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Ma che diavolo…?
Hamish Ellerby era seduto perfettamente immobile sulla sua sedia, con gli occhi grandi come mandarini giapponesi.
Ed era seduto perfettamente immobile perché era pietrificato. Pietrificato.
Non aveva mai visto una cosa così strana.
Che accidenti stava succedendo?
Davvero… che diavolo…?
Era successo in un istante. La cosa più spaventosa, grandiosa, terribile, fantastica, orribile e meravigliosa insieme.
Hamish avrebbe voluto alzarsi e guardarsi intorno. Ma non poteva. Era troppo terrorizzato per muovere anche solo un muscolo.
Era incredi-assurdo!
Appena un attimo prima, l’allampanato professor Milleciance si era chinato in avanti sulla cattedra appoggiandosi solo sulle nocche, come faceva sempre quando stava per fare una domanda alla 4 E della Scuola Valleinverno.
«Chi mi sa parlare dell’erosione del suolo?» aveva chiesto, e il cuore degli alunni era sprofondato all’istante, perché se al mondo esiste qualcosa di più noioso dell’erosione del suolo, be’, io di sicuro non ne ho mai sentito parlare. Il professor Milleciance era uno di quegli insegnanti particolarmente noiosi, con un talento particolare per rendere le cose particolarmente noiose ancora più particolarmente noiose. In questo, almeno, il professor Milleciance era straordinario.
Appena finita la domanda, Hamish aveva abbassato gli occhi sull’astuccio sfoggiando la sua classica faccia da oh-fammi-pensare. Si era passato una mano tra i folti capelli scuri che la mamma chiamava “Il Groviglio” e aveva strizzato gli enormi occhi castano-verdi, come se stesse cercando di farsi venire in mente la risposta. C’erano volte in cui era sicuro che bastasse a convincere la gente che stava pensando all’erosione del suolo. (Nota bene: Hamish non aveva mai pensato molto all’erosione del suolo. Non era un argomento di cui gli importasse granché. In realtà, non aveva idea di cosa fosse l’erosione del suolo.)
«Erosione del suolo!» aveva ripetuto il professor Milleciance, ormai un tantino irritato. «Forza, 4E! Erosione del suolo!»
A quel punto il professore aveva messo le mani sui fianchi e aveva cacciato un profondo sospiro. Hamish continuava a fissare l’astuccio.
«QUALCUNO deve pur sapere QUALCOSA di…»
Ed era lì che il professor Milleciance si era bloccato…
E così era rimasto.
Che pausa teatrale, aveva pensato Hamish. Sarebbe stata perfetta per una soap opera o un talent show in tivù, aveva deciso. Ma la pausa sarebbe finita presto, perché le pause prima o poi finiscono sempre, giusto? È per questo che le chiamano pause.
E invece questa pausa era andata avanti.
E ancora avanti.
E ancora avanti.
E poi ancora avanti.
Di fatto, nessuno proferì parola per un’eternità. La classe non era mai stata così silenziosa. Era davveeeero molto strano.
Così, alla fine, Hamish raddrizzò la testa e alzò la mano. Ma non successe niente.
Il professor Milleciance non disse: “Hamish Ellerby, mio meraviglioso studente, prego, dicci tutto quello che sai sull’erosione del suolo.”
E non disse: “Hamish Ellerby, tu sei il salvatore di questa scuola, il ragazzino più in gamba di tutto il Paese, e con ogni probabilità un futuro esperto di fama mondiale nel campo dell’erosione del suolo.”
E non disse neppure: “Coraggio, Hamish, sputa il rospo!”
Il professor Milleciance non disse proprio niente.
E fu in quel momento che Hamish si accorse che c’era qualcosa che non andava. Perché quando finalmente alzò gli occhi, Hamish scoprì che il professor Milleciance era completamente fermo.
Pietrificato.
Una statua.
Fisso.
Immobile.
Bloccato.
Bloccatissimamente bloccato.
Be’, questo sì che è strano, pensò Hamish. Aggrottò le sopracciglia e osservò l’insegnante più da vicino. La bocca del professor Milleciance era spalancata, e la lingua grassoccia e rosa fluttuava immobile vicino ai denti davanti. Il professore aveva un paio di baffi molto sottili e penzolanti, che davano l’impressione di non essere granché entusiasti di trovarsi lì. Erano così lunghi che sembrava volessero scappargli dalla faccia. Tra i sottili peli scuri e ispidi luccicava un rivoletto di saliva.
Ma poi Hamish notò qualcosa di ancora più strano, se possibile.
Una minuscola sfera di bava era sospesa in aria a pochi centimetri dalla bocca del professor Milleciance. Catturava la luce del sole e scintillava come una stella in miniatura.
Certo, per il professore non era insolito inondare la classe di saliva. Era uno di quegli insegnanti che quando parlano sputacchiano. Avete presente il genere. Uno di quelli che fanno scoppiare risse per i posti in fondo all’aula. In effetti, il professor Milleciance era un dispensatore di sputi indesiderati così incallito che la madre di Astrid Carrot le aveva addirittura dato il permesso di portare un ombrello in classe. Ma invece era insolito eccome che una goccia del rivoltante liquido si bloccasse a mezz’aria.
Come faceva a starsene lì per aria? Era una cosa interessantissima! Hamish aveva quasi voglia di allungare un braccio e toccare quella piccola biglia bagnata. Probabilmente era la prima volta in vita sua che provava l’impulso di toccare la saliva di qualcuno.
