La feroce guerra navale tra Inghilterra e Francia continua, e il giovane tenente di vascello Hornblower viene imbarcato sulla Renown e inviato verso la Giamaica, per una missione segreta. Dopo un viaggio turbato dalla follia e dalle angherie del capitano Sawyer, vittima di un misterioso incidente, i caraibi diventeranno lo scenario di una serie di scontri con i corsari spagnoli e di avventure. Hornblower dimostrerà ancora una volta la determinazione, il coraggio e l'astuzia di cui aveva già dato prova e stringerà un'amicizia incrollabile con il tenente di vascello Bush, più anziano di lui ma pronto a riconoscere le sue doti superiori di capo. Proprio quando tutto sembra andare per il meglio, però, Hornblower dovrà sopportare i colpi della sfortuna: privato del comando e relegato a terra a causa della pace, attenderà con pazienza una nuova possibilità, scoprendo intanto l'amore. Narrato in terza persona attraverso le parole di Bush, questo nuovo capitolo delle avventure del giovane Hornblower coniuga le battaglie sul mare con l'introspezione psicologica, creando un personaggio che va oltre i clichè del romanzo d'avventura.

- 364 pagine
- Italian
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Il tenente di vascello Hornblower
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Letteratura generaleXX
Il Long Rooms era pieno della folla serale. A quasi tutti i tavoli della sala esterna c’erano comitive intente a giochi seri, mentre dalla porta chiusa da una cortina che immetteva nella sala interna arrivava un mormorio continuo, indizio di gioco animato e rumoroso. Ma per Bush che, in piedi vicino al caminetto, scambiava solo di tanto in tanto qualche parola distratta con chi andava e veniva, c’era solo una cosa interessante, ed era il tavolo illuminato dalle candele vicino al muro dove Hornblower stava giocando con i pezzi grossi. I suoi compagni erano due ammiragli e un colonnello di fanteria corpulento e con la faccia rossa quasi come la sua giubba, che Parry aveva condotto con sé assieme all’ammiraglio Lambert. L’aiutante di bandiera che la prima volta era stato compagno di Parry era adesso ridotto a fare lo spettatore accanto a Bush, e ogni tanto faceva osservazioni incomprensibili sul gioco. Il marchese s’era affacciato più di una volta. Bush aveva notato che il suo sguardo si era fermato sul tavolo con aria di approvazione. Non importava se altri clienti desideravano giocare, né che i regolamenti del locale dessero a ogni cliente il diritto di prendere posto a un tavolo alla fine di ogni partita: una comitiva che comprendeva due ammiragli e un colonnello poteva fare il comodo suo.
Hornblower aveva vinto la prima partita con gran sollievo di Bush, benché questi non fosse in grado di seguire i particolari del gioco e del conteggio abbastanza da rendersi conto di com’era andata a finire prima che le carte fossero levate di mezzo e i conti non fossero stati regolati. Bush vide Hornblower che riponeva del denaro nella tasca interna della giacca.
«Sarebbe bello» disse l’ammiraglio Parry «se potessimo tornare all’antica valuta, non è vero? Se il paese potesse fare a meno di questi sporchi biglietti e si potesse tornare alle vecchie nostre belle ghinee d’oro.»
«Sarebbe bello sì» confermò il colonnello.
«Questi pescecani di terra» disse Lambert «vanno su ogni bastimento che rientra dall’estero e offrono ventitré scellini e mezzo per una ghinea, e quindi potete esserne certo che valgono assai di più.»
Parry tirò fuori di tasca qualcosa che posò sul tavolo.
«Boney ha ripristinato la valuta francese, vedete. Ora che è Primo Console a vita, chiamano questo un napoleone. Un pezzo da venti franchi, o un luigi d’oro, come lo chiamavamo una volta.»
«Napoleone, Primo Console» disse il colonnello osservando con curiosità la moneta, che poi rivoltò. «Repubblica Francese.»
«Naturalmente il “repubblica” è mera ipocrisia» disse Parry. «Non c’è stata peggiore tirannia dai tempi di Nerone.»
