La leggenda di Darkstalker
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La leggenda di Darkstalker

  1. 384 pagine
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La leggenda di Darkstalker

Informazioni su questo libro

Ancora non sapeva di poter predire il futuro. Non aveva idea di cosa significassero quelle visioni. Non riusciva a seguire i sentieri che gli si stavano dipanando nel cervello; causa ed effetto e conseguenze non erano alla sua portata. Ma nella mente della madre trovò il concetto di speranza, e in quella del padre qualcosa di simile alla pazienza. Poteva aspettare. - Darkstalker - disse la madre. - Ciao, tesoro -. Allungò le zampe verso il cucciolo che si arrampicò, soddisfatto di trovarsi più vicino al calore di lei. «Questa è mia madre. Queste sono le mie lune piene. Questo è il mio mondo, adesso.»

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Informazioni

Anno
2018
eBook ISBN
9788858521403
Print ISBN
9788856666489

PARTE PRIMA

PRIMO CAPITOLO

FATOM

Fatom non si era mai considerato speciale e di certo non si aspettava che qualcosa sarebbe cambiato nel giorno dell’esame di magia.
Quella mattina otto giovani Ali di Mare erano allineati sulla spiaggia, con le squame azzurre e verdi bagnate dalle onde sibilanti dell’oceano alle loro spalle. Avevano tutti compiuto due anni negli ultimi mesi. Il sole picchiava sul muso di Fatom e quel bagliore gli faceva bruciare gli occhi. Non vedeva l’ora di tornare nel palazzo sott’acqua, un luogo fresco e buio.
Tuttavia rimase seduto in silenzio, paziente e immobile ad aspettare (anche se ormai era lì da secoli), come gli era stato detto di fare. Al contrario di altri draghi.
Swish. Sulle zampe posteriori gli arrivò uno spruzzo di sabbia. Era troppa per essere stata portata dal vento.
– Sssh – sibilò a mezza bocca.
– A chi, a me? – protestò il drago femmina al suo fianco. – Cos’avrei detto? Niente, ecco cosa! Sei tu quello che sta facendo chiasso. Io me ne resto seduta qui buona buona. Perfettamente immobile. Sono un drago modello, io –. Sollevò il mento e assunse un’espressione angelica.
Un grande gabbiano elegante atterrò sulla spiaggia a una certa distanza da loro, vicino agli alberi, e li scrutò con sospetto. Aveva l’espressione di uno che la sapeva lunga, un volatile saggio che era riuscito a sopravvivere molto a lungo in un mondo di draghi. Era chiaro che stava cercando di capire perché un gruppo di draghi fosse emerso dall’acqua per poi decidere di starsene tranquillo in fila sulla sabbia. Forse avrebbero lasciato cadere qualche briciola di cibo per un gabbiano furbo? Oppure stavano pensando di divorarlo?
L’uccello ruotò la testa per studiarli con l’altro occhio.
– Ti sfido ad afferrarlo e mangiartelo – sussurrò Indaco.
– Smetti di parlarmi – ringhiò Fatom.
– Lo sai che vuoi farlo –. La sua voce era leggera come una piuma e a malapena smosse l’aria.
Era vero. Lui aveva una gran fame. Però la regina aveva detto loro di non muoversi, e Fatom non voleva disobbedire. Il fatto di essere il pronipote di Lagoon non lo avrebbe messo al riparo dalle conseguenze di un gesto avventato.
Swish. Stavolta un paguro che era rimasto incastrato nella coda di Indaco sbatté contro il suo fianco, spruzzandogli la sabbia sui piedi. Fatom lo sentì barcollare stordito fra le sue zampe mentre cercava di capire cosa gli fosse successo.
– Adesso basta – ringhiò, cercando di tenere il muso il più immobile possibile. Dall’altro lato, sua sorella Pearl emise un lieve sospiro d’esasperazione.
– Credo che dovresti essere tu a smetterla di distrarre tutti con le tue chiacchiere, altezza – disse Indaco in tono ironico.
– Indaco –. La regina Lagoon si materializzò all’improvviso alle loro spalle, sorgendo dall’oceano come un minaccioso iceberg. Con incedere solenne percorse lentamente il bagnasciuga, passando tra Fatom e la sua amica impertinente.
