
- 304 pagine
- Italian
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Resti?
Informazioni su questo libro
Abbiamo tutti bisogno di qualcuno che resti. Alla fine, è quello il segreto. L'amore vero ti mette un tamburo al posto del cuore. Basta uno sguardo, due chiacchiere su una panchina, una parola sussurrata all'orecchio. Basta prendersi per mano: da quel momento, niente sarà più come prima. È questo che succede a Irene: si è appena trasferita a Nosellari, un minuscolo paese che sembra uscito da una fiaba, ed è proprio lì, tra i monti del Trentino, che incontra Andrea, l'amore della sua vita. Insieme sono pura scintilla, due pezzi di puzzle che si incastrano alla perfezione. Sentono che il legame che li unisce ha la forza delle montagne e la saggezza degli alberi: per questo è destinato a essere per sempre. La loro è un'estate fatta di lunghe passeggiate, di baci a fior di labbra, di notti in tenda in mezzo al bosco, a leggere l'uno per l'altra e confidarsi segreti. Poi però arriva l'autunno e Irene sparisce, lasciando Andrea con il cuore accartocciato come le foglie sui marciapiedi. Presto, il ragazzo scopre una verità terribile: la natura, che spesso si porta via le cose più belle e fragili, ha scelto di mettere lui e Irene davanti alla prova più difficile. Ma Andrea sa che certe cose non muoiono mai davvero: si nascondono soltanto, per poi rifiorire al momento giusto. L'amore è così, richiede coraggio, richiede fiducia. E se resti, se sai aspettare, anche il dolore più grande può trasformarsi in un fiore splendente.
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Informazioni
Print ISBN
9788817109222eBook ISBN
97888586958761
I peggiori finali sono i migliori inizi
Ciao Elisa,ti ho amata con tutti i se, i ma, i però.Ti ho amata in tutti i modi in cui si può amare una persona.Ti ho amata nonostante tutto, lì dove si nascondono le emozioni, quelle autentiche.Ma in fondo doveva andare proprio così, no? Ce lo siamo sempre detti: ci sono persone che si sono amate talmente tanto che a un certo punto non si parlano più.Oggi ti scrivo per dirti che d’ora in poi non ti cercherò, te lo prometto.Mi sono detto che forse credo di amarti ancora solo perché sei andata via senza mai voltarti indietro.Siamo fatti così, amiamo le cose che non tornano più.Quest’anno la tua assenza è stata più presente che mai. Ma voglio dirti che non smetterò di scegliere l’amore, e che il tuo abbandono mi ha insegnato che stare accanto a qualcuno significa avere il potere di ferire senza farlo mai.Sei scappata via terrorizzata perché avevi paura del futuro. Lo so, non è facile superare la prima fase di un amore giovane, quello di chi si bacia per strada perché ha voglia di urlarlo al mondo, e scoprire che una storia d’amore non è solo sorrisi inaspettati, lenzuola d’amore, trampolini nella pancia. Ma anche porte che sbattono, urla isteriche fatte di secchiate di parole che non si pensano, pianti di notte, paura di perdersi senza perdersi mai. Scegliere di avere qualcuno al proprio fianco significa prendersi anche la responsabilità di renderlo felice, di capirlo, di farlo sentire al sicuro, a casa, in un posto in cui tornare quando la vita picchia duro.Tutto questo ti ha spaventato, e lo capisco. Però a volte bisogna disinnescarli, i litigi; fare un passo indietro per andare un passo avanti, ché in amore non serve avere sempre ragione.A dire il vero l’amore non ha bisogno di nessuna ragione.E anche se quello che più desideravo alla fine non è accaduto, non sono arrabbiato con te.Avrei solo desiderato che mi volessi accanto nella lentezza della quotidianità, quando usciva fuori quell’autenticità che riservavo unicamente a te.Avrei desiderato che fossi gelosa dei miei difetti.Oggi sono qui per lasciarti un bacio per tutto quello che siamo stati, uno per quella che sei, e uno per quella che sarai il giorno in cui sentirai che non ti manca più nulla.Non so esattamente cosa non ha funzionato fra noi: so solo che a un certo punto ci siamo incasinati l’esistenza a vicenda ed era già troppo tardi.Ma se un giorno una punta di malinconia farà breccia nel tuo petto e ripenserai a noi, non piangere: alle lacrime ci ho pensato io.Tu sorridi.Ti prego.Sorridi.Andrea
Ho inviato l’email e per la prima volta dopo un’infinità di tempo ho sentito dentro la voglia di ricominciare.
