Finalmente, dopo anni di duro lavoro, il sicario di professione Henry Denard pianta baracca e burattini e, assieme alla seducente moglie Frances, decide di abbracciare uno stile di vita rilassato e gaudente. E proprio nel bel mezzo del mar dei Caraibi, sull'isoletta di Saint-Martin, trova una vita pigra, fatta di sole e spiagge bianche, tanti cocktail e buon sesso. Purtroppo per Henry e Frances, però, il buen retiro termina quando sull'isola sbarca l'ultima persona che vorrebbero rivedere: il boss mafioso Charles "Charlie Wagons" Iannello, ultimo incarico di Henry nonché macchia enorme nel suo curriculum altrimenti impeccabile. Con il mandante dell'omicidio infuriato per il fallimento del piano, e la vittima designata a pochi passi dal loro bungalow, guardata a vista dagli agenti dell'FBI, la vita annaffiata di rum e sole della coppia comincia a complicarsi. Possibile che, per evitare l'imminente vendetta del mandante e continuare a godersi in pace i loro cocktail sotto le foglie di palma, i due debbano farsi amico proprio l'uomo che Henry ha provato a freddare? Un paradiso da morire ci concede una breve fuga ai tropici colma di pigrizia, vizi e venalità, ma con tutta l'emozione e la suspense di una black comedy. Cultore del cibo in tutte le sue declinazioni e divulgatore di fama mondiale, con questo crime dissacrante Anthony Bourdain si è dimostrato capace di soddisfare anche i palati più esigenti.

- 320 pagine
- Italian
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Un paradiso da morire
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CAPITOLO 1
Jimmy ’o Pazzo Calabrese avrebbe voluto chiamare il room service.
«Un sandwich soltanto, cristiddio!»
«Preferirei che non lo facessi» disse l’altro uomo seduto al tavolo. «Altrimenti dovrei cambiare albergo. Non so come la pensi tu, ma io non sono affatto entusiasta che ci vedano insieme.»
«E vabbuono… vabbuono…» disse Jimmy mentre lo stomaco gli brontolava. «Mi farò portare qualcosina più tardi.»
L’altro uomo era alto, sul metro e novanta abbondante, snello e molto abbronzato. Si sarebbe detto tra i quarantacinque e i cinquanta. Aveva capelli lunghi e scuri qua e là schiariti dal sole e tendenti al grigio, tutti tesi all’indietro e legati in una coda di notevole spessore. Portava jeans sbiaditi e bucati alle ginocchia e una T-shirt bianca troppo larga. Non aveva calze né scarpe e perfino i piedi erano abbronzati. Nella camera del motel scarsamente illuminata, la sua pelle scura contrastava con gli occhi, i denti e l’orecchino d’oro a forma di piccolo cerchio, facendoli brillare in modo innaturale.
Nella camera del Teterboro Motor Lodge c’erano altri due uomini. Richie Tic Gianelli, piccolo e simile a un furetto, un pallore da galera in viso, stava in piedi davanti alla porta con uno sguardo nervoso, nel suo impermeabile Burberry che stonava su di lui; si sarebbe detto che se lo fosse fatto prestare da un fratello più vecchio e più grosso. Paul Paulie Brown Caifano, un uomo massiccio, senza collo, i capelli rasati a zero, stava seduto in silenzio sul bordo del letto in cappotto di cammello e giocava con il telecomando della televisione fissata nella parete passando continuamente da canale a canale.
«C’è una ragione perché lo faccio io in persona» disse Jimmy ’o Pazzo con una certa solennità. «Nessuno mi dà il permesso per un lavoretto così. Eh, sì, te lo dico da adesso. Sono due i tipi che devono sparire… una doppia. E devono andarsene questo fine settimana perché non avremo un’altra occasione così.»
Jimmy pesava più di centocinquanta chili, prima dei pasti. Aveva sopracciglia basse e foltissime, scimmiesche, occhi lucidi e sempre umidi, troppo vicini tra loro, e un naso grosso e bitorzoluto ma insieme sfuggente. La pelle delle guance era scura e irta di pelame, malgrado la rasatura recente e il talco applicato senza risparmio sul viso. Indossava, com’era sua abitudine, capi femminili. In quest’occasione sfoggiava una lunga blusa di maglia verde e blu delle dimensioni di una tenda da campeggio, calze bianche al ginocchio e scarpe a sella. Dal momento che era venuto lì per discutere un argomento d’una certa gravità, aveva preferito togliersi la solita parrucca che giaceva abbandonata sul comò simile a un cincillà strangolato.
«Che cos’è? Cos’hai da guardarmi così?» chiese Jimmy, stringendo gli occhi in modo da farli praticamente sparire dal viso.
«Pensavo che è davvero del colore giusto per te» disse l’uomo con l’orecchino. «Va a pennello con i tuoi occhi.»
