CAPITOLO DIECI
Arrivo a Iasgbay
Scendo dalla barca con l’aiuto di Aidan, è davvero un gentiluomo. Si prende cura della mia valigia, mentre mi accompagna nella piccola locanda che, a dir suo, è perfetta per ospitare una cittadina come me. Ogni persona che incontriamo lungo il percorso la saluta per nome: qui si conoscono davvero tutti. Entriamo in un piccolo ristorante, dove ci accoglie una signora dall’aspetto gentile. Ma non doveva portarmi in una locanda? Ho un disperato bisogno di farmi una doccia come si deve.
«Aidan, tesoro, sei già tornato?»
«Sì, mamma, ho fatto presto.»
Le bacia la guancia prima di voltarsi verso di me e fare le presentazioni. «Mamma, lei è Cayley, l’ho salvata dalle grinfie dell’isola di Glas.»
L’espressione divertita di Aidan riesce in qualche modo a stemperare l’atmosfera e a farmi sentire un po’ più a mio agio.
«Ti trovavi male, cara?» chiede curiosa.
«L’isola ha il suo fascino, ma la compagnia non era un granché» rispondo con un sorriso. Sono immensamente felice di essermi tolta dalle scatole quel Tod Mills e spero che la mia permanenza qui sia piacevole.
«Qui sarà diverso, te lo assicuro» afferma la donna con sicurezza.
«È pronta la stanza di sopra? Ho promesso a Cayley un posto carino dove stare e ho pensato che poteva rimanere qui.»
Aidan riprende possesso della mia valigia, pronto a portare il peso al posto mio fino alla mia sistemazione.
«Certo, prendi la chiave dal cassetto» risponde al figlio per poi rivolgersi nuovamente a me. «Cayley, fra un’ora aprirò per il pranzo, se hai fame, basta che scendi di sotto.»
«Grazie infinite signora McKay.»
Carson ha proprio una bella famiglia e, soprattutto, sono tutti molto gentili e cortesi con me, quasi mi conoscessero da sempre. Aidan recupera la chiave e mi chiede silenziosamente di seguirlo al piano superiore. Ovviamente in questo modo ho di nuovo la visuale del suo sedere e ammetto che è alquanto gradevole. Damon non era tanto dotato, parlando di lato B, a pensarci bene nemmeno sul…davanti. Non posso certo dire che mi regalasse degli orgasmi paradisiaci quando stavamo insieme. Chissà come sarà Aidan tra le lenzuola. Che razza di pensieri mi vengono? Pervertita! Scuoto vigorosamente la testa, cercando di scacciare quelle immagini dalla mia testa. Sarà l’aria della Scozia a farmi male.
«Signorina, ecco la sua stanza.»
Aidan apre la seconda porta sulla destra e mi fa cenno con un braccio di accomodarmi all’interno.
«Grazie» gli dico nel passargli accanto, rimanendo stordita dal profumo poco gradevole che emana, lo stesso che c’era sulla barca: acqua salmastra e pesce.
La stanza è piccola ma confortevole, un letto matrimoniale fa da padrone, riempiendo quasi tutto lo spazio. In fondo c’è un minuscolo guardaroba e un cassettone, nemmeno qui c’è un televisore. Vorrà dire che ne farò a meno per tutta la durata della mia vacanza. Guarderò di più il sedere di Aidan. Oh signore! Questa cosa sta degenerando!
«Il bagno si trova qui accanto, ma devi uscire dalla stanza. So che è un po’ scomodo.»
Aidan si scusa stringendosi nelle spalle.
«Non è assolutamente un problema, tranquillo.» Lo rassicuro regalandogli un sorriso sincero. Sono tutti troppo gentili con me e nemmeno mi conoscono, sto ricevendo un trattamento fin troppo speciale.
Rimaniamo in silenzio per qualche istante poi è lui a romperlo per primo. «Se ti va, oggi pomeriggio ti porto a spasso per Iasgbay.»
«Vuoi redimermi dalla mia vita londinese e farmi vedere che cosa mi sono persa a non venire in Scozia prima?» domando con un angolo della bocca sollevato all’insù.
«Anche» risponde con uno strano luccichio negli occhi. Era malizia quella, oppure sono io che ho le allucinazioni? Non va affatto bene così.
«Anche? Sentiamo, quale sarebbe la reale motivazione?» chiedo a braccia conserte e con un sopracciglio inarcato.
«La reale motivazione? Vuoi quella vera o quella che vorresti sentire?»
Un sorriso divertito si apre sulle sue labbra e io, in risposta, alzo gli occhi al soffitto.
«Credo che non ne caverò un ragno dal buco con te. Lo scoprirò più tardi, adesso ho bisogno di farmi una doccia.»
Lo caccio dalla stanza con un gesto della mano e lui scoppia in una fragorosa risata.
«Va bene, signorina Lewis. Ci vediamo di sotto fra un’ora. La invito a pranzo e poi scopriremo insieme le bellezze di questa ridente cittadina.»
Mi saluta con una sorta di inchino galante, chiudendosi la porta alle spalle. Finalmente sola. Un sospiro sfugge al mio controllo.
