informazioni su questo libro

«Un triangolo amoroso, ma anche molto di più. Non saprete di chi fidarvi, fino allo straordinario finale.» Gillian Flynn, autrice di Gone Girl. L'amore bugiardo Ogni relazione ha le sue ombre. Anche il matrimonio perfetto. Quando leggerai questo romanzo, farai molte supposizioni. Supporrai che sia la storia di una ex moglie gelosa, ossessionata dalla donna che l'ha rimpiazzata nel cuore del suo ex marito. Oppure penserai che sia quella della ragazza che sta per sposare l'uomo dei suoi sogni, ancora piena di tutte le speranze di una giovane sposa. O ancora ti chiederai se non sia, in fondo, la storia di un triangolo in cui è difficile capire di chi fidarsi. Ti dirai che è una storia d'amore e odio, di seduzione e paura, di tradimento e giochi di potere. Supporrai di aver capito tutto di Vanessa ed Emma e dell'uomo che amano, le motivazioni dietro le loro azioni, l'anatomia delle relazioni che legano l'uno alle altre. Supporrai di sapere chi sono e che cosa muove, davvero, i loro cuori.
Ma ti sbaglierai.
Perché questo romanzo è proprio come la realtà. E nella realtà non c'è niente di vero. Nessuna relazione è senza ombra. Nessun amore è senza segreti. Ci sono solo gli sprazzi di verità dietro le bugie. O le piccole bugie che, insieme, fanno una verità. E la verità è l'unico modo per voltare pagina.
Il romanzo dell'anno è un thriller psicologico dalle mille facce, che vi terrà inchiodati ai suoi colpi di scena, catapultandovi dentro una storia che illumina ogni lato dell'amore, anche quelli che nascondiamo perfino a noi stessi. Compulsivo come La ragazza del treno, è uscito in America con una prima tiratura di 300.000 copie, battendo ogni record di vendite e campeggiando ai primi posti delle classifiche fin da quando è stato pubblicato, nel gennaio 2018. Contiene un estratto del nuovo thriller delle due autrici Greer Hendricks e Sarah Pekkanen, La candidata perfetta.

Scelto da 375,005 studenti

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Informazioni

Anno
2018
eBook ISBN
9788858520512
Print ISBN
9788856664270

PRIMA PARTE

Prologo

Lei cammina a passo spedito sul marciapiede, i capelli biondi che le scivolano sulle spalle, le guance arrossate, un borsone da palestra appeso al braccio. Arrivata davanti al portone, tira fuori le chiavi dalla borsa. La via è chiassosa e affollata, taxi gialli che sfrecciano, pendolari di ritorno dal lavoro, clienti che entrano nella gastronomia all’angolo. Ma io non le stacco mai gli occhi di dosso.
Si ferma sull’ingresso e getta un rapido sguardo dietro di sé. Mi sento come attraversata da una scarica elettrica. Chissà se ha percepito i miei occhi fissi su di lei. Rilevamento non visivo di sguardi, si chiama: la capacità di sentire se qualcuno ci sta osservando. Una sorta di raffinatissimo sensore installato nel cervello umano, eredità dai nostri antenati che vi si affidavano per non diventare preda degli animali. È una forma di difesa che ho coltivato in me stessa, la sensazione dell’elettricità statica sulla pelle, la testa che istintivamente si solleva in cerca di un paio d’occhi. Ho imparato quanto sia pericoloso sottovalutare il senso d’allarme.
Ma lei si limita a girarsi dall’altra parte, aprire la porta e sparire dentro, senza mai guardare verso di me.
È inconsapevole.
Non sa del danno che ho provocato, del disastro che ho messo in moto.
Per questa bellissima ragazza con il viso regolare e il corpo florido – la donna per cui mio marito Richard mi ha lasciato – io sono invisibile come il piccione che razzola sul marciapiede vicino a me.
Non ha idea di quello che le succederà. Non ne ha la minima idea.

