CAPITOLO SETTE
Tre mesi prima
Nessun essere umano al mondo sa essere più esasperante di mia madre. Che non ha mai sopportato Simone non è un mistero per nessuno, ma in fondo ci devo stare io, mica lei, no?
Quando le ho raccontato di aver lasciato Gabriele per rimettermi con il mio ex fidanzato a lei è venuta una crisi isterica che sembrava avessi ammazzato qualcuno. Anzi, considerando che mia madre è una fan dei delitti e che il suo sogno è andare in qualche talk specializzato, perché è l’unica super testimone di qualche caso molto mediatico, direi che la sua reazione è stata di gran lunga peggiore.
Ma perché non ho avuto una madre normale? Una per cui un ragazzo che lavora in una banca d’affari, è laureato alla Bocconi ed è sicuro e affidabile è il massimo della vita? No, alla mia il fidanzato che mi sono scelta fa schifo e non perde occasione per criticarlo e mandargli frecciatine.
Ha passato una vita a insegnarmi che fidarsi di oroscopi e tarocchi è giusto, e quando decido di ascoltare i segnali chiari ed evidenti che mi manda l’universo pensa che io sia cretina.
Come se la mamma non bastasse, c’è Olivia, che non è da meno!
Ieri sera ho trascorso la serata con lei che ha ben pensato di farmi le carte. In realtà sarei dovuta andare a una noiosissima cena organizzata dalla società per cui lavora Simone, ma dopo dodici ore di lavoro mi sembrava intollerabile sorbirmi le fidanzate oche dei suoi colleghi, che inorridiscono alla sola idea che io lavori in una pasticceria, così ho detto che dovevo coprire il turno di Barbara alla bakery, e sono scappata.
Quando smetterò di farmi coinvolgere in queste sue idiozie sarà sempre troppo tardi. Negli ultimi tempi sono riuscita a scampare dalle sue grinfie e a incontrarla sempre in terreni neutri come la bakery o qualche locale alla moda, così non ho mai corso il rischio di farmi leggere le carte, ma sono andata nella tana del lupo e non ho più potuto rimandare…
Che poi in teoria potrei sempre dirle «Scusa, non mi va» con un tono convincente, ma evidentemente non lo sono abbastanza, perché ogni volta finiamo con lei che mi legge i tarocchi… tutti, minori e maggiori. Devo dire che se spesso ho visto questa cosa come un gioco ultimamente mi sento meno a mio agio, e per ultimamente intendo da quando ho troncato il mio rapporto con Gabriele!
Anche perché di lui si è parlato ieri sera.
Olivia mi ha detto che molto prima di quanto io possa immaginare ci sarà un incontro che mi sconvolgerà. Ecco, già per me non è facile aver deciso di troncare con Gabriele dopo i tre mesi di paradiso a Parigi. Lo penso più spesso di quanto dovrei. Stamattina, per esempio, mentre mi lavavo i denti mi è venuto in mente di quando mi preparavo per andare a letto e lui arrivava all’improvviso per abbracciarmi e darmi un piccolo morsetto sul collo. Era un nostro piccolo rito, ma solo adesso che è tanto che non lo vedo mi rendo conto che il bello della nostra relazione era anche in questi piccoli gesti quotidiani.
Va bene…
La smetto di pensare a Gabriele. L’ho lasciato perché era la cosa giusta da fare. La migliore per lui, che potrà continuare la sua carriera senza la zavorra di una vecchia trentenne come me al seguito, e per me che è meglio che non coltivi sogni da adolescente ingrifata.
In fondo quando lo cercavo come una pazza qualche mese fa non l’ho mai incontrato, per cui alla fine mi basta evitare Monti e le zone che potrebbe frequentare come la peste e tutto filerà liscio… Tutto deve per forza filare liscio!
«Non ci posso credere. Davvero, Barbara… non puoi chiedermelo!»
«Camilla… per piacere, non è colpa mia se il ragazzo che fa le consegne si è rotto il piede e io ho il compleanno di Massimiliano. E ti prego, non ho nessuna voglia di andare dall’altra parte di Roma.»
«Barbara, ma tu abiti a San Giovanni. Per te l’Eur non è l’altra parte di Roma, mentre per me è davvero un casino arrivare fino a laggiù. Non tornerò a casa prima delle nove… E pure io ho un fidanzato, lo sai!»
«Sì lo so, però non è il suo compleanno oggi.»
«Ma non lo vedo da quasi una settimana…»
«Be’, questo non è colpa mia. Tesorino, ti prego. Lo so che in teoria oggi dovresti tornare a casa prima e che sei tanto stanca… ma in fondo quando tu eri a Parigi io ho dovuto fare tutto da sola.»
«Va bene, ho capito, ci vado io!»
«Grazie… grazie… grazie!»
«Ma solo perché ci tengo che la mia torta arrivi in tempo. Ci ho messo l’anima, è buonissima, oltre che davvero bella.»
Non ho alcuna voglia di andare a fare questa consegna, soprattutto perché devo andare a casa, posare il motorino, prendere la macchina, tornare in centro e poi arrivare all’Eur. Praticamente un viaggio. Ci metterei meno ad arrivare a Firenze con l’alta velocità.
