Ogni giorno
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Ogni giorno

  1. 384 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Ogni giorno

Informazioni su questo libro

Da quando è nato, A si risveglia ogni giorno in un nuovo corpo. Per ventiquattr'ore abita il corpo di un suo coetaneo, che poi è costretto ad abbandonare quando il giorno finisce. Affezionarsi alle esistenze che sfiora è un lusso che non può permettersi, influenzarle un peccato di cui non vuole macchiarsi. Quando però conosce Rhiannon, chiudere gli occhi e riprendere il cammino da nomade è impossibile: per la prima volta innamorato, A cerca di stabilire un contatto, di spiegare la sua maledizione, fino a convincere Rhiannon che è tutto vero, che quella che ogni giorno si presenta da lei è la stessa persona, anche se in un corpo diverso. Rhiannon s'innamora a sua volta dell'anima di A, ma dimenticare il suo involucro è difficile, e pian piano la relazione con i mille volti di A si fa più delicata di un vetro sottile. Nel disperato tentativo di non perderla, A tradisce le sue regole, inizia a lasciare nelle esistenze quotidiane tracce e strascichi del suo passaggio, e qualcuno se ne accorge...

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Informazioni

Editore
BUR
Anno
2016
Print ISBN
9788817086271
eBook ISBN
9788858684559

Giorno 5994

Mi sveglio.
Devo immediatamente capire chi sono. E non mi riferisco solo al corpo. Non basta aprire gli occhi e scoprire se la carnagione del mio braccio è chiara o scura, se ho i capelli lunghi o corti, se sono grasso o magro, maschio o femmina, se ho cicatrici o una pelle liscia e vellutata. Il corpo è la cosa più semplice a cui adattarsi quando si è abituati ad averne uno nuovo a ogni risveglio. È la vita, il contesto attorno al corpo, che a volte è difficile comprendere.
Ogni giorno sono una persona diversa. Sono me stesso – so di essere me stesso – ma nello stesso tempo sono qualcun altro.
È sempre stato così.
Le informazioni di cui ho bisogno sono lì che mi aspettano. Mi sveglio, apro gli occhi, mi rendo conto che questo è un nuovo mattino, un nuovo posto. Ecco affiorare i dettagli biografici, un regalo di benvenuto da parte di quell’angolo della mente che non mi appartiene. Oggi sono Justin. Non so come, ma lo so. Mi chiamo Justin. Allo stesso tempo, però, so di non essere davvero Justin. Mi limiterò a prendere in prestito la sua vita per un giorno. Con un’occhiata capisco di trovarmi in camera sua. Questa è casa sua. La sveglia si disattiverà fra sette minuti.
Non sono mai la stessa persona due volte, ma in passato sono già stato un tipo simile a Justin: vestiti sparsi dappertutto; molti più videogiochi che libri. Justin dorme in boxer. Fuma, a giudicare dal sapore che ha in bocca, ma non tanto da desiderare una sigaretta appena sveglio.
«Buongiorno, Justin» dico per ascoltare il suono della sua voce. Basso. La voce nella mia mente è sempre diversa.
Justin non si prende molta cura di sé. Il cuoio capelluto prude. Gli occhi non vogliono saperne di restare aperti. Non ha dormito molto.
Ho già la sensazione che questa giornata non mi piacerà.
Quando capito nel corpo di qualcuno che non mi va a genio, devo comunque rispettarlo, per quanto sia difficile. In passato ho rovinato la vita ad alcune persone e ho scoperto che ogni errore commesso finisce per tormentarmi. Perciò cerco di fare attenzione.
Per esperienza posso dire che abito sempre individui della mia età. Non passo da un sedicenne a un sessantenne; al momento ci sono soltanto sedicenni. Non so di preciso come funziona, o perché. Ho smesso di domandarmelo da un bel pezzo. Non arriverò mai a capirlo, così come chiunque altro non capirà mai la propria vita. Insomma, dopo un po’ non resta che accettare pacificamente che si esiste. Non c’è modo di comprenderne la ragione. Si possono avere delle teorie, ma non si potrà mai contare su una prova concreta.
Ho accesso ai fatti, non ai sentimenti. So che questa è la stanza di Justin, ma non so se a lui piaccia. Ha in mente di uccidere i genitori nella camera qui accanto, o si sentirebbe perso se sua madre non entrasse come al solito per assicurarsi che sia sveglio? Proprio non posso dirlo. È come se una precisa parte di me andasse a sostituire quella stessa, precisa parte della persona in cui mi trovo. E anche se sono felice di poter continuare a ragionare con la mia mente, un indizio su come ragiona l’altro ogni tanto tornerebbe utile. Custodiamo tutti dei misteri, specie se ci guardiamo da dentro.
La sveglia finalmente si zittisce. Recupero una maglia e un paio di jeans, ma qualcosa mi dice che ho scelto la stessa maