Altro che fanfiction
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Altro che fanfiction

  1. 384 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Altro che fanfiction

Informazioni su questo libro

La serie TV Wiz Kids impazza e il suo giovane attore di punta, Cash Carter, ha stuoli di ragazzi adoranti che fanno il tifo per lui. Tra i suoi grandi fan ci sono Joey, Topher, Sam e Mo, due ragazzi e due ragazze che dalla sonnacchiosa cittadina di Downers Grove seguono palpitanti le sue avventure. Finita la scuola, prima di andare all'università i quattro decidono di fare un viaggio attraverso gli Stati Uniti su una vecchia station wagon Chevrolet. Un po' per scherzo Cash Carter viene invitato a partecipare, e contro ogni aspettativa ecco che si presenta alla partenza. Con il passare dei giorni si accumulano imprevisti ed esperienze tragicomiche, con tanto di paparazzi al seguito. Ciò che importa è che i quattro amici imparano a conoscere il loro idolo oltre la patina del successo e a fare i conti con i propri segreti. Il loro viaggio, unico ed esilarante, è anche una riflessione sul successo e sul significato più profondo dell'amicizia.

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Informazioni

Editore
RIZZOLI
Anno
2017
Print ISBN
9788817096454
eBook ISBN
9788858691434

Capitolo uno

RICHIAMO ALLA CONVENTION

Non sarebbe stata la WizCon se qualcuno non fosse stato calpestato. Era così che la pensavano i dipendenti del Santa Clara Convention Center. Il successo dell’evento annuale non veniva misurato in base al numero degli ingressi (era scontato che fosse tutto esaurito), ma da quello degli infortuni che causava la folla entusiasta. Per fortuna gli incidenti della WizCon non erano mai gravi, anche se i visitatori erano così eccitati da diventare un pericolo per se stessi e per quelli che avevano intorno. Insomma, più incidenti accadevano e più gli organizzatori dell’evento erano sicuri di aver fatto bene il proprio lavoro.
Fuori dall’entrata, i primi arrivati premevano contro le porte di vetro, frementi d’impazienza: lo staff della convention era convinto che la WizCon 2017 avrebbe infranto tutti i record.
«Sono le dodici e un minuto!» esclamò un ragazzino vestito da alieno grigio. «Dovevate aprire a mezzogiorno!»
«Dai, sono ore che aspettiamo!» disse una signora anziana travestita da Maria Antonietta senza testa.
«Alcuni di noi sono qui da ieri!» aggiunse una ragazzina assonnata, che faceva parte di un gruppo in cui tutti indossavano tute da dinosauro.
Il centro congressi era circondato da una massa gigantesca di figure storiche, specie ormai estinte e creature extraterrestri. Era una vista spaventosa per chiunque passasse lì vicino, ma quella folla era molto più innocua di quanto i costumi non dessero a vedere.
Tutte quelle persone erano riunite alla WizCon perché fan di una serie televisiva di successo di nome Wiz Kids. Era un telefilm di azione/avventura su un trio di giovani geni che viaggiavano nel tempo e nello spazio grazie a un’invenzione fantastica costruita all’interno di un bagno chimico.
Come è facile immaginare, al suo debutto la serie era stata bastonata dalla critica, neanche fosse una pignatta. Le recensioni erano una più aggressiva dell’altra e tutte sembravano soffermarsi sulla “trama ridicola”. I giornalisti provavano gusto nel fare a pezzi la serie, tanto che facevano a gara a chi la odiava di più. Ma le stroncature procuravano a Wiz Kids sempre più attenzione. La gente la guardava per rendersi conto di quanto fosse ridicola, ma molti finirono per non trovarla così terribile come previsto. Il grande pubblico si affezionò all’assurdità della serie e si trovò in sintonia con il suo spirito da derelitti, e ben presto lo show diventò un fenomeno mondiale.
