Dietro le sbarre di una cella angusta, Sola aspetta il ritorno del suo aguzzino. Ma questa notte ha un piano. E se funzionerà, se uscirà viva da quel buco maledetto, sparirà per sempre e nessuno potrà più farle del male.Un anno dopo quella notte, ormai lontana da Caldwell e dalla sua precedente vita di scassinatrice, l'unica cosa a cui Sola deve pensare è proteggere se stessa e la sua amata nonna dalla famiglia dell'uomo che l'aveva rapita, il signore della droga rimasto ucciso durante la sua fuga. La mente della ragazza, però, continua a tornare al passato, al solo uomo che le sia mai stato vicino: Assail, trafficante d'armi per la Confraternita del Pugnale Nero, occhi color argento e - ma lei non lo sa - vampiro. Di certo sa che, voltando le spalle a Caldwell, ha cancellato ogni possibilità di un futuro con Assail. Quando però lui finisce in coma, Sola capisce di essere l'unica in grado di ridare al vampiro una ragione per lottare, e dovrà scegliere se lasciarlo morire o affrontare il passato. Inseguita dal mondo che aveva deciso di abbandonare, si troverà coinvolta in una guerra di cui non comprende il senso, mentre serpeggia la minaccia di un nuovo letale nemico. E una volta scoperta la natura di Assail, seguirà il cuore accettando il suo amore totale, oppure cederà alla paura di dover vivere per sempre in una notte eterna?

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Ladra di cuori
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1
Miami, Florida
Sola Morte, alias Marisol Maria Rafaela Carvalho, aprì la porta scorrevole, spingendo di lato la vetrata. Anche se era già mezzanotte passata, ed era gennaio, la brezza oceanica che l’accolse era umida e sui venti gradi, un dolce bacio al posto di uno schiaffo gelido. Dopo un anno di vita a Miami, però, questa non era più una piacevole sorpresa. Al pari dei ritmi rilassati, di palme, spiagge e maree, anche il clima mite era divenuto semplicemente un aspetto dell’esistenza.
L’esotismo derivava dalla rarità e perciò, come accadeva per la bellezza, era tutto negli occhi di chi guardava.
In quel momento i pini innevati di Caldwell, New York, sarebbero stati insoliti e affascinanti.
Scosse il capo, cercando di ancorarsi al presente. La “terrazza” dell’appartamento al quarto piano che condivideva con la nonna non era molto più di una mensola con ringhiera, il genere di pertinenza esterna aggiunta non per utilità funzionale o godimento dei proprietari, ma solo perché così era stato possibile includere “terrazza sull’oceano” nella descrizione commerciale delle trenta unità dello stabile. E a voler essere precisi, anche la dicitura “sull’oceano” era pompata, perché quella che lei stava guardando era Biscayne Bay e non l’Atlantico. Tuttavia, l’acqua era pur sempre acqua e, se non si riusciva a dormire, era più interessante che fissare il soffitto.
Aveva arredato il bilocale con doppi servizi circa tre anni prima, comprando i mobili da Rooms To Go, perché erano a buon prezzo e qualcun altro si era smazzato la scelta dei cuscini d’arredo e delle combinazioni di colori. Per la terrazza “di lusso” sull’“oceano” aveva fatto centro aggiudicandosi due sedie da giardino bianche e gialle e un tavolino da caffè. Le prime andavano bene, il secondo aveva una copertura di plastica traslucida che aveva rivelato delle irritanti increspature sulla superficie. Niente poteva stare dritto, lì sopra.
Sull’onda di questi pensieri si piazzò sulla sedia di sinistra. «Luna piena, stanotte.»
Mentre la sua voce scemava, fissò il panorama notturno. Proprio davanti a lei c’era un gruppo di casette, le più vecchie risalenti agli anni Quaranta, e quindi una serie di negozi di magliette del cazzo, bodegas e cantinas, prima di arrivare alla spiaggia. Sostenere che lei e la sua vovó vivessero a Miami era un po’ come la faccenda delle inserzioni sulle finte terrazze. Loro in effetti stavano proprio sul limite settentrionale dei confini della città, ben lontane dalle belle case e dalla vita notturna, anche se era disposta a scommettere che nell’arco di un decennio quel quartiere svalutato avrebbe subito una vistosa ristrutturazione.
Tanto meglio per lei. Avrebbe avuto un bel ritorno del suo investimento economico e…
Oh, ma chi stava prendendo in giro. Non sarebbero rimaste lì per più di un altro anno.
Aveva avuto un altro rifugio in California e uno a Toronto. E dopo avere ruotato tra quei due poli, ci sarebbe stato un nuovo posto ancora.
Per quanto la riguardava, le bastavano pochi elementi per stabilire una casa-base: acquisto in contanti, una chiesa cattolica a pochi isolati e un buon mercato latino nelle vicinanze.
