Taglio, piega e gossip (Youfeel)
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Taglio, piega e gossip (Youfeel)

Il pettegolezzo ti fa bella

  1. 100 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Taglio, piega e gossip (Youfeel)

Il pettegolezzo ti fa bella

Informazioni su questo libro

Il pettegolezzo ti fa bella Beauregard, con i suoi modi raffinati, eleganti e suadenti, è il mago delle chiome femminili, e il suo salone è il più ricercato e quotato della città. Anita, la sua più stretta e fidata collaboratrice, è una cinquantenne piena di energia: è lei a tenere le redini del Salone, coordinare il lavoro delle "ragazze" e ascoltare le chiacchiere delle clienti. Tra amori - coniugali, extra-coniugali, bisessuali, felici, complicati - e tradimenti, divorzi e colpi di fulmine, amicizie e antipatie, le giornate da Beau non sono mai noiose. Le signorine Ornella e Dolores, l'affittacamere Eugenia, Barbara, divorziata e felice, la Signorina Volpe, ladra internazionale, Ketty la lucciola: tutte hanno una storia da raccontare. E Anita, tra una piega e un colore, sa ascoltare e… spettegolare. Un romanzo corale, ironico e scoppiettante, da leggere (e commentare) sotto il casco del proprio parrucchiere di fiducia, sorseggiando una tazza di caffè. MOOD: IRONICO - YOUFEEL RELOADED dà nuova vita ai migliori romanzi del self publishing italiano. Un universo di storie digital only da leggere dove vuoi, quando vuoi, scegliendo in base al tuo stato d'animo il mood che fa per te: Romantico, Ironico, Erotico ed Emozionante.

