Ogni tuo respiro
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Ogni tuo respiro

  1. 200 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Ogni tuo respiro

Informazioni su questo libro

La passione è un viaggio profondo, come la danza. Perché la testa mente, ma le emozioni non mentono mai.Le basta un attimo per rendersi conto che la sua non è una vita perfetta e scoprire che Sebastiano, l'uomo per cui ha rinunciato al sogno di diventare étoile, è solo un bluff. Così, per dimenticare l'istantanea del tradimento, Bianca sceglie di seguire l'istinto come non ha fatto mai, e ascoltare il suo corpo. Al diavolo tutto, questo è il momento di cambiare le regole del gioco: compra un volo di sola andata per Ibiza, dove la madre - morta quando era piccola - ha trascorso la sua estate più felice. Il cuore le dice che quello è il posto giusto per ritrovare se stessa. E infatti l'aria magica dell'isola è un balsamo che rigenera l'anima, capace di trasformare una rigorosa insegnante di danza classica in una donna nuova, che è curiosa di sedurre e per la prima volta si sente pronta a esplorare un'altra dimensione dei sensi. Sul palco di una discoteca, i ricci di Bianca si sciolgono e gli occhi azzurri come il mare delle Baleari sono finalmente liberi di conquistare e seguire il ritmo del desiderio. Fino a quando incontrano il sorriso caldo e irresistibile di Mattia, che da lei vuole qualcosa in più... e la costringerà ad abbandonarsi all'alchimia travolgente della passione. Irene Cao, che con il successo internazionale della sua trilogia erotica ha inventato una nuova sfumatura del rosa, ci ricorda con questo romanzo che è sempre possibile imparare a fidarsi dell'amore, quello vero, che fa vibrare insieme il corpo e il cuore.

