Siamo tutti inventori
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Siamo tutti inventori

  1. 240 pagine
  2. Italian
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Siamo tutti inventori

Informazioni su questo libro

Come vola un aquilone? Perché le palline da golf hanno le fossette? Da dove nascono le idee degli inventori? Le risposte a queste e a molte altre domande le trovate qui. Siamo tutti inventori, infatti, racconta la scienza dal punto di vista delle invenzioni e della loro genesi: gli esperimenti pratici, i molti tentativi ed errori e, a volte (perché no?), il contributo del caso. Temple Grandin accompagna i giovani lettori in un incredibile e avvincente viaggio lungo la storia dell'innovazione, arricchito da aneddoti personali e dalla storia di inventori e invenzioni celebri. Grazie ai tanti progetti proposti nel libro, chiunque potrà mettersi alla prova e costruire aquiloni, aeroplanini, pupazzi di legno, fiocchi di neve, fiori e molto altro. Il messaggio del libro è soprattutto questo: immaginate e poi costruite, fate con le mani, lasciando che la vostra fantasia vi guidi e si scateni. Perché, come dice Temple Grandin, se si può immaginare, si può fare!

Scelto da 375,005 studenti

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Informazioni

Editore
RIZZOLI
Anno
2019
eBook ISBN
9788858696019
Print ISBN
9788817108492
• 4 •

COSE CHE VOLANO

L’estate prima di andare al college presi un aereo per tornare a casa dal ranch di mia zia. L’aereo era un Boeing 707 dell’American Airlines, e io ero seduta verso il fondo. All’epoca ci si vestiva eleganti per salire a bordo. Ricordo ancora, come se fosse ieri, che indossavo un paio di cuffie per la musica che sembravano uno stetoscopio medico. Ascoltavo la musica e intanto mi godevo lo spettacolo dell’hostess che andava su e giù per il corridoio portando i vassoi con il pasto. All’improvviso l’aereo si inclinò di lato e i vassoi volarono in aria. Le hostess ci urlarono di allacciarci subito le cinture di sicurezza. Poi ci dissero: «Atterraggio d’emergenza! Atterraggio d’emergenza!». Io avevo un solo pensiero: sto per morire. E poi un secondo: che vita sprecata.
L’aereo atterrò a Salina, nel Kansas, in una vecchia base militare. Slittò con la coda sulla pista, dopodiché ci ordinarono di scendere dallo scivolo e di correre non appena avessimo toccato terra. Non potevo crederci: appena un’ora prima stavo leggendo il foglio con le istruzioni di salvataggio chiedendomi come sarebbe stato scendere dagli scivoli! Volanti della polizia e squadre di artificieri circondarono l’aereo. Si scoprì che una donna aveva fatto una rivelazione shock al vicino di sedile: la sua valigia conteneva una bomba che sarebbe esplosa entro dieci minuti! Era stato informato il pilota che aveva poi attivato la procedura di evacuazione. Che io ricordi non fu trovata nessuna bomba, e alla fine ci caricarono su un altro aereo. Le nostre valigie vennero svuotate e tutti i contenuti, raccolti in un enorme mucchio, furono ispezionati attentamente dagli artificieri. Io avevo due dei miei pezzi più pregiati, le mie macchine fotografiche: una Instamatic e una Polaroid Swinger, che per fortuna ritrovai in mezzo alla montagna di portafogli, chiavi, fazzoletti e tutti gli altri oggetti che la gente infila in valigia.
Per molto tempo, dopo quell’esperienza, stavo malissimo ogni volta che salivo su un aereo. Adesso volo in tutto il mondo e non ho più paura. Quella paura l’ho superata imparando come funzionano gli aerei. La conoscenza me li ha resi meno spaventosi. Imparai, ad esempio, che le ali sono progettate per piegarsi e perciò non possono spezzarsi. Passai dal timore degli aerei alla… passione! La mia paura scomparve definitivamente quando potei volare nell’abitacolo di un vecchio Constellation che trasportava mucche da latte a Puerto Rico. Tornata a Miami, scoprii che la pipì delle mucche sgocciolava fuori da una serie di fori praticati sul fondo della fusoliera. Puoi fare di tutto agli aerei e quelli continuano a volare!
Il mio primo volo avvenne senza incidenti, tranne per le mie orecchie che furono torturate per tutto il viaggio dal rumore assordante delle eliche. Era un bimotore Lockheed Electra. Ero in prima media ed era un viaggio di famiglia in Canada. Ricordo benissimo il momento in cui l’aereo perforò le nuvole e ci trovammo dall’altra parte. Non avevo mai visto le nuvole dall’alto, era uno spettacolo fantastico.
Ho sempre adorato osservare il cielo. Come ho già detto, qualunque stimolo visivo catturava la mia attenzione: uccelli, aquiloni, aerei. E ho sempre adorato realizzare oggetti che potessero volare. I modellini degli aerei non mi hanno mai interessato molto: dopo che li costruivi, se ne stavano fermi a prendere polvere! Non avevo pazienza, e se una cosa non era aerodinamica, non mi interessava.
Il mio primo aquilone lo realizzai intorno ai sette anni. Per il corpo centrale usai la carta che si trovava all’interno dei barattoli cilindrici dei biscotti. Se non l’avete mai vista, dovete sapere che è una carta foderata, un po’ cerata, più resistente del cartoncino ma più leggera. Vi attaccai un filo che legai sul retro della mia bici. Non si rivelò una grande idea, ma mi diede lo spunto per un aquilone a forma di uccello. Piegai i lati delle ali in su, come avevo visto fare a mio padre quando costruiva aeroplanini di carta. Era una cosa sensata, anche se non sapevo ancora il perché. Ai tempi del college, spopolava una serie televisiva comica intitolata The Flying Nun (La suora volante): mi resi conto ben presto che la suora volante doveva avere qualche problema con l’aerodinamica perché le “ali” del suo copricapo erano rivolte verso il basso…
La “suora volante” con le sue famose ali dalle punte all’ingiù ABC Television, da Wikimedia Commons
La “suora volante” con le sue famose ali dalle punte all’ingiù
ABC Television, da Wikimedia Commons