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Informazioni

Editore
RIZZOLI
Anno
2016
eBook ISBN
9788858685297

CAPITOLO VENTIDUE

Un mistero insoluto
Sbuffo e soffio mentre allo sportello sembrano impiegarci un’eternità, e so che non arriverò in tempo prima della chiusura. Non ve l’ho detto? Oggi Beauregard chiude alle cinque per un impegno inderogabile. Lo sa da almeno tre mesi, e io infatti avevo pensato, quando ci era stato comunicato il calendario dei turni, che fosse una coincidenza perfetta visto che sarebbe caduta proprio per il mio compleanno. Poter uscire in anticipo e godersi la semivacanza… sì, questo prima che Gigi diventasse un altro e quando non immaginavo neanche lontanamente che oggi sarebbe stata, invece, una giornata da dimenticare.
Sta per toccare a me, so che sarà una cosa veloce, ma guardo l’orologio e vedo con disappunto che manca quasi un quarto d’ora alle cinque: al ritorno, sia che corra a piedi per tutto il tragitto sia che salti sulla metro, non cambia nulla, non arriverò mai in tempo. Non capisco cosa sia preso a Beau, alle quattro, di spedirmi in banca per un pagamento che scade tra pochi giorni, e di cui si era completamente dimenticato. Perché io, perché proprio oggi? Anche se Gigi ha la luna per traverso, mi ero fatta comunque l’idea di uscire in anticipo. Allora perché mi fai questo, Beau? Lo sai che a quest’ora in banca ci sarà tanta gente, lo sai che potevi pensarci prima…
«Anita, ti prego, sei l’unica di cui mi fidi come me stesso: ti prometto che mi sdebiterò alla prima occasione, ti darò un permesso quando lo vorrai e ti pagherò lo straordinario…»
Dite che vi ho già detto che è difficile negare qualcosa a Beauregard quando parla con quella sua cantilenante gentilezza? Alla fine, l’ho mandato mentalmente a farsi friggere, ma sono andata in banca. Non è per lo straordinario, credetemi, né perché so che lui paga sempre i suoi debiti in fatto di favori. L’avrei fatto comunque per aiutare Beau, ma è solo che oggi non ero dell’umore adatto, tutto qui.
La metropolitana corre nel tunnel e io guardo le luci e gli altri passeggeri, ma mi accorgo che in realtà non li vedo. Vedo Beau che si scusa frettolosamente perché, quasi a farlo apposta, mi ha mandato a fare la commissione proprio oggi, quando tutte le altre usciranno prima, vedo Gigi che dopo colazione mi saluta con indifferenza, con la mente rivolta ad altro, come se io non fossi neppure stata lì…
Manca poco che mi metta a piangere, e mi soffio il naso per fermare le lacrime sul nascere. Mi è venuta una di quelle malinconie che ti stendono, e ormai penso che rinuncerò ai miei progetti di andare a guardare un po’ di vetrine e a fare un po’ di shopping. Lascerò le ricevute della banca al negozio, chiuderò a chiave e andrò difilato a casa. Potrei telefonare ai miei figli, o magari alla mamma. La sua regola con me, una regola che ho sempre apprezzato con tutto il cuore, è stata quella di non fare la suocera invadente, ma non significa che a volte io non abbia avuto bisogno dei suoi buoni consigli. Se non altro, parlerò un po’ con qualcuno…
Risalgo dalla sotterranea e il traffico della città, che di solito non mi dà fastidio, mi irrita; cammino velocemente e arrivo davanti al salone che, come previsto dal momento che sono le cinque e mezzo, è buio e chiuso.
Faccio il giro per passare dal retro, e resto di stucco quando mi accorgo che qui, invece, non è chiuso a chiave. Come, non se ne sono già andati tutti? Ma Beau mi aveva fatto capire chiaramente che, se non fossi arrivata in tempo, avrebbe lasciato la porta del vicolo chiusa ma senza antifurto, e poi ci avrei pensato io a inserirlo dopo aver lasciato i fogli della banca.
Entro con un vago senso di diffidenza: oggi mi manca solo un’aggressione a mano armata da parte di una banda di rapinatori, e siccome vedo tutto nero, non faccio fatica a immaginare una simile possibilità. Socchiudo la porta della stanzetta di disimpegno e sbircio da una fessura. Le luci del salone sono tutte spente, le tende delle vetrine sono state abbassate, perciò non si vede un bel niente, tranne uno strano chiarore laggiù in fondo (il salone è a un solo piano, ma esteso per l’intero angolo di un edificio)… povera me, saranno mica dei ladri con una torcia elettrica? A meno che non stiano cercando di nascondersi…
«Beau? Sei qui? C’è qualcuno?» chiamo forte senza entrare, ma anzi pronta a darmela a gambe in caso di pericolo.
«Anita, sei tu? Fammi un piacere, cara, accendi tutte le luci.»
Era la voce di Beau venuta da qualche parte del salone, ma non riesco a capire: c’è qualcosa sotto.
«Tutte le luci? Ma…»
«Anita, per favore: non discutere e accendi.»
Mi irrigidisco: questo è lo stesso tono che usava quando ero un’apprendista giovane e maldestra e commettevo qualche errore.
