PARTE I
_____________
TECNICHE INVESTIGATIVE
_____________
Come usare il ragionamento analitico
Da una goccia d’acqua un logico potrebbe inferire l’eventuale esistenza dell’Atlantico o del Niagara senza mai averli visti o averne mai sentito parlare. E così tutta la vita non è che una grande catena, la cui natura ci si rivela ogniqualvolta ne scorgiamo un singolo anello.
– Il libro della vita, una monografia di Sherlock Holmes
l solo fatto che stiate tenendo tra le mani questo libro consente di trarre una serie di deduzioni elementari sul vostro conto: che coltivate un interesse per i criminali e la criminalità; che avete, quantomeno, un’infarinatura letteraria; e che, come molti altri, avete il desiderio di conoscere meglio (e magari anche di emulare) la genialità quasi sovrumana di Holmes nel ragionare procedendo a ritroso dal più piccolo degli effetti osservati sino alle cause, descritte in modo straordinariamente accurato. La sua acclamata tecnica viene definita
ragionamento analitico e, quando fa il paio con una vasta conoscenza della scienza forense, il risultato può essere straordinario. Ecco come potete applicarla anche voi.
1. Diventate esperti osservatori dei dettagli. Quando ci si trova di fronte a un mistero, i dettagli sono le piccole certezze da cui spesso dipendono grandi deduzioni. Per esempio, nel Segno dei quattro, Watson mette in dubbio l’asserzione di Holmes secondo cui «è difficile per una persona servirsi quotidianamente di un oggetto senza lasciarvi l’impronta della propria personalità» sottoponendo alla sua attenzione un orologio entrato recentemente in suo possesso. Mettendo alla prova le abilità deduttive di Holmes, Watson gli chiede di descrivere il «carattere […] del suo precedente proprietario». Holmes inizia esaminando con cura l’oggetto e facendo le seguenti osservazioni:
•L’orologio è d’oro e, quando era stato comprato, doveva essere costato molto.
•Ha almeno cinquant’anni.
•Sul retro sono incise le iniziali H.W.
•Ci sono quattro numeri incisi all’interno della cassa, un segno all’epoca comune tra chi prestava denaro a pegno.
•L’orologio è coperto di graffi e ammaccature.
•Intorno alla serratura usata per agganciare l’orologio ci sono graffi particolarmente profondi.
2. Elaborate una serie di possibili spiegazioni per i fatti che avete osservato. Per esempio il monogramma H.W. potrebbe significare che l’orologio è appartenuto a un parente del dottor Watson oppure a qualche altra persona che non era imparentata con lui e il cui cognome per caso iniziava ugualmente con la W. I graffi e le ammaccature potrebbero dipendere da un proprietario negligente che teneva l’orologio in tasca accanto a chiavi e monete, che lo aveva portato con sé in battaglia o aveva permesso che qualche animale lo masticasse. I graffi intorno alla serratura indicano una mancanza di coordinazione occhiomano nel tentativo di agganciare l’orologio, causata forse da qualche malattia neurologica, cecità, ubriachezza o dall’abitudine di agganciare l’orologio mentre si era a bordo di carrozze che viaggiavano su strade dalla pavimentazione dissestata.
3. Eliminate le cause meno probabili. Resistete al bisogno di tirare a indovinare – «È un’abitudine disgustosa – distruttiva per l’indagine logica» raccomanda Holmes – e invece ricorrete al Rasoio di Occam, un principio che asserisce che le spiegazioni più semplici sono nella maggior parte dei casi quelle corrette. Per farlo dobbiamo abbandonare l’ipotesi che il precedente proprietario dell’orologio non fosse imparentato con il dottor Watson, che avesse portato l’orologio in battaglia o che fosse cieco. Questo metodo non garantisce sempre di raggiungere risultati accurati – persino Holmes ammette che le sue spettacolari inferenze sono frutto dell’«esame delle probabilità» – ma con un po’ di fortuna e intuito le vostre analisi si dimostreranno il più delle volte corrette. Anche se i comuni mortali potrebbero non sentirsi all’altezza delle straordinarie capacità di Holmes a questo riguardo, ecco cosa il grande investigatore deduce dalle sue poche osservazioni:
•Dalle pessime condizioni dell’orologio deduce che «un uomo, che tratta con tanta noncuranza un orologio da cinquanta ghinee, deve essere un tipo trascurato. Né bisogna andare troppo lontano per concludere che un uomo che eredita un oggetto di questo valore sia fornito anche di un buon patrimonio».
•L’incisione H.W. fa molto probabilmente riferimento al nome dello stesso Watson. Holmes argomenta che, poiché l’orologio è vecchio di cinquant’anni, è probabilmente appartenuto al padre di Watson e, siccome era consuetudine che simili pezzi di oreficeria venissero tramandati dal padre al figlio primogenito, deve essere stato ereditato dal fratello maggiore di Watson.
•I segni fatti al banco dei pegni suggeriscono che il proprietario navigava spesso in cattive acque, ma dopo aver ripetutamente impegnato l’orologio, un «periodo di prosperità» gli aveva consentito di riscattarlo in almeno tre occasioni.