– Maestà – rispose Indaco, affondando nella sabbia gli artigli azzurro-violacei. Era riuscita a parlare con voce tranquilla nonostante l’ansia, anche se Fatom sapeva che era terrorizzata. Considerata l’antipatia che Lagoon provava nei suoi confronti, l’avrebbe capita se avesse cercato di seppellirsi sotto le alghe ogni volta che la regina le compariva davanti.
– Spero che stiate prendendo sul serio questa prova – disse Lagoon. Volse lo sguardo per scrutare Fatom, e lui ebbe un brivido, come se sotto le sue squame si contorcessero delle anguille. Preferiva di gran lunga quando la sovrana lo ignorava, come faceva la maggior parte del tempo. Lui era soltanto un principe minore, non certo un personaggio importante.
– Certo, maestà –. Indaco sgranò gli occhi, come se non avesse mai fatto niente di sbagliato in vita sua.
Si udì un altro spruzzo, e Fatom si ritrovò a trattenere il respiro mentre un drago li raggiungeva a grandi passi.
Era proprio lui.
Il drago più rispettato nella tribù degli Ali di Mare, secondo in gerarchia soltanto alla regina: il nonno di Fatom, Albatros.
Albatros apparteneva alla stessa covata della sorella Lagoon, ma la superava in altezza quasi di un collo. Aveva lunghe ali che spazzavano la sabbia in modo maestoso, squame grigioazzurre tanto pallide da sembrare quasi bianche in alcuni punti e occhi di un blu scurissimo. In effetti, i suoi colori erano in qualche modo simili a quelli del gabbiano, che ormai si era rintanato in un punto d’osservazione più riparato, su una palma.
L’espressione di Albatros, inoltre, era sospettosa proprio come quella del volatile. Guardò arcigno i giovani draghi puntando verso di loro il lungo muso adunco.
– Questa è una perdita di tempo, Lagoon – dichiarò. – Nessuno mi ha mai messo alla prova, ma abbiamo scoperto abbastanza in fretta cos’ero in grado di fare. Se qualcuno di loro avesse anche solo un briciolo di poteri magici, di certo lo saprebbe già. E comunque prima o poi diventerà palese.
– Meglio prima che poi – ribatté la regina in tono suadente. – Se avessimo un altro stregone nella tribù, saremmo due volte più potenti, cosa piuttosto utile se consideriamo come si sono comportati ultimamente gli Ali di Fango e gli Ali di Pioggia. E più presto lo troveremo, prima potremo cominciare a addestrarlo e a usarlo. Inoltre, – aggiunse a voce più bassa, tanto che Fatom dovette tendere l’orecchio per sentirla – sarebbe preferibile per tutti se la scoperta fosse meno traumatica di quanto lo è stata nel tuo caso. Non ti sembra?
Albatros ebbe un lieve sussulto. Lanciò un’occhiata scettica alla fila di giovani draghi. – Il mio potere è più che sufficiente per qualsiasi tua necessità. Ti ho dato tutto ciò che mi hai chiesto, o sbaglio? E non voglio un apprendista.
Lagoon arricciò la coda e snudò le zanne. All’improvviso non sembrava affatto più piccola di Albatros. Fatom affondò gli artigli nella sabbia tiepida e cercò di non rabbrividire.
– Mi sono stancata di sentire le tue lamentele – sibilò la regina. – Le prove di magia proseguiranno. Coordinerai i giovani draghi ogni volta che te lo chiederò. Addestrerai qualsiasi allievo abbia dei poteri. E non metterai mai più in dubbio le mie decisioni.
Ci fu una lunga pausa, poi Albatros chinò la testa. – Sì, maestà –. Ripiegò le ali e camminò su e giù davanti alla fila di Ali di Mare, evitando gli sguardi. – Alcuni di voi avranno sentito parlare dei draghi stregoni. I loro poteri sono rari, immensi, e o li si possiede dalla nascita oppure no. Quello che stiamo svolgendo oggi è un semplice esame per verificare se qualcuno di voi ne sia dotato. Quasi certamente non sarà così – aggiunse.
Albatros fece guizzare la coda verso gli alberi. Il gabbiano emise uno stridio allarmato mentre otto noci di cocco si staccavano all’improvviso dalle palme e precipitavano in picchiata sulla spiaggia, rotolando per poi fermarsi sulla sabbia, una davanti a ciascun drago.
– Prendete la vostra noce di cocco – ingiunse Albatros.
