Dimmi che mi vuoi (Youfeel)
eBook - ePub

Dimmi che mi vuoi (Youfeel)

Non si può possedere ciò che non si comprende

  1. 200 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Dimmi che mi vuoi (Youfeel)

Non si può possedere ciò che non si comprende

Informazioni su questo libro

Non si può possedere ciò che non si comprende. Eva è convita di essere tornata alla propria vita accantonando l'avventura di una notte con Leon, ma lui non è della stessa idea. Mr X la vuole tutta per sé e non permetterà a nessuno di portargliela via. Ma una relazione si basa sulla sincerità, e Leon non è del tutto onesto con Eva. L'improvviso viaggio all'estero dell'uomo rivelerà alla ragazza una sconcertante verità. Dopo "Dimmi quello che vuoi", "Dimmi che mi vuoi" è il secondo conturbante e misterioso volume della trilogia Madness. Mood: Erotico - YouFeel RELOADED dà nuova vita ai migliori romanzi del self publishing italiano. Un universo di storie digital only da leggere dove vuoi, quando vuoi, scegliendo in base al tuo stato d'animo il mood che fa per te: Romantico, Ironico, Erotico ed Emozionante.

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Informazioni

Editore
RIZZOLI
Anno
2016
eBook ISBN
9788858685419

CAPITOLO 1

Trascino le gambe fino al letto lasciandomi andare a peso morto. Sono appena rientrata dopo aver passato la notte più incredibile della mia vita. Posso solo dire che è stato tutto «wow». Mi sono arresa, ho permesso che giocasse con il mio corpo e alla fine ho goduto, proprio come aveva detto che sarebbe successo. Aveva ragione. Dovrei provare qualche senso di colpa per essermi lasciata trasportare, eppure non ci riesco. Mi sento rinata.
Guardo l’orologio appoggiato sul comodino, è troppo presto, sono a malapena le due di notte. Non posso fare a meno di pensare alla faccia del tassista quando è venuto a prendermi. Come dargli torto: una ragazza sola in piena notte in un posto disperso nel nulla. Mi spoglio in modo goffo, buttando i vestiti dove capita, poi mi infilo sotto le coperte. Ho ancora il suo odore addosso ed è piacevole, non voglio lavarmi, perderei il contatto con lui. Già, lui. Si sentirà sollevato nel non trovarmi accanto a sé. Penserà che abbia preso una saggia decisione ad andarmene via. Sì, ho fatto bene perché non avrei saputo cosa dire o fare. Non mi sono mai trovata in una situazione simile e non credo che capiterà nuovamente. C’è stato un attimo in cui mi sono convinta che non fosse solo un gioco. Era così premuroso e attento, anche se continuava a darmi ordini. Sicuramente è il suo modo di fare, pretende e ottiene. Ci è riuscito anche con me, ha vinto. È un uomo singolare, e su una cosa aveva ragione: non mi dimenticherò mai più di lui. È stato in grado di abbattere le mie difese.
Sento le palpebre pesanti e il sonno ha la meglio su di me, devo dormirci su e liberarmi delle sensazioni che sto provando. Ma cos’è che provo? È l’ultima domanda prima di addormentarmi.
Boom. Boom. Boom. Mi sveglia un rumore forte, facendomi sobbalzare, frastornata. Ma che diavolo succede? Mi passo le mani sul viso ancora assonnata, mentre tutto tace. Magari l’ho solo sognato. Ben presto mi devo ricredere, il rumore riprende a martellarmi la testa. Sembra… non ne sono sicura. Mi sorreggo sui gomiti, guardandomi intorno spaesata. Fuori è ancora buio. Il rumore prosegue, così decido di alzarmi. Prendo la T-shirt abbandonata sul pavimento e me la infilo velocemente. Esco dalla camera in punta di piedi e mi avvicino alle scale. Il rumore aumenta. Mi chiedo chi potrebbe bussare in questo modo in piena notte. Impaurita, mi fermo in cima alle scale e osservo la porta. Dovrei chiamare la polizia, potrebbe essere chiunque.
«Eva» urla una voce che conosco fin troppo bene. Che ci fa lui qui? Corro giù per le scale, tirando l’orlo della T-shirt il più possibile verso il basso. Accidenti, dovevo mettermi dei pantaloni. Abbandonata l’idea di tornare di sopra, raggiungo la porta d’ingresso e la spalanco.