•I graffi intorno alla serratura sono chiaramente i segni della chiave che aveva mancato il bersaglio. «Come avrebbe potuto la chiave di un uomo sobrio tracciare quei solchi?» postula Holmes.
4. Sintetizzate le vostre conclusioni in una storia che spieghi i fatti. Mettendo insieme tutte le sue deduzioni, Holmes imbastisce il seguente racconto: il fratello maggiore di Watson «era un uomo disordinato – molto disordinato e trascurato. Aveva buone prospettive davanti a sé, ma si lasciò sfuggire ogni buona occasione, visse per un certo tempo poveramente con brevi intervalli di benessere e, infine, si diede a bere e morì». Sbalordito, Watson concede che le analisi di Holmes «rispondono assolutamente alla verità, in ogni particolare». Holmes era solo fortunato? Per certi versi sì, ma i princìpi del ragionamento analitico, usati correttamente, lo aiutavano a orientarsi verso la verità.
Sherlock Holmes, scienziato
Rispose a malapena alle mie domande e s’immerse tutta la sera in una complicata analisi chimica, che implicava un gran scaldare di alambicchi e vapori da distillare. Col risultato che alla fine l’odore fu così insopportabile da farmi scappare di casa.
– Dottor Watson, Il segno dei quattro
herlock Holmes era uno studioso di scienze che divenne un maestro dell’arte investigativa. Quando Watson lo incontra per la prima volta in
Uno studio in rosso, Holmes sta conducendo un esperimento in un laboratorio chimico e le sue prime parole, più che mai appropriate, sono: «L’ho trovato! L’ho trovato!». Correndo verso Watson con una provetta in mano, il giovane investigatore grida: «Ho trovato un reagente che è fatto precipitare dall’emoglobina, e soltanto da quella». I suoi studi, spiega un amico comune, sono eccentrici; anche se Holmes è «un appassionato di certi rami scientifici» e «un chimico di prim’ordine», «non ha mai seguito sistematicamente un corso di medicina». Ciò che i suoi compagni di studi non sapevano è che Holmes stava affinando le abilità straordinarie di cui avrebbe avuto bisogno per diventare uno dei primi scienziati forensi al mondo o, per dirla con le sue parole, «colmando il mio fin troppo tempo libero con lo studio di quei rami della scienza che mi avrebbero reso più efficiente».
Ponendo il metodo scientifico alla base del proprio lavoro come detective, Holmes ha fatto di sé un investigatore criminale straordinariamente efficace.
Tra le scienze naturali la chimica era la sua passione più profonda. Passava gran parte del tempo libero a compiere esperimenti chimici nell’appartamento di Baker Street e, durante la misteriosa sparizione di tre anni in seguito alla sua finta morte nel Problema finale, trascorse vari mesi in Francia a completare ricerche sui «derivati del catrame di carbone» (lo studioso di Holmes Joseph Dence spiega che all’epoca era «uno dei settori più fecondi» in ambito chimico). Anche se nel periodo vittoriano la chimica non poteva contare su molti degli strumenti sofisticati e delle metodologie di cui può avvalersi oggi, i chimici contemporanei considerano l’epoca di Holmes un’età dell’oro per le scoperte: quasi ogni anno venivano infatti identificati e aggiunti alla tavola periodica nuovi elementi e portate alla luce così tante nuove sostanze presenti in natura che il grosso dell’attività dei chimici era dedicato semplicemente all’identificazione e alla catalogazione delle loro proprietà.
All’epoca di Holmes la geologia era un campo di studi estremamente popolare. Infuriava il dibattito sull’età della Terra (che non sarebbe stata determinata con esattezza fino alla metà del Ventesimo secolo), con stime che spaziavano da centomila a svariati miliardi di anni. I geologi generalmente si dividevano in due fazioni: i catastrofisti, che credevano che la Terra fosse relativamente giovane e che avesse preso forma in seguito a una serie di cataclismi improvvisi (come il diluvio universale della Bibbia) e gli uniformitarianisti, che pensavano che la Terra fosse molto antica e si fosse evoluta in modo graduale nel corso di un lungo periodo (posizione compatibile con le teorie di Darwin). Sherlock Holmes, che «non intendeva acquisire alcuna nozione che non riguardasse il suo scopo», non aveva nessuna opinione a questo proposito. Watson riteneva perciò la sua conoscenza della geologia: «Pratica, ma limitata. Gli basta un’occhiata per distinguere i vari terreni l’uno dall’altro. Dopo alcune sue passeggiate mi ha mostrato degli schizzi sui suoi pantaloni e mi ha saputo dire dal colore e dalla consistenza in che zona di Londra si è macchiato». Senza abbandonare mai il proprio pragmatismo, gli unici misteri di cui Holmes s’interessava erano quelli che riguardavano l’omicidio, il furto e altre forme di malvagità umana.
La botanica era un’altra delle sue specialità, soprattutto quando si trattava di «belladonna, oppio e veleni in genere». «Non sa nulla di giardina...