13
Gli adolescenti olandesi non si ribellano
Michele pensa al futuro
Ben ha raggiunto l’età in cui tutti cominciano a complimentarsi su quant’è cresciuto. Zigomi e mento sono diventati più spigolosi, le spalle si sono allargate, e sebbene non conclamata, la sua pubertà è senz’altro imminente. Ben è anche autonomo e indipendente. Deve esserlo. Mentre ai bambini delle elementari si offrono varie forme di doposcuola,1 dalle medie in poi è previsto che gli olandesi vadano a scuola in bici senza accompagnatori, e finiscano i compiti per conto loro, prima del ritorno dei genitori dal lavoro.
Negli anni a venire intendo tenere fede all’approccio rilassato adottato qui, ma mi domando se la tempesta ormonale dell’adolescenza porrà fine alla pace e alla tranquillità domestica. Di tanto in tanto, Ben ha già cominciato a mettere il muso: è evidente che la pubertà incipiente sta condizionando i suoi umori. La domenica in particolare può rivelarsi problematica, perché la mancanza di una routine fissa tende a renderlo svogliato e suscettibile. Non so cosa aspettarmi in futuro, perciò mi preoccupo. In ogni caso, sono decisa a mantenere con lui un dialogo aperto. Voglio che mio figlio continui a confidarsi con me, come ha sempre fatto.
Finora la mia esperienza con gli adolescenti olandesi è stata positiva al 100 per cento. I tre figli di mia cognata – due maschi e una femmina – hanno dieci anni più dei miei, e non li ho mai visti comportarsi in modo sgradevole, maleducato o impacciato in presenza degli adulti. Il loro atteggiamento è sempre aperto e socievole, mai imbronciato, aggressivo o scontroso. Idem per le nostre babysitter, tutte adolescenti adorabili, e per il quindicenne che ci consegna il giornale, che ogni mattina ci rivolge un saluto sorridente e garbato.
Come devo comportarmi per garantire che Ben diventi un adolescente gentile e amichevole quanto i suoi coetanei olandesi? Loro sono abbastanza sicuri di sé da scegliere abiti cool ma decisamente non sexy, e non sembrano sentire il bisogno di contestare gli adulti da mattina a sera. Basterà la cultura in cui è immerso a compiere il miracolo? Di certo gli adolescenti che incontro qui non somigliano neanche lontanamente ai ragazzini erotizzati e discinti che vedo in Inghilterra. Io non sono contraria alle uniformi scolastiche, ma ho notato che gli studenti inglesi costretti a indossarle tendono per reazione ad affermare la propria identità in modi estremi. Una tecnica che avevo adottato anch’io da ragazzina, vestendomi di nero da capo a piedi, con borchie, spille da balia e trucco stracarico (una mise piuttosto ridicola per una quattordicenne). In Olanda non esistono le divise scolastiche, ma i ragazzini portano comunque l’uniforme: jeans e scarpe da tennis. E Ben sostiene che nessun compagno di scuola è mai stato vittima di bullismo per il suo abbigliamento.
Quando ho portato a mia madre la nuova foto di classe di Ben, lei ha sgranato gli occhi. Si aspettava di vederlo in divisa. Poi ha cercato di contare i maschi e le femmine, ma non riusciva a distinguerli: nella gran parte dei casi, acconciatura e abiti erano identici. A quanto pare, se insegni ai tuoi figli a pedalare e vestirsi da soli, imparano anche a prediligere scelte pratiche. Forse in mancanza di una divisa scolastica non si sentono tenuti ad affermare la propria individualità: non hanno niente da dimostrare. O magari in una società tollerante e aperta, gli adolescenti non hanno bisogno di esprimere la propria sessualità con una segnaletica eccessiva o provocante? Dunque, meno regole uguale meno ribellione? Non lo so ma, almeno visti da fuori, gli adolescenti olandesi non hanno proprio l’aria di essere dei contestatari.
E nemmeno gli adulti. Gli olandesi sono notoriamente prudenti. L’assennatezza equivale a maggiore felicità? E il conformismo ad appagamento? O forse il rapporto di causa-effetto è inverso: sono felici, quindi non hanno bisogno di violare le regole. Possibile che siano tanto equilibrati e immuni alle passioni? Di certo godono di una reputazione analoga a quella tedesca e scandinava, e all’opposto dei popoli mediterranei, considerati più impetuosi. Poi però mi vengono in mente i fiumi di birra, gli eccessi del carnevale nell’Olanda meridionale, e il tifo sfrenato negli stadi da calcio. No, decisamente gli olandesi non sono sempre sobri e razionali.