AQUILONE-UCCELLO DELLA MIA INFANZIA

Vi servono:
  • 1 paio di forbici
  • 1 cartellina portadocumenti di cartoncino (30 cm × 22 cm)
  • 1 evidenziatore
  • 1 righello
  • nastro adesivo
  • filo di cotone
  • festoni di carta crespa (2,5 cm di larghezza)
E adesso creiamo:
1.Con le forbici tagliate a metà la cartellina: ogni metà sarà un aquilone!
2.Con l’evidenziatore segnate un punto al centro di uno dei lati lunghi della cartellina, sul bordo. Sarà la coda dell’aquilone. Segnatene altri due sul bordo di ciascuno dei lati corti della cartellina a circa 16 cm di distanza da quello sul lato lungo. Unite i tre punti con delle linee in modo da avere un grande triangolo, come nell’immagine.
3.Per creare la testa dell’“uccello”, segnate due punti sul lato lungo del triangolo, ognuno a circa 11 cm di distanza dai lati corti. Da ognuno tirate una riga di 6 cm circa verso l’alto. Unite le estremità delle due linee con una linea leggermente curva per creare la punta della testa, come nell’immagine.
4.Con le forbici ritagliate la forma dell’uccello che avete disegnato.
5.Piegate le punte delle due ali in su di 90°, a circa 2,5 cm dal bordo.
6.Con un pezzetto di nastro adesivo fissate un filo lungo circa 3 metri alla testa. (Da bambina, attaccavo questo filo sul retro della mia bici per far volare l’aquilone, ma potete anche correre a piedi con un filo magari più lungo!)
7.Attaccate un filo lungo 45 cm alla coda dell’aquilone. Provate con lunghezze diverse.
8.Fissate un festone di carta crespa lungo 50 cm circa all’estremità del filo sulla coda dell’aquilone. Provate con lunghezze e materiali diversi.
9.Piegate la testa dell’aquilone leggermente in giù. Questa semplice operazione dovrebbe garantire la “portanza” (vedi più sotto). Provate con diverse angolature finché non otterrete quella desiderata. Il vostro uccello è pronto a spiccare il volo!
Attenzione: Prima che l’aquilone funzioni, potreste dover fare diversi esperimenti! La pesante carta tramata che usavo io da bambina non è più in commercio, così ho scelto le cartelline portadocumenti. Hanno una superficie liscia che può incidere sulle caratteristiche di volo.
Ecco l’aquilone che ho fatto io! Per gentile concessione dell’autrice
Ecco l’aquilone che ho fatto io!
Per gentile concessione dell’autrice
Ecco i due progetti che ho disegnato quando ho ricreato l’aquilone della mia infanzia (in alto, disegno lineare; in basso, disegno prospettico) Per gentile concessione dell’autrice
Ecco i due progetti che ho disegnato quando ho ricreato l’aquilone della mia infanzia (in alto, disegno lineare; in basso, disegno prospettico)
Per gentile concessione dell’autrice
Perché le cose volino ci vogliono due forze: portanza e resistenza. In un articolo sulla rivista “Scientific American”, lo scienziato Tom Veilleux e Vince Simonds, il responsabile delle ricerche aerodinamiche della Top Flite, un’azienda produttrice di palline e mazze da golf, spiegano così la faccenda: «Se sporgete il vostro braccio fuori dal finestrino di un’auto in movimento, avete un chiarimento del fenomeno… La resistenza agisce opponendosi frontalmente, mentre la portanza opera in direzione perpendicolare al movimento. Quando ruotate la mano nel flusso d’aria, modificate la quantità e la direzione della portanza e della resistenza sulla vostra mano». Perciò, quando un aereo si solleva da terra, si ha una certa quantità di resistenza che si oppone all’aria: le cosiddette “alette” la riducono deviando il flusso d’aria (e facendo risparmiare carburante).
Quando ho piegato in su le estremità del mio aquilone, seguivo l’esempio dell’aereo di carta di mio padre, e funzionava alla grande, sebbene l’aquilone avesse una forma completamente diversa. Può sembrare molto semplice, ma è così che è nata la stragrande maggioranza delle invenzioni: con l’osservazione. Ecco cosa pensa l’inventore: C’è qualcosa che posso migliorare? Qualcosa che posso perfezionare? Qualcosa che posso trasformare o addirittura creare?

CHE RESISTENZA!

La vita di Richard Whitcomb (1921-2009) è l’esempio perfetto di come una passione possa diventare la vocazione di un’esistenza. Affascinato fin da ragazzo dagli aerei, Whitcomb costruiva dei modellini che faceva volare in gare amatoriali. All’università studiò ingegneria aeronaut...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Introduzione
  4. Cose fatte di carta
  5. Leve e carrucole
  6. Cose fatte di legno
  7. Cose che volano
  8. Illusioni ottiche
  9. Epilogo. La Macchina degli Abbracci
  10. Ringraziamenti
  11. Consiglio per i lettori
  12. Copyright