Prima quelle istruzioni, e io credevo che qui non ci fosse più nessuno; adesso altre istruzioni, e Beau è qui al buio. Cosa accidenti sta succedendo? È qualche stupido scherzo alle spalle della tua dipendente più anziana? Questo da te non me lo sarei aspettato, Beauregard, non oggi soprattutto! Ritiro dentro la testa, vado al quadro elettrico e con un colpo secco premo l’interruttore generale, che accende tutte le luci, e adesso voglio proprio andare a fondo di questa storia.
Esco con decisione dal locale di servizio che serve anche da magazzino, pronta ad arrabbiarmi e…
«Buon compleanno!»
Mi blocco dove sono, con la bocca stupidamente spalancata e una mano sul petto: una sorpresa è sempre una sorpresa, e quando capita qualcosa che non ti aspetti il cuore parte all’impazzata.
Beau e tutte le ragazze, una ventina di persone in tutto, più diverse clienti tra le più affezionate e alcuni amici e amiche mi vengono incontro e parlano insieme; alcuni festoni sono stati appesi agli specchi e recitano in lettere colorate e luccicanti «Buon Compleanno, Cara Anita», «Milioni di Auguri» e altre frasi così.
Mi copro la faccia con le mani e stavolta piango per davvero e rido nello stesso tempo. «Anita, pensavi di cavartela con un “buon compleanno” buttato là a mezza voce?» mi domanda Beau abbracciandomi, e poi aggiunge anche di non essersi dimenticato che sono trent’anni esatti che lavoro per lui, e che se aveva deciso di chiudere prima proprio oggi c’era un’ottima ragione per farlo.
«Per fortuna non ha sospettato nulla!» aggiunge volgendosi agli altri.
Sì, è vero, e sono costretta ad ammetterlo: oggi devo essere stata un libro aperto per Beau e per le mie colleghe, e tutti si sono di sicuro accorti che ero lontana anni luce dal sognarmi una simile sorpresa.
Con mani che tremano un pochino tiro fuori un fazzolettino di carta dalla borsa e mi asciugo gli occhi, ma rialzo di scatto la testa quando sento una voce che riconoscerei tra mille.
«Perdoni anche me, tesoro?»
Non mi chiedo né perché né come né qualunque altra domanda che potrebbe venirmi in mente. Anche se volessi, non ne avrei il tempo, perché Gigi, sbucato fuori da dietro le ragazze che lo coprivano, mi è già venuto vicino e mi sta baciando sulla bocca con tutto l’ardore di un giovanotto, e mi sta ripagando con gli interessi il bacio che non ho avuto stamattina.
Come in sogno sento applausi, esclamazioni di approvazione, complimenti e risate compiaciute, ma non mi stacco da Gigi finché siamo tutti e due senza fiato. Solo a quel punto gli metto una mano sul petto e lo allontano per guardarlo in viso: adesso sì che vorrei chiedergli tantissime cose, vorrei chiedergli cosa c’era che non andava, ma d’un tratto intuisco.
Sì, Gigi aveva effettivamente un’aria colpevole… colpevole di stare organizzando una grandiosa festa a sorpresa! Gli salto di nuovo al collo e lo copro di baci: «Tu… ti pare bello avermi fatto preoccupare tutto questo tempo?» è l’unica cosa che riesco a dirgli. Lo conosco a sufficienza per capire che adesso non devo più stare in ansia: faceva finta, ha fatto finta di avere più muso del solito per tutte queste settimane, e chissà quanto si sarà sforzato per evitare che io potessi avere anche il minimo sospetto.
Ed è stato bravo, glielo riconosco! E sono state brave anche le ragazze: Luciana, Tina, Marinella, Linda, Cornelia e tutte le altre, e naturalmente Beau con quella ridicola commissione alla banca…
«Buon compleanno e buon anniversario, Anita» mi sussurra mio marito, poi mi prende per la mano e mi porta verso il centro del salone: le mie colleghe si spostano, ed ecco che appaiono una grande torta panna e cioccolato e un lungo tavolo con bibite, vassoi pieni di dolcetti e diversi pacchettini.
Sono sempre più commossa: per i nostri compleanni spesso ci scambiamo piccoli pensieri, ma si vede che, per il numero tondo dei cinquanta, le ragazze hanno pensato di fare le cose in grande, invitando anche un sacco di altra gente.
Continuo ad avere l’impressione di sognare, ma sto vivendo dei momenti fantastici e mi diverto molto a togliere nastri e a scartare scatole di varia dimensione. Ci sono oggetti di piccolo valore che rispondono ai miei gusti, come libri, utensili colorati per la cucina, accessori d’abbigliamento, ma c’è anche una confezione con l’etichetta di una prestigiosa gioielleria. La prendo con un po’ d’esitazione, sotto gli occhi luccicanti di Beau e di tutte le colleghe: «Dai, Anita, aprilo: quello te l’abbiamo preso tutti insieme, speriamo che ti piaccia» mi sprona Tina, dando voce al pensiero comune.
Lo apro e arrossisco di gioia e di commozione: è un orologio da polso, un Hamilton dal cinturino di pelle e dal quadrante nero. Ricordo perfettamente, qualche mese fa, di aver detto qualcosa in proposito davanti a Beauregard: parlavamo di orologi come in altri momenti parliamo del tempo, ma evidentemente quel tesoro di Beau ha preso nota delle mie parole, anzi mi ha preso alla lettera! Lo desideravo segretamente senza osare spendere tutti quei soldi per comprarlo, e il fatto che mi piace lo si vede con chiarezza dall’espressione estatica che devo avere. Lo indosso subito e poi bacio tutti, uno per uno, per queste sorprese una dopo l’altra; alla fine, tagliamo la torta e ci serviamo, assaporando senza ritegno la scritta con lo zucchero rosa che diceva AUGURI.