Simon Kuper ha scritto un articolo illuminante sul «Financial Times», confrontando lo stile educativo dei genitori olandesi e americani rispetto agli adolescenti. Spiega che i primi creano «zone di ordine», in cui la sperimentazione è tollerata ma monitorata e contenuta. L’esempio più lampante è il permesso di fare sesso in casa: «I genitori olandesi affrontano la sessualità dei figli così come la società olandese in generale tratta la droga o la prostituzione: la autorizzano, ma stabilendo luoghi e regole appropriati». Gli americani, per contro, cercano di imporsi punendo le trasgressioni. Di conseguenza, i comportamenti socialmente inaccettabili come l’uso di droghe illegali o la promiscuità diventano clandestini, e più allettanti per gli adolescenti proprio in quanto proibiti. In sostanza si crea un circolo vizioso. «L’Olanda ha fatto l’impossibile per far apparire banali il sesso precoce e le droghe» scrive Kuper. «È un esperimento che consiglio ai conservatori americani.»
Mi è capitato di discutere l’adolescenza olandese durante uno dei miei frequenti incontri con un paio di colleghe traduttrici e connazionali immigrate qui. Il tema era sorto dallo sbalordimento di una di loro alla vista di una coppia madre e figlia adolescente che camminava per strada tenendosi per mano. L’altra ha commentato su quant’è diversa la situazione inglese, in cui a suo avviso i bambini sono tenuti nella bambagia fino ai dodici anni, e poi abbandonati a se stessi. «A partire da quell’età, tendono a distanziarsi il più possibile dai genitori» ha aggiunto. Se ripenso alla mia adolescenza, ricordo che mia madre mi aveva lasciato campo libero – ma con un intero manuale di regole in tasca. Regole non negoziabili. E ricordo che tutti noi consideravamo gli adulti come il nemico. «Qui invece gli adolescenti sono ben contenti di passare del tempo con i genitori, e persino di andare in vacanza con loro.» Quell’osservazione mi colpì molto. Da ragazzina, vedevo le vacanze di famiglia come un incubo, e mi rifiutai categoricamente di parteciparvi dai quindici anni in poi.
Sfogliando i giornali, il weekend scorso, sono rimasta incantata da un inserto pubblicitario della BMW con protagonista una famiglia olandese: genitori e tre figli, tutti biondi, e con il maggiore che svettava già di una spanna rispetto al padre. Le foto li raffiguravano insieme al ristorante, a giocare a bocce e in viaggio in auto. Certo, era la proiezione di un ideale, ma resta il fatto che l’ideale prevedeva la piena partecipazione dei teenager alla vita di famiglia. Con questo, non sempre il sogno corrisponde alla realtà. Anche i genitori olandesi si lamentano dei figli adolescenti, e per gli stessi comportamenti dei loro pari ovunque nel mondo. Ecco un tweet della giornalista Sylvia Witteman:
19.02, 11 luglio 2014. Ik heb hier een stel pubers in huis die al dagenlang het begrip «lamlendigheid» haarscherp in kaart brengen.2
La documentarista anglo-olandese Sunny Bergman tiene un blog in cui racconta le sue disavventure con i figli. Li ha cresciuti a colpi di alimentazione senza zuccheri, libri di Astrid Lindgren e profonde conversazioni filosofiche, e adesso se li ritrova drogati di video idioti e musica smielata su YouTube:
Un messaggio a tutti i genitori con bambini piccoli: potete impegnarvi con tutta l’anima, ma i vostri sforzi rischiano comunque di rivelarsi vani... Di punto in bianco quei pargoli da favola diventano adolescenti, si stravaccano sul divano e si incollano a uno schermo. Accendono il cellulare con la scusa di chiedere i compiti al gruppo su WhatsApp, e poi passano il pomeriggio a guardare video-blogger non stop.3
Bergman racconta alcune delle attività predilette dei video-blogger: farsi il bagno nella Coca-Cola, ustionarsi i polsi con il deodorante o procurarsi il vomito con banane e Sprite. Tutte trovate d’ingegno tipiche dei ragazzini inglesi, e per me è quasi un sollievo scoprire che almeno tra le quattro mura di casa i teenager olandesi sono mine vaganti come tutti gli altri. Resta però da spiegarne l’impeccabile comportamento in pubblico. E poi, come riescono i genitori olandesi a conservare un rapporto tanto stretto con loro? Il segreto è nella tolleranza? Decido di indagare.
Ma le prime indicazioni che ricevo non le ho sollecitate io. Tra i dieci e gli undici anni, tutti i bambini olandesi vengono convocati dall’ambulatorio pediatrico del quartiere per una visita di controllo e una verifica della crescita. Ben ha quasi undici anni quando arriva il suo turno. Noi ci presentiamo puntuali all’appuntamento, solo per ritrovarci parcheggiati per ore in sala d’attesa. L’infermiera è una signora anziana, e indossa il genere di camicione multicolore che io associo ai negozi hippie di abiti indiani e incensi. Non impiego molto a capire il motivo della lungaggine: la signora ama chiacchierare, e quando infine chiama Ben intavola una conversazione dettagliata sui suoi hobby e passatempi. Io e mio figlio ci scambiamo occhiate perplesse: nessuno dei due riesce a capire se il preambolo sia solo un tentativo di metterlo a suo agio o una sorta di test psicologico.