Fatom esitò. C’era qualcosa di vagamente inquietante in quell’ordine. Albatros sembrava annoiato, eppure lui pensava che una noce di cocco in grado di volare a comando avrebbe potuto fare qualsiasi cosa, se solo l’avesse toccata. Forse gli sarebbe esplosa tra le zampe. Oppure si sarebbe trasformata in un riccio di mare e li avrebbe trafitti. Era il genere di prova in cui ci si poteva fare male?
Pearl fu la prima a sollevare la noce di cocco tra le zampe, e Indaco un istante dopo la imitò. Nessuna delle due si era messa a strillare, quindi Fatom si allungò per raccogliere a sua volta il frutto.
Sembrava una comunissima noce di cocco: pelosa, piuttosto pesante, scaldata dal sole.
– Adesso – proseguì Albatros – dite al vostro frutto di volare fin qui e colpirmi.
I giovani draghi si guardarono l’un l’altro, confusi, e cincischiarono la sabbia con le zampe. Fatom sentì l’oceano sciabordare sulla sua coda mentre la marea cominciava a salire.
– Ehm – intervenne Indaco, l’unica che avesse l’ardire di mettere becco su qualsiasi argomento. – Scusa, ma come si fa?
La regina Lagoon la fulminò con lo sguardo, ma Albatros sembrò stranamente soddisfatto. – Usate il vostro potere, se ce l’avete – rispose. – Un drago stregone è in grado di incantare qualsiasi oggetto per indurlo a fare ciò che vuole. Io ormai ci riesco senza nemmeno aprire bocca, ma dirlo ad alta voce è il modo migliore, all’inizio. Basterà che sussurriate alla vostra noce di cocco di volare fin qui e di colpirmi –. Poi sorrise.
– Uhm, non sarebbe più semplice scagliartela addosso e basta? – chiese Indaco.
Albatros scoppiò a ridere. – Ma potresti sbagliare mira. Un frutto incantato non mi mancherebbe mai, per quanto io cerchi di schivarlo o di bloccarlo. Forza, provateci.
Intorno a Fatom si alzarono dei mormorii. Lui lanciò un’occhiata prima a Pearl, che stava scrutando attentamente il suo frutto, poi a Indaco, che gli restituì lo sguardo, sorrise e scrollò le spalle, come per dire: “Be’, questa è proprio la cosa più idiota che abbiamo fatto da stamattina”.
Fatom strinse gli artigli intorno alla sfera marrone, avvicinò il muso e si sentì davvero abbastanza stupido. – Cocco, – sussurrò – ehm, per favore, potresti andare a colpire mio nonno?
Il frutto non si mosse. Non era una magica palla pericolosa. Era soltanto una noce di cocco. Fatom espirò. Non sapeva cosa provare. Una parte di lui aveva sperato… be’, era una speranza assurda. Albatros era l’unico stregone che gli Ali di Mare avessero. Correva voce che ce ne fossero in altre tribù, ma chi poteva sapere se era vero? Quante probabilità c’erano di trovare un Ali di Mare con poteri magici soltanto un paio di generazioni dopo Albatros, e che si trattasse proprio di Fatom, fra tutti?
– Fatom, sei proprio una medusa – sussurrò Indaco, ridacchiando. – Non credo che il concetto sia chiederlo per cortesia. Devi ordinarle di farlo.
– E tu come lo sai? – bisbigliò lui di rimando. – Non puoi certo immaginare quanto sia efficace la gentilezza, visto che hai delle pessime maniere.
Gli altri giovani draghi stavano cominciando a mormorare tra loro. Nessuna noce di cocco si era mossa. Albatros rivolse alla regina un sorriso sarcastico del tipo “te l’avevo detto”.
– È solo un frutto –. Indaco alzò gli occhi al cielo. – Credo che ci sia consentito comandarlo.
– E va bene! –. Fatom sollevò la sfera un po’ più in alto e le diede un’occhiata severa, intimidatoria come quelle di sua zia, per far ridere Indaco. – Cocco, ascoltami. Ti ordino di volare attraverso questa spiaggia e di colpire mio nonno.
Il frutto schizzò via dai suoi artigli talmente veloce che Fatom inciampò in avanti, pensando di averlo lasciato cadere. Emise un guaito di stupore, ma non fu un avvertimento sufficiente per Albatros, che aveva lo sguardo fisso sulla regina. La noce di cocco lo prese in pieno petto con abbastanza forza da farlo cadere all’indietro, con le ali spalancate, sollevando ondate di sabbia c...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. GUIDA AI DRAGHI DEL REGNO DI PYRHA
  4. PROLOGO
  5. PARTE PRIMA
  6. PARTE SECONDA
  7. PARTE TERZA
  8. Copyright