Mi siedo sul letto e saggio la morbidezza del materasso: credo che dormirò sonni tranquilli stanotte. Mi sdraio, chiudendo gli occhi e assaporando la serenità che trasmette questo posto, fin troppa serenità. Un bussare insistente alla porta mi fa alzare di scatto dal letto. Che diavolo succede? Oh cavolo, mi sono addormentata! Controllo l’ora sull’orologio che tengo al polso e mi rendo conto che un’ora è già passata da un pezzo! Non mi sono ancora fatta la doccia, non ho cambiato i vestiti, nulla di nulla. Bussano di nuovo e sbuffo.
«Avanti!» sbotto incavolata con me stessa. Ma è possibile che da quando sono atterrata in Scozia non faccio altro che poltrire? Devo per forza trovare qualcosa da fare, non ho intenzione di impigrirmi.
La testa di Aidan fa capolino dalla porta aperta di uno spiraglio. «Sei vestita, vero?»
«Secondo te, ti direi di entrare se fossi stata nuda?» brontolo allargando le braccia e facendole ricadere mollemente lungo i fianchi.
«Non si sa mai» commenta aprendo del tutto la porta e regalandomi un sorriso smagliante. Lui ha avuto la decenza di lavarsi e cambiarsi, al contrario della sottoscritta che sembra uno spaventapasseri. «Ma non ti sei fatta la doccia?»
«Da cosa lo hai dedotto, dai miei capelli, per caso?» grugnisco guardandomi allo specchio. Mi porto una mano alla bocca, borbottando parole sconnesse. Come posso andare in giro in questo stato?
«Non è mica la fine del mondo, falla ora, non ti ci vorrà molto. Ti aspetto qui.»
Si sistema comodamente sul mio letto, puntando le braccia sul materasso e osservandomi attentamente.
«Puoi aspettarmi anche di sotto se vuoi, non sei obbligato a rimanere qui» gli dico sperando che si tolga di mezzo. Vorrei rovistare nella mia valigia, senza occhi indiscreti che vagano tra la mia biancheria intima.
«Tranquilla, intanto mi riposo un po’.»
Si stende sul letto, chiudendo gli occhi. Lo guardo attraverso il riflesso del vetro e un sorrisetto divertito si forma sulle sue labbra. «Ho fame, Cayley, datti una mossa.» Ora i nostri occhi si incontrano, il mio viso va letteralmente in fiamme.
Decido di darmi finalmente una mossa, apro la valigia e prendo qualche indumento a casaccio: non mi va di fargli vedere troppo, nonostante abbia serrato nuovamente gli occhi. Corro in bagno, chiudendomi dentro a chiave. Solo quando poso i miei vestiti su una sedia, mi accorgo di aver pescato il vestito nero che mi sono regalata e che tanto mi piaceva. Non l’ho mai indossato finora e questa non mi sembra l’occasione giusta. Dopo essermi fatta una doccia rigenerante, recupero il telefono dalla tasca dei jeans che ho abbandonato a terra e chiamo Agnes.
«Cay, finalmente!»
Risponde al primo squillo e la cosa mi fa sorridere. Secondo me credeva mi avessero fatto fuori, sono tre giorni che non ci sentiamo.
«Agnes, sono a Iasgbay» le dico a bassa voce, non vorrei farmi sentire dall’uomo nell’altra stanza.
«Sei arrivata a nuoto?»
«No, sul dorso di una balena! Ma sei scema? Sono arrivata qui in barca, non ne potevo più di stare là. Mi hanno mandato un ragazzo per farmi compagnia.»
«Ti hanno mandato un accompagnatore?»
Ora la strozzo.
«Agnes, se mi fai parlare, ti spiego tutto» brontolo controllandomi i capelli allo specchio.
«Hai ragione, scusami, continua.»
«Il signor Livingston ha mandato un altro tizio sull’isola, ma era a dir poco un cretino. Ci ho litigato stamattina e ho chiesto al ragazzo della barca di portarmi qui.»
«Hai finito?» chiede dopo qualche istante di silenzio.
«Ehm, il tizio che mi ha riportato qui è il figlio dell’uomo che veniva di solito ed è davvero carino.»
Abbasso ancora di più la voce. Agnes ridacchia dall’altra parte della linea. «Sei uscita dal lutto finalmente. Dacci dentro, Cay!»
«Che stai dicendo?» sbotto indignata. Io non ci do dentro proprio con nessuno.
«Smettila di fare la santarellina. Goditi la vita e divertiti con lui, fai finta che sia una scappatella estiva.»
«Tu sei tutta matta» commento in un borbottio. «Ci sentiamo.»
«Dacci dentro, Cay!» ripete ancora una volta prima di riattaccare.
Proprio a me doveva capire un’amica scema! Mi vesto velocemente, mi asciugo i capelli e per l’occasione mi trucco anche un po’: sembro di nuovo una donna normale. Recupero le mie cose e torno in camera. Appena varco la soglia, Aidan si alza dal letto e mi fissa con la bocca leggermente aperta.
«Chiudi la bocca che ti entrano le mosche.» Lo prendo irriverentemente in giro.
Il suo sguardo vaga lungo tutto il mio corpo, facendomi sentire completamente in imbarazzo, non mi piace il modo in cui mi sta mangiando con gli occhi.
CAPITOLO UNDICI
False speranze
Judith, la m...