Non era certo Shakespeare, ma d’altra parte in un certo senso la sua fortuna era proprio di non essere Shakespeare.
Quasi da un giorno all’altro, il cast di ragazzini diventò famoso in moltissime case d’America. I loro volti si ritrovarono impressi su magliette, scatole per il pranzo, lenzuola e diversi prodotti da bagno, e le loro vite diventarono materiale scottante per i tabloid.
Nove stagioni dopo, il pubblico di Wiz Kids era più vasto e appassionato che mai. I fan, che si facevano chiamare “Wizzer”, dominavano internet con più hashtag, discussioni, forum e fanfiction di ogni altro show televisivo. E come un pellegrinaggio religioso, ogni anno il quarto weekend di giugno i Wizzer di tutto il mondo andavano a Santa Clara, in California, per festeggiare lo show tutti insieme durante la sacra convention di Wiz Kids.
«Sono le dodici e cinque!» esclamò la madre di tre gemelli vestiti da soldati dell’antica Roma. «Aprite le porte!»
«Fateci entrare! Si muore di caldo qui fuori!» aggiunse un uomo vestito da capo a piedi come una lumaca marziana.
«Mi si stanno sciogliendo i baffi!» gridò una ragazzina vestita da Edgar Allan Poe (o almeno così sperava la gente).
Finalmente alle dodici e dieci le porte si aprirono e una folla di creature aliene, personaggi famosi defunti e grossi rettili prese d’assalto il centro congressi: la WizCon 2017 era cominciata! Gli addetti alla sicurezza guidavano con cautela la fiumana euforica come fossero alle prese con un gregge di pecore esplosive. I medici erano pronti con le barelle. Gli altri impiegati del centro congressi scommettevano su quali visitatori fossero i più propensi a collassare.
I primi Wizzer che entrarono si misero a correre fino alla sala, dove nel pomeriggio si sarebbe tenuto l’incontro con il cast e il team di creativi di Wiz Kids. Solamente le prime seicento persone avrebbero potuto sedersi, i più sfortunati sarebbero stati costretti a guardare l’evento trasmesso su un grande schermo in un’altra sala.
Animati dal disperato desiderio di vedere i loro attori preferiti in carne e ossa, i teenager si lanciarono a tutta velocità per i corridoi, abbattendo bancarelle di costosi souvenir e anziani visitatori che si trovavano sulla loro strada. Varcarono le porte della sala e corsero ad accaparrarsi un posto a sedere, e appena qualche minuto più tardi tutte le poltrone erano state occupate da centinaia di ragazzi impazienti. Sguardi di compassione venivano lanciati verso le anime sfortunate che erano rimaste senza un posto, come fossero passeggeri di terza classe del Titanic.
Nessuno dei Wizzer lì presenti riusciva a stare fermo, aspettando che l’incontro cominciasse. La sala si agitava e si muoveva come se tutti i presenti avessero un tremendo bisogno di andare in bagno. L’attesa era soffocante, e alcuni dovettero mettersi a respirare in sacchetti di carta per non svenire, ma chi poteva biasimarli? Era l’evento dell’anno! L’incontro che avevano aspettato così a lungo sarebbe cominciato di lì a qualche minuto!
Gli occhi di tutti correvano lungo il palco, mentre si chiedevano da che lato sarebbero entrati i loro eroi. Era stato allestito un tavolo con quattro sedie, quattro microfoni e quattro targhe con il nome. La folla stridette come un branco di iene quando i nomi del cast e del creatore di Wiz Kids vennero annunciati; soprattutto al nome di Cash Carter, il protagonista dello show.
Non c’era dubbio che i Wizzer desiderassero incontrare Cash Carter più di chiunque altro. Praticamente tutti quelli che non erano travestiti indossavano una maglietta che raffigurava il personaggio che interpretava, il dottor Webster Bumfuzzle. Quest’ultimo era famoso per i suoi occhiali spessi, il papillon verde e il camice da laboratorio blu. I Wizzer bisbigliavano tra loro, domandandosi che cosa stesse facendo Cash Carter in quel momento e se fosse tanto eccitato per quell’incontro quanto loro...
