Quello dei sogni è un fenomeno che ha fatto discutere gli uomini per millenni, tanto da essere considerato uno dei più grandi misteri della vita; ed è un mistero che avviene nella nostra testa! Dalle interpretazioni religiose nell'antichità fi- no alla scienza moderna, passando per le teorie di Freud e gli esperimenti di LaBerge sulla fase REM, la scienza dei sogni è stata ampiamente studiata, sia in pratica, che nelle arti. Un tempo attribuita a fenomeni soprannaturali (quando si pensava che i sogni fossero uno spiraglio sul mondo magico per predire il futuro e entrare in contatto con le divinità), e successivamente associati a istinti sessuali repressi, oggi gli studi sui sogni sono legittimamente rientrati anche nel campo della psicologia, ma non per questo troviamo meno enigmatici il loro vero potere e significato. Solo di recente gli scienziati hanno iniziato ad accettare che i sogni abbiano un valore preciso: quello di aiutarci a imparare, e persino di farci superare i traumi. Durante un viaggio in Perù, Alice Robb rimane affascinata da un'esperienza di "sogno lucido", quel fenomeno che avviene quando ci si accorge di star sognando e ci permette di controllare il sogno, e decide di metterlo al centro dei suoi studi. Con impeccabile chiarezza, la giornalista Alice Robb getta luce sulle zone più oscure del nostro subconscio e ci spiega come migliorare la salute della nostra mente attraverso i sogni. Perché quello che accade di notte non è meno importante di ciò che accade di giorno, e più si è felici nei sogni, più lo si sarà quando ci si sveglia.

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La nuova scienza dei sogni
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Come abbiamo dimenticato i sogni
Fino al XIX secolo, i sogni furono incasellati nell’ambito della spiritualità anziché in quello della scienza. In varie tradizioni religiose sono stati considerati come un canale attraverso il quale le persone comuni potevano fare esperienza di un altro mondo e i profeti predire la volontà degli dei. Nella Bibbia, Giuseppe si guadagna il posto alla corte reale interpretando i sogni del faraone, spiegando che le sette vacche grasse e le sette vacche magre rappresentano sette anni di abbondanza e sette di carestia. Si dice che l’adhān, la chiamata alla preghiera dei musulmani, si ispiri al sogno di uno dei compagni di Maometto. I sogni confortarono Maometto nei momenti di dubbio confermando che era sulla strada giusta.1 Le scritture induiste insegnano che i sogni contengono predizioni affidabili, seppure controintuitive;2 sognare di perdere un dente è presagio di morte, mentre un incubo in cui si viene decapitati è un auspicio di longevità. A quanto pare, la nascita del Buddha fu annunciata da un sogno in cui sua madre, la Regina Maya, vide un elefante bianco con un fiore di loto camminarle intorno e poi strisciarle nel ventre.
Non di rado, i sogni sono stati visti come una finestra sul futuro. Nel mondo antico, i medici li ritenevano una sorta di radiografia magica, e li consultavano in cerca di indizi per le prognosi dei pazienti. «Poiché gli inizi di tutte le cose sono piccoli, è chiaro che lo sono anche gli inizi delle malattie e degli altri accidenti che devono prodursi nel corpo» scrisse Aristotele nel IV secolo a.C. «È evidente, quindi, che tali sintomi sono più manifesti nel sonno che nello stato di veglia.»3 Il medico greco Ippocrate credeva fortemente nel potere diagnostico dei sogni, e adottò un approccio letterale sostenendo, per esempio, che le visioni di fiumi dalla corrente rapida indicassero un eccesso di sangue nel corpo.4 Diversi secoli dopo, Galeno affermò di «aver salvato molte persone somministrando una cura prescritta durante un sogno».5 Considerava assai importante interrogare i pazienti tanto sui sogni quanto sui sintomi fisici, e prendeva sul serio anche le proprie visioni oniriche; legava infatti la scelta della sua professione a un sogno in cui Asclepio, l’amato dio della guarigione e dei sogni, gli aveva ordinato di diventare medico.
Il dio greco fu oggetto di una devozione maniacale. Per millenni, molto tempo dopo la scomparsa della civiltà che l’aveva inventato, pellegrini e invalidi arrivarono da tutto il bacino del Mediterraneo per venerarlo nel tempio di Epidauro, per dormire nel sancta sanctorum detto abaton e pregare confidando in un sogno diagnostico o guaritore. Le reliquie rinvenute nei templi di Asclepio – arti e teste di terracotta, un dito con un nodulo canceroso – testimoniano i vasti poteri attribuitigli dai fedeli. Un’iscrizione parla di un certo Lucio, che andò fino al tempio di Asclepio a Roma per un dolore al petto.6 Lì un sogno gli ordinò di raccogliere le ceneri dall’altare, di mescolarle con il vino e di spalmarsi l’elisir sul fianco. Un’altra allude a un soldato cieco che, in sogno, ricevette istruzione di preparare un balsamo a base di miele e sangue di gallo bianco e di stenderlo sugli occhi.
