
- 576 pagine
- Italian
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eBook - ePub
Summerland
Informazioni su questo libro
Summerland è un posto magico, dove non piove mai. Il sole splende sempre in un cielo azzurrissimo sopra il prato più smeraldino che si possa immaginare. Il posto ideale per giocare a baseball. Ethan Feld, però, a costo di deludere il suo papà, non vuole più vedere una mazza da baseball in vita sua. Lui è il peggior giocatore di baseball della storia. O almeno è convinto di esserlo. Ma non può mollare tutto, proprio no. Perché lui è il prescelto dai Vicini, alias il Piccolo Popolo, alias i folletti, alias i Ferisher, per guidare la squadra di baseball che dovrà sfidare e battere Coyote.
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Informazioni
Print ISBN
9788817096430eBook ISBN
9788858691182CAPITOLO 6
Il salto di Thor
«Okay» disse Thor Wignutt, mentre si lasciavano alle spalle le luci di Butler Beach, la punta più orientale di Clam Island, e puntavano verso le scintillanti acque nere del Sound. «Sono pronto.»
«Perfetto» disse Ethan.
«C’è solo una domanda.»
«Cosa?»
«Dove andiamo?»
Ethan si volse a guardare Cinquefoil, in piedi sul sedile del passeggero, aggrappato al cruscotto.
«Difficile a dirsi» fece il piccolo capo. «Non si può mai sapere quale sarà la prossima mossa di Coyote. Ogni cosa che può andare in due o più modi è stata inventata da lui, fin da quando ha mutato il mondo la prima volta. Prima di allora, come forse voi sa o forse no, le cose può andare per un verso solo. Non esistere incroci, per esempio. Soltanto sentieri dritti che non curvare mai. Se si lanciava in aria una moneta, veniva sempre testa. E nessuno moriva. Questa è una delle cose che Coyote ha cambiato. Lui ha introdotto la variabilità nel mondo. Tutto ciò che va per un verso, potrebbe anche andare nell’altro. Bene o male. Morte o vita. Fame o sazietà.»
«Perciò stai dicendo... cosa stai dicendo?» Ethan aveva difficoltà a comprendere questo Mutante, questo Coyote che aveva preso suo padre. Era solo malvagio? Voleva davvero distruggere i Mondi? E allora perché, nonostante le creature spaventose e le terribili macchine, i Padfoot e i perniciosi e i grigioli della sua armata, l’orrore che i suoi agenti umani avevano portato a Hotel Beach, perché balenava sempre un vaghissimo scintillio di ammirazione nello sguardo di Cinquefoil, quando parlava di Coyote?
«Io dice soltanto che non vuole tirare a indovinare su cosa farà Coyote, perché è possibile sbagliare, e in più mi fa venire il mal di testa. Tutto sommato io pensa che noi deve andare verso le Summerlands. Se Coyote cambia idea, una cosa che lui ama fare sempre, o se in realtà non ha intenzione di recarsi al Pozzo Mormorante, allora è certo come cacca di alce che noi non vuole trovarci a zonzo per le Winterlands. C’è altri modi per raggiungere il Verde Disgelo che circonda Mormorante. Con un po’ di fortuna e un bravo celerex noi può arrivarci attraverso le Summerlands. Nel frattempo è possibile trovare lì delle risposte. Aiuti. Armi. Un paio di libri di incantesimi. Una mappa. Magari qualche trucco per ingannare l’ingannatore. Perfino qualche braccio robusto.»
«Suona come un piano» disse Jennifer T. «Non sono sicura di essere ancora pronta per le Winterlands. Le Summerlands mi sono sembrate già abbastanza strane.»
Cinquefoil si voltò a guardare Ethan. «Allora, eroe?»
Ethan annuì.
«Okay» disse Thor. «Vada per le Summerlands.»
«Portaci lì, dunque» disse Cinquefoil a Jennifer T. «Se io non ricorda male, dev’esserci un punto laggiù dove un ramo delle Summerlands sporge abbastanza vicino da permettere un balzo. È una vecchia pista dell’Uccello del Tuono.»
Jennifer T continuò a guidare per circa mezzo miglio. Poi Cinquefoil disse solo: «Qui.»