Dalla stanza per gli artisti dietro il palco, il rumore del pubblico assomigliava al tuonare di una tempesta lontana. Cash Carter trovò un po’ di pace in bagno, dove il chiasso distante venne soffocato dal ronzare delle luci fluorescenti. Rimase in piedi davanti allo specchio con gli occhi chiusi, godendosi la quiete fintanto che poteva.
Cash non era una persona gelosa, ma era invidioso della gente che poteva godere della vera tranquillità. Soltanto in assoluto silenzio poteva semplicemente esistere, senza che gli venisse ricordato chi e che cosa fosse, oppure chi e che cosa non fosse, secondo le parole dei critici. Era molto raro riuscire a trovare uno spazio che non fosse dominato dalla confusione del set televisivo, dagli scatti frenetici dei paparazzi o dal mormorio di una folla famelica. Il bagno aveva alcune piastrelle rotte sulle pareti, strane macchie sul soffitto e un terribile odore di muffa, e non c’era dubbio che lì qualcuno in passato fosse stato assassinato, ma per Cash era un santuario.
La pace fu interrotta da qualcuno che bussava alla porta.
«Signor Carter?» chiamò un assistente sottopagato. «È ancora lì dentro? Dovremmo cominciare l’incontro tra cinque minuti.»
«Cinque minuti? Credevo che non cominciassimo prima delle due» rispose Cash.
«Sono le due» osservò l’assistente.
Cash era rimasto nel bagno per più di un’ora senza rendersene conto. Aprì gli occhi arrossati, segnati dalle occhiaie, e fissò il proprio riflesso. L’attore ventiduenne era magro, non si era fatto la barba e aveva i capelli spettinati. Indossava una giacca nera sopra la maglietta con cui si era addormentato la sera prima, e aveva messo un intenso profumo per nascondere il fatto che non faceva la doccia da due giorni.
«Va tutto bene?» domandò l’assistente. «È lì dentro da un po’.»
«Sto bene» mormorò Cash. «Ho perso la cognizione del tempo. Possono cominciare a introdurre l’incontro, esco tra cinque minuti.»
«In realtà i produttori vogliono dire due parole al cast prima di iniziare» disse l’assistente.
Cash sbuffò. «In questo caso, esco tra dieci.»
L’assistente sospirò. «Ricevuto» disse, poi schiacciò un bottone sulle cuffie con microfono integrato. «Dice che uscirà tra dieci minuti... Sì, so che siamo già in ritardo. Fate sapere al pubblico che cominceremo intorno alle due e mezza. Calmati, Gary... Questa è la WizCon, non gli Oscar.»
L’assistente si allontanò lungo il corridoio, lasciando a Cash qualche altro minuto di pace.
Un brivido di nervosismo attraversò il corpo di Cash, come uno stormo di pipistrelli. Dopo nove anni di convention era ancora agitato, prima di apparire davanti al pubblico. Forse era pazzo, ma c’era qualcosa nel dover entrare in una sala piena di estranei che gridavano, applaudivano e piangevano a cui Cash non sapeva abituarsi. Benché non desse mai per scontato l’affetto dei Wizzer, era una grande responsabilità essere la fonte di tanta gioia. Con una parola fuori posto avrebbe potuto ferire un’intera generazione per il resto della vita e scatenare una conseguente ondata d’odio.
Essere amato era maledettamente difficile.
Per fortuna in quel periodo Cash aveva trovato qualcosa che lo aiutava a scaricare un po’ la tensione. Affondò la mano in tasca e afferrò tre grosse pillole e due orsetti di gelatina al gusto di marijuana. Ingoiò le pillole, masticò gli orsetti e mandò giù bevendo un sorso da una fiaschetta che teneva nascosta nella giacca. Non era la combinazione più sana che esistesse, ma il tutto funzionava meglio se assunto insieme.
Cash chiuse di nuovo gli occhi, trasse un respiro profondo e lasciò che i suoi rimedi segreti facessero effetto. Un momento dopo udì di nuovo bussare alla porta.
