La vera pace di Dio comincia in qualunque punto a mille miglia dalla terra più vicina: una frase di Joseph Conrad che, un secolo dopo, pare riecheggiare in ogni singola pagina del moscovita Filippo Valoti Alebardi.
Figlio di un'attrice teatrale russa e di un imprenditore italiano, Valoti Alebardi ci conduce nel cuore di tenebra della Russia siberiana con una scrittura ipnotica e incapace di celare il suo stesso sgomento: un Grande Nord, una terra sconfinata e sconosciuta, fatta di promesse di ricchezza mai mantenute e temperature disumane, distese di bianco a perdita d'occhio e città costruite rapidamente e altrettanto rapidamente dimenticate. Un (non) luogo che, teatro del Terrore staliniano, continua a rappresentare nell'immaginario russo una via di fuga per tutti coloro che - primo fra tutti il narratore - stentano ad adattarsi a modelli di vita più normali: da allevatori di renne che trascorrono mesi in tende perse nella taiga a cercatori d'oro che operano al di fuori della legge e dalla civiltà fino all'uomo che, cresciuto in un ex gulag, non è in grado di mettersi alle spalle i luoghi della propria infanzia nonostante attorno a lui non sia rimasto altro che macerie.
Per raccontarci queste vite ai confini del mondo, Valoti Alebardi si è fatto ospitare in accampamenti primitivi e ha viaggiato a bordo di scalcagnati camion, lungo gli zimnik, strade di ghiaccio costruite nel letto dei fiumi che collegano durante l'inverno piccoli centri remoti del tutto isolati nei mesi estivi. Nel corso del libro il suo sguardo si fa progressivamente più empatico e capace di tenerezza regalandoci un orizzonte di bellezza unica e selvatica e uno scenario di coraggio e libertà assoluta.

eBook - ePub
Vite siberiane
Viaggio tra destini sperduti in una terra dimenticata
- 272 pagine
- Italian
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Ust’-Nera, quaranta gradi sotto zero e la nebbia del gelo. È il capoluogo del Ojmjakonskij ulus, una delle zone più fredde del pianeta.

Una casa abbandonata nel centro di Ust’-Nera. Durante l’epoca sovietica a Ust’-Nera abitavano più di dodicimila persone, oggi ce ne sono cinquemila e la zona è piena di edifici abbandonati.

Una traversata invernale sul fiume. «Torniamo a farci cullare dal ghiaccio sul quale ci muoviamo morbidi e regolari, senza strappi, e non mi ci vuole molto perché torni a dimenticarmi che sotto di noi ci sono le acque agitate e torrenziali di un remoto fiume siberiano.»

Durante una sosta notturna. «Sono l’unico fuori, tutti sono seduti nelle loro comode cabine riscaldate che illuminano il buio, come delle scialuppe di salvataggio.»

«A Lazo, venti chilometri più a nord del circolo polare artico, prendiamo alloggio in uno dei vecchi container marittimi dei cercatori d’oro della miniera.»

La casa della stazione meteo Ust-Charky. Il villaggio più vicino si trova a duecento chilometri di distanza.

Nella stazione meteorologica di Ust-Charky. «Bogdan apre un enorme armadio bianco, dove si nasconde un vecchio barometro… le lampadine automatiche diffondono una luce arancione che regala alla stanza l’atmosfera di una favola piena di streghe e maghi.»

La vista sul recinto e le casette dei pastori.

«Ogni giorno Miša, in groppa alla sua renna, si sposta a qualche chilometro dalla base e verifica lo stato delle renne da soma, quelle più robuste che possono essere montate. Le conta, controlla che non ci siano tracce di lupi e che nessun gruppo di renne si sia allontanato troppo.»

Miša e Vanja con le renne.

Miša trasporta dei pezzi di ghiaccio, da cui in queste zone si ricava l’acqua per bere, lavarsi e cucinare.

La piazza centrale di Jagodnoe «è enorme e vuota, in mezzo c’è una casa dell’epoca staliniana che sembra un tempio sovietico con tratti architettonici in stile neoclassico. Di fronte l’immancabile busto di Lenin color oro, ancora presente praticamente in ogni città russa».

Ivan Panikarov lo Storico, ex idraulico, nel suo museo del Gulag.

Vladimir Kuklin, l’ultimo abitante di Neksikan nella sua cucina.

Nel villaggio fantasma di Neksikan, Vladimir mi mostra dove un tempo sorgeva la scuola.

Vladimir Kuklin e la nube arancione, causata dall’esplosione fatta dalla società mineraria della zona.

L’ultima casa rimasta nel villaggio-fantasma Neksikan. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica la regione di Magadan è diventata quasi disabitata. Negli anni Ottanta nello stesso territorio abitavano più di cinquecentomila persone, oggi in un’area più grande della Germania o del Regno Unito ne abitano solo centoquarantamila.

«Il camion rallenta un po’ e noi ci avviciniamo alla periferia di Susuman. Un paio di edifici di cemento, territori abbandonati, vecchie case e qualche macchina arrugginita coperta da cumuli di neve.»

Una casa fatiscente a Maldjak con i resti di uno slogan sovietico: LAVORATORI, QUI SI PRODUCE IL POTERE DELLA NOSTRA PATRIA!

Edifici abbandonati lungo la strada per Maldjak e Burkhandja.

Gli interni di un edificio abbandonato a Burkhandja.

Renat, il cercatore d’oro di contrabbando nel villaggio fantasma Burkhandja, «un uomo alto e sottile, con la pelle leggermente olivastra e i capelli grigi. Occhi scuri, volto rugoso e dei baffi mal rasati. La manica destra della sua camicia sembra stranamente inclinata: quando guardo meglio capisco che è completamente vuota».

La cucina nell’appartamento di Renat.

Vova, l’allevatore, «è tranquillamente sdraiato che si fuma una sigaretta e si gode la calda luce del sole di fianco ai suoi enormi sci di legno».

Vova nella tenda di Miša, il pastore di turno. Gli allevatori di renne di Magadan passano l’inverno nelle tende di tela, dotati di una piccola stufa di metallo e pelli di renna, con cui coprono il terreno.

Vova scruta il paesaggio in cerca della mandria.

La strada verso gli allevatori di renne della regione di Magadan. «La vista qui è davvero stupenda, un immenso mare di bianco circondato tutto attorno da cime dolci, leggermente arrotondate.»

L’autostrada Kolyma. Una arteria lunga 2032 chilometri, che collega Magadan a Jakutsk. Chiamata anche Strada delle Ossa per l’alto prezzo pagato per la sua realizzazione, dato che venne costruita dai prigionieri del Gulag in durissime condizioni.
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Prefazione di Francesco Casolo
- Vite siberiane
- Nell’altrove russo
- Konstantin
- Le porte del Nord: Ust’-Nera
- Farsi trovare pronti
- La via del ghiaccio
- Parole nel buio
- Ust-Čarky
- Oltre lo spazio
- A casa
- Allevatori di renne
- La bocca serve per tacere
- L’ultimo dei neksikani
- La terra dell’oro
- Burkandja
- No direction home
- Una fotografia
- Ringraziamenti
- Inserto fotografico
- Copyright
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