Mentre la brezza soffiava giocando tra i suoi capelli da poco tinti di biondo, si sporse in avanti, non ce la faceva a stare ferma. La nuova posizione non durò a lungo, e non solo perché il bordo della ringhiera le bloccava la visuale della baia. Appoggiandosi allo schienale, fece battere ripetutamente il tacco delle infradito, un metronomo di energia irrequieta che riusciva a tollerare solo perché era azionato dal suo stesso piede, e quindi, in teoria, poteva fermarlo quando voleva.
Dire che i ricordi erano un viale su cui passeggiare, un sentiero da seguire, una progressione lineare da percorrere dall’inizio alla fine era del tutto sbagliato. Dopo quell’ultimo anno, aveva stabilito che erano più come i tasti di un pianoforte, le cui note suonate dalla mente in forma di immagini in movimento erano una selezione dettata più dallo spartito del rimpianto che dalla solida logica della decisione di lasciare Caldwell.
Ad esempio, se fosse stata razionale sulle cose, sarebbe stata concentrata su come era stato tornare a casa una notte e trovare quegli aggressori intenzionati a rapirla mentre la nonna si alzava e iniziava a scendere le scale. Poi avrebbe rammentato il viaggio verso nord nel bagagliaio di una macchina. Già… se fosse stata sveglia, il suo cervello le avrebbe proiettato una serie di slide in cui lei prendeva un bengala acceso e lo conficcava nell’occhio dell’uomo che la strattonava fuori dal baule della berlina. Si sarebbe rivista beccarsi una pallottola nella gamba mentre cercava di scappare attraverso i boschi e poi avrebbe ricordato la cella con le sbarre nel sotterraneo di quel campo di tortura.
Avrebbe visualizzato fin nel dettaglio il criminale dalla faccia bicolore che l’aveva denudata cercando di stuprarla… fino a che gli aveva torto le palle e sbattuto più volte in testa una pesante catena.
Infine, si sarebbe rivista trascinare un cadavere lungo il pavimento e usare le sue impronte digitali per aprirsi la via di fuga. E dato che non aveva funzionato, ripercorrere i propri passi mentre tornava nel sotterraneo a tirare il braccio del mancato stupratore bicolore fuori dalla cella, attraverso le sbarre, così da poter prendere un coltello da cucina e tagliargli la mano all’altezza del polso.
E perché non rammentare l’uso proficuo di quel pollice ancora caldo sul tastierino che apriva la porta d’acciaio? O il fatto che fosse schizzata fuori da quell’inferno con addosso nient’altro che un parka e il sangue dei due esseri umani che aveva ucciso?
Invece nooo, non erano quelle le note che il suo Steinway mentale suonava.
Mentre le melodie proseguivano, l’unica che il suo cervello continuava a ripetere era al contempo differente e molto più distruttiva.
Anche se era di sicuro più sexy…
«Basta.» Si strofinò gli occhi. «Piantala.»
Sull’insenatura riparata, oltre la barriera frangiflutti di North Beach, la luna era un grande piatto d’argento dalla luminosità offuscata e disturbata da sbuffi di nuvole.
Gli occhi di Assail erano così, argento con i bordi viola.
Dovevano esserlo ancora, ammesso che fosse vivo… anche se, che razza di vita stava facendo? Nel risk pooling i signori della droga incidevano ben più di eventualità dannose generiche tipo cancro o patologie cardiache.
Non che lei lo avesse mai giudicato per la carriera che aveva scelto… andiamo, era per la sua attività di scassinatrice che era finita in quel bagagliaio.
Cosa strana davvero, i suoi occhi ipnotici. Non aveva mai visto niente di simile e no, non stava facendo del romanticismo. Con quel nome strano, l’accento che non riusciva a identificare – era tedesco? Francese? Rumeno? – e il mistero che lo attorniava, lui era ciò che altri uomini non potevano neanche sperare di essere: irresistibile. Con quei capelli così corvini da far sospettare fossero tinti e l’attaccatura a picco della vedova sulla fronte alta e autorevole, il corpo possente e il potente appetito sessuale, le aveva spesso fatto pensare che fosse una fantasia giunta da qualche altro mondo.
Una presenza letale.
Uno splendido predatore.
Un animale sotto forma umana.
Tra un battito di ciglia e l’altro, lo rivedeva nella notte in cui era venuto a salvarla da quel posto… ma non che le andava incontro a braccia aperte e con voce calma mentre lei scappava fuori dalla porta d’acciaio, coperta di ferite e disorientata. No, lo ricordava poco più tardi, quando in qualche modo l’aveva ritrovato in un’area di sosta lungo la statale a trenta chilometri di distanza.
Non aveva mai capito come fosse riuscito a rimanerle dietro mentre suo cugino la trasportava via in macchina… e tuttavia Assail li aveva tallonati come se fosse in grado di volare.
E poi c’era il suo aspetto in quel frangente. La bocca era coperta di sangue, come se avesse morso qualcuno. E gli occhi viola e argento brillavano più della luna di quel cielo meridionale, con una luce così empia da sembrare roba da esorcismo.
Eppure lei non ne aveva avuto paura. E aveva anche capito in quell’istante che Benloise, il suo rapitore, non era più in vita. Assail aveva in qualche modo ucciso lui e, con molta probabilità, anche suo fratello Eduardo.
Era così che andava nel loro mondo. Ed era così che andava la vita che aveva deciso di lasciare dopo essere guarita.
Dopotutto, quando sei tenuto prigioniero da un pazzo e preghi Dio di potere rivedere ancora tua nonna, e poi vieni esaudito… sarebbe da folle non tenere fede alla propria parte dell’accordo.
Ciao, Miami.
Sola spinse le dita contro la fronte, cercando di distogliere la mente dall’ormai logoro corso che sembrava determinata a percorrere e ripercorrere… anche se era passato un anno, per amor del cielo. Non riusciva a credere di essersi così fissata su una decisione sensata che aveva preso per la sua stessa sopravvivenza.
Il peggio erano ancora le notti. Di giorno, quando era occupata con attività di alto concetto come la spesa al minimarket o andare a messa con la sua vovó, controllando continuamente da sotto la visiera del berretto da baseball se fossero seguite, se la cavava meglio. Ma al calare del buio arrivava l’ossessione, e la tormentava il fantasma di un uomo con cui non avrebbe mai dovuto dormire.
Da tempo era consapevole della propria pulsione di morte. La sua attrazione per Assail ne era una conferma, e forse anche di più.
Diavolo, non conosceva neppure il suo cognome. Nonostante tutto il lavoro di spionaggio su di lui per cui era stata ingaggiata, oltre a quello che poi aveva fatto per conto proprio, non sapeva quasi nulla di quell’uomo. Aveva una casa a vetrate sull’Hudson che era di proprietà di un fondo immobiliare. I suoi amici più stretti erano i suoi due cugini gemelli, muti come un muro di mattoni quando si arrivava ai dettagli personali. Non aveva moglie né figli.
Almeno non vicino a lui, ma chissà. Un uomo del genere di sicuro non aveva che l’imbarazzo della scelta in quanto a compagnia.
Inclinandosi di lato, tirò fuori il suo vecchio iPhone e guardò lo schermo nero. Appena riaccese quell’affare, apparve una foto della spiaggia fatta quando era appena arrivata lì.
Nessun SMS, nessuna chiamata persa, nessun messaggio vocale.
Per parecchio tempo aveva ricevuto regolarmente degli squilli da un numero privato.
Quelle chiamate intermittenti erano l’unico motivo per cui aveva tenuto il telefono. Chi altro avrebbe mai potuto cercarla lì se non Assail? Chi altro aveva quel numero? Non era il cellulare che aveva usato con Benloise o chiunque altro nei suoi affari poco puliti, e l’account era intestato a un alias. Lui era l’unico a conoscere il numero.
Avrebbe davvero dovuto lasciare quell’aggeggio su al Nord e disdire l’abbonamento. Un taglio netto era la cosa migliore. La più sicura.
La questione sembrava essersi risolta da sé, in ogni caso. Ammesso che fosse stato Assail a chiamare, aveva smesso… e forse non perché era finito nella tomba. Probabilmente aveva voltato pagina… che era quello che faceva la gente quando veniva lasciata. L’intera storia dello struggersi-per-tutta-la-vita succedeva solo nei romanzi vittoriani, e di solito da parte della donna.
Già, nessun Mister Havisham1 si presenterà su al Nord. Per niente…
Un altro ricordo la riportò indietro nel tempo, un ricordo che odiava. Anche dopo che Benloise le aveva ordinato di lasciar perdere quella pista, lei aveva seguito Assail fino a una tenuta e a quello che sembrava essere il cottage del custode. Lui non era andato lì per una transazione d’affari. No, era lì per una donna bruna con un corpo da favola, che aveva preso sul divano come se l’avesse già fatto prima. Mentre stava iniziando a fare sesso con la sconosciuta, aveva guardato dritto alla finestra da cui Sola lo stava osservando… come se stesse approntando lo spettacolo proprio per lei.
A quel punto, aveva deciso di rinunciare a seguirlo e aveva giurato di non rivederlo mai più.
Il fato la pensava diversamente, però. E aveva trasformato il suo spacciatore di droga dagli occhi d’argento in un salvatore.
La cosa triste era...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Ringraziamenti
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