«Marcus?» chiedo perplessa. I suoi occhi nocciola mi fissano, poi si butta a peso morto su di me, piangendo. «Mi dispiace tanto» piagnucola. Ha un’aria sconvolta e trasandata, i suoi capelli biondi sono molto più lunghi e disordinati. Per non parlare dell’odore che emana. Puzza di alcol da far paura. Volto la testa di lato, disgustata, cercando di riprendere fiato.
Rimango immobile, chiedendomi se sia un sogno o la realtà. Non è possibile che sia qui. Sono mesi che non ci sentiamo ed è l’ultima persona che mi sarei aspettata di vedere. Non so come comportarmi, mi stacco dalle sue braccia con cautela, poi faccio un passo indietro.
«Perché sei qui Marcus?» chiedo con calma.
Si asciuga gli occhi, appoggiandosi alla porta, e mi guarda in un modo strano. Inquietante. Sembra triste e non capisco il perché di quel mi dispiace.
«Non riesco più a vivere senza di te. Mi manchi ogni giorno di più» dichiara, prima di abbassare lo sguardo. Non riesce neanche a guardarmi. Dice che gli manco, ma non gli credo. A lui manca la balia, quella che gli teneva in ordine la vita e che si preoccupava che non gli mancasse niente. Scuoto la testa, ridendo tra me e me per l’assurdità di tutto quanto. Sono proprio una stupida. Come ho fatto a passare tanti anni con un uomo del genere senza accorgermi di quanto fosse sbagliato per me.
«E allora dimmi. Perché non ti mancavo quando passavi da una scopata all’altra, mentre stavamo insieme?» Le parole mi escono cariche di odio, mentre vorrei ucciderlo con lo sguardo. Fa ancora male pensarci, non crederà che ho dimenticato? Si passa la mano sul collo in modo frenetico. È un segno di disagio, sa di aver sbagliato.
«So che ho sbagliato e farò qualsiasi cosa per farmi perdonare, Eva.» Si avvicina e si mette in ginocchio davanti a me, poi avvolge le braccia intorno alle mie gambe, impedendomi di scappare.
«Una possibilità, è tutto quello che ti chiedo. Eravamo felici, tu eri la donna della mia vita e mi pento amaramente di ciò che ho fatto. Ti prego, dammi una possibilità» mi supplica, mentre appoggia la testa sulle mie gambe. A quel contatto mi viene la pelle d’oca. Provo ancora troppa rabbia nei suoi confronti, non sono pronta a perdonarlo. Dovrei sentire qualcosa, non so, dispiacere, indecisione, invece provo soltanto rancore.
«Ti ho amato, ti ho dato me stessa e tu mi hai tradito.» Abbasso lo sguardo su di lui. «Non avrai un’altra possibilità, sono andata avanti ormai. Non sei più il centro del mio universo, Marcus» concludo, dandogli il colpo di grazia. Davvero non lo amo più? È sorprendente, non mi ero accorta di questa cosa. Credevo sarebbe stato l’unico amore della mia vita, ma a quanto pare le cose sono cambiate. Invece di lasciarmi, lui rafforza la presa e mi bacia la pelle.
«Ho bisogno di te» sussurra. Ho sperato per anni di sentire questa frase, eppure adesso non provo nessuna gioia, anzi fa male. Non ha bisogno di me, vuole solo qualcuno che si prenda cura di lui mentre se ne va in giro a fare i suoi porci comodi. Si dice che il lupo perde il pelo ma non il vizio, e io sono convinta che sia vero. Se l’ha fatto allora, nulla gli impedisce di rifarlo. Non è amore il suo. Cerco di spingerlo via, trascinando le gambe all’indietro, ma lui non molla.
«Cos’è, Sandy ti ha lasciato?» chiedo in tono aspro. Per quanto non abbia più voluto avere a che fare con lui, so cosa combina. Mia madre trova molto divertente rendermi partecipe della vita personale del mio ex. Non capisce che ogni volta per me è come una coltellata. Si stacca bruscamente, sorpreso dalla mia domanda. Riporta il suo viso all’altezza del mio e mi guarda come un cucciolo abbandonato. Oh no, conosco quello sguardo, sono certa che sta per sparare la cazzata del secolo. Ogni volta che diventavo gelosa e lo accusavo di avere delle amanti, mi guardava in questo modo e riusciva sempre a prendersi gioco di me.
«Sono stato con lei solo per dimenticarti, ma non ci sono riuscito e l’ho lasciata. Ti giuro Eva, esisti solo tu.» Come avevo previsto. La realtà è così chiara, mi maledico per aver passato tanti anni senza rendermi conto di che bugiardo fosse. Mi acciglio, incrocio le braccia sul petto e sbuffo.
