CAPITOLO SEI
Paola
Eravamo a pranzo in una piccola osteria della provincia quando Sandro mi svelò di aver colto delle anomalie nella condotta di sua moglie.
«Ha la testa fra le nuvole. Non capisco» mi confidò pensieroso consumando la sua raclette.
«Credi che sospetti qualcosa?» gli domandai incuriosita.
«Ma no! Se sospettasse qualcosa avrebbe tutt’altro atteggiamento. Con me è pacata, spesso accomodante. Ha sempre un’espressione assorta. Dimentica le cose, sembra distratta, assente. Persino con i bambini non è più la stessa.
«Sarà l’età! Si dice che le donne a quarant’anni attraversino una fase delicata della propria esistenza.»
«Voi donne siete perennemente in crisi esistenziale!»
«Non fare lo stupido. Recentemente ho letto un articolo al riguardo. Uno studio estremamente interessante che sostiene che a partire dai quarant’anni si manifestino alcune alterazioni fisiologiche che possono portare disturbi psico-affettivi e sessuali, sia a livello individuale sia nella relazione di coppia.
«Ecco, appunto. Considerando che i disturbi psico-affettivi e sessuali di mia moglie hanno avuto origine in tempi non sospetti, questo proverebbe la mia teoria» sentenziò lui ridendo di gusto.
«La tua teoria fa acqua da tutte le parti! Sei un medico, dovresti sapere che ricerche e studi confermano che nel periodo precedente e successivo alla menopausa nella donna avvengono dei mutamenti endocrini che causano un aumento della libido. Dipende dalla diminuzione degli estrogeni.»
«Libido? Stiamo parlando di Fabiola?»
«Stiamo parlando di donne, Sandro, e di medicina!»
«Tesoro, queste manifestazioni nascondono spesso, in realtà, il bisogno fisiologico e naturale di un rapporto psicoaffettivo e sessuale più intenso e appagante. Molte donne ne sono inconsapevoli. Ma non è il caso di Fabiola. O quanto meno, se così fosse, non sarei io il suo oggetto del desiderio.»
«E chi, altrimenti?» azzardai sorridendogli.
«Non saprei.»
«Non ti interessa?»
«No. Sarei comunque felice per lei se trovasse finalmente qualcuno in grado di riaccenderla!»
«Dici sul serio?» gli domandai scrutandolo.
«Sì, tesoro. Fra me e lei è finita. Finita. Chiaro?»
Era chiaro? Non lo sapevo mica! Ma il suo sguardo acuto, l’espressione intensa, gli occhi puntati nei miei e il tono di voce fermo e deciso ne erano la riprova lampante. Chinai il capo, cercando le parole nel fondo del calice del Merlot che avevo appena vuotato.
«Di’ un po’, caro il mio dottore, lo sai vero che anche gli uomini dopo i quarant’anni hanno una sorta di scompenso ormonale?» replicai dissimulando l’imbarazzo.
«Dovrei essere fuori pericolo, mi auguro» ridacchiò.
«Tu scherzi! Potresti, al contrario, aver posticipato i tempi. I sintomi ci sono tutti!»
«Adoro le tue teorie strampalate. Sentiamo un po’, quali sarebbero questi sintomi?»
«Nell’uomo, a partire dai quarant’anni l’intensità del piacere erotico legato all’orgasmo tende a diminuire. Aumenta invece il periodo refrattario tra un rapporto e l’altro. Inoltre il processo erettile è soggetto a maggiore vulnerabilità.»
Mentre facevo sfoggio della mia cultura scientifica, la sua espressione si fece sempre più divertita. Inforcai gli occhiali da vista che aveva appoggiato sul tavolo, afferrai la forchetta a mo’ di bacchetta e, raddrizzando la schiena, continuai la mia estemporanea conferenza di sessuologia. I suoi occhi si posarono sulla scollatura generosa messa in bella mostra da un bottone ribelle della mia camicetta di seta.
«Sandro!» lo redarguii abbottonandomi. «Sto facendo un discorso serio!»
«Anch’io sono serio, Paola. Molto serio» affermò ammiccando.
«Dicevo…» seguitai lanciandogli uno sguardo di sbieco. «Tutto ciò è la naturale conseguenza del calo di testosterone. E come si comportano gli uomini, secondo te? Abbandonano mogli o compagne per partner più giovani! Probabilmente, inseguendo l’utopia di trovare ciò che pensano di aver perduto per sempre ma che, semplicemente, si sta solo trasformando.»
«Notevole. Avresti dovuto fare la sessuologa. Ma a questo punto spiegami cosa ti fa pensare che io sia in piena crisi esistenziale.»
«L’ho appena detto! Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.»