I sogni possono essere così realistici, avere cause così enigmatiche e conseguenze così notevoli che le spiegazioni soprannaturali sembrano quasi logiche. Le visioni di comunione spirituale con Dio o di visite ai defunti possono riempire di timore reverenziale anche l’ateo più convinto e spingere i più fedeli a chiedersi se abbiano superato un confine celeste. I sogni possono anche cambiare le nostre credenze. Una volta, un missionario metodista si lamentò che le persone «assai spesso diventavano “serie” riguardo alla religione e alle preghiere non “in conseguenza della predicazione”, bensì più comunemente di un “avvertimento ricevuto in sogno”».7
Alcuni studiosi asseriscono perfino che la religione affondi le sue radici nei sogni e nei tentativi di comprenderli.8 La psicologa Kelly Bulkeley e il neuroscienziato Patrick McNamara ritengono che gli uomini abbiano inventato i sistemi religiosi per capire l’esperienza, intrinsecamente mistica, dei sogni. Persino le visioni più banali ci immergono in mondi alternativi, universi con leggi differenti o addirittura privi di regole, dove le persone possono trasformarsi in mostri e gli esseri sovrumani nutrono un profondo interesse per le questioni personali. Mondi, insomma, molto simili a quelli creati nei miti. Le visioni, sia nel sonno sia nelle ore di veglia, ci incoraggiano a cercare le risposte. Alcune ricerche suggeriscono che gli schizofrenici, la cui malattia è caratterizzata dalla comparsa di allucinazioni, siano più inclini alla religiosità rispetto alla popolazione generale.
I sogni sono un potente meccanismo per inventare esseri divini o agenti soprannaturali, creature non umane intelligenti che sembrano avere una volontà autonoma. Quando gli psicologi Richard Schweickert e Zhuangzhuang Xi analizzarono un campione di resoconti onirici caricati sul sito DreamBank, rilevarono una media di circa nove casi a sogno di «eventi da teoria della mente», in cui il sognatore attribuiva a un personaggio onirico determinati sentimenti o una capacità di azione indipendente («un vampiro aveva paura del vampiro capo»; un cadavere animato «voleva andarsene»; «qualcuno si è stupito» quando la sognatrice ha scavalcato una scrivania con la sedia a rotelle).9 Nei sogni, le persone assegnano a figure immaginarie motivazioni ed emozioni simili a quelle che, secondo loro, corrispondono alla volontà degli spiriti o degli dei.
Esistono alcuni parallelismi, aggiungono Bulkeley e McNamara, nel modo in cui gli uomini si cimentano con il significato dei sogni e analizzano i testi religiosi. «Ogni volta che decidiamo di “leggere” un sogno, al tempo stesso prevediamo di riflettere sui suoi eventi e sulle sue immagini più volte nel corso della giornata» scrive McNamara nella rivista «Aeon». «Dopotutto, è fondamentalmente impossibile capire un sogno al primo tentativo […] Questo stesso approccio interpretativo paradossale si delinea anche quando leggiamo le scritture sacre, ascoltiamo storie religiose o cerchiamo di interpretare le nostre esperienze spirituali (se siamo “credenti”).»10 Svegliarsi da un sogno vivido è, come chiudere un libro sacro, soltanto l’inizio del processo interpretativo; in nessuno dei due casi ci limitiamo ad accettare l’esperienza per quello che sembra. Invece, ci abbandoniamo al potere puro del ricordo, sapendo che ci torneremo sopra. Presto ripenseremo al testo o al sogno e ne analizzeremo il significato, dando il via a un ciclo di «esegesi infinita, interpretazione e reinterpretazione» che condurrà «a nuovi significati» e persino a «nuove procedure rituali».