«Vediamo di chiarirti le idee» dico seria. «Non ho nessuna intenzione di tornare con te, né ora né mai. Fossi anche l’unico uomo rimasto sulla faccia della terra, preferirei darmi fuoco piuttosto che tornare con te. Perciò adesso vattene, per sempre.» Lo minaccio puntandogli il dito contro. Wow, sono sorpresa di me stessa. Non sono mai riuscita a essere così dura con lui. Sgrana gli occhi, incredulo, poi fa un passo indietro. Rimane a fissarmi come fossi un alieno e sorride.
«Mi piace questo caratterino» commenta compiaciuto, avanzando verso di me. «Sei così sexy quando ti arrabbi.» A ogni suo passo, io indietreggio. Oh, andiamo, non ci siamo proprio. Possibile che sia così cocciuto? Poi scatta in avanti, afferrandomi le braccia.
«Vattene Marcus» ringhio. Lui ride come un ebete, avvicinando il viso al mio, e io mi allontano guardandolo disgustata.
«Sei cambiata molto in questi mesi» sussurra. Ma allora non ha capito niente di quello che gli ho detto. Sposto la testa indietro, allarmata dalla sua vicinanza. So che vuole baciarmi, ma non succederà.
«Vattene» ripeto, mentre lo spingo con le mani sul petto. Maledizione, non riesco a farlo arretrare. Sorride malizioso, poi si avvicina lentamente al mio viso.
«Tu mi ami ancora» canticchia divertito. La puzza di alcol m’invade, provocandomi un senso di disgusto. Deve aver bevuto parecchio prima di piombare qui in questo stato. Mi sposto di lato, pur avendo addosso le sue mani che cercano di trattenermi. Potrei dargli un calcio nelle parti basse, se lo merita.
«Togli subito le mani da lei» tuona una voce fuori campo, facendomi sobbalzare. Okay, questa notte sta diventando fin troppo movimentata. Da dietro le spalle di Marcus una figura possente avanza come una belva. Ha la faccia di chi ha avuto un brusco risveglio. Lo guardo, mi guarda, poi sposta l’attenzione sul mio ex.
«Leon?» chiedo sotto shock. Lui è qui? Perché è venuto a casa mia? Un momento. Come fa a sapere dove abito?
«E tu chi sei?» ringhia Marcus, voltandosi verso di lui sorpreso. I due si guardano in cagnesco, finché gli occhi di Leon non si posano sulle mani di Marcus che mi tengono ancora per le braccia. Poi mi afferra con un gesto veloce, mi allontana da Marcus e mi tira verso di sé. Il mio corpo, privo di reazione, va a sbattere contro il suo petto, mentre assisto alla scena più surreale della mia vita.
«Tu chi sei?» domanda a sua volta Leon, con lo sguardo fisso su Marcus, mentre le sue braccia mi avvolgono la vita. Non riesco a capire cosa stia succedendo, sono troppo frastornata per ragionare. Davanti a me c’è il mio ex, l’uomo che mi ha tradito, che mi ha fatto soffrire. E poi c’è lui, lo sconosciuto di una folle notte di sesso.
«Eva, amore. Chi è questo vecchio?» mi chiede Marcus, con aria da duro. Amore? Ma come gli viene in mente? Lo guardo di traverso, mentre lui mi rivolge un sorriso beffardo per poi riportare l’attenzione su Leon. Mi sento catapultata nella preistoria, si comportano come due uomini primitivi. L’ha definito vecchio e sono certa che sia una provocazione. Si vede che Leon non ha molti anni più di lui. Io non riesco proprio a capirlo. Non può pensare di ripiombare nella mia vita e comportarsi come se fosse ancora il mio fidanzato.
«Questo vecchio, come mi hai chiamato tu… è l’uomo che ti farà saltare i denti se non te ne vai subito» ruggisce Leon, mentre mi stringe a sé. Dovrei essere spaventata, eppure non lo sono, mi sento protetta. Le mie narici vengono invase da un buon profumo, il suo. I due continuano a guardarsi, mentre io non riesco a reagire. Dovrei mettermi a urlare e sbattere fuori entrambi, eppure non lo faccio. Perché?
«Non me ne vado se non è lei a chiedermelo» ribatte Marcus in tono minaccioso. Il petto di Leon si solleva per poi abbassarsi, non posso fare a meno di sentire come batte forte il suo cuore. Non so perché è qui, né perché stia facendo tutto questo, ma la cosa strana è che non mi dispiace. Devo mandare via Marcus in fretta, e quando finalmente decido di reagire, Leon mi volta verso di lui. Mi guarda, e io m’incanto.
