CAPITOLO VENTOTTO
Ti aspetto domani alle 6 pm, al Bayside Port. Con queste parole Jason aveva salutato Flaminia, durante la diretta su Radio Domani.
In quel preciso istante la ragazza non seppe bene cosa rispondere. L’idea che mezza Italia ormai fosse al corrente del suo flirt vacanziero la mise in un tale imbarazzo, che a stento le sue labbra pronunciarono le parole «ci penserò…».
Quella penultima notte nella camera del Coral Bay fu piuttosto agitata per non dire insonne.
«Secondo me dovresti accettare il suo invito!» esclamò Roxie, girando la testa sul cuscino fino a incrociare gli occhi sbarrati della cugina.
«Ma poi sarà tutto più difficile...» replicò Flaminia, accompagnando le parole con un lungo sospiro.
«Spiegami meglio, cos’è che ti fa stare così male?» sbottò Rossana, mettendosi a sedere sul materasso.
«Se lo rivedo...»
«Potresti capire che ti piace davvero. È questo che ti spaventa?»
Flam rimase in silenzio.
«Hai paura di innamorarti di un ragazzo con un corpo spettacolare e dotato anche di cervello?»
«Be’... ecco, in verità... io...»
«Forse non ti rendi conto della fortuna che ti è capitata» la ammonì la cugina.
«Innamorarsi di un uomo che vive dall’altra parte del mondo la chiami fortuna?» replicò Flaminia, girandosi sul letto fino a dare le spalle a Rossana.
«Per caso qualcuno ti aveva detto che l’altra metà della mela si trovava sotto casa?»
«So già che dopo neanche ventiquattro ore dalla mia partenza Jason mi avrà dimenticata, o sostituita con qualche altra turista.»
«Va’ a quell’appuntamento e lascia che sia lui a dirtelo!» concluse Rossana, visibilmente irritata dall’atteggiamento pessimista della cugina.
Il giorno seguente, dopo aver dedicato un paio di ore a far entrare gli abiti e i nuovi acquisti nel suo trolley, Flaminia si convinse che fosse giusto dare un ultimo saluto a Jason, di persona. Del resto, se il destino li stava dividendo, almeno avrebbe conservato un piacevole ricordo di loro due insieme.
Il Bayside Port si trovava a una quindicina di fermate di navetta dal loro albergo, ma per non correre il rischio di arrivare in ritardo, decise di chiamare un taxi.
Una volta salita sulla yellow cab, la ragazza diede indicazioni all’autista. Poi, come esausta, appoggiò la testa al finestrino. In quell’istante nella sua mente prese vita un vortice di pensieri, dal più frivolo: chissà se gli piacerò con questo vestitino rosso corallo, a domande di natura più seria: e se fosse lui a volermi vedere per dirmi che tra noi non c’è futuro?
A zittire questo suo battibecco interiore fu la voce di Rossana. «Non ti rendi conto della fortuna che ti è capitata? Va’ a quell’appuntamento!» le disse.
Dopo una ventina di minuti, l’autista cominciò a rallentare, imboccò l’ingresso di un grande centro commerciale e, fermando l’auto, disse: «Il porto si trova dall’altra parte dei negozi, ma io non posso entrare con la macchina».
«Nessun problema, proseguo a piedi.»
«Deve sbrigarsi se si imbarca sulla crociera delle ٦» la spronò lui, mentre le mostrava la cifra riportata sul tassametro.
«Crociera?» domandò Flaminia, incuriosita per l’affermazione del tizio.
«Altrimenti perché sarebbe venuta qui al porto?»
La ragazza sorrise e, senza aggiungere altre parole, si affrettò ad allungargli un biglietto da dieci dollari.
Il picchiettare dei suoi tacchi sull’asfalto dava l’idea di una camminata allegra e vivace.
Io e Jason in crociera…, cominciò a cullarsi su quel romantico pensiero, ma poi riflettendoci bene si rese conto che la cosa era impossibile. Il giorno dopo lei aveva l’aereo per Roma e nessuna crociera sarebbe durata meno di un weekend.
«Posso avere il piacere di accompagnare questa meravigliosa donna nella sua solitaria passeggiata?»
La voce di Jason la chiamò a pochi metri da lei.
Flaminia si voltò e rimase per un attimo senza fiato. Il suo cavaliere indossava una camicia bianca attillata che metteva in risalto la sua abbronzatura perfetta. Il colletto lasciato aperto faceva intravedere l’inizio dei suoi tonici pettorali, mentre un paio di pantaloni blu notte evidenziavano le gambe lunghe e tornite.
«Allora, non mi dici niente?» proseguì lui, incuriosito dal mutismo della sua dama.
«Stai benissimo...» sibilò lei, non riuscendo a distogliere lo sguardo dai suoi occhi color acqua marina che brillavano, accesi da un evidente entusiasmo.
Jason la ringraziò aggiungendo un baciamano e, sollevandosi dalla piccola genuflessione, disse: «Grazie per essere venuta».
«Non potevo rinunciare a un invito in diretta nazionale.»
I due cominciarono a ridere quando la sirena di una nave attirò l’attenzione di lui.
«Andiamo, presto!»
«Ma dove mi porti?»
«La Ocean Star sta per salpare» rispose, prendendola per mano e cominciando a correre verso la banchina numero quattro.
«Jason, non sarà un altro dei tuoi scherzi?»
«Tranquilla, nel mare non ci sono gli alligatori» la rassicurò.
«Ricordati che tra poche ore devo prendere un aereo e non posso permettermi ritardi!» lo ammonì lei.
Jason le strinse ancora più forte la mano e, come due fidanzati ansiosi di passare qualche ora insieme, iniziarono una corsa a perdifiato verso il molo.
«Benvenuti» fece loro un uomo sulla cinquantina.
«Scusi per il ritardo» si affrettò a rispondere Jason, mentre Flaminia era troppo affannata per proferir parola.
Appena i due furono a bordo, l’imbarcazione a motore sciolse gli ormeggi e lasciò la banchina.
Jason prese posto a prua, invitando Flaminia a sedersi accanto a lui.
«Da qui possiamo godere appieno del paesaggio» fece, allungando un braccio intorno ai fianchi della ragazza.
«Se non sono troppo indiscreta, potrei sapere dove siamo diretti?» gli chiese, sorridente.
«Il capitano è a nostra completa disposizione, possiamo scegliere di circumnavigare il globo o di attraccare su qualche isola sperduta.»
«Sii serio... ti prego.»
«Tranquilla, la Ocean Star ci porterà qualche miglio a largo, staremo in mare il tempo necessario per ammirare lo splendore del tramonto e le luci di una Miami che si prepara a un’altra delle sue lunghissime notti.»
Appena Jason concluse la sua spiegazione, la frizzante brezza dell’Atlantico cominciò a soffiare prima delicata e poi più prepotente. Per ripararsi dal freddo, Flaminia appoggiò il suo viso sul petto di Jason, il quale, come preso da un istinto protettivo, la avvolse con entrambe le braccia.
«Le cose più belle, spesso sono anche impossibili» sentenziò la ragazza, rimanendo stretta al corpo di lui.
«Più che impossibili le definirei, imp...