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Informazioni

Editore
RIZZOLI
Anno
2016
Print ISBN
9788817086820
eBook ISBN
9788858685051

1

La luce di maggio filtra morbida dalle vetrate ad arco e si riflette sulle nuvole rosa al centro della stanza. Si muovono in cerchio, le sue bimbe, disegnando linee vellutate nello spazio, mentre un Adagio di piano e violino inonda la sala di note celestiali.
Lei è davanti a loro. Le osserva. Minuta, energica, è una presenza delicata ma autorevole. Ha i capelli scuri e folti raccolti in uno chignon fatto a regola d’arte, come le sue piccole allieve in tutù e mezze punte. Niente ciocche davanti agli occhi, durante la lezione. E poi deve essere un esempio di ordine per quei terremoti in calzamaglia. Sopra i leggings color carne indossa un body azzurro tenue, la stessa sfumatura dei suoi occhi.
«Stop!»
La sua voce decisa rompe l’incanto. L’ordine è chiaro. La musica si ferma e anche le bimbe, un po’ disorientate.
«Ora formiamo tre file.»
Alice, Ginevra, Chiara. Prima fila.
Caterina, Beatrice, Sofia. Seconda fila.
Matilde, Vittoria, Giada. Terza fila.
In un attimo, lo spazio al centro della sala da circolare si fa rettilineo. La sua squadra di teppiste è tutta lì.
«In prima posizione!»
La voce adesso si è alzata di qualche tono. Al comando risponde un movimento coordinato di mani che si appoggiano sui fianchi e piedi che si aprono a formare un angolo piatto.
Bianca guarda le sue allieve con aria compiaciuta, e le brillano gli occhi. In un attimo l’azzurro si fa più intenso, due zaffiri illuminano l’incarnato di porcellana del suo viso. Sono brave, le sue bimbe, sa di aver fatto un buon lavoro quest’anno con loro.
«Good!» La voce guizza in alto, il corpo allenato inizia a mimare le posizioni. «Sorriso, su lo sguardo, pancia abbottonata, dritta la schiena! Ruoto le cosce, stringo i glutei, spalle aperte, braccia sciolte e rilassate. Su i nasi, su il torace, sederini in dentro… Facciamo un bel respiro profondo…»
Bianca digita un nome sull’iPad collegato alle casse; ha le dita sottili, sulle unghie uno smalto rosa pastello. Il pezzo di Yiruma che ha scelto è un tema di piano che riscalda e distende i volti.
«Eee demi-plié one, straight two…» La voce si fa quasi un sussurro cantilenato. «Raise up threee, stringo stringo, scendo piano piano, grand-plié five, six, seven, eight… eee seconda! Avanti da sole, che ora i passi li sapete… Forza, senza la mia guida… Good! Perfetto, piccole. Ora, tutto uguale uguale dall’altro lato.» Mescola italiano, francese, inglese: se scandisce solo in francese, le bimbe non la capiscono, l’ha sperimentato nel tempo.
Da dieci anni insegna in quella scuola, nel centro di Bassano del Grappa, e in dieci anni ha affinato un metodo tutto suo. Un metodo in cui il rigore abbraccia la dedizione e la comprensione per le specificità di ogni allieva. Ogni corpo è diverso, ogni testa è diversa. E bisogna saperli ascoltare. E poi ci vuole equilibrio, dentro chi insegna, prima di tutto. L’equilibrio! La prima regola della danza classica: loro, che adesso sono al quarto anno, l’hanno imparata in fretta. Bianca è stata chiara fin dal primo giorno: «In questa scuola, prima ancora che a danzare, imparerete a stare in piedi, a non cadere mai, rispettando sempre le regole. E se proprio cadrete, imparerete a rialzarvi». E le bimbe l’hanno ascoltata, perché in quella voce c’era una severità dolce, per niente arcigna. Quell’autorevolezza che non ha bisogno di aggredire per farsi rispettare.
Bianca stoppa la musica sull’iPad.
Al centro della sala, le nove nuvole formano un cordone di luce.
«Adesso la prima riga passa dietro.» Bianca dirige lo spazio, muovendo nell’aria le braccia esili ma con i muscoli ben definiti. Ha passato i trenta da un po’ e non ha mai amato il suo corpo come ora. Del resto, la sua è una fisicità da atleta, tonica e naturalmente definita dal lavoro alla scuola.
Alice, Ginevra e Chiara eseguono, come soldatesse dal passo leggero.
«Alice?!»
«Sì, maestra?»
«Più esterna. E Ginevra anche, così vi vedo.»
Le due trattengono uno sbuffo e, scambiandosi uno sguardo d’intesa, occupano le linee stabilite.
«In terza posizione!» Bianca stira le gambe, si assesta sulle punte. Raggiunge a malapena il metro e sessanta: per altezza, quasi si confonde tra le bimbe. «Allora, vi ricordate quello che diciamo ogni volta? Dal collo al bacino, siamo dentro al…?»
«Cementooo!» La risposta arriva in coro, forte e chiara.
«Brave! Quindi, mi raccomando, forte forte qui.» Bianca preme le anche tirate, punta gli indici sul plesso solare. «Non voglio vedere i budini…»
Ridono, la tensione si scioglie nella linea impalpabile che collega le bocche alle pance.
«Concentrate! Grand battement! And one, and two, three and four, to the second, huuo!» Bianca simula lo sforzo della gamba tesa di lato. «Good Caterina! Derrière, la punta dietro lo chignon, eee braccia allongées in alto» la incoraggia.
I piedi della bimba, la più paffuta del gruppo, rimbombano sul parquet, e il suono colpisce le pareti rivestite di legno perlinato. In quella sala ogni cosa sa di caldo e antico, di famiglia. Sta per perdere l’equilibrio, Caterina, ma con un movimento un po’ goffo del bacino si rimette in posizione. Solo un secondo di difficoltà, e il faccino si fa rosso per l’imbarazzo. Le ciglia stanno per imperlarsi di lacrime, quando Bianca interviene.