«Gli faremo vedere noi» disse Lambert.
«Passi un angelo e dica amen» disse Parry, riponendo la moneta. «Ma stiamo perdendo tempo, e ho paura che sia per colpa mia. Tiriamo a sorte per i compagni. Ah, questa volta sono compagno vostro, colonnello. Volete accomodarvi davanti a me? Ho dimenticato di ringraziarvi, signor Hornblower, per la vostra eccellente collaborazione.»
«Troppo gentile, milord» rispose Hornblower, prendendo la sedia a destra dell’ammiraglio.
La partita seguente cominciò e continuò in silenzio sino alla fine.
«Sono contento di vedere che le carte hanno deciso di esservi amiche, signor Hornblower» disse Parry. «Anche se hanno ridotto le vostre vincite. Quindici scellini, credo?»
«Grazie» disse Hornblower, prendendo il denaro. Bush si ricordò di quello che Hornblower aveva detto, di potersi permettere di perdere tre partite se vinceva le prime due.
«Credo che sia una posta maledettamente bassa, milord» disse il colonnello. «Dobbiamo giocare per così poco?»
«A voi decidere» rispose Parry. «Io non faccio obiezioni. Mezza corona invece di uno scellino? Chiediamo al signor Hornblower.»
Bush si girò a guardare Hornblower con ansia rinnovata.
«Come volete, milord» rispose Hornblower, con studiata indifferenza.
«Sir Richard?»
«Sono assolutamente indifferente» rispose Lambert.
«Allora mezza corona a punto» decise Parry. «Cameriere, carte nuove, per favore.»
Bush aveva rapidamente aggiornato il totale delle perdite che Hornblower avrebbe potuto sopportare. Con la posta quasi triplicata, sarebbe stato un guaio per Hornblower perdere anche una sola partita.
«Voi di nuovo con me, signor Hornblower» disse Parry, osservando il sorteggio dei compagni. «Volete rimanere dove siete ora?»
«Mi è indifferente, milord.»
«Io no» disse Parry. «Né sono tanto vecchio da rifiutare di cambiare posto secondo il giro delle carte. I filosofi non hanno ancora deciso se si tratti in questo caso di volgare superstizione.»
Parry si alzò dalla sedia per mettersi davanti a Hornblower e riprese a giocare, mentre Bush osservava con attenzione ancora maggiore. Vide ora l’una ora l’altra coppia di giocatori raccogliere le prese fatte; per tre volte vide la maggioranza delle prese accumularsi dinanzi a Hornblower. Durante le due mani successive perse il conto, ma infine poté consolarsi vedendo che, al termine della partita, c’erano due sole prese davanti al colonnello.
«Magnifico» disse Parry. «Una partita redditizia, signor Hornblower. Sono contento che abbiate deciso di tagliare il mio fante di cuori. Dev’essere stata una decisione ardua, ma era senza dubbio la giusta.»
«Mi ha impedito un’uscita che mi sarebbe stata assai utile» disse Lambert. «L’opposizione avversaria è stata veramente formidabile, colonnello.»
«Sì» convenne questi, non proprio con lo stesso buonumore. «Per due mani non ho mai avuto né un asso né un re, e ciò ha giovato alla forza dell’opposizione avversaria. Potete darmi il resto, signor Hornblower?»
C’era un biglietto da cinque sterline fra il denaro che il colonnello porse a Hornblower, e anche quello andò a finire nella tasca interna della giacca.
«Finalmente, colonnello» disse Parry, quando tirarono di nuovo a sorte per i compagni. «Questa volta giocate col signor Hornblower.»
Col procedere della partita, Bush si rese conto che l’aiutante di bandiera accanto a lui la stava seguendo con interesse sempre crescente.
«Che presa fantastica, perbacco!» esclamò dopo l’ultima giocata.
«Li abbiamo serviti di barba e capelli, compagno» disse il colonnello, evidentemente tornato di buon umore. «Speravo che quella regina l’aveste voi, ma non ne potevo essere certo.»
