Il pilates non l'avevo considerato (Youfeel)
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Il pilates non l'avevo considerato (Youfeel)

Quando hai il cuore spezzato, non scappare. Vendicati.

  1. 200 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Il pilates non l'avevo considerato (Youfeel)

Quando hai il cuore spezzato, non scappare. Vendicati.

Informazioni su questo libro

Quando hai il cuore spezzato, non scappare. Vendicati. Daria Mancini ha trent'anni, un lavoro che adora e un fidanzato che le altre donne le invidiano. Tutto procede per il meglio… fino al giorno della festa di Ilenia. Qui Daria ascolta senza volere una conversazione tra la padrona di casa e il suo Davide: sconvolta e addolorata, si affida alle amiche Adriana e Isabella per l'organizzazione di una vendetta esemplare. Nelle settimane successive, il Piano cambierà la sua vita trasformandola in una moderna Cenerentola sexy e sicura di sé. Ma spesso anche il piano più accurato può portare a delle conseguenze inaspettate… Un romanzo brioso e leggero, che ci ricorda che la vera bellezza viene dall'interno. In mancanza di quella, ci si può sempre consolare con una nuova crema per il viso e un corso di pilates. Mood: Ironico - YouFeel RELOADED dà nuova vita ai migliori romanzi del self publishing italiano. Un universo di storie digital only da leggere dove vuoi, quando vuoi, scegliendo in base al tuo stato d'animo il mood che fa per te: Romantico, Ironico, Erotico ed Emozionante.