«Così, Caterina. Molto brava! Recupero perfetto della posizione. Guardati!» Accenna un sorriso, schiude appena le labbra sottili e ben definite e vede che il viso della bambina è tornato disteso. È un’insicura cronica, forse perché si sente un po’ diversa dalle altre, per quelle sue forme più arrotondate. Dovrà ritagliarle su misura un assolo per il saggio, per darle il giusto spazio. Come a tutte le altre. Quelle due ore di spettacolo sono la sua ossessione da mesi: più che un momento importante per le bimbe, a volte le sembra un momento dove le protagoniste sono le mamme. Deve accontentarle tutte, che stress: e ognuna vorrebbe la sua bimba in bella mostra, prima tra le altre ballerine. «Oggi vai anche meglio di ieri, Cate! Continua così… E ora Giada ci farà vedere un bellissimo pas de chat.» Sposta l’attenzione su un’altra allieva, per non far sentire Caterina troppo osservata, e Giada si chiede perché proprio lei, ma non osa fiatare. Stacca il piede destro da terra e salta.
«Bene! Brava anche tu.» Bianca l’accompagna nel movimento. «Ora plié, e torno indietro.»
Giada fa un respiro lungo, sembra sollevata da un pensiero.
«Tutte insieme, adesso! Mi raccomando, gambe tese come matite.» Batte le mani, con decisione. «Ora ripetiamo tutto una riga alla volta. Prima però un paio di volte tutte insieme, poi pausa, e dopo riga per riga. Chiaro?»
«Sììì» le fanno eco in coro. Sorridono. È un tenero panorama di bocche sdentate, molte stanno ancora perdendo i denti da latte.
Parte la musica, ma dura poco. Dopo qualche secondo, Bianca ferma l’iPad. «Quando facciamo tutte insieme, è tutte insieme!» Un’occhiata severa alla terza fila. «Ricominciamo!»
La sala ora è invasa dalle note ritmate di David Plumpton. Adesso le piccole sono un insieme armonico, simmetrico, pulito. Un piacere per gli occhi, pensa Bianca ammirata.
«Ok, stop! Non c’è male, non c’è male…» Non può dire che “va benissimo”, sennò poi non la stanno più ad ascoltare. «Ora formiamo un’unica riga.»
Le soldatesse in rosa vanno in posizione.
«Tra un mese mettiamo in scena il saggio.»
«Non vedo l’ora!» dice Vittoria, su di giri. Le altre la seguono.
«Bene!» Anche Bianca si accende. Non sa ancora come chiudere la coreografia, ma qualcosa s’inventerà. Anzi, forse è il caso che cominci subito. «Allora, un po’ di tempo fa abbiamo imparato il sissonne… vi dice qualcosa il nome?»
La terza soldatessa in rosa alza la mano.
«Ci fai vedere, Alice?»
Alice riproduce un insieme di passi indefiniti.
«Eh. Una specie…» Bianca storce le labbra, ma subito le distende: quella bimba è da premiare solo per l’intraprendenza e lo slancio. «Guardate bene!» Si mette in posizione. «Partiamo con due soubresaut, and one, and two, salto con due piedi, manteniamo quello sotto morbido, e quello dietro a formare una freccia… Abbiamo memorizzato?»
«Sììì!»
«Ovviamente non partiamo tutte insieme, sennò ci diamo le manate. Quindi, una sì, una no. Beatrice, Matilde, Vittoria, Sofia, Caterina, gruppo uno; le restanti, gruppo due. Chiaro?»
Caterina, che si è ripresa dall’imbarazzo di prima, si fa coraggio: «Ma corriamo indietro, o di lato?».
«Buona domanda! Quando avete finito, per evitare incidenti, vi girate e correte dritto negli spazi… ma solo per oggi, ok?»
Ancora note in sala, che si inseguono bisticciando.
«Alice, quella è una freccia un po’ storta…» Bianca tenta di correggerla, rivolgendosi a tutte. «Le braccia aperte in avanti, mantenete la linea, sono qui, non lì», e tocca un punto immaginario nello spazio. «Non dobbiamo dare pugni in faccia a nessuno. Su, bimbe! Armonia!»
L’orologio a parete segna le 17.56. È ora di salutarsi.
Bianca ferma la musica.
«Brave! Per oggi basta.»
Le bimbe si mettono in posizione per la révérence, l’inchino finale rivolto all’insegnante.
«Gra-zie ma-e-stra, buo-na se-ra-ta.» È quasi un canto, scandito mentre i piedi descrivono una mezzaluna a destra e le braccia disegnano un ovale nell’aria. Poi la mezzaluna si disfa da destra a sinistra.
«Grazie a voi!» Lei applaude, fa un sorriso contagioso, i denti bianchissimi bene in mostra tra le labbra a cuore. Solo un filo di balsamo incolore a imperlarle. Allarga le braccia e si fa invadere dalla stretta delle sue nuvole rosa.
Caterina la stritola, per un attimo la solleva quasi da terra. Questa bimba ha una forza notevole per la sua età, pensa. Forse la danza non ci sarà nel suo futuro, ma con un cuore così grande, Bianca ne è certa, la piccola saprà far felice chiunque incontrerà sulla sua strada. «Ti voglio bene, maestra.»
Bianca le accarezza la testa. «Ti voglio bene anch’io.»
«Vero che posso fare pure io un pezzetto da sola al saggio?» chiede, quasi in un sussurro.
«Ma certo, piccola. Come tutte le altre» la rassicura Bianca. Forse è stata un po’ troppo severa con lei in questi mesi, pensa, mentre sposta dietro un orecchio un ciuffo moro che le è sfuggito dallo chignon.
«E pensi che sarò abbastanza brava per la mamma? Lei mi sgrida sempre, d...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Dedica
  4. 1
  5. 2
  6. 3
  7. 4
  8. 5
  9. 6
  10. 7
  11. 8
  12. 9
  13. 10
  14. 11
  15. 12
  16. 13
  17. 14
  18. 15
  19. 16
  20. 17
  21. 18
  22. 19
  23. 20
  24. 21
  25. 22
  26. 23
  27. 24
  28. 25
  29. 26
  30. 27
  31. 28
  32. 29
  33. 30
  34. 31
  35. 32
  36. 33
  37. 34
  38. 35
  39. 36
  40. 37
  41. 38
  42. 39
  43. 40
  44. 41
  45. 42
  46. 43
  47. Grazie