1

Nellie non sapeva cosa l’avesse svegliata. Ma quando aprì gli occhi, ai piedi del letto c’era una donna che la guardava, una sposa avvolta in una nuvola di pizzo bianco.
Soffocò un grido nella gola e si girò di scatto verso la mazza da baseball appoggiata al comodino. Poi la vista si adattò alla luce granulosa dell’alba e il batticuore si placò.
Scoppiò in una risatina. Che stupida. Era solo l’abito da sposa, ancora avvolto nella plastica, con il corpetto e la gonna larga rigonfi di carta velina appallottolata, per tenere le forme. Nient’altro che un abito senza vita, appeso all’anta dell’armadio a muro, esattamente dove lei lo aveva messo la sera prima, dopo averlo ritirato dal negozio. Nellie lasciò ricadere la testa sul cuscino. Quando riuscì di nuovo a respirare normalmente, guardò le cifre digitali blu squadrate dell’orologio sul comodino. Troppo presto, ancora una volta.
Stese le braccia sopra la testa e allungò la mano sinistra per disattivare la sveglia prima che squillasse; si ricordò che al dito aveva l’anello di fidanzamento che Richard le aveva regalato, un magnifico solitario. Non si era ancora abituata al suo peso, lo sentiva ingombrante, estraneo.
Di riaddormentarsi non se ne parlava. Nellie aveva sempre avuto difficoltà a prendere sonno, fin da quando era una bambina. Sua madre non aveva pazienza per i riti della buonanotte, ma suo padre spesso, la sera, restava un po’ con lei e le strofinava dolcemente la schiena, scrivendo col dito sulla stoffa della sua camicia da notte. Componeva frasi come TI VOGLIO BENE o SEI SUPER-SPECIALE, e lei doveva cercare di indovinare. Altre volte disegnava cerchi, stelle, triangoli... Ma poi i suoi divorziarono e suo padre se ne andò. Senza di lui, Nellie si abituò a starsene sola nel suo letto, sotto la trapunta a strisce rosa e viola, a fissare i contorni della macchia di umidità sul soffitto e sperare che il sonno arrivasse.
E quando, infine, si assopiva, dormiva così profondamente che qualche volta sua madre doveva prenderla per le spalle e scuoterla forte per svegliarla.
Fu dopo una notte di ottobre dell’ultimo anno di college che le cose cambiarono.
L’insonnia peggiorò, e il sonno cominciò a spezzettarsi, tra risvegli bruschi e angosciati e sogni fin troppo vividi. Una volta, mentre era a colazione nella sala comune, la compagna di stanza le aveva detto di averla sentita strillare nel sonno parole incomprensibili. Nellie aveva tentato di liquidare la faccenda: «È colpa degli esami di fine semestre» aveva detto. «Statistica è micidiale, così dicono.» E si era alzata per andare a prendersi un’altra tazza di caffè.
In seguito si era imposta di andare a trovare la psicologa del college, le cui blandizie non bastarono però a indurre Nellie a parlare di quella calda sera di inizio autunno cominciata con bottiglie di vodka e risate, e finita con sirene della polizia e disperazione. Aveva visto la dottoressa due volte, poi aveva annullato il terzo appuntamento e non ci era più tornata.
Nellie aveva raccontato qualche particolare di quella serata anche a Richard, una volta che si era svegliata da uno dei suoi incubi ricorrenti con le braccia di lui che la stringevano e la sua voce profonda che le sussurrava all’orecchio: «Sei con me, amore. Sei al sicuro». Abbracciata a lui, aveva provato un senso di sicurezza che solo in quel momento si era resa conto di aver sempre desiderato, fin da prima dell’incidente al college. Accanto a Richard, Nellie era tornata finalmente a cedere alla vulnerabilità del sonno profondo. Era come se il terreno traballante sotto i suoi piedi si fosse finalmente stabilizzato.
Stanotte, però, era sola nell’appartamento al pianterreno del vecchio palazzo di mattoni rossi. Richard era a Chicago per lavoro e la sua migliore amica e coinquilina, Samantha, era rimasta a dormire dal suo nuovo ragazzo. I suoni di New York penetravano dai muri: clacson, delle urla lontane, un cane che abbaiava... Anche se il tasso di delinquenza nell’Upper East Side era il più basso di tutta Manhattan, c’erano sbarre d’acciaio alle finestre e la porta era rinforzata da tre serrature, compresa quella che Nellie stessa aveva fatto installare quando si era trasferita lì. Comunque, per riuscire a prendere sonno le era servito un bicchiere di Chardonnay in più.
Nellie si strofinò gli occhi irritati e sgusciò lentamente fuori dal letto. Infilò l’accappatoio di spugna e guardò ancora il vestito, chiedendosi se fosse il caso di liberare un po’ di spazio nel piccolo armadio a muro per farcelo entrare. Ma quella gonna era così ampia! Nella boutique, circondata dalle sue compagne tutte sbuffi e paillette, era sembrata una gonna elegante e semplice, come uno chignon tra teste cotonate. Ma tra il groviglio di panni sporchi e la smilza libreria Ikea della sua angusta camera da letto, adesso il suo abito assomigliava pericolosamente a una mise da principessa Disney.