Quando Elisa è partita per cercare fortuna all’estero, ho imparato che l’amore a volte ti spacca le costole, e ho ringraziato gli amici che avevo accanto, e anche i fiumi di alcol, e la musica, quella alta che ti fa sussultare la pancia, e la notte, pure. Perché se sei circondato da un mare di gente, nonostante a volte si tratti di gente che nemmeno conosci, ti senti meno solo.
Poi però tornavo a casa stanco e ubriaco, e mi ricordavo che non era poi così bello quel letto vuoto, e mi veniva in mente quella notte, quando i suoi dormivano fuori e io la trovavo lì ad aspettarmi dentro il suo pigiama. E, ogni volta, prima di addormentarmi, sentivo quella morsa fra la pancia e la gola e mi dicevo che fa tutto più male al buio, anche i ricordi.
Allora, chiedendomi dove fosse lei, me ne stavo lì, avvolto da tutta quella solitudine, a pensare che non c’è nulla di peggio che amare qualcuno con il cuore lontano da te. Una lacrima mi tagliava lo zigomo e mi veniva da mandare a fanculo il mondo.
È cambiato tutto quando mi sono detto che anche la tristezza è importante e che piangere non è sbagliato, perché è come ridere, in fondo, solo che nessuno ce l’ha mai detto.
È stato il tempo, il mio segreto: alla fine di una storia ci vuole quello necessario per imparare a lasciare andare. Lasciare andare i tramonti, il cielo, le stelle e tutti quei momenti che ti hanno spettinato lo stomaco, convinto com’eri che non sarebbero mai finiti.
E lasciare andare le giornate difficili, i pomeriggi delle bolle nel petto, tutte le volte che hai avuto paura di perderla, ma alla fine non la perdevi mai.
La fine di una storia spaventa sempre perché tutto quel mosaico di sicurezze che hai costruito va in frantumi e all’improvviso affonda dentro alla voragine che comincia a formarsi attorno alle tue scarpe da ginnastica.
Il mio tempo senza Elisa mi ha ricordato che nella vita ne ho viste di spalle che si sono voltate, di sorrisi che hanno cercato dimora altrove, di case diventate estranee. Ho sofferto, e non solo per amore.
Capita a tutti di provare un dolore così forte da farci sentire fragili, e allora bisogna imparare che la solitudine non è stare da soli, ma sentirsi abbandonati dentro.
Però poi mi sono detto che non importa quante mani dovrò lasciare andare, quante lacrime dovrò versare, quante ferite dovrò curare. Non smetterò mai di credere nel “noi due”, e nemmeno nel “noi due per sempre”, perché che cosa possiamo amare, in un mondo che ci insegna a colorare dentro ai margini, se non il fatto che, invece, l’amore finisce sempre fuori?
Si chiama “scintillanza” ed è una polverina invisibile che inspiegabilmente fa sì che due persone si incastrino come i denti di una cerniera, sentendosi come i due pezzi di puzzle mancanti per finire il cielo. È così che l’affinità elettiva si trasforma in lunghe passeggiate senza il mondo attorno, in mani scaldate da tazze di cioccolata, in decenni di sguardi che ti fanno credere nel “per sempre” anche se prima non ci avevi mai creduto neanche per un secondo.
Perché non fa mica così schifo il per sempre, quando capisci che non esiste un posto sbagliato se sei con la persona giusta.
A quel punto ti sale dentro quella sindrome del lieto fine che, anche se molti non lo ammetteranno mai, è un po’ il traguardo di tutti.
Ma allora mi sono chiesto: se davvero sogniamo tutti un amore di quelli che non si può spiegare, com’è che pensiamo sempre di amare ciò che abbiamo perso?
E poi finalmente ho capito: spesso una storia non è bella perché finisce bene, ma proprio perché finisce.
E i finali peggiori danno vita ai migliori inizi: è quello il momento in cui devi ricordarti di te e di tutti i tuoi sogni perché, come è vero che dopo la pioggia spunta sempre il sole, allora anche dopo le lacrime ci saranno sempre i sorrisi.
Anche per amare ci vuole la giusta quantità d’amore. C’è una parte del cuore di cui non possiamo dimenticarci. È quel pezzetto che custodisce la dignità che meritiamo. E non vale la pena barattare il bene che ci vogliamo per una traiettoria di sguardi che sì, ci restituirà il sorriso, ma il cuore mai più.
