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Kintsugi L'arte segreta di riparare la vita
Informazioni su questo libro
Il libro che tenete tra le mani vi invita a scoprire e a esplorare l'arte del kintsugi in tutte le sue sfumature. Questa antica tecnica, sviluppata in Giappone a partire dal quindicesimo secolo, consiste nell'utilizzare un metallo prezioso per riunire i pezzi di un oggetto di ceramica rotto, rendendolo così un'opera d'arte unica ed evidenziandone le crepe anziché nasconderle. La filosofia profonda del kintsugi, però, va ben oltre la semplice pratica artistica, e ci parla di guarigione e resilienza. Riparato con cura, l'oggetto danneggiato pare accettare e riconoscere i propri trascorsi e paradossalmente diventa più forte, più bello, più prezioso di quanto non fosse prima di andare in frantumi. Una metafora che, dipanandosi, illumina di nuova luce ogni processo di guarigione, riguardi esso una ferita fisica o emotiva. Così come la ceramica prende vita attraverso le linee di frattura, così anche noi possiamo imparare l'importanza della fragilità per crescere attraverso le nostre esperienze dolorose, valorizzarle e capire che sono proprio queste a renderci unici e preziosi.
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FASE 1
LA ROTTURA

yuki yukite / tafure fusu tomo / hagi no hara
Avanti, avanti.
E se debbo cadere, sia tra le lespedeze.
Kawai Sora
(1649-1710)
Finora siete sopravvissuti a ogni prova che la vita vi ha riservato.
SOFFRITE
«Nelle grandi crisi, il cuore si spezza o diventa più forte.»
Honoré de Balzac
Un imprevisto, un movimento sbagliato, uno shock ed ecco la frattura…
Proprio come un oggetto caduto sul pavimento e andato in frantumi, vi ritrovate in mille pezzi. Quale che sia la crisi che state vivendo, fisica o psicologica, avete l’impressione che sia insuperabile. Che non vi risolleverete mai. Che non sarete più gli stessi.
Ed è vero, in effetti: non sarete più gli stessi. Ma in senso buono! Questa è una prova iniziatica. Consideratela il punto di partenza di un lungo processo di ricostruzione. Sì, sarà doloroso. Sì, sarà difficile. E sì, sarà lungo. Inutile negarlo. Ma anche questo passerà…
Io ho vissuto più volte esperienze simili: quel momento in cui si ha l’impressione di precipitare all’infinito. Ad esempio quando ho capito che il mio matrimonio era finito e mi attendeva il divorzio; il mio mondo è crollato in un istante, come un castello di carte. È stato un autentico shock. Non mi ero accorta dei segni rivelatori; certo, li avevo avuti davanti agli occhi per tanto tempo, ma solo più avanti me ne sono resa conto… Per me il matrimonio era al contempo un valore e un rifugio, qualcosa in cui credevo e mi impegnavo con tutta me stessa. Sembrava quasi volessi esorcizzare un destino avverso, visto che i miei hanno divorziato quando avevo quattro anni. E di certo non era un caso che ne avessi fatto la mia professione: facevo la wedding planner da ormai dieci anni, esattamente da quando mi ero sposata! Insomma, è stato un colpo di inaudita violenza. Il divorzio ha risvegliato i ricordi dolorosi della mia infanzia, e mi ha lasciata sola con la mia bimba di nove mesi. Ero convinta che non mi sarei più ripresa…
Eppure oggi sono ancora qui, viva e vegeta. Più forte che mai. Sono sopravvissuta. Anche quella crisi è passata… E, dopo aver lavorato su me stessa, guardo a quegli eventi con più lucidità. Ora riconosco le mie responsabilità, noto schemi familiari all’opera nel mio inconscio. Poco alla volta mi sono ricostruita, ho riconquistato la voglia di vivere, ho ricominciato ad avere fiducia nel futuro. Nonostante questa prova iniziatica non ho perso la speranza, e credo tuttora nella bellezza profonda di un’unione per la vita. Tant’è vero che mi sono risposata! Poi ho divorziato di nuovo, ma questa è un’altra storia… Non c’è due senza tre, si dice. E io ci credo ancora, nonostante tutto! In fondo lo dicevano anche nel cartone animato Les Shadoks: «Continuando a tentare, prima o poi ce la si fa. Così, più si fallisce, più si hanno probabilità di riuscire».
Adesso è capitato a voi: qualcosa si è rotto. I traumi che state vivendo o che avete vissuto vi hanno segnati: come una ferita aperta, mettono a nudo i vostri difetti e le vostre fragilità, raggiungendo recessi della vostra anima sconosciuti persino a voi.
Ma anche voi attingerete, nella sofferenza, a una forza insospettata con cui ricostruirvi… diventando una versione migliore di voi stessi! Dopotutto, finora siete sopravvissuti a ogni prova che la vita vi ha riservato.
Allora prendete in mano la vostra esistenza e fate il primo passo verso la rinascita. Un passo forse ancora insicuro ed esitante: avete paura di inciampare e di cadere di nuovo… ma è il primo passo il più difficile!
La leggenda dell’anello del re
Una leggenda persiana, le cui origini si perdono nella notte dei tempi, narra di un re che convocò l’anziano più saggio della sua corte. Chiese all’uomo di incidergli su un anello d’oro una frase che racchiudesse la verità assoluta su tutte le cose del mondo; una frase così perfetta che potesse essere applicata a ogni situazione e in ogni epoca, che riassumesse il senso stesso della vita e fosse universale…
Il vecchio saggio obbedì, e diede al re un anello d’oro che al suo interno recava la scritta: «Anche questa passerà».

© Myriam Greff
E voi?
Siete consapevoli del fatto che le crisi passate vi hanno permesso di arrivare dove siete ora? Che è tempo di (tornare a) vivere? E che il meglio deve ancora venire?
