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- Italian
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eBook - ePub
Le reginette
Informazioni su questo libro
Premiate su Facebook come le tre ragazze più brutte della scuola, Mireille, Astrid e Hakima non perdono tempo a piangerci sopra. Meglio inforcare le biciclette e partire, destinazione Parigi, dove hanno tutta l'intenzione, ciascuna armata di valido motivo, di imbucarsi alla festa che ogni 14 luglio si tiene all'Eliseo. A mano a mano che la notizia del loro viaggio si diffonde, le tre ragazze sono accolte con grande entusiasmo nei paesi in cui si fermano e diventano delle vere e proprie reginette dei social media e della televisione, al punto da ricevere invito formale niente meno che dal Presidente in persona...
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Informazioni
Print ISBN
9788817101462eBook ISBN
9788858693902Seconda parte
La strada
Tratto da “Le Progrès”, 8 luglio 20XX
UN PEZZO DI STRADA CON I “TRE SALSICCIOTTI”
Erano state elette brutte anatroccole della scuola Marie Darrieussecq, volano ora con le proprie ali: dirette a Parigi! Astrid Blomvall, Hakima Idriss e Mireille Laplanche, trio vincitore di un controverso “concorso dei Salsicciotti”, si lanciano in un viaggio verso la capitale che promette di essere epico, visto che lo faranno… in bicicletta. Partenza questo 8 luglio al mattino, arrivo previsto il 14 luglio.
Come si finanzieranno? Sulla strada venderanno – ironiche – salsicce e salsicciotti. Ma perché questo viaggio? A che scopo? Le tre giovanissime preferiscono mantenere il riserbo per il momento. «Abbiamo scoperto che ci legava qualcosa» ci confida Mireille, «e questo qualcosa dobbiamo andare a trovarlo a Parigi il 14 luglio.»
Le tre autoproclamatesi “Salsicciotti” saranno scortate dal fratello maggiore di Hakima, Kader Idriss, 26 anni. Unico sopravvissuto al massacro di [El-Khatastrof] in [Galeristan], l’ex soldato si sposterà in sedia a rotelle.
H.V.
Commenti, domande? Entrate nel forum di LeProgres.fr, dove seguiremo per sei giorni l’epopea dei “Tre Salsicciotti”.
(«Come, non compariremo sul giornale cartaceo in questi sei giorni?»
«Stai scherzando, ragazzina? Terremo aggiornato il sito, sarà più che sufficiente, e poi non è detto che interessa alla gente… Mica è lo scoop dell’anno, tre adolescenti in bicicletta.»
«Che interessi.»)
14
La prima mattinata scorre senza intoppi, né clamori; è ancora troppo presto perché i potenziali lettori di “Le Progrès” l’abbiano comprato e letto, quindi lasciamo Bourg-en-Bresse senza il minimo sguardo curioso, calme e concentrate.
Io sposto lo sguardo tra la strada, le mie mani sul manubrio e il piccolo GPS fissato accanto al campanello; il Sole ci precede, e di lui vedo solo il dietro della testa e le braccia come pistoni che spingono avanti, a ritmo, le ruote della sedia. Al traino, il rimorchio sussulta sui sassolini della strada, geme quando rallentiamo, singhiozza nelle buche. Quando freniamo, dobbiamo ricordarci di avvertire le altre due; se rallentiamo di colpo, l’affare ci verrà addosso. Da evitare a tutti i costi le discese ripide: il rimorchio sarebbe più veloce di noi. Sono i rischi del mestiere, e abbiamo calcolato il percorso evitando i dislivelli.
Non parliamo, ci concentriamo, maciniamo chilometri senza fretta. In tre ore e un quarto ne abbiamo fatti trentasei. Dieci chilometri all’ora, per tre Salsicciotti che tirano un rimorchio, non è male, vi faccio notare. Vorrei vedere voi!
I trentasei chilometri ci hanno portato a Mâcon, dove ci fermiamo per la nostra primissima vendita itinerante di salsicce e salsicciotti.
«Come va, Kader?» chiede Astrid al Sole che si stira.
Mi sbalordisce vederla rivolgersi a lui senza diventare fucsia né balbettare né contorcersi goffamente su una gamba grattandosi un angolo della testa.
«Alla grande. E tu? Non ti fanno male le gambe?»
«No! Siamo andati tranquilli.»
«E tu, Mireille?»
Cucù, Mireille. Il Sole ti fa una domanda. Rispondi in maniera distaccata.
«Molto bene. Solo un po’ male all’interno cosce, ma va be’, normale, insomma.»
Oh.
Oh, cavolo. Solo un po’ male all’interno cosce!? Merda, hai appena parlato al Sole del tuo interno cosce. Normale, insomma?! Penserà che nascondo un paio di palle nei calzoncini. Per mascherare l’orrore che mi pervade, salto a bordo del rimorchio.
«Allora, lo apriamo, questo negozio di salsicciotti?»
Mâcon, in caso non siate mai stati da quelle parti, è una bella città rossa e ocra, tappezzata di manifesti pubblicitari e bagnata dalla Saona, che scavalca grazie a un grande ponte di pietra. Numerose stradine, almeno un paio di chiese, una storia tortuosa.
Spero che tutti questi dettagli non vi interessino affatto, perché non sono una guida turistica. Siamo qui per lavorare, punto e basta. Tuttavia sono già stata a Mâcon in compagnia del mio papà artificiale Philippe Dumont, che è compare-di-Rotary di un certo signor Tanincourt, commerciante di vini.
«Ecco, Mireille, così si sceglie un rosso: lo vedi il cerchio più chiaro in alto? Significa che…»
«Philippe Dumont, ti ricordo che devi guidare. Sei al tuo quantesimo bicchiere?»