«Signor Carter?» chiamò l’assistente. «Sono passati quindici minuti. È pronto?»
Perdere la cognizione del tempo era uno degli effetti collaterali dei rimedi di Cash, ma almeno l’ansia era sparita. Anzi, Cash non riusciva a provare quasi nulla. Tutto ciò che lo circondava sembrava semplice e leggero, come se stesse volando tra le nuvole su una mongolfiera. Fu solamente quando aprì gli occhi con le pupille dilatate e si guardò intorno che si rese conto di essere ancora in bagno. Il suo cocktail pre-incontro aveva funzionato!
«Signor Carter? Mi ha sentito?» domandò l’assistente, sempre più impaziente.
Cash ridacchiò. C’era qualcosa di davvero divertente nell’essere chiamato “signor Carter” da qualcuno che aveva il doppio dei suoi anni.
«Sì, ho sentito» disse. «Si va in scena!»
Cash lasciò suo malgrado il santuario di porcellana e seguì l’assistente lungo un corridoio. La stanza dietro il palco era più affollata di quanto si aspettasse. C’erano sette persone sedute con le sedie rivolte verso di lui e, per via della sua condizione, gli ci volle qualche secondo per riconoscerle.
Damien Zimmer, creatore di Wiz Kids, era seduto al centro, insieme al produttore esecutivo dello show, Jim Kaufman. Alla loro destra c’erano gli altri membri del cast, la bellissima Amy Evans e il muscoloso Tobey Ramous. Alla sinistra di Damien e Jim c’erano due uomini e una donna di mezza età, tutti in abito firmato. Cash capì che erano dirigenti della televisione, ma siccome i dirigenti venivano licenziati e assunti di frequente, non conosceva i loro nomi.
«Ma che bella sorpresa» disse Cash.
«Ci può scusare un momento?» domandò Jim all’assistente.
L’uomo, visibilmente nervoso, non vedeva l’ora di far cominciare l’evento, ma lasciò loro un po’ di privacy.
«Siediti, Cash» lo esortò Damien, indicando una sedia vuota.
«Uhm... Ok» disse Cash, e si sedette.
Lo fissavano tutti con occhi severi, tranne i suoi colleghi attori che avevano lo sguardo fisso sui loro smartphone, immersi nei social media. Cash intuiva che erano tutti arrabbiati con lui per qualche motivo che sembrava molto peggio del tempo che aveva passato in bagno. Forse aveva detto qualcosa di scomodo in un’intervista o aveva dimenticato di twittare in diretta durante una replica dello show.
«Allora... Che succede?» domandò Cash.
«Prima di cominciare, è importante che tu sappia che siamo tutti qui perché ci teniamo a te» disse Jim.
«Ma non mi dire, siamo alla WizCon» ribatté Cash, «e tutti sono qui perché tengono a me.»
La sua risposta suscitò diversi sospiri e sguardi al cielo, ma Cash non stava cercando di fare lo stronzo. Tutt’altro: dopo tre antidolorifici, due space cake e un sorso di whisky, era troppo intontito per fare allusioni di qualunque tipo.
«È una cosa seria, Cash» disse la donna della televisione. «Non sarà una conversazione piacevole, ma è necessaria, prima che le cose ci sfuggano di mano.»
«Sfuggirci di mano?» domandò Cash. «Di che diavolo stai parlando?»
Tutti sembravano voler scaricare la responsabilità di quel discorso alla persona acc...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. 1. Richiamo alla convention
  4. 2. Un’estate da ricordare
  5. 3. Parola di medium
  6. 4. Disturbo da immaginazione iperattiva
  7. 5. Una password segreta
  8. 6. Il quinto passeggero
  9. 7. Sincerità e vergogna
  10. 8. Follia da McCarthy’s
  11. 9. La palla di elastici più grande del mondo
  12. 10. I Rosemary’s Abortion
  13. 11. Streaming lungo il ruscello
  14. 12. Santi e Peccatori
  15. 13. I fatti di High Tydes
  16. 14. Conduttori radio e razzisti
  17. 15. Al posto di guida
  18. 16. La prigione
  19. 17. La verità è là fuori
  20. 18. Carnivori
  21. 19. Impatto
  22. 20. Eroi e felicità
  23. 21. Sogni californiani
  24. 22. Promesse
  25. 23. Fondi
  26. Nota dell’autore
  27. Ringraziamenti
  28. INDICE