Passate all’azione!
Il vostro percorso di vita
Prendetevi un momento per stare tranquilli, senza interruzioni né distrazioni. Un momento solo per voi. Create le condizioni ideali per assaporarlo: della musica dolce, una candela, un tè aromatico, una poltrona comoda… quello che preferite.
Tenete a portata di mano qualcosa per scrivere, poi chiudete gli occhi e rilassatevi.
Visualizzate il vostro percorso di vita, anno dopo anno, e ricordate tutte le situazioni difficili che avete vissuto in passato.
Fate un elenco, rievocandole una dopo l’altra, e sentite la forza della vostra resilienza: avete superato ognuna di quelle prove! E nel profondo della vostra anima lo sapete, senza ombra di dubbio: ne uscirete anche questa volta!
Spingetevi oltre...
Fate un passo indietro e domandatevi: possibile che, per quanto paradossale sembri, alcune di quelle prove siano state opportunità, doni inattesi, anche se al momento non ve ne rendevate conto? Magari vi hanno permesso di sviluppare una nuova competenza, di affinare una qualità o di sfuggire a una situazione pericolosa. Oppure vi hanno aperto delle strade. Imbevetevi dei momenti in cui avete trasformato le linee di frattura in punti di forza. Oggi, di fronte alle difficoltà che state attraversando, potete ricreare quella stessa alchimia.
Cominciate qui e ora!
Perché rimandare questo esercizio? Fate il primo passo, prendete una penna e scrivete subito il primo punto del vostro elenco.
Portate alla luce il vostro lato oscuro...
ACCETTATE
«Ciò che è fatto non può essere disfatto.»
William Shakespeare
Riacquistate la calma, raccogliete i pezzi.
È successo: come un oggetto che cade e si rompe, anche voi avete ricevuto un colpo. Siete sotto shock. Ma, barcollando, bene o male vi rimettete in piedi. Siete ancora un po’ storditi, frastornati. Ci sono pezzi e schegge dappertutto. Cos’è successo?
Ora è tempo di valutare la situazione. Impossibile tornare indietro: ciò che è fatto è fatto… È giunta l’ora di accogliere l’inevitabile, di accettare ciò che non può essere cambiato e prendere coscienza del dolore che vi lacera l’anima. È una fase necessaria per riacquistare il sangue freddo e andare avanti.
A volte la sofferenza è così forte che basta un niente per riaccenderla. Allora si cerca di sfuggirle, di evitare di guardarla, come se negandola la si potesse cancellare. Svelti si nascondono i pezzi, li si sotterra nel profondo e li si copre con uno strato protettivo. Si camuffa il dolore, lo si liscia, si indossa una maschera e si sorride come se andasse tutto bene. A volte, quando la pena diventa insopportabile, la si mette a tacere usando qualsiasi mezzo, soffocandola con qualche sostanza o cercando rifugio in una dipendenza…
Conosco alla perfezione questo meccanismo. Mia madre ha vissuto malissimo il divorzio; anziché cercare di rimettersi in piedi, anziché ammettere la propria parte di responsabilità e cercare aiuto per non farsi annientare dalla sofferenza, è caduta in depressione e si è data all’alcol per far tacere il dolore. Il divorzio era un argomento tabù: impossibile parlarne. Non voleva guardare in faccia la realtà, faceva lo struzzo… Come se, negandone l’esistenza, i problemi potessero sparire per miracolo!
Non commettiamo il suo stesso errore: pur sepolta e cristallizzata nel profondo del nostro inconscio, la sofferenza è sempre lì! Fingere che niente sia successo è inutile e dannoso, perché qualcosa è successo. Qualcosa d’importante, qualcosa che bisogna guardare in faccia e superare, non evitarlo girando la testa dall’altra parte.
Il dolore è un messaggero. Inquadrandolo, riconoscendone in qualche modo l’esistenza, potete liberarlo. Questa presa di coscienza è necessaria per passare alle fasi successive: la cicatrizzazione prima e la vera guarigione poi. Serve coraggio. Bisogna essere onesti con se stessi, riconoscere le proprie difficoltà invece di negarle e nasconderle.
Anche se non potete cambiare il vostro passato, potete imparare a guardarlo sotto una luce nuova, trasformarlo da peso che vi trascinate dietro a punto d’appoggio per spiccare il volo verso la rinascita. Per passare, la sofferenza deve potersi esprimere: se ne accetterete l’esistenza, se lascerete che vi parli, allora potrà manifestarsi e poi andarsene. Portate alla luce il vostro lato oscuro…
Il kintsugi e la depressione
Il kintsugi è una bellissima metafora del processo di guarigione dalla depressione. Così come quest’arte esalta l’oggetto danneggiato valorizzandone le cicatrici, il depresso può accettare le proprie fragilità come parti di sé; parti che, paradossalmente, l’hanno aiutato a ricostruirsi.
Il depresso ha sofferto, ma quella sofferenza ha un che di iniziatico. Raggiunge un livello tale che, con l’aiuto della terapia, può spingerlo a superare i propri limiti, a scavare nel profondo fino a incontrare il suo vero sé.
Chi supera la prova della depressione si trasforma in una persona nuova. Senza dubbio più sensibile, probabilmente più forte. E le cicatrici stanno lì a testimoniarlo. La sofferenza e lo sconforto fanno ormai parte della sua storia. Il kintsugi gli insegna ad andarne fiero, a riprendersi,...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Introduzione: Scoprire
- Fase 1: La rottura
- Fase 2: Assemblare
- Fase 3: Pazientare
- Fase 4: Riparare
- Fase 5: Rivelare
- Fase 6: Esaltare
- Conclusione: Aprire
- Glossario
- Copyright