Il mio party dura per un paio d’ore, forse tre, al termine delle quali siamo tutti sparsi sulle poltroncine su cui di solito si accomodano le clienti: non siamo ubriachi, perché da bere c’erano soprattutto cola, limonate, aranciate e cose del genere, ma mi sa che ci impiegheremo un po’ a pulire (anche se è la mia festa, mi sentirei un’egoista a lasciare il lavoro sporco agli altri dopo quello che hanno fatto per me).
L’atmosfera chiassosa di prima si è trasformata in un bisbiglio tranquillo, gli invitati chiacchierano tra loro e Gigi e io brindiamo con un ultimo bicchiere: mi ha confessato, tra una fetta di torta e un pasticcino, il segreto che si nascondeva dietro al suo comportamento negli ultimi tempi, e scopro che la stanchezza non era per finta.
Negli ultimi cinque mesi, ha praticamente fatto un secondo lavoro insieme a un suo conoscente, aiutandolo spesso in un locale notturno. La moglie di quest’uomo, che ho incontrato solo un paio di volte, ha avuto due gemelli e un parto un po’ difficile, e il marito, parlando con Gigi, gli aveva detto di dover trovare urgentemente una persona dall’onestà a tutta prova che potesse aiutarlo. Quel tesoro di Gigi, che aveva già in mente da un bel pezzo di comprarmi un bel regalo per la mia (nostra) festa, si è offerto di fare dei turni come tuttofare nel locale, soprattutto nelle ore di punta tra le dieci e le due di notte, sorvegliando il personale e svolgendo in sostanza il compito che sarebbe toccato alla mamma novella. Si è privato un po’ del sonno e si è stancato da morire, e io lo rimprovero dolcemente, ma non prima di avergli confidato con vergogna tutti i miei sospetti.
Lui mi abbraccia e scuote la testa: «Volevo farti un regalo grossissimo (ha detto proprio così). Te lo meriti». Ridiamo insieme, ma io so che anche lui si meriterebbe qualcosa di bello… intanto rimiro l’orologio, frutto anche degli sforzi extra di Gigi. Di solito, i regali ce li scambiamo a Natale e per i compleanni: il fatto che il mio cada nella data di anniversario di nozze è solo una coincidenza e lui non ha mai voluto ricevere niente per questo, ma domani gli comprerò sicuramente qualcosa di bello, che lui sia d’accordo o no…
È venuta l’ora di salutarci, quindi ci rimettiamo in piedi con quell’aria un po’ languida che si ha dopo un bel party. È Beau a parlare per primo, dopo essermi venuto vicino e avermi preso le mani tra le sue: «Anita, fa’ un buon viaggio e divertiti».
Lo guardo con due punti di domanda negli occhi: «Viaggio?» ripeto stupefatta, mentre tutte le accezioni della parola viaggio mi scorrazzano in testa senza che io riesca a dare un senso a quest’augurio.
«Sì, il viaggio. Anzi, dovrei dirti “buone ferie”, ed è proprio quello che sto facendo, amica mia: fa’ buon viaggio e goditi le tue vacanze.»
Continuo a fissare Beau con un sorriso scemo stampato in faccia e la fronte corrugata nella più grande meraviglia, e allora lui si rivolge a Gigi: «Ma non gliel’hai ancora detto?».
«Detto cosa?» chiedo, mentre mio marito mi circonda le spalle col suo braccio muscoloso che non scambierei con quello di nessun altro uomo al mondo.
«Della crociera che faremo io e te; staremo via per due mesi.»
Crociera? Due mesi? Sarà il caso di darmi un pizzicotto sul braccio per essere ben sicura di non star dormendo?
«Insomma, te l’ho detto che ho fatto un po’ di lavoro extra, no? E che ne è valsa la pena… oh, Anita, ma non guardarmi così: t’assicuro che non ho rapinato banche o spacciato. Ti giuro che la storia del bar è vera, puoi anche andare a trovare lui e sua moglie e i gemelli, se vuoi essere sicura. È stato contento di me e, contando che lavoravo la sera, mi ha pagato quasi come se avessi fatto gli straordinari. E così adesso ne ho abbastanza per portarti in crociera sei mesi, ma ho pensato che intanto due sarebbero stati già qualcosa, e poi potremo fare un po’ di shopping, se vuoi…»
Gli volo di nuovo al collo, per la ventesima volta stasera, e non riesco a crederci: una festa a sorpresa, un mucchio di regali bellissi...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Copyright
  3. Frontespizio
  4. TAGLIO, PIEGA E GOSSIP
  5. FRANCESCA BRAVI
  6. CAPITOLO UNO
  7. CAPITOLO DUE
  8. CAPITOLO TRE
  9. CAPITOLO QUATTRO
  10. CAPITOLO CINQUE
  11. CAPITOLO SEI
  12. CAPITOLO SETTE
  13. CAPITOLO OTTO
  14. CAPITOLO NOVE
  15. CAPITOLO DIECI
  16. CAPITOLO UNDICI
  17. CAPITOLO DODICI
  18. CAPITOLO TREDICI
  19. CAPITOLO QUATTORDICI
  20. CAPITOLO QUINDICI
  21. CAPITOLO SEDICI
  22. CAPITOLO DICIASSETTE
  23. CAPITOLO DICIOTTO
  24. CAPITOLO DICIANNOVE
  25. CAPITOLO VENTI
  26. CAPITOLO VENTUNO
  27. CAPITOLO VENTIDUE
  28. NOTA SEMISERIA
  29. RINGRAZIAMENTO