«Senti, Mimi, stai tranquilla che ti riporto a tua madre tutta intera.»
«Allora smettila di scolarti tutto quello che ti propone il signor Tanincourt.»
«I ragazzi sono così totalitari! Mia cara Mimi, cerco solo di insegnarti delle cose, qui… delle cose importanti… perché non mi ascolti? Io che vorrei tanto… hic!, trasmettere il mio sapere alle nuove generazioni…»
E ziup un bicchiere!
E iuhu le curve tornando verso Bourg.
Ma non oggi. Oggi sul piazzale Lamartine, di fronte alla Saona verde biscia, inauguriamo la vendita di salsicce e salsicciotti.
Il Sole a sua sorella:
«Conosci Lamartine, Hakima?»
«Sì, certo, ma sei fuori?»
«Ah sì? L’avete studiato a scuola?»
«Ma no! (Hakima, piegata in due dalle risate.) Sei fuori? Mica si studia a scuola!»
«Ma quindi cos’hai letto?»
«Be’, il libro in cui va in spiaggia, quello in cui pulisce la casa e quello in cui…»
«Lamartine, Hakima, il poeta, non Martine…»
Dietro il bancone del rimorchio, Astrid scoperchia con fare esperto le scatole di salsa. Sfodera due pentole che vanno a coprire il fornello, nelle quali comincia a scaldare un po’ d’olio di girasole. A un tratto provo il vero stress delle prime volte: vaga nausea, bocca asciutta, dita tremanti… E se le nostre salsicce non piacessero? Se ci ridessero in faccia? E se cadessero morti stecchiti a causa di un’intossicazione alimentare?
«Salsicce, salsicciotti, salsiccia vegetariana!» grida il Sole e (più piano) Hakima, rivolgendosi agli onesti passanti.
«Una salsiccia con salsa, tre euro!»
È l’ora del pranzo, e il profumo delle salsicce che sfrigolano – così come i colori delle loro curve bianche e brune, caramello scuro e champagne – non può che indurre chiunque a fermarsi, stregato, per darci tutto il proprio patrimonio in cambio di una salsiccia con relativa salsa.
Invece non accade.
Strano, strano.
Passa una mezzora. Abbiamo tutti un po’ di fame, quindi andiamo a comprarci un panino in un bar miserando. Abbiamo tutti un po’ di sete, quindi stappiamo delle cocacole nel rimorchio. Lo stress sale.
Eppure le persone si fermano; annusano l’aria carica di odori di carne e verdura, lanciano un’occhiata alla composta di mele, alla salsa di senape granulosa…
… e poi vedono Hakima e il Sole.
Tossicchio.
«Ho come l’impressione che li fate scappare» confido loro.
«Ah sì? Strano, anch’io ho la stessa impressione» dice il Sole a denti stretti.
«Perché mai li faremmo scappare?» domanda la piccola Hakima. «Perché siamo brutti?»
«No, Kader non è brutto» dico, «e del resto nemmeno tu!» mi correggo.
«Allora è perché Kader non ha le gambe?» chiede Hakima tutta triste.
«Forse sì, in parte» sussurra il Sole. «Bene, ascolta Hakima, noi andiamo in cucina, ok? Lasciamo Mireille e Astrid a farci pubblicità.»
Ci invertiamo, e come per miracolo funziona.
Non che la gente sia razzista, eh, non fraintendetemi. È solo che preferisce due bruttone bianche a un ragazzo bello a metà e una bruttona abbronzata. E sarà così dappertutto, ci metterei la mano sul fuoco. (Nota bene: non dire “ci metterei la mano sul fuoco” a voce alta vicino al Sole. È incredibile la quantità di espressioni che si devono evitare.)
Dopo un quarto d’ora c’è una certa affluenza, tutta relativa, verso il nostro piccolo rimorchio.
«Ehi, dite un po’… non siete le ragazze di cui parla il giornale stamattina?»
«Sì, signore! Siamo noi! Quale salsa?»
«Senape! Cos’hanno da chiamarvi Salisicciotti quei dementi? Sarei orgoglioso di essere vostro… ehm…»
«Padre?»
«Diciamo zio! Grazie tante!»
Si allontana e grida a sua moglie, rimasta su una panchina: Ho comprato delle salsicce da quelle ragazzine, sai, quelle tre racchie di cui si parlava nel giornale? Sono laggiù!
Un po’ di tempo fa ci avrebbe ferito, ma adesso no, anzi, ci fa ridere, e gli euro cadono nel salvadanaio-porcellino.
«Posso farmi una foto con voi, signorine?»
«Ovvio!»
Flash! Flash! Ogni selfie si salda in vendita di salsicce. Un po’ preoccupato, il Sole verifica furtivamente sul cellulare che non vengano dette cose troppo abominevoli sul nostro conto.
Invece no, niente di orrendo:
@coqflorent
#selfie con #3salsicciotti a Mâcon! Squisita combinazione salsiccia/mele.
5 Preferiti Ritwittato da @progres_ain
@gohunal
Salsicciotti in riva alla Saona con il mio tesoro… <3 #3salsicciotti
1 Preferito Ritwittato da @sarah01
@jacquescreuz
Pausa pranzo allenamento triathlon per assaggiare i #3salsicciotti. Questa sera saranno a Cluny! Accorrete!
Un’ora dopo “Le Progrès” si è intascato le foto dei passanti e ne ha fatto un piccolo scoop:
@progres_ain
#3salsicciotti arrivano a Mâcon per la loro prima vendita https://www.leprogr…
«Non leggete i commenti, invece» ci avverte il Sol...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Prima parte. Bourg-en-Bresse
- Seconda parte. La strada
- Terza parte. Parigi
- Epilogo