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Informazioni

Editore
RIZZOLI
Anno
2016
eBook ISBN
9788858685693

CAPITOLO TREDICI

La vera bellezza viene dall’interno. In mancanza di quella, ci si può sempre consolare con una nuova crema per il viso e un appuntamento dall’estetista.
«Avete raggiunto la destinazione finale» annunciò la voce metallica e troppo acuta del mio navigatore satellitare.
«Ed era anche ora» rispose la mia, più melodica e bassa. Il viaggio era stato lunghissimo. Invece di essere partita alla volta di un centro benessere appena fuori Roma, mi sembrava di essere arrivata nella steppa russa. Mi trovavo davanti a un grande cancello in ferro battuto che mi fece venire in mente Dante e le porte dell’inferno. Ma questo non era l’atteggiamento giusto. Dovevo cercare di godermi quel fine settimana.
Appena scesi dalla macchina mi stiracchiai un poco, pronta ad affrontare un centro stile NASA, invece ebbi la piacevole sorpresa di scoprire che la spa era davvero incantevole. Assomigliava molto a una vecchia locanda di campagna tutta crema e oro. Scoprii che la hall conteneva una grande libreria di mogano stipata di libri, un camino e un tavolo carico di bicchieri di spumante.
«Benvenuta al centro benessere Colombe e Ulivi. Non si lasci ingannare dal nome: si tratta di un ottimo centro e io lo posso ben confermare. Ho visto tante di quelle orribili donne entrare qui dentro come se avessero il peso del mondo addosso, andare via ringiovanite di una decina d’anni… Oh, mi scusi!» esclamò il portiere mortificato. «Non intendevo certo parlare di lei.»
«Non si preoccupi, in effetti mi sento un po’ stressata» risposi umiliata, chiedendomi se avevo davvero bisogno di perdere qualche anno per sentirmi di nuovo presentabile.
«Allora, vada a fare il check-in mentre io le porto le valigie in camera e poi faccia un salto nel cortile dietro la locanda. Sono sicuro che il suo umore migliorerà. E ricordi che i cocktail saranno serviti nel salotto alle otto meno un quarto.»
Mi registrai con una certa rapidità e feci un salto a vedere il cortile, come mi aveva consigliato.
Per un attimo trattenni il fiato, colpita dalla bellezza dei boschi che circondavano il centro. Mi trovai ad ammirare una serie di sentieri di ghiaia con piccole panchine e lampioni antichi. Il vento leggero faceva stormire i pini e con un poco di fantasia si sarebbe potuto credere di essere in un luogo incantato.
Mentre osservavo la fontana al centro del giardino, sentii squillare il telefono. Lo aprii e sorrisi quando lessi il nome sul dispositivo. «Ciao, Lorenzo. La libreria è ancora in piedi?»
«Volevo solo sapere se sei arrivata sana e salva.»
«Più o meno. Sono riuscita a perdermi una decina di volte anche con il navigatore satellitare.»
«Spero che ne valga la pena. Non so perché, ma non pensavo ti piacessero i centri benessere.»
«E infatti… Ma questo posto è meraviglioso. Non ne hai idea. Sembra una vecchia locanda. È così tranquillo e ci sono boschi e una fontana, il luogo ideale per leggere e rilassarsi. Da questo momento passerò tutte le mie vacanze in un centro di questo tipo.»
«Lieto di sapere che ti stai divertendo. Ma non eri andata lì per qualche trattamento e per fare un po’ di sport?»
«Oh!» esclamai rendendomi conto che avevo completamente dimenticato quella parte del programma. «Suppongo di avere un po’ di tempo libero tra un trattamento e l’altro. Ho portato con me un paio di libri.»
«Solo un paio? Guarda che stai parlando con me, mi puoi dire la verità.»
«Ok, forse sono un poco più di un paio, ma lo scopo di questo fine settimana è rilassarmi e io mi rilasso solo leggendo.»
«Ah, se tutti la pensassero come te! Adesso devo andare. Ti auguro buon divertimento. Chiamami nell’esatto momento in cui finisci di leggere lo scatolone che ti sei portata dietro. Te ne manderò un altro.»
«Ma guarda che ritorno lunedì» risposi ridendo.
«Ti conosco.»
Un secondo dopo aver riattaccato, il telefono squillò ancora. Mi sembrava strano che Lorenzo non mi avesse chiesto l’ubicazione di qualche libro e, infatti, ecco la chiamata d’aiuto.
«Insomma, non riesci proprio a sopravvivere senza di me» salutai.
«È un momento sbagliato? Posso chiamare più tardi.»
Il mio cuore smise di battere. E non fu affatto piacevole. Un secondo più tardi mi resi conto di quello che avevo detto e avvampai. Tra tutte le frasi infelici, avevo scelto la peggiore.
«Davide, ciao! Pensavo che fossi un’altra persona.»
«Non hai letto il mio nome sul display?» domandò lui con il suo solito pragmatismo.
«Mmh… no. Come stai?» chiesi per cambiare argomento.
«Splendidamente. Sono a Zurigo per lavoro. Darei qualsiasi cosa per poter vivere in una città come questa. È così ben organizzata e precisa. Davvero, non c’è paragone con l’Italia.»
«Mi fa piacere sentire che ti stai divertendo.» E che hai già cominciato a frequentare altre donne.
A quel punto un silenzio pieno di disagio scese su di noi. C’erano un milione di cose che avrei voluto dirgli ma dovevo tenermele per me. Faceva parte del Piano e il Piano era diventato la mia ragione di vita.
«Senti, stavo solo chiamando per sapere come stai. Sembravi decisamente giù quando ci siamo incontrati l’altro giorno.»
«Sto benissimo, grazie. Non ero giù, solo un po’ raffreddata. Sai, uno di quei virus passeggeri.»
«Bene, mi fa piacere. A proposito, dove sei? Ho provato a chiamarti a casa ma non mi ha risposto nessuno.»