In più non conosco per niente quella zona di Roma, e sicuro come la morte mi perderò almeno quindici volte, anche perché io ho un rapporto davvero tremendo col navigatore. Una volta ero con mia madre, dovevamo cercare un posto a Prato dove vendevano dei tessuti particolari che lei voleva disperatamente. Io non volevo usare il navigatore, ma lei ha insistito tanto, come suo solito, e c’è mancato poco che ci trovassimo agli imbarchi per l’Isola d’Elba!
Come se non bastasse sono tre notti che non dormo, e la mia insonnia non ha niente a che fare con Olivia, che mi ha letto le carte e mi ha detto che presto avrei incontrato Gabriele. Direi che oggi ho fatto bingo.
E poi Simone, già lo so, mi triturerà le palle con le sue lagne. «E dai, oggi è venerdì… stiamo un po’ insieme.» Perché tanto a lui che gliene importa, mica deve lavorare, domani. Quella che si sveglia alle sei e mezza sono io!
«Barbara, in cambio ti chiedo solo una cosa…»
«Basta che non sia aprire domani mattina, tutto quello che vuoi.»
«Molto meno, mia cara, molto meno… mi basta solo che mi aiuti a mettere la torta sulla tua macchina, almeno mi risparmio di tornare a casa a prendere la mia auto, e forse per le dieci sono già sotto le coperte!»
Tre ore dopo mi sono ufficialmente persa!
Per fortuna sono riuscita a consegnare in tempo la torta, ma ora non ho idea di dove sono. Ottimo. Lo sapevo che sarebbe finita così. Sono letteralmente a pezzi, sono sveglia dalle cinque e ho lavorato fino ad adesso in laboratorio senza fermarmi un attimo. Ho perfino mangiato un toast al volo mentre finivo la farcia dei macaron al cioccolato bianco e lamponi, non c’è niente che io desideri di più del mio amato lettino e di otto ore filate di sonno.
Già mi vedo aprire le finestre, lasciare entrare in casa l’aria tiepida di questo inizio estate, assorbirne i profumi, le emozioni e…
«Cazzo! Ma sei matta?»
«Oh, scusami!»
Ero talmente presa dai miei pensieri che non mi sono accorta del ragazzo che stava attraversando sulle strisce. Accosto la macchina per vedere se il tizio che ho quasi ucciso sta bene. Scendo, mi giro e… il cuore mi perde un battito.
«Gabriele?»
«Camilla?»
«Oh Dio, scusami…»
Non so bene quello che sto facendo, ma inizio a correre verso di lui.
«Scusami… scusami, scusami…»
Sembro un disco rotto, ma non riesco a dire altro.
Lo abbraccio forte ed è come essere tornata a casa.
E poi mi metto a singhiozzare, come una bambina a cui i genitori hanno negato la Barbie tanto desiderata.
Gabriele, infatti, inizia ad accarezzarmi i capelli per rassicurarmi.
«Ehi, non fare così… va tutto bene.»
«No, invece, ti stavo quasi uccidendo.»
Alzo lo sguardo verso di lui, ma non vedo un gran che con gli occhi pieni di lacrime. E poi non so ancora come, il secondo dopo ci stiamo baciando. Un bacio duro, selvaggio, che non ha niente a che fare con le tenere effusioni di Parigi.
Dopo chissà quanto tempo ci stacchiamo. Non so cosa dire, allora affondo la testa sul suo petto. Aspiro il suo odore… Dio, quanto mi è mancato!
«Andiamo!»
Mi prende la mano e torniamo in macchina. Lui si mette alla guida, allontana il sedile dal volante e mette in moto l’auto, girando le chiavi che avevo lasciato nel cruscotto. Certo che mi avrebbero potuto rubare la macchina con la borsa, tutti i miei soldi, i documenti, le chiavi di casa e le carte di credito ma non mi sarei mai accorta di niente.
«Dove andiamo?»
«Sssh.»
Mi mette il dito sul naso e poi mi avvicina a lui. Restiamo abbracciati in silenzio mentre guida sicuro chissà verso dove.
Io non voglio pensare a niente, non voglio capire niente, non voglio rendermi conto di niente.
Quando Gabriele parcheggia la macchina di Barbara, quasi mi dispiace di interrompere questo momento.
«Vieni.»
Solo uscendo dall’auto mi rendo conto di dove siamo. A Monti, dove ho passato ore e ore a cercarlo e dove mi ero ripromessa di non mettere più piede per evitare di vederlo. E ora, ironia della sorte, sono qui con lui.
Lo seguo in silenzio, ho paura a fare qualsiasi movimento, anche di respirare, perché non voglio scoprire che questo è un sogno e domani mi sveglierò senza di lui nel mio letto. Il palazzo in cui abita Gabriele è giusto di fronte al sushi bar dove ho obbligato Barbara e Olivia a cenare con me qualche mese fa, la stessa sera in cui ho gettato la spugna e rinunciato a inseguirlo ancora.
Il portone si chiude alle nostre spalle, Gabriele mi prende la mano e la stringe forte. Sale le scale di corsa e io cerco di stargli dietro anche se non è facile. Apre velocemente la porta di casa e appena siamo dentro iniziamo a baciarci con foga, quasi facendoci male. In pochi minuti siamo tutti e due completamente nudi e sul di...