«Ah, lo dici a me? Hai davvero una bella faccia tosta! Visto che sei così ferrata in materia, dovresti sapere che l’uomo, per i motivi che hai sapientemente elencato, invece di rincorrere l’illusione della gioventù legandosi a compagne più giovani, dovrebbe vivere la propria affettività con una donna culturalmente ed emotivamente più vicina a lui. E per far questo deve diventare consapevole dei mutamenti fisiologici del suo corpo. Questo gli permette di elaborare nuovi processi mentali, di riscoprire la tenerezza, di riprendere contatto con le pratiche erotiche scoperte e talvolta dimenticate dell’adolescenza. Come il petting, per esempio! Per cui, esimia sessuologa Annicchiarico, stia tranquilla. Il qui presente Sandro De Lorenzi, cinquantenne stabile e assestato, ha superato a pieni voti la sua crisi esistenziale trovando l’altra metà della sua mela.»
Proferì quelle parole con enfasi, noncurante della gente che, incuriosita, ci osservava dai tavoli vicini. Mi afferrò la mano, se la portò alla bocca e cominciò a schioccarmi piccoli baci sul palmo. Mentre lo guardavo esibirsi in quel tenero rituale amoroso il mio pensiero corse a sua moglie e a quanto stavo architettando alle sue spalle. Prima di essere sopraffatta dai sensi di colpa, mi congedai frettolosamente, lamentando un impegno di lavoro improvviso.
Qualche giorno dopo, puntuale, mi recai al Templum, dove mi attendeva Fabiola. Il bar, nonostante l’ora di punta, era poco affollato. Le strade erano piene di pozzanghere, e le auto passando schizzavano fango. La giornata piovosa non aveva incoraggiato la gente a uscire di casa, mi parve che i più temerari si fossero riversati nella mia agenzia con le pretese più inverosimili. Arrivai all’appuntamento distesa e sorridente. Per l’occasione, avevo scelto un pantalone color cachi, una blusa di lino bianco e un paio di stivaletti di pelle dalla linea morbida.
Fabiola non mi aveva vista arrivare, si era accomodata occupando una seduta vicina a una delle grandi vetrate che davano sull’esterno. Il menù che reggeva fra le mani le nascondeva parte del viso e le sue unghie laccate di rosso tamburellavano nervosamente sul cartoncino. Indossava un tailleur color vinaccia e un paio di décolleté grigie. Era particolarmente elegante. Mi augurai che si fosse vestita così per me e ne ebbi la certezza quando, avvicinatami al suo tavolo per salutarla con un bacio sulla guancia, le si imporporarono le gote.
«Sono arrivata con un po’ di anticipo» farfugliò.
«Hai già deciso cosa prendere?» le domandai occupando la sedia di fronte a lei.
«No. Va bene qualsiasi cosa, purché sia forte.»
Feci cenno al cameriere di raggiungerci e ordinai due Negroni, stuzzichini e doppia razione di formaggi. Lei sembrava non stare nella pelle. Appoggiò i gomiti sul tavolo assumendo un’espressione seriosa, si sistemò sulla sedia e, sporgendo leggermente il busto in avanti, dichiarò: «Senti, Paola, quello che è successo fra me e te l’altro pomeriggio… Insomma… non mi era mai capitato prima. La cosa mi mette enormemente in imbarazzo, ma non posso negare di essere molto tentata dall’approfondire il discorso.»
Pronunciò l’ultima frase tutto d’un fiato, come se volesse tirar fuori tutto quello che aveva dentro prima che la ragione le mettesse il bavaglio.
«L’avevo capito» le confessai.
«Cosa?» mi chiese gesticolando nervosamente con il portatovaglioli.
«Che non eri mai stata con una donna.»
«Tu invece? Immagino di sì.»
Annuii. Lo squillo del telefono interruppe bruscamente la conversazione. Lo tirai fuori dalla borsetta e, alla vista del nome che lampeggiava sul display, rifiutai la chiamata e, con noncuranza, posai il cellulare sul tavolino. Fabiola mi lanciò uno sguardo inquisitore e, imperterrita, continuò a dare libero sfogo alla sua curiosità, domandandomi se fossi lesbica.
«No. Mi piacciono sia gli uomini sia le donne, da sempre» dichiarai sincera.
Il telefono tornò a squillare. Per non destare sospetti, accolsi la chiamata. Incollai lo smartphone all’orecchio, come a volermelo infilare nel padiglione auricolare. Ero troppo agitata per realizzare che la musica di sottofondo non le avrebbe permesso di decifrare la voce del mio interlocutore.
«Paola, tesoro! Dove sei?»
«Prendo un aperitivo con un’amica» dissi nervosa.
«Vi raggiungo. Ho un paio d’ore a disposizione. Che ne diresti di mangiare qualcosa insieme?»
«Non posso, mi dispiace. Fra cinque minuti ho un appuntamento di lavoro» farfugliai.
Fabiola non mi toglieva gli occhi di dosso. Aveva appoggiato le spalle allo schienale, incrociato le braccia e accavallato le gambe, in segno evidente del suo improvviso disappunto.»
«Tutto bene? Mi sembri tesa» incalzò Sandro dall’altra parte del telefono.
«Sì, tutto bene. Sono solo un po’ stanca. È stata una mattinata faticosa» mi affrettai a dire.
«Ho una sorpresa per te!» esclamò ignaro.
«Ti dispiace se ne parliamo più tardi? Ti richiamo appena avrò terminato.»
«Come vuoi, piccola. Ci sentiamo dopo.»
Chiusi la conversazione e r...