Thor chiuse gli occhi e si appoggiò allo schienale della Saab. Jennifer T lasciò solo una mano sul volante e si voltò per vedere che cosa stava facendo. Il volto di Thor si rilassò. La ruga di perplessità che gli solcava sempre la fronte, come una V all’attaccatura del naso, si spianò. Le sue mani erano aperte, adagiate sul sedile, con i palmi in su. Ethan si preparò, pronto al gelo inevitabile che sempre accompagna un balzo fra i rami. Thor aprì gli occhi.
«Non ho la più pallida idea di cosa sto facendo» disse. Ethan non aveva mai sentito dire una cosa del genere prima. Ma l’aveva detta con la sua solita voce atona da umanoide. «Spero che l’equipaggio se ne renda conto.»
«Cerca solo di percepire il percorso lungo il ramo» disse Cinquefoil. «Finché tu non sente l’ombra che cade su di te. Tipo l’ombra di una foglia. Allora tu saprà che ti trova in corrispondenza del punto.»
«Ma non so come sono fatte le Summerlands» disse Thor. «Non c’è niente.» Con un dito si picchiò una tempia. Ethan capì che voleva dire che non c’era niente sulle Summerlands nel suo database.
«Non è vero» disse Ethan. «Ci sei stato centinaia di volte.»
«Be’, sì, quella Summerland. Ma non quella vera.»
«Ma la nostra Summerland è parte delle vere Summerlands, in un certo senso. O lo era. Al centro dell’Intermedio.»
«La vostra Summerland non faceva parte di Betullia» disse Cinquefoil. «Essere due parti dello stesso luogo. Come fratelli gemelli in un unico immenso abbraccio.»
«Allora non avremmo potuto sfrecciare da una parte all’altra?» disse Thor.
«Ieri, forse» disse Cinquefoil. «Ma non oggi. Io ci è riuscito a stento, il varco si sta espandendo. E io sente che si allarga ogni minuto di più. È una distanza che nessun celerex riuscirà più a saltare.»
«È terribile» disse Ethan. Summerland, quell’isola incantata di cielo azzurro nel grigio mare di un’estate a Clam Island, era scomparsa per sempre. «Cerca di immaginarla» disse a Thor. «Cerca di vedere Summerland con la mente.»
«Immagina il campo da baseball» suggerì Jennifer T. «In un pomeriggio di sole.»
«Verde» disse Thor.
«E l’acqua di Hotel Beach, e le foglie delle betulle.»
«Verdi, con qualche sfumatura di grigio. Barlumi di verde.»
«I cespugli di more» suggerì Ethan.
«Verdi, con tante ombre verde scuro. Okay. Hu.»
Sull’isola erano riusciti a passare dal bosco di betulle a Betullia senza alcuno strappo evidente nel tessuto dei mondi. Come sarebbe stato passare da un mondo all’altro lassù in cielo? Sarebbero passati dalla notte al giorno? Dalla costa alla foresta? Ethan sbirciò dai finestrini della station wagon. Al principio il buio non parve differente da prima. Sotto di loro, le luci sparse di qualche cittadina costiera. Sopra di loro, le stelle, pallide e distanti. A un tratto la temperatura si abbassò e le stelle si spensero all’improvviso. Le luci di Coos Bay, o qualunque fosse la città sotto di loro, tremolarono e scomparvero.
«Ehi» disse Jennifer T, e prese a girare le varie manopole del cruscotto. «Ma ce l’ha il riscaldamento, questo pezzo di ferraglia?»
«Affascinante» disse Thor. «I miei sensori termici indicano un abbassamento di temperatura di oltre dieci gradi negli ultimi nove secondi.»
«Ci sta riuscendo» disse Ethan. «Capo, ci sta riuscendo, non è vero?»
«Così sembra. Ma se ci sta portando nelle Summerlands o no...»
Ethan rabbrividì e fissò il cappuccio di pelliccia appeso al collo del giaccone. Non aveva mai sentito tanto freddo in vita sua.
«Stiamo perdendo quota» disse Jennifer T. «Il gas nel pallone si sta riducendo o come diavolo si dice. Contraendo.»
«Ghiaccio» mormorò Thor. Si pulì le lenti degli occhiali.
Jennifer T armeggiò con la sintonia della radio mentre Ethan guardava di nuovo fuori dal finestrino.
«Perdendo quota?» disse. «Non c’è niente di sotto. Niente nebbia. Niente nuvole.»
«Esatto» disse Cinquefoil. «Non c’è Nulla. Il Nulla che regna tra le foglie e i rami dell’Albero. Il grande Nulla.»
Thor si pulì ancora le lenti con la manica.
«Ghiaccio» disse di nuovo. Continuava a tirare su col naso che gli colava, e aveva un’aria miserevole.
Cinquefoil lo pungolò con la punta di uno stivale.
«Sta’ attento» disse. «Mi pare che tu sta pensando un po’ troppo...»
«Ghiaccio!» gridò Jennifer T. Ci fu un improvviso squarcio di luce, come lo sbocciare di un immenso fiore fiammeggiante, così intenso che Ethan dovette chiudere gli occhi. Era come se fossero usciti da una scatola di cartone in un luminoso pomeriggio; i suoi nervi ottici erano così scombussolati che nonostante le palpebre chiuse, gli occhi continuavano a trasformare ogni cosa in rosso, blu e nel verde luccicante di uno scarabeo. Quando Ethan osò aprirli, quello che vide lo sconcertò a tal punto che avrebbe preferito tenerli chiusi.
Fuori dai finestrini della macchina, sotto di loro, si estendeva un’immensa spianata di ghiaccio, un centinaio, un migliaio, decine di migliaia di chilometri di guglie di ghiaccio e scintillanti pianure di ghiaccio, sotto un cielo di un blu così cupo da sembrare il fondo bruciacchiato di una pentola. Pur così scuro, il cielo sul ghiaccio brillava di stelle, grandi vortici turbinosi di neve scintillante. Ma anche il ghiaccio emanava luce. Le montagne di ghiaccio, i pilastri di ghiaccio, i gradoni frastagliati dei ghiacciai, tutto sembrava risplendere dall’interno, come se non fossero fatti di semplice acqua, ma di qualche sostanza derivante dalla luminosità delle stelle: luce stellare congelata. Il ghiaccio illuminava il cielo; il cielo illuminava il ghiaccio.
Ethan si voltò a guardare dal lunotto posteriore; c’era ancora la tenebra senza stelle attraverso cui erano appena passati.
«Fratello!» gridò Cinquefoil a Thor Wignutt. «Oh, fratellino! Dove ci ha portati? Queste non è le Summerlands, oh no!»
«Mi dispiace» gemette Thor. «C’era... c’era... avevo il ghiaccio sugli occhiali.»
«Stiamo ancora scendendo!» disse Jennifer T. Afferrò la manopola del volume, con la sua placida etichetta LJUDVOLYM, e la girò al massimo. La loro rotta era inclinata verso il ghiaccio solo di poco, ma se avessero continuato a scendere alla fine avrebbero toccato il suolo.
Ethan si aggrappò tanto forte alla cintura di sicurezza che il bordo gli segò le dita. «Cosa... cosa...»
«Sei steso su quella collinetta oltre i tavoli da picnic» si affrettò a suggerire Jennifer T a Thor.
«Uh?» disse Thor. Non suonava troppo convinto.
«Stai guardando la chioma verde di quell’albero, quello grande che ronza di quelle cose tipo elicottero. Dai!»
«Okay, okay!» esclamò Thor. «So qual è l’albero che intendi tu, già. Okay.»
All’improvviso i finestrini cominciarono a grondare acqua, rivoletti di gocce che s’inseguivano a vicenda. Il ghiaccio si andava sciogliendo; il cielo intorno era azzurro. Ethan si schermò gli occhi con la mano contro l’improvviso bagliore del sole. Abbassarono i finestrini e la macchina fu invasa dalla deliziosa fragranza pungente dei sempreverde. Il colore tornò sul volto di Cinquefoil. Le sue palpebre fremettero, gli occhi si aprirono, infine sorrise, abbassò il finestrino, sporse fuori la testa.
«Le Summerlands» disse. «Tu ce l’ha fatta, ragazzo.»
Jennifer T si protese a guardare la vastità del cielo azzurro. Sotto le inutili ruote di Skidbladnir si stendeva un’enorme foresta, fresca e ombreggiata. Il tappeto di conifere frastagliate verdeggiava nel pieno rigoglio di un pomeriggio estivo. In lontananza si ergeva una catena di azzurre vette nebbiose. Non sembravano le Cascades; sembravano più vecchie, più basse, come più logorate dal passare del tempo.
«Dove siamo?» chiese Ethan, guardando in basso. «È un posto che conosci?»