Jimmy ispezionò a fondo la faccia dell’altro in cerca di un segno di sarcasmo. Dopo un lungo, tesissimo momento durante il quale neppure una parola venne detta da nessuno dei presenti, si girò soddisfatto verso Richie e sorrise mentre i suoi nuovi pendenti di ametista si agitavano tintinnando.
«Visto?» disse Richie dalla sua postazione davanti alla porta. «Te l’avevo detto che il verde andava benissimo. Non te l’avevo detto, forse?»
«Non ho mica tante possibilità di mettermi quello che mi pare, al club. Mi fanno le foto. La FBI del cazzo… loro sarebbero supercontenti a farmi una foto con su un vestito da femmina. E magari a mandarla a mia madre. Ecco come sono quelli là… sono…»
«Vendicativi» s’intromise Richie. «Sono vendicativi e repressi.»
Sul letto Paulie Brown sollevò gli occhi al soffitto con le pupille rovesciate dentro le orbite. Queste cose le aveva già sentite.
«Hai ragione» disse Jimmy. «Vendicativi. Proprio così. Allora dovrebbero parlare anche di… anche Hoover lo faceva, sai? Un amico mio l’ha visto una volta al Rockefeller Center a pattinare sul ghiaccio con su un tutù di merda, come se niente fosse.»
L’altro uomo al tavolo si schiarì la gola. Jimmy si protese sulla sedia, improvvisamente serio, le braccia muscolose e ricoperte di pelo s’intrecciarono sopra il tavolo.
«Ascolta, Henry» disse. «Per tutti quelli che non sono qui dentro, questa riunione non c’è mai stata…»
«Jimmy, quando parli così sembri uno che lavora per il governo» disse l’uomo chiamato Henry.
Jimmy sorrise con aria indulgente. «Penseranno che c’entro con questa storia. E so che avrò qualche problemino personale abbastanza serio, sai?»
Henry si guardò attorno. «Ehi, se finirai per leggere qualcosa a questo proposito sui giornali, stai più che certo che non viene da me» disse vagamente irritato. «Da quel che ho visto spesso siete voialtri che vi offrite ai federali sopra un piatto d’argento. Si direbbe quasi che un membro su due della vostra piccola confraternita metta insieme due stipendi, di questi tempi. Insomma, Jimmy, i requisiti essenziali per essere ammessi tra di voi stanno andando a farsi fottere. Ai vecchi tempi, per quel che ricordo, far parte dell’FBI non era una buona raccomandazione.»
«Io non induco niente su di te» disse Jimmy.
«Insinui» lo corresse Richie. «Tu insinui e lo induci a insinuare a sua volta. E lui, di conseguenza, deduce.»
«Quel che è» sbottò Jimmy un po’ frastornato.
«Be’, allora mi dici di che cosa si tratta, Jimmy?» chiese Henry.
«Il fatto è che per farla giusta devo esserci anch’io quando succede.»
«Dove si svolgerà la cosa?» chiese Henry.
«Fagli vedere quella roba» disse Jimmy.
Richie si avvicinò al tavolo con un opuscolo a colori e lo spiegò davanti a Henry. Illustrava terreni e impianti della stazione sciistica denominata Devil’s Run, negli Adirondack. C’era una piantina delle piste da sci, degli impianti di risalita e delle alture circostanti, oltre ad alcune foto di villette e chalet, ristoranti, alberghi e camere in affitto.
«Vedi qui?» disse Jimmy piazzando un tozzo dito sopra un punto della piantina. «Questo qui è dove staremo tutti quanti. Tutti i boss… Jerry Dogs, Philly, Sonny, io e Richie… tutti quanti, e qualche altro tipo che si portano dietro.»
«Una convention in piena regola» osservò Henry scuotendo la testa.
Jimmy infilò la mano in una tasca, ne estrasse due fotografie di giornale e le spianò davanti all’altro. Una mostrava un uomo piuttosto vecchio, con un paio di pantaloni larghi e cascanti e una camicia bianca, in piedi davanti all’entrata di un circolo sociale di Manhattan; l’altra ritraeva un uomo più giovane dalle spalle larghe, in una costosa giacca a doppiopetto, che agitava il pugno verso la macchina fotografica da un molo non precisato.
«Charlie Wagons e Danny Testa» disse Henry dopo averci dato una rapidissima occhiata. Poi restituì le foto a Jimmy. «So benissimo che aspetto hanno.»
Jimmy sollevò a metà le sopracciglia che correvano senza alcuna interruzione attraverso la parte superiore del volto. «Conosci già questi tipi?» domandò perplesso. «Hai fatto qualche lavoretto per questi figli di puttana?»
Henry non rispose. L’espressione sul suo viso non cambiò. Dopo qualche secondo d’imbarazzato silenzio, s’intromise Richie. «È l’etica professionale, esatto? Comunque non te lo dirà. Come un dottore o un prete, quando riceve delle confidenze. Sono sacre.»
Henry si concesse un sorriso.
«Ma non sarà un problema, giusto?» chiese Jimmy in tono poco sicuro. «Voglio dire… se conosci quei tipi, mica sarà un… ostacolo, no?»