I cambiamenti neurochimici che avvengono durante il sonno REM inducono il cervello non solo a generare visioni straordinarie, ma anche a dar loro credito. I livelli di dopamina, il neurotrasmettitore associato al piacere e alla gratificazione, aumentano, come quelli dell’acetilcolina, una sostanza chimica coinvolta nella formazione dei ricordi. L’attività dei centri emotivi del cervello, l’amigdala e il sistema limbico in generale, tocca l’apice. Al contempo, la corteccia prefrontale dorsolaterale, la principale regione deputata al pensiero razionale e ai processi decisionali, si acquieta e i livelli di serotonina e norepinefrina, associate all’autocontrollo, diminuiscono. Il risultato è una tela chimica perfetta per le visioni drammatiche, psicologicamente intense: le parti del cervello che producono le emozioni si accendono, mentre quelle che le tengono a bada si spengono. «Gli uomini si sono sempre domandati perché i sogni sembrino generare così facilmente idee religiose» dice McNamara. «I sogni hanno un meccanismo cognitivo naturale per produrre il concetto di agente soprannaturale.»
Anche nei periodi di relativo scetticismo, i sogni furono considerati un fenomeno di origine ultraterrena. Al culmine dell’Illuminismo, i razionalissimi occidentali consultavano ancora i sogni per ricevere consigli e fugaci visioni del futuro. «Gli interpreti di sogni nell’America coloniale erano diffusi quanto i falsari, i fornitori di cure istantanee e altri imbonitori» scrive lo storico Andrew Burstein in Lincoln Dreamt He Died: The Midnight Visions of Remarkable Americans from Colonial Times to Freud.11 Assurde guide all’interpretazione dei sogni («È di buon auspicio sognare il bianco, il viola, il rosa o il verde; il marrone e il nero sono piuttosto infausti») furono stampate a iosa. I giornali pubblicavano racconti moraleggianti su stolti che non avevano dato retta ai sogni. Nel New Hampshire il «Freeman’s Oracle» riportò la storia della giovane moglie di un marinaio che aveva sognato di vedere il cadavere del marito galleggiare in mare e l’aveva supplicato di non unirsi al comandante per la cena sul ponte; l’uomo aveva ignorato l’avvertimento ed era annegato.
I sogni non incuriosivano soltanto gli incolti o i superstiziosi. Ezra Stiles, preside dello Yale College nel XVIII secolo, annotò scrupolosamente nei suoi diari le visioni profetiche di vari conoscenti. Il presidente John Adams e il medico Benjamin Rush intrattennero una fitta corrispondenza, descrivendo i rispettivi sogni e facendo a gara per vedere chi avesse la vita onirica più ricca. Adams era particolarmente commosso da un sogno in cui aveva suggerito a numerosi animali – leoni, elefanti e lupi – di formare un «governo sovrano».
Il rapido ritmo dei cambiamenti tecnologici, nel XIX secolo, non fece altro che alimentare l’interesse occidentale per il soprannaturale. Le persone comuni, affascinate dalla nuova possibilità di viaggiare e di comunicare attraverso distanze prima impensabili, si chiesero se i medium e i fantasmi fossero più inverosimili della ferrovia e del telegrafo. Negli anni Ottanta dell’Ottocento, un gruppo di eminenti studiosi e filosofi britannici si unì per fondare la Society for Psychical Research. Raccolsero storie di trasmissione del pensiero e avvistamenti di fantasmi e compilarono un documento di mille pagine in difesa dell’esistenza del paranormale. Spedirono questionari a oltre cinquemila persone, invitandole a riferire qualunque sogno in cui avessero previsto una morte che poi era avvenuta, e conclusero che queste visioni erano troppo diffuse per poterle reputare coincidenze.
I giornali stampavano i sogni politici dei lettori come se si aspettassero che contenessero indizi sul futuro del Paese. Il «New York World» di Joseph Pulitzer annunciò un concorso nazionale finalizzato a incoronare il «sogno migliore», sfidando centinaia di migliaia di lettori a sottoporre le loro visioni più spettacolari. Il vincitore, il «campione dei sognatori», scelto da Julian, il figlio di Nathaniel Hawthorne, era un ex docente del Maryland che aveva firmato la lettera J.E.J. Buckey. Una notte, scrisse, aveva sognato di sparare a uno sconosciuto e di essere rimasto a guardare mentre il sangue gli zampillava dal collo. L’indomani, mentre andava al lavoro, ancora scosso dal sogno, aveva intravisto l’uomo dell’incubo. A quanto pare, anche l’altro l’aveva riconosciuto, e si era girato nella sua direzione per supplicarlo di non sparargli. Buckey era convinto di aver capito cosa fosse successo: «Avevamo fatto entrambi lo stesso sogno».
Negli anni Cinquanta dell’Ottocento, il medico francese Louis Alfred Maury fu uno dei primi scienziati a cercare di studiare empiricamente i sogni.12 Usando se stesso come cavia, si divertì a giocare con l’ambiente esterno per vedere se riusciva a influenzare i propri sogni. Chiese a un assistente di solleticargli il naso con una piuma mentre dormiva, e sognò che qualcuno gli strappava una maschera dalla faccia. Pregò una persona di fargli gocciolare dell’acqua sulla fronte, e sognò che stava sudando e bevendo vino. Trasse una conclusione radicale: i sogni non venivano dagli dei, bensì dal mondo circostante.
