CAPITOLO TRE
Ottobre
Il mondo è bellissimo, tutto è fantastico e anche il mio primario stamattina mi è sembrato simpatico, il che, considerando che di solito mi fa paurissima, la dice lunga su quanto io sia di ottimo umore.
Anche Milano oggi mi sembra una città bellissima, c’è il sole, stamattina ho persino sentito gli uccellini cinguettare. Poi è venerdì. Soprattutto, sono in partenza per Londra. Eh già, perché Fabrizio si è deciso… mi ha chiamata l’altro ieri per invitarmi questo fine settimana da lui. Davanti a me ci sono due giorni meravigliosi da passare mano nella mano con il grande amore della mia vita. Già mi vedo passeggiare con lui per Covent Garden, fare un giro a Piccadilly Circus e due passi a Soho. Che meraviglia. Vi dirò che pure il mio proverbiale odio per l’aereo oggi mi sembra affievolito! In fondo, sono meno di due ore… che vuoi che sia!?
Adoro Londra e – lo ammetto – ogni occasione è stata buona per farmi un giro nella capitale inglese e chiamare Fabrizio. Durante tutti questi anni, ho bei ricordi e cattivi ricordi, ma ora posso archiviare tutto. Ho sentito Fabrizio con una voce diversa, più sicura. Sono certa che quando atterrerò a Heathrow inizierà un nuovo capitolo della mia vita, un capitolo chiamato amore con la A maiuscola. Lo so, me lo sento.
Così corro a casa per prendere la valigia e poi m’infilo su un taxi per Linate. Passando da casa ho intravisto D, che stava tornando a casa, e mi ha guardato anche lei molto speranzosa. Quello che apprezzo di D più di ogni altra cosa è il suo starmi vicina nonostante tutto. So che non ama particolarmente Fabrizio, ogni occasione è buona per cercare di farmi cambiare idea su di lui e spingermi a lasciarmi alle spalle la nostra storia, ma quando c’è da darmi una mano lo fa senza se e senza ma.
Mi ha aiutato a preparare la valigia per questo fine settimana e mi ha persino regalato una borsa pazzesca, che secondo lei sarà il mio porta fortuna. Accarezzo la nappa della mia borsa nuova e mi sento davvero fortunata ad avere un’amica così. Per un secondo mi viene in mente quella stronza di Simona e il fatto che non potrò stare accanto al mio fidanzato per tutto il ricevimento delle sue nozze, ma poi scaccio il pensiero pensando che si tratta solo di poche ore e che ho tutta la vita per stargli accanto. Già lo so che alla fine tutte le mie amiche saranno felici di sapermi soddisfatta accanto all’uomo che amo.
Così, sempre con un sorriso da ebete stampato sulla faccia, scendo dal taxi, pago e mi dirigo verso i controlli di sicurezza. L’unico neo a questa bellissima giornata è che mi scappa una pipì pazzesca. Ieri con D e Osvaldo siamo andati a mangiare il sushi in un posto molto bello, peccato che abbia esagerato con la salsa di soia, con il prosecco e poi con l’acqua… Morale della favola: è da stamattina che bevo e che poi mi tocca andare in bagno. Ora vado alla toilette e poi smetto di bere, così sull’aereo non ho nessun problema.
Cercando di non pensare alla mia paura di volare, entro nella prima toilette libera prima dei controlli di sicurezza e quando esco sento il telefono vibrarmi nella borsa. È una chiamata di Fabrizio… amore, lui che vuole tranquillizzarmi perché sa quanto odio volare…
«Fabri… tesoro, dimmi tutto!»
«Dove sei?»
«Già in aeroporto, mi sono anticipata un po’. Tu che fai?»
«Io sono in clinica…»
«E?»
Lo conosco, conosco i suoi toni di voce, so che la buca è nell’aria. In un nanosecondo il mio umore precipita. Ho pure speso trecentocinquanta euro per un cazzo di biglietto… Quanto sono cretina, quanto? Ma magari non è così, magari sono solo troppo prevenuta. E senza volerlo un piccola speranza si riaccende nel mio cuore.
«E mi ha appena chiamato mia madre… Sono a casa mia a Londra, hanno deciso di farmi una sorpresa… Sai che domani è il compleanno di papà…»
Certo che so che domani è il compleanno di tuo padre, stronzo. Ti ho chiesto millemila volte, prima di premere «acquista», se per caso non volessi stare con i tuoi genitori. E tu mi hai sempre risposto che no, non c’erano problemi, che saremmo stati insieme, che mi avresti portato a mangiare in un posto pazzesco. Ti odio, Dio solo sa quanto ti odio!
«Sì… sì, capisco. Tranquillo.»
«Benedetta, tesoro…»
Tesoro il cazzo, ma m’ingoio tutto quello che volevo dirgli. Sono stanca di sentirmi dire tutte queste cagate cosmiche.
«Scusami, già che sono qui provo a vedere se mi rimborsano il biglietto.»
E attacco il telefono, poi mi accascio sulla porta del bagno e inizio a piangere. Più voglio smettere di piangere, più non riesco a fermarmi.