Ci sono persone che con gli occhi bevono ogni goccia di noi e ci restituiscono un guscio vuoto da riempire con piccole dosi di sogni e speranze.
Tenetevelo, un trancio di cuore; un giorno arriverà qualcuno che smetterà di svendere il vostro amore e vi farà capire perché non ha mai funzionato con nessun altro.
2
Nosellari
Sono cresciuto a Nosellari, dentro un mondo di montagne.
Per un bambino abitare qui vuol dire tante cose.
Prima di tutto significa vivere all’aria aperta tutto il giorno, tornare a casa con i pantaloni sporchi di verde e sentirsi sgridare dai propri genitori perché «l’erba non viene via». Vuol dire andare a caccia di lombrichi e insetti, catturare le cavallette dentro barattoli di vetro, correre in bicicletta e, una volta al mese, accompagnare papà a pesca. Significa lunghe gite in montagna e a metà strada essere caricati sulle spalle perché la salita è troppo ripida per delle gambe così piccole. E significa passare la vita nei boschi a costruire case sugli alberi.
Essere bambini di paese vuol dire avere una classe con sette compagni, diventare amici degli insegnanti, giocare a pallone per strada e indossare i maglioni di lana della nonna che fanno venire un prurito tremendo.
La vita di montagna significa soprattutto essere coccolato e vivere in un mondo così piccolo da farti sempre sentire a casa.
Vivere a Nosellari vuol dire anche restare fuori dal mondo. Ore di auto per andare al cinema, inverni inondati di neve, notti con quindici gradi sotto lo zero; vuol dire nascere con gli sci ai piedi, la slitta in soffitta e l’odore della natura dentro casa; svegliarsi con il din-don delle campane delle mucche al pascolo, avere una famiglia di sessanta persone, chiamarsi da una finestra all’altra a pieni polmoni, andare a fare legna nei boschi, passeggiare per strada in autunno con le foglie fino alle caviglie, bere l’acqua delle fontane. E del rubinetto.
Significa sentire l’odore del legno dappertutto: nell’aria, nei prati, in strada, nei parchi, dentro casa. E avere una stufa di quelle in cui si vede e si sente il fuoco crepitare, camini fumanti, e cantine scure e umide in cui giocare. Significa ore passate sulle altalene e sulle giostre del parco giochi, escursioni nel boschetto dietro al campo da calcio a strappare rami per farne dei bastoni da passeggio, o spade, o archi e frecce.
Per un bambino vivere qui significa avere nonni ovunque, dover andare in un altro paese per gustarsi un gelato, vedere i vecchietti riunirsi al bar la sera e fare notte a giocare a carte, stare lì con loro e imparare, e vederli bisticciare.
E amarli moltissimo, tutti.
Vivere qui significa anche diventare grandi più tardi, perché questo è un posto che non sta al passo con il ...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Resti?
- 1. I peggiori finali sono i migliori inizi
- 2. Nosellari
- 3. L’amore è questione di dettagli
- 4. Le parole che aspettavo
- 5. Il rumore delle cose che si rompono
- 6. Corri il rischio di essere ridicola
- 7. L’amore ci cambia sempre
- 8. Quante vite ci sono in una sola esistenza?
- 9. Magari mai più
- 10. Sei una delle cose belle che possono capitare nella vita
- 11. Gli addii sono per sempre
- 12. Scegliete chi è un po’ più. Un po’ più tutto
- 13. Trovate qualcuno con cui non sentirvi due, ma uno
- 14. Vorrei essere il motivo per cui resti sempre
- 15. In un bacio c’è tutto quello che deve esserci
- 16. Buonanotte a te
- 17. Irene non c’è più
- 18. Una donna è fragile, ma debole mai
- 19. È sempre il momento di te
- 20. È fatto di tutto, l’amore
- 21. Avrai
- 22. Hai il cielo negli occhi
- 23. Che sogno è, se è facile da realizzare?
- 24. Li hai realizzati tutti, i miei sogni
- 25. L’amore non è sfiorarsi le labbra, ma sfiorarsi i pensieri
- 26. Solo noi, io e te
- 27. Sono sempre gli attimi che diventano per sempre
- 28. Sei l’attimo che mi cambia la vita
- 29. Sei l’attimo che non scorderò mai
- 30. Una vita basta per amare una persona?
- 31. Si misura in brividi, l’amore
- 32. Resti?
- 33. È sempre dal dolore che nasce il sorriso
- Ringraziamenti
- Copyright