Okay, cosa dovevo rispondere? Mi trovo in una specie di centro dove le donne vengono a farsi torturare per poter perdere qualche chilo e spianare una ruga o due affinché i loro mariti o fidanzati continuino a trovarle attraenti? Meglio di no. Colta da un improvviso lampo di genio risposi: «Anche io sto facendo un viaggio di lavoro. È stata una cosa improvvisa ma molto interessante».
«Davvero?» chiese Davide con una strana sfumatura nella voce. Cosa era? Ah, certo, sembrava proprio rispetto. «Non mi avevi detto di dover partire. A dire la verità non hai mai fatto un viaggio di lavoro per quello che ne so.»
«Negli ultimi tempi gli affari sono andati così bene che Lorenzo ha iniziato a pensare di acquistare anche testi antichi per poi rivenderli a cifre astronomiche. Sai come funziona il mercato dei collezionisti. C’è tanta gente disposta a spendere cifre pazzesche pur di avere qualcosa di unico.» Okay, dovevo smettere di dire stupidaggini. Di sicuro Davide non avrebbe creduto a una sola parola.
«È una grossa responsabilità, Daria. Sono felice per te. Allora adesso è meglio che ti lasci lavorare. Ti auguro buona fortuna.»
«Sì, ehm… grazie.»
Altro silenzio pieno di tensione. Potevo quasi sentire il rumore dei suoi pensieri. Il mio viaggio di lavoro mi aveva fatto guadagnare qualche punto ma evidentemente non abbastanza e la telefonata sarebbe finita lì.
«Prenditi cura di te, mi raccomando.»
«D’accordo» risposi sentendo svanire tutta l’eccitazione che avevo provato arrivando in quel luogo meraviglioso. «Anche tu.»
Chiusi il cellulare e lo feci scivolare in tasca. Notai una panchina in legno sotto una quercia antica con i rami che si allungavano sul sentiero. La raggiunsi e cominciai a torturarmi ricordando tutti i momenti belli che avevo passato con lui. Non devo piangere, mi dissi mentre i miei occhi si riempivano di lacrime. Forse il Piano di Isabella funzionerà.
Già, e forse quest’anno Babbo Natale farà il giro del mondo con un sacco pieno di regali.
Sospirai e dopo mezz’ora di supplizio, tornai all’interno dell’albergo dove chiesi la chiave della mia stanza.
«Mia cara signorina» mi disse l’uomo alla ricezione. «Qui al Colombe e Ulivi non permettiamo certo alle nostre meravigliose clienti di vagare sole e senza meta. Qualcuno si occuperà di lei. Mi perdoni, ma ha proprio l’aria di chi ha bisogno di essere tirata su di morale. Ha fatto bene a prenotare un fine settimana da noi. Quando tornerà a casa, vedrà tutto sotto una luce diversa.»
Davanti a me si materializzò il cameriere più bello del mondo, un tizio che avrebbe fatto sentire inadeguato anche Johnny Depp. Sollevò il mio bagaglio a mano carico di libri come se fosse una scatola di stuzzicadenti e mi chiese di seguirlo. Non c’era niente da dire, quello era l’hotel migliore del mondo.
Il bellissimo cameriere aprì la porta di una camera da letto che dava direttamente sul retro del cortile e rifiutò la mancia.
«Non potrei mai accettare una ricompensa da una fanciulla così graziosa» mi disse mentre riflettevo sulla possibilità di trasferirmi per sempre lì.
Anche la mia stanza era spettacolare. Avevo addirittura un enorme, caldo letto a baldacchino. Qualcuno aveva pensato a tutto ciò che un ospite poteva desiderare, dai fiori freschi nei vasi ai libri più recenti fino alle coperte di scorta per le notti più fresche. La stanza da bagno era fornita di sapone, profumo, shampoo, lozione e olio da bagno. Osservai il grande comodino di fronte al letto, gli specchi, le rose sul comò e mi dissi che non avevo più nulla da desiderare. A parte Davide, ovviamente. Perché aveva chiamato? Solo per assicurarsi che non avessi tentato il suicidio? O gli mancavo? No, che idea stupida. Probabilmente si sentiva in colpa e voleva assicurarsi che stessi bene.
Quando rimasi sola, feci un lungo bagno caldo. Poi mi avvolsi in un accappatoio bianco così soffice da far sembrare una nuvola uno straccio vecchio. Lanciai un’occhiata al programma della giornata successiva e non capii assolutamente niente di quello che era scritto nella brochure: aromaterapia, ayurveda, idroterapia, reiki, riflessologia, trattamenti antiaging, trattamenti antistress, avvolgimento in alghe di mare, peeling facciale, massaggio watzu.
Forse si erano sbagliati e me lo avevano dato in un’altra lingua. Comunque non importava, avrei scoperto presto che cosa significavano tutte quelle parole misteriose.
Decisi di disfare il bagaglio e quindi rovesciai sul letto il contenuto della valigia. Una volta completata questa grande fatica, mi affacciai alla finestra e vidi una coppia che si baciava. Uno dei due era lo splendido cameriere che mi aveva condotta qui. Volevo assolutamente vedere chi era la f...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Copyright
  3. Frontespizio
  4. IL PILATES NON L’AVEVO CONSIDERATO
  5. MICHELA ROSA
  6. CAPITOLO UNO
  7. CAPITOLO DUE
  8. CAPITOLO TRE
  9. CAPITOLO QUATTRO
  10. CAPITOLO CINQUE
  11. CAPITOLO SEI
  12. CAPITOLO SETTE
  13. CAPITOLO OTTO
  14. CAPITOLO NOVE
  15. CAPITOLO DIECI
  16. CAPITOLO UNDICI
  17. CAPITOLO DODICI
  18. CAPITOLO TREDICI
  19. CAPITOLO QUATTORDICI
  20. CAPITOLO QUINDICI
  21. CAPITOLO SEDICI
  22. CAPITOLO DICIASSETTE
  23. CAPITOLO DICIOTTO
  24. CAPITOLO DICIANNOVE
  25. CAPITOLO VENTI
  26. CAPITOLO VENTUNO
  27. CAPITOLO VENTIDUE
  28. CAPITOLO VENTITRÉ
  29. CAPITOLO VENTIQUATTRO
  30. CAPITOLO VENTICINQUE
  31. CAPITOLO VENTISEI
  32. EPILOGO