Non so quanto tempo passi e quante persone ignare di quello che è successo mi abbiano visto in queste condizioni, ma alla fine una signora sulla sessantina mi mette una mano sulla spalla e attira la mia attenzione.
«Cara… non ho idea del perché tu stia così, ma fidati di me, se è per un uomo non ne vale la pena.»
Le parole dolci di questa sconosciuta sono per me come una doccia gelata.
«Ha ragione… non ne vale la pena!»
Così mi alzo, raccolgo le mie cose, e senza nemmeno sciacquarmi la faccia vado verso l’uscita dell’aeroporto.
Appena sono fuori una sferzata di aria fredda mi colpisce in pieno… non ce la posso fare. Mi riviene da piangere e faccio l’unica cosa saggia che ogni ragazza in questo momento farebbe: chiamo la mia amica. Come un automa, compongo il numero di D, che per fortuna mi risponde al primo squillo.
«Benny, sei già in aeroporto?»
Il tono è forzatamente squillante. Io e lei siamo sempre in contatto via messaggi, è difficile che ci telefoniamo, a meno che non ci sia un’emergenza. E questa mi pare decisamente un’emergenza.
«Quella merda…» faccio a tempo a sibilare tra i singhiozzi, che la mia amica ha già perfettamente capito la situazione.
«Non ci posso credere! Pure sta volta?»
«Sì…» e ricomincio a piangere. Non ne vale la pena. Non ne vale la pena. Non ne vale la pena.
«Facciamo una cosa, ora tu infilati in un bar, prenditi una cosa da bere e aspetta un po’. Io nel frattempo ti mando Osvaldo, ti prende e ti porta a casa. Ce la fai nel frattempo?»
«Sì…» ma il mio è un sorriso poco convinto. Nonostante questo, finisco la telefonata con D e mi infilo nel primo bar che trovo. Ordino del tè caldo e mi prendo una scatola di Grisby al cioccolato, biscotti da novanta calorie l’uno. Nella scatola ce ne sono nove, novanta per nove… non lo voglio nemmeno sapere.
Mi siedo a un tavolino e ne mangio uno e il gusto pieno del cioccolato mi riempie la bocca e mi calma, poi ne mangio un altro e già sto meglio, al terzo penso con lucidità: fanculo, Fabrizio!
Quattro ore dopo sono completamente avvolta nella coperta di pile di D, immersa nel profumo del suo divano, con lei e Osvaldo che chiacchierano amabilmente. L’argomento Fabrizio è già stato ampiamente sviscerato e non credo ci sia altro da aggiungere. La cosa che ho apprezzato di D è che non ha assolutamente infierito. Non ci sono stati «Te l’avevo detto» di sorta, ma solo comprensione e una spalla su cui piangere. Per fortuna, nessuno a parte lei sapeva che sarei andata a Londra – anni di buche qualcosa mi hanno insegnato – e non devo sorbirmi le cazziate di Simona e Isabella.
«Benny, amore, non ti posso vedere così, domani abbiamo questa festa pazzesca per la cruise collection di un nuovo marchio spagnolo che vuole sfondare qui in Italia, ci sarà tutto il mondo della moda, io non posso mancare: ti va di venire con me?»
Io la guardo come un cucciolo spaurito. La verità è che il rutilante mondo della moda con tutti quei lustrini e quelle paillette non mi piace per niente. Io amo studiare, l’adrenalina delle notti insonni per un turno massacrante e l’odore di disinfettante degli ospedali. L’alternativa, però, è restare a casa a piangere per Fabrizio, e mi sento male alla sola idea. Domani sarà un altro giorno, Rossella O’Hara, fatti più in là. Si riparte, e se questa partenza deve avvenire con una festa alla quale la gente normale ucciderebbe per partecipare, così sia, così dev’essere.
Che poi io non ho capito bene questa cosa che il rutilante mondo della moda mi fa schifo. Potrei quasi quasi cambiare idea. Vi dico solo che, per ringraziare Lady D e me della nostra presenza, ci hanno ospitate nel loro showroom e ci hanno regalato un abito a testa da indossare stasera. D ha scelto un modello di pizzo nero che le sta meravigliosamente, mentre io – consigliata dalla mia amica e dalla loro responsabile stampa – mi sono presa un modello cipria con le frange, lungo fino al ginocchio, una favola. Come se non bastasse, nel pomeriggio è venuta da noi una ragazza brasiliana che ci ha acconciato i capelli e truccato benissimo. Quando mi sono guardata allo specchio, stentavo a riconoscermi… ah, se mi vedesse Fabrizio adesso! Non ci devo pensare, non ci devo pensare, non ci devo pensare. Un’oretta fa, ci ha raggiunte Osvaldo, che mi ha lanciato un lungo sguardo di apprezzamento.
«Tesoro, se non fossi gay, ma gay di quelli non convertibili, stasera ci penserei con te per quanto sei bella. Mi fai impazzire con quell’abito un po’ retrò. E, finalmente, sei truccata come una femmina. Se andassi in ospedale così, amore, faresti tornare la vista ai ciechi, altro che!»
«È vero, Benny, stai benissimo stasera, vedrai che farai grandi conquiste.»
Io sorrido un po’ triste, ma f...