«Io può sbagliarmi» disse Cinquefoil, fissando Thor con uno sguardo intenso. «Ma crede che il ragazzo ci ha appena portati nel cuore dei Territori Remoti.»
«Qualcosa non va?» disse Thor.
«No, no, tutto a posto.» Eppure continuava a fissarlo, accarezzando il pizzetto della sua barba da re di carte. «È impossibile.»
«Rispetto a cosa?» chiese Jennifer T. «Tutta questa faccenda è impossibile.»
«Voi deve sapere» disse Cinquefoil. «È solo che non è giusto, saltare da un ramo dell’Intermedio a uno delle Winterlands e poi da lì a uno delle Summerlands in un batter d’occhio come in un doppio gioco a baseball. Nessuno può farlo. È come... è come passare da una stanza della vostra casa in un’altra e poi tornare dalla stessa porta e ritrovarsi in una terza stanza, su un altro piano.»
«Ma io ho appena fatto quello che hai detto» protestò Thor. «Stavo pensando al sole, al cielo azzurro, e a un verde così intenso da sembrare nero.»
«D’accordo» tagliò corto Cinquefoil. «Non è successo nulla di grave, anzi, a quanto pare tu ci ha portati in una parte di questo mondo dove nemmeno Coyote ha mai messo piede. I Territori Remoti. Vicino alle Montagne Rauche, a quanto io vede. È un luogo ancora selvaggio, il più selvaggio di tutti i Mondi, compreso l’angolo più infestato da sarconti delle Winterlands. In più, se noi riesce a superare quelle montagne, può trovare la strada verso il Verde Disgelo.»
«Credevo che il Verde Disgelo fosse nelle Winterlands» disse Jennifer T.
«Infatti. Ma oltre i Territori Remoti, voi capisce, oltre le Montagne Rauche, scendendo per i Campi Perduti e attraversando il Grande Fiume, c’è un posto che si chiama il Meleto. Superato il Meleto, c’è il Diamante Verde, dove i quattro rami primari dell’Albero si diparte dal tronco.»
«Il punto ascellare» disse Ethan.
«Così è chiamato. È il punto in cui il Vecchio Signor Legno si trovava quando lanciò la prima palla della creazione. Lo stesso punto in cui Coyote tracciò le linee del primo campo da baseball dove fu lanciata la prima palla del primo inning della storia. Ora, la parte delle Winterlands chiamata il Verde Disgelo, be’, si trova proprio al di là del Diamante Verde partendo dal Meleto nelle Summerlands. Noi deve soltanto attraversare il Diamante Verde per raggiungerlo. Arrivare al Pozzo Mormorante dalla porta di servizio, se così si può dire, e se noi ci riesce, può battere Coyote sul tempo. Già, un lavoro ben fatto, Thor Wignutt.» I suoi occhi si ridussero a due fessure e il suo solito sguardo placido si inasprì. «Sembra quasi che tu sapesse dove saltare.»
L’attenzione di Ethan fu distratta da un sonoro rombo stridente, come un mobile pesante trascinato su un pavimento di assi. Si voltò e vide una cosa massiccia e irsuta, parte orso polare, parte stella marina, comparire da sotto la macchina, proprio al centro del cielo. Agitò i tentacoli rosa coperti di pelo bianco davanti a loro, con le ossa che scricchiolavano sonoramente.
«Capo? Ehi, Capo? Oh, mio Dio!» gridò Ethan, indicando.
Un momento dopo la cosa fu raggiunta dalla sua gemella. Ciascuna delle due creature pallide e pelose era grande almeno il doppio di Skid.
«Che cosa sono quelle cose?» disse Jennifer T. Era una domanda pertinente ed Ethan avrebbe voluto farla lui stesso, ma si scoprì incapace di aprire la bocca per parlare. «Sembrano mani gigantesche.»
«È mani di gigante» disse Cinquefoil un istante prima che venissero prelevati dal cielo.
CAPITOLO 7
Il diciottesimo Fratello Gigante
Il gigante si era dovuto alzare sulle punte dei piedi per prenderli, come un esterno destro che ruba un fuoricampo al battitore contro la parete di fondo. Anche se ovviamente ...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Summerland
- INTRODUZIONE
- PRIMA BASE
- SECONDA BASE
- TERZA BASE
- CASA BASE
- Indice