«Abbiamo avuto fortuna, signore» disse Hornblower. L’aiutante di bandiera dette un’occhiata a Bush: evidentemente il suo parere era che il colonnello non avrebbe dovuto dubitare, da com’era andato il gioco, che la regina l’aveva Hornblower. Ora che ci pensava, Bush concluse che Hornblower doveva aver pensato lo stesso, una leggerissima inflessione della sua voce lo lasciava capire, ma che aveva il buon senso di astenersi dal dirlo.
«Ho perso una partita a cinque sterline e mezzo e ne ho vinta una a quindici scellini» disse il colonnello incassando da Lambert. «Chi vorrebbe aumentare ancora la posta?»
A onore dei due ammiragli, entrambi guardarono Hornblower senza rispondere.
«Come desiderate, signori» disse Hornblower.
«In tal caso sono d’accordo» disse Parry.
«Cinque scellini a punto, allora» disse il colonnello.
«Così vale la pena di giocarlo, questo gioco.»
«Questo è un gioco che vale sempre la pena di giocare» protestò Parry.
«Naturalmente, milord» disse il colonnello, senza peraltro lontanamente proporre di tornare alla posta di prima.
Ora la posta era veramente seria: secondo i calcoli di Bush, una partita disastrosa poteva costare a Hornblower venti sterline, e secondo altri calcoli era difficile che Hornblower potesse avere in tasca una cifra maggiore. Fu un sollievo per lui quando vide che Hornblower e Lambert avevano vinto facilmente la partita.
«È stata una serata molto divertente» disse Lambert guardando con un sorriso la manciata di quattrini del colonnello che aveva in mano «né intendo alludere ad alcuna vincita di danaro.»
«Istruttiva quanto divertente» disse Parry nel pagare Hornblower.
Il gioco continuò, silenzioso come sempre, salvo brevi scambi di osservazioni fra una partita e l’altra. Ora che per fortuna poteva permetterselo, Hornblower perse una partita, ma piccola, e subito dopo ne vinse un’altra grossa. Le sue vincite aumentavano di continuo, con qualche piccolo regresso solo di quando in quando. Si stava facendo tardi e Bush era stanco, ma i giocatori davano pochi segni di fatica e l’aiutante di bandiera rimaneva lì, con la pazienza illimitata da lui certo acquisita durante il suo incarico attuale, filosofo e fatalista, giacché non vedeva alcuna possibilità di affrettare la decisione dell’ammiraglio di andare a dormire. Gli altri giocatori lasciarono la sala; più tardi si aprì la porta nascosta dalla cortina e ne uscirono i giocatori della sala interna, alcuni chiassosi, altri in silenzio, e il marchese fece un’apparizione, silenzioso e tranquillo, per dare con interesse discreto un’occhiata agli ultimi giocatori, verificare che le candele fossero smoccolate e non ne mancassero delle nuove e che, a richiesta, ci fossero nuovi mazzi di carte. Il primo a guardare l’orologio fu Parry.
«Le tre e mezzo» disse. «Forse i signori...»
«Ora è troppo tardi per andare a letto, milord» disse il colonnello. «Sir Richard e io dobbiamo essere in piedi di buon’ora, come sapete.»
«Io ho già dato tutti gli ordini» disse Lambert.
«Anch’io» aggiunse il colonnello.
Bush era istupidito per aver fatto tanto tardi in quell’atmosfera viziata, ma gli parve di vedere un’occhiata ammonitrice diretta da Parry ai due alti ufficiali. Cominciò oziosamente a domandarsi quali ordini avessero potuto dare Lambert e il colonnello, e soprattutto perché Parry non voleva che se ne parlasse. Nel modo in cui Parry ne aveva parlato sembrava esserci una leggera traccia di fretta, un’ombra di desiderio di cambiar discorso.
«Benissimo, allora possiamo giocare un’altra partita, se il signor Hornbl...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Il tenente di vascello Hornblower
- I
- II
- III
- IV
- V
- VI
- VII
- VIII
- IX
- X
- XI
- XII
- XIII
- XIV
- XV
- XVI
- XVII
- XVIII
- XIX
- XX
- Dizionario di voci marinare
- Copyright
Domande frequenti
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