La parola «problema» parve ridestare Paulie steso sul letto e concentrato a guardare la televisione. Si stirò, le molle squittirono quando si mise a sedere, ma la pacata risposta di Henry lo fece tornare immediatamente al suo programma.
«Sì, posso farlo» disse Henry. «Ti costerà un bel mucchio di soldi, ma lo farò. Certo che lo farò.»
«Bene, bene» disse Jimmy, visibilmente più rilassato. «Lo sai, siamo fortunati in modo schifoso ad avere una foto del vecchio. Lui non lascia quel fottuto circolo per niente al mondo. Niente. Lui vive di sopra, da sua sorella, e se secondo te io me la passo male con FBI e sbirri in generale che stanno lì a sorvegliarmi… be’, lascia perdere, ti sbagli, amico. Per entrare lì dentro devi spingerli via con la pala. E Charlie ha fatto più film di… Richie! Chi è quel tipo?»
«Quale?»
«Il cowboy.»
«John Wayne?»
«No. Quell’altro. Ma lascia perdere. Hai afferrato il concetto, no? Quello l’hanno ripreso in una carrettata di filmetti di merda. E senza lasciare mai casa sua. Io so che l’hanno riempita, la casa, di videoregistratori e altre cose di quel tipo, e così lì dentro non puoi fare un cazzo di niente.»
«Ma se poi va in quel posto di sci, però» obiettò Henry. «Io faccio fatica a immaginarmi Charlie sullo snowboard. Sei proprio certo che sarà lassù?»
«Ci deve stare per forza. È una cosa grossa. Ci devono stare proprio tutti tutti.»
«È obbligatorio» disse Richie.
«Okay, e così andranno tutti lassù. E allora che succede? Ci si aspetta che io li pizzichi in mezzo alla massa, se ho capito bene, no?»
«E già» disse Jimmy. «Proprio così.»
«Verrà a costare davvero una barca di soldi» disse Henry.
«Sì, ma sta’ attento a non sparare a me per sbaglio» disse Jimmy. «Okay? Io non voglio mica beccarmi una pallottola del cavolo, chiaro? Ti pago per far fuori qualcun altro, capito?»
«Adesso chiariamo tutto. Con te faccio un patto speciale: se per errore prenderò te, vuol dire che ti ridarò i soldi.»
«Ehi, guarda che non è mica divertente! Cazzo!»
«Non dirlo nemmeno per scherzo» disse Richie.
«Be’, dove sarà esattamente ognuno di voi, e quando?» chiese Henry.
«Vedi quei cinque quadratini a metà del monte? Sono i posti affittati per l’occasione. Ognuno ne avrà uno.»
«Sono chalet» disse Richie.
«Ogni capo avrà uno di quegli chalet. Charlie e Danny avranno il più grande di tutti. Proprio qui» disse Jimmy indicando uno dei quadratini.
«C’è una Jacuzzi» precisò Richie, voltando una pagina della brochure per mostrare a Henry la foto di un interno. Il suo alito sapeva di mentine. «Niente male, eh?»
«E dove si terrà la riunione?» chiese Henry.
«Da Charlie, naturale» disse Jimmy. «Dobbiamo farci vedere tutti sabato sera sul tardi. La riunione vera è in programma la domenica all’ora di pranzo.»
«Voialtri ragazzi non avete proprio la possibilità di uscire a fare una pisciata, cosa del resto perfettamente naturale? Solo per qualche minuto, in fondo. Io potrei far saltare in aria tutto quel posto...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Un paradiso da morire
- INTRODUZIONE
- CAPITOLO 1
- CAPITOLO 2
- CAPITOLO 3
- CAPITOLO 4
- CAPITOLO 5. Un anno dopo
- CAPITOLO 6
- CAPITOLO 7
- CAPITOLO 8
- CAPITOLO 9
- CAPITOLO 10
- CAPITOLO 11
- CAPITOLO 12
- CAPITOLO 13
- CAPITOLO 14
- CAPITOLO 15
- CAPITOLO 16
- CAPITOLO 17
- CAPITOLO 18
- CAPITOLO 19
- CAPITOLO 20
- CAPITOLO 21
- CAPITOLO 22
- CAPITOLO 23
- CAPITOLO 24
- CAPITOLO 25
- CAPITOLO 26
- CAPITOLO 27
- CAPITOLO 28
- CAPITOLO 29
- CAPITOLO 30
- CAPITOLO 31
- CAPITOLO 32
- CAPITOLO 33
- CAPITOLO 34
- CAPITOLO 35
- CAPITOLO 36
- CAPITOLO 37
- CAPITOLO 38
- CAPITOLO 39
- CAPITOLO 40
- CAPITOLO 41
- CAPITOLO 42
- CAPITOLO 43
- CAPITOLO 44
- CAPITOLO 45
- CAPITOLO 46
- RINGRAZIAMENTI
- Copyright