Dopodiché lo pesa e misura la sua altezza. A scuola questa visita è attesa con particolare trepidazione, perché comprende una previsione sulla statura futura. Ben risulta conforme alla media olandese, e da adulto dovrebbe raggiungere il metro e ottantaquattro. Non male per un ragazzino olandese solo al 12,5 per cento (nonni paterni: olandese-tedesco e ungherese; nonni materni: inglesi). Forse c’è davvero qualcosa nel latte. Infine, in tono plateale, l’infermiera domanda: «Sai cosa ti aspetta adesso, vero?». Ben la guarda preoccupato. Che cosa significa? Gli toccheranno altre vaccinazioni?
Lei ruota sulla poltroncina, apre un armadietto alle sue spalle, ne estrae un libretto e lo consegna a Ben. Il titolo recita a grandi lettere rosse: PUBERTÀ.
«Proprio così! Stai per entrare nella pubertà!» esclama lei, come se stesse annunciando una festa a sorpresa.
Sollevato, Ben mi allunga il libretto, insieme a una brochure che illustra lo sviluppo dei genitali. Sembra molto più orgoglioso della scheda con la scritta: STATURA PREVISTA: 1,84 CM. Più tardi, quando la volto sul retro, trovo di nuovo la dicitura PUBERTÀ, stampata a caratteri cubitali. Casomai qualcuno l’avesse dimenticato.
Ecco il testo sul frontespizio:
Cari genitori,
vostro figlio ha raggiunto la pubertà. Durante questa fase dello sviluppo, i bambini acquisiscono una nuova identità, e diventano adulti. La loro crescita non è soltanto fisica ma anche emotiva e mentale. [...] Alcuni genitori lo considerano un periodo difficile, ma per vostro figlio è importante che continuiate a dimostrare interesse per il suo mondo e a dargli tutto il vostro sostegno.
Nelle pagine successive trovo una miriade di informazioni utili e di cui ero completamente ignara. Scopro, per esempio, che il bulbo oculare ha scatti accelerati di crescita, provocando dolori agli occhi e cefalee, o che adesso anche gli adolescenti maschi, e non solo le femmine, si radono il pube. (Voglio proprio vedere come reagirà Ben alla sua prima ceretta.) Ci sono consigli su quando giustificare un’assenza da scuola: sì in presenza di febbre (dai 38 gradi a salire), no nel caso di un semplice mal di stomaco o mal di testa. Con questi sintomi, il bambino sarà più a suo agio a scuola, almeno secondo l’ente sanitario.
La guida raccomanda ai genitori di non commentare sugli abiti eccentrici dei figli, pena incoraggiarli a sottolineare la propria autonomia con scelte ancora più estreme (vedi il mio caso a quattordici anni). Il consiglio di evitare conflitti a muso duro mi ricorda l’osservazione dei miei amici Heleen e Thomas sull’aggiramento della parola «no» tipico degli olandesi. La guida cita anche l’importanza del buon esempio. Gli adolescenti si accorgono subito se predichi bene e razzoli male. «Anche i genitori sono esseri umani, perciò è naturale che commettano errori. In generale, però, devono impegnarsi a dare il buon esempio, altrimenti rischiano di parlare a vuoto. E, cosa ancora più importante, le norme che avete rispettato anche voi resteranno impresse nei vostri figli per il resto della vita.»4
Si consiglia anche di incoraggiare una buona igiene. Temo che con Ben si sia già arrivati a quel punto. Di colpo sembra diventato allergico all’acqua. E in merito allo sviluppo emotivo: «I giovani hanno la possibilità di svilupparsi in modo emotivamente equilibrato se i genitori nutrono aspettative chiare e realistiche nei loro confronti, e ne rispettano l’indipendenza».5 Fin qui, niente da eccepire.
I genitori devono avere fiducia nei figli:
Ora non avrà più bisogno tanto spesso del vostro permesso. Ma ricordate che la stragrande maggioranza degli adolescenti non frequenta cattive compagnie, non fa uso di droga e non risponde male. Al contrario, in genere sono felici di passare tempo in famiglia e amano i loro genitori. La ricerca scientifica lo dimostra. Il gap generazionale è meno profondo di quanto pensiate.
È vero che i rapporti genitori-figli qui sono spesso ottimi. Nella sezione appagamento di vita del rapporto UNICEF del 2013, i ricercatori affermano che gli olandesi indicavano i buoni rapporti famigliari come principale fattore del senso soggettivo di benessere, mentre in Francia, per esempio, un adolescente su quattro lamentava difficoltà di comunicazione con i genitori.
Certo, anche in Olanda le nuove generazioni si sono scontrate con quelle più vecchie e severe – con la rivoluzione giovanile degli anni Sessanta, per esemp...