Si voltò a controllare se anche il resto della 4 E aveva notato il minuscolo astro di bava, e proprio in quel momento vide ciò che lo sconvolse davvero.
Anche loro erano perfettamente immobili!
Nessuno si muoveva.
Il bullo della scuola, Grugno Bile, aveva un ditino sudicio e tozzo su per il naso e l’espressione di chi ha appena annusato un formaggio molto puzzolente.
Ma non si muoveva.
Colin Robinson aveva una gamba ossuta sollevata appena da terra e una faccia colpevole.
Ma non si muoveva.
Quella gran cervellona di Astrid Carrot aveva le mani strette attorno all’ombrello sotto al banco, pronta a schiacciare il bottone di apertura (nel caso in cui il professor Milleciance si fosse voltato verso di lei a interrogarla, investendola con una pioggia torrenziale di sputi).
Ma Astrid Carrot non si muoveva di un centimetro.
Hamish iniziò a sudare.
«Ehilà?» disse, ma nessuno gli fece eco. Nel silenzio tombale dell’aula la sua voce pareva assordante. «Ehilà…?» Accanto a lui, il suo amico Robin era bloccato in una mezza strizzata d’occhi. Sembrava una di quelle fotografie malriuscite che finiscono dritte dritte nel cestino.
Ormai Hamish cominciava a perdere la calma. Guardò fuori dalla finestra e scorse il bidello della scuola, Rex Orco. Forse avrebbe potuto chiamarlo… Ma poi si accorse che i piedi di Rex Orco erano come piantati nel terreno e che le sue spalle larghe erano perfettamente immobili. Il soffiafoglie arancione sgargiante che reggeva tra le mani era muto.
E santo cielo, guarda! C’erano foglie bloccate a mezz’aria intorno a lui!
E laggiù, vicino ai bidoni della spazzatura, un gatto stava saltando tra due muretti, solo che era sospeso in volo.
Sembrava uno strano gatto-palloncino.
A quel punto, Hamish appoggiò le mani contro il vetro e guardò in alto verso il cielo… dove c’era un aereo! Fermo immobile! Come se fosse attaccato a due nuvole, anche quelle immobili!
Gli occhi di Hamish riuscivano a stento a cogliere tutti i dettagli. Erano sempre più spalancati, sempre di più, di più, di più…
Cosa doveva fare? Cosa si fa quando il mondo intero si ferma?
Il suo cervello cominciò a lavorare frenetico. Forza, Hamish, rifletti! Era un bambino sveglio. Una volta aveva letto un libro sulla gravità, dall’inizio alla fine. Sapeva scrivere “malavolo”.
Voglio dire “malovolo”.
“Milevolo”.
Lasciamo perdere! Quello che voglio dire è che Hamish sapeva scrivere un sacco di parole.
Cos’era, un test? Un sogno? O uno scherzo? Il Primo d’Aprile era passato da un mese.
Erano tutti in combutta? Si stavano prendendo gioco di Hamish Ellerby?
Quelle stranezze erano troppo per un ragazzino di dieci anni. Perciò Hamish prese una decisione molto importante. Sapeva esattamente come comportarsi.
Avrebbe fatto quello che facevano gli altri.
Cioè niente di niente.
Così Hamish rimase lì seduto. Zitto. Confuso. Di tanto in tanto lanciava un’occhiata all’orologio sulla parete, cosa perfettamente inutile perché anche l’orologio si era fermato.
E più la pausa diventava lunga, più Hamish si rendeva conto di essere spaventato, molto spaventato.
E se il mondo non ripartisse più?, pensò, da solo nel silenzio. E se questa lezione sull’erosione del suolo andasse avanti per sempre?
Si accorse che avevano iniziato a tremargli le mani. Gli veniva quasi da piangere. Se il mondo non fosse più ripartito, lui sarebbe stato l’unico ragazzino di Depressopoli in grado di muoversi. Con chi avrebbe giocato? Sarebbe mai più riuscito a parlare con la mamma? E se si era bloccata anche lei? Chi gli avrebbe preparato salsicce e purè? Chi gli avrebbe dato i soldi per comprare i Mordiciok? Un momento: peggio ancora… e se quella fosse stata la fine del mondo?
Lo stomaco di Hamish si capovolse e si attorcigliò come se ci fosse dentro un tasso. Un tasso in vena di capovolte e attorcigliamenti. E con un grave squilibrio nervoso e nessun controllo sulle proprie zampe.
E così rimase in attesa.
E poi, dopo quello che poteva essere stato un minuto, un’ora o un mese intero…
«… EROSIONE DEL SUOLO!» gridò il professor Milleciance, cogliendo Hamish così alla sprovvista che le ginocchia gli andarono a sbattere contro il piano del banco. Poi sentì la stella cadente di saliva terminare la parabola proprio sulla punta del suo naso.
Ma a Hamish non importava! C’era movimento!
L’orologio aveva ripreso a ticchettare come se niente fosse successo. Da qualche parte suonò una campanella. Una delle nocche pelose del professor Milleciance si schiantò sulla cattedra.
Hamish lanciò un’occhiata a Grugno, che si stava ancora ravanando nelle narici, alla ricerca di quelli che chiamava i “frutti del mio naso”. Fuori, le automobili sfrecc...