Sarebbe passato un altro secolo prima che gli scienziati capissero il ruolo dei sogni nella risoluzione dei problemi, ma nel 1892 il biologo evolutivo Charles Child domandò a duecento universitari se, durante una visione onirica, si fossero mai resi conto di qualcosa che poi li aveva aiutati ad affrontare una sfida reale.13 Il 40 per cento circa rispose di sì; molti affermarono di aver risolto problemi di algebra durante la notte. Uno studente ricordò che, quando ancora era in collegio, un sogno l’aveva aiutato con i compiti, fornendogli un passo di Virgilio perfettamente tradotto per l’indomani mattina.
A cavallo tra i due secoli, Sigmund Freud innalzò i sogni a un nuovo status, conferendo loro per la prima volta una certa dignità scientifica. Ne fece il perno della nuova disciplina della psicoanalisi, definendoli la «strada maestra verso la conoscenza delle attività inconsce della mente». «La scienza psicoanalitica si fonda sull’analisi dei sogni» dichiarò.
Esaminandoli, scrive nell’Interpretazione dei sogni, i pazienti, o i loro analisti, possono scoprire i propri desideri segreti e svelare l’inconscio, consentendo così di trattare le nevrosi.14 Poiché i sogni emergono dalla nostra stessa mente, ogni parte – estranei, amanti, oggetti inanimati – simboleggia un aspetto dell’io.
Una delle tesi più radicali di Freud è quella secondo cui i sogni rappresentano la realizzazione dei desideri; ci permettono di soddisfare quelli di cui siamo consapevoli e quelli che non ammettiamo nemmeno a noi stessi. Il desiderio può essere profondo come la necessità di tornare all’infanzia per assicurarsi l’amore di un genitore emotivamente distante, o semplice come l’impulso ad alleviare i crampi della fame insorti durante la notte. Quando Anna, la figlia di Freud, aveva diciannove mesi, vomitò dopo aver fatto indigestione di fragole e dovette digiunare per il resto della giornata. Quella notte, Sigmund la udì dire nel sonno: «Anna Feud, fagole, fagoloni, fittata, pappa!». Nel sogno, suppose suo padre, la bambina stava placando la fame.
Di solito il desiderio non è così trasparente. Secondo Freud, la natura opaca dei sogni costituisce uno strato protettivo che ci consente di dormire per tutta la notte senza essere angosciati dai problemi alla loro base; come occhiali da sole che schermano la retina dalla luce diretta, ci isolano da ciò che non riusciamo a gestire. Freud distingue tra «contenuto manifesto» (le trame e le immagini come le ricordiamo) e «contenuto latente» dei sogni (i desideri repressi che li ispirano). Durante il giorno, spiega, il meccanismo del «censore» sorveglia la mente, tenendo a bada i pensieri socialmente inaccettabili o pericolosi. Durante il sonno, aggiunge, il censore smette di funzionare, lasciando che alcuni pensieri inopportuni filtrino nel territorio conscio.
In alcuni sogni, il contenuto latente è accuratamente camuffato; in altri, per esempio quelli dei bambini, è più accessibile. I pensieri latenti ambigui si trasformano in contenuto manifesto più leggibile attraverso quello che Freud chiama «lavoro onirico». Procedendo a ritroso tra i processi che lo compongono – condensazione, spostamento, considerazioni di rappresentabilità e revisione secondaria –, lo psicoanalista dovrebbe essere in grado di decifrare il significato della visione e identificare il problema che sta alla base.
Attraverso la condensazione, sovvertendo le leggi del tempo e dello spazio, si intrecciano diversi elementi della vita del sognatore. Un personaggio può avere il corpo di una persona ma il nome di un’altra, oppure comparire in un contesto incongruo. Un ex compagno delle elementari può materializzarsi in ufficio; la ramanzina che vi sareste aspettati da un genitore pot...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- La nuova scienza dei sogni
- Introduzione
- 1. Come abbiamo dimenticato i sogni
- 2. L’avanguardia
- 3. I sogni entrano in laboratorio
- 4. La rinascita delle ricerche sul sonno
- 5. Il problem-solving
- 6. Una preparazione per la vita
- 7. Gli incubi
- 8. La diagnosi
- 9. I gruppi onirici
- 10. Il controllo
- Epilogo. La mia vita notturna
- Ringraziamenti
- Note
- Copyright