Comunque, ormai era troppo tardi per cambiarlo. Il matrimonio era più vicino che mai e ogni dettaglio era deciso, compresa la decorazione della torta: la sposa bionda col suo prestante sposo, congelati in un istante perfetto.
«Caspita, vi assomigliano persino» aveva detto Samantha quando Nellie le aveva mostrato una foto delle antiche figurine di porcellana che Richard le aveva inviato per email. Erano state dei suoi genitori e lui, dopo averle fatto la proposta, era andato a recuperarle in cantina. Sam aveva arricciato il naso. «Nellie... non ti viene mai in mente che quell’uomo sia troppo perfetto per essere... vero?»
Richard aveva trentasei anni, nove più di Nellie, gestiva fondi speculativi ed era quel che si dice un uomo di successo. Aveva un fisico atletico da corridore e un sorriso spigliato che contrastava con l’intensità profonda degli occhi blu mare.
Al primo appuntamento l’aveva portata a cena in un ristorante francese, dove si era dimostrato un intenditore di borgogna bianchi – non che per Nellie facesse chissà quale differenza! Ma lui era così sicuro di sé, senza essere uno di quei fanatici so-tutto-io. Alla seconda uscita insieme, un sabato di neve, le aveva detto di mettere vestiti pesanti e si era presentato con due slittini di plastica di un verde squillante. «Conosco la miglior discesa di Central Park» aveva detto.
Quella volta indossava un paio di jeans sbiaditi, ed era sexy anche con quelli. Almeno quanto lo era con i completi eleganti da ufficio.
Nellie non mentì quando rispose alla domanda di Sam: «Sì. Ci penso tutti i santi giorni».
Si strofinò di nuovo gli occhi mentre percorreva, a piedi nudi sul linoleum freddo, i sette passi che la separavano dalla cucina, piccola e stretta. Accese la luce e si accorse che Sam, dopo averle messo il miele nel tè, aveva lasciato un’altra volta il barattolo tutto impiastricciato. Il liquido vischioso colava dal bordo e uno scarafaggio si dibatteva nella collosa pozzanghera ambrata. Anche se ormai viveva a Manhattan da anni, quella vista le dava ancora la nausea. Prese dal lavandino una tazza sporca di Sam e vi intrappolò sotto l’animale. Che se ne occupi lei, pensò. Mentre aspettava che il caffè fosse pronto, aprì il portatile e si mise a controllare la posta: un coupon di Gap; l’estratto conto della carta di credito; un’email di sua madre che a quanto pareva era diventata vegetariana e le chiedeva di sincerarsi che al pranzo di nozze ci fosse anche un menù adatto a lei.
Nellie si versò il caffè in una tazza colorata con la scritta La migliore maestra del mondo – lei e Samantha insegnavano entrambe all’asilo privato Learning Ladder, e di tazze come quella nella credenza ne avevano almeno una dozzina – e ne bevve un sorso con gratitudine. Oggi aveva in programma dieci incontri di primavera genitori-insegnante per la classe dei piccoli di tre anni, i Cuccioli. Senza caffeina rischiava di addormentarsi nell’ “angolo tranquillo”, e aveva bisogno di restare ben vigile. I primi della lista erano i Porter, che di recente si erano mostrati preoccupati per la mancanza di creatività («sa, signorina, quel genere di originalità alla Spike Jonze») nell’approccio educativo della scuola. Le avevano caldamente consigliato di rimpiazzare la grande casa delle bambole con un tepee gigante, mandandole anche il link al sito di The Land of Nod, che ne vendeva uno per 229 dollari.
Una volta che si fosse trasferita da Richard, decise Nellie, i Porter le sarebbero mancati giusto un po’ meno degli scarafaggi. Guardò la tazza di Samantha, si sentì in colpa, e con un foglio di carta da cucina raccolse in fretta l’insetto, lo buttò nel water e tirò l’acqua.
Stava per entrare sotto la doccia quando sentì squillare il cellulare. Si gettò addosso un asciugamano e corse in camera a prendere la borsa. Il telefono però non c’era; Nellie lo lasciava sempre chissà dove. Alla fine lo recuperò da sotto le pieghe della coperta.
«Pronto?»
Nessuna risposta.
Vide sul display che l’aveva chiamata un numero anonimo, e un attimo dopo apparve la notifica di un messaggio in segreteria. Nellie premette il tasto per ascoltare ma non udì altro che un flebile suono ritmico. Un respiro.
I soliti call center, si disse lanciando il telefono sul letto. Niente di che. Sentiva che si stava agitando; ogni tanto le succedeva. Era solo la stanchezza, tutto lì. In fondo, nel corso delle settimane a venire avrebbe dovuto fare un sacco di cose, sgomb...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. LA MOGLIE TRA DI NOI
  4. PRIMA PARTE
  5. SECONDA PARTE
  6. TERZA PARTE
  7. Epilogo
  8. Ringraziamenti
  9. Copyright