«Lady, dì a questo essere di andarsene. Adesso» mi ordina. Io mi sento tremare, non per paura ma per qualcos’altro… eccitazione. Cosa mi succede? Senza distogliere lo sguardo da lui, raccolgo quel briciolo di controllo che mi è rimasto.
«Marcus vattene subito.» Il viso di Leon si rilassa leggermente, ma sembra comunque arrabbiato e non riesco a capire il perché. Marcus ridacchia alle mie spalle, sento i suoi passi mentre si avvicina a me. Gli occhi di Leon si spostano oltre le mie spalle, serra la mascella e aggrotta le sopracciglia.
«Ci vediamo presto, cucciola» sussurra Marcus in modo tenero, per poi andarsene. Gli occhi di Leon seguono i suoi movimenti con un’espressione feroce. Ora siamo soli, ma non sono spaventata, anzi mi sembra quasi di provare un senso di eccitazione. Eppure siamo seri, Leon non è del tutto normale. Piomba in casa mia, minaccia il mio ex e poi lo caccia.
«Adesso Eva» dice, voltandosi verso di me, «spiegami perché mi sono svegliato da solo.» Si avvicina e io indietreggio. «Nonostante ti avessi detto che ti avrei scopato ancora e ancora.» Fa un altro passo in avanti e io arretro, andando a sbattere con la schiena contro il muro. Sono in trappola. Quindi il suo problema è questo. Andandomene, gli ho tolto l’ultima parola. Dovrei ribattere, ma non riesco a parlare.
«Vediamo di chiarire subito la situazione.» Con uno scatto si piazza davanti a me e appoggia le mani sulla parete ai lati del mio corpo. Respiro a fatica e mi tremano le gambe. Come riesce a farmi sentire così?
«Sono molto arrabbiato. E sai cosa succede quando sono così arrabbiato?» chiede, mentre i suoi occhi mi penetrano fino alle ossa. Scuoto la testa, confusa, non capisco perché sto a questo gioco perverso, folle. «Succede che devo scoparti» sussurra sulle mie labbra, mentre spalanco gli occhi, sorpresa dalla sua dichiarazione. Perché insiste con me, se può avere donne diverse ogni sera? Mi abbasso, per sfuggire da quella trappola, e corro su per le scale. È pazzo, non ci sono altre spiegazioni. Lo sento correre dietro di me e l’adrenalina schizza alle stelle. Arrivo in camera con il cuore in gola e mentre cerco di chiudere la porta, lui la spinge talmente forte da farmi rimbalzare all’indietro. La porta sbatte sul muro e lui entra con uno sguardo che non lascia via di scampo.
«Non provare a respingermi» avverte, avanzando verso di me. Mi sposto oltre il letto, ponendo una distanza tra noi, e finalmente il mio cervello riesce a collegarsi alle corde vocali.
«Si può sapere che diavolo vuoi da me?» sbraito furiosa. «Come sai dove abito?» gli chiedo, fuori di me.
«L’iscrizione alla villa» risponde prontamente. «Da allora so tutto di te» mi confessa, passandosi la mano sui capelli in un gesto frustrato. Non capisco perché si sia preso la briga di seguirmi, visto che si tratta solo di un’avventura.
«Senti Leon. È stato divertente, ma non ho più voglia di giocare.» È la verità. Non posso continuare a vederlo, prima o poi la coscienza busserà alla mia porta e sarà la fine.
«Divertente? Giocare?» sbraita, con gli occhi fuori dalle orbite. «Cosa ti fa pensare che fosse un gioco?» mi chiede alterato. Io lo guardo basita. Non era un gioco?
«Tu sei Mr X, quello che scopa con tutte. Come vorresti definirlo, se non un gioco?» ribatto, mentre ci guardiamo inferociti. Lui appoggia le mani sui fianchi e picchietta il piede sul pavimento. Non lo conosco, ma questa cosa non promette nulla di buono.
«Rispondi a una semplice domanda e me ne vado» mi avvisa, serio. Mi appoggio al comò e mi aggrappo agli angoli del mobile. L’idea che se ne possa...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Copyright
  3. Frontespizio
  4. DIMMI CHE MI VUOI
  5. Anisa Gjikdhima
  6. CAPITOLO 1
  7. CAPITOLO 2
  8. CAPITOLO 3
  9. CAPITOLO 4
  10. CAPITOLO 5
  11. CAPITOLO 6
  12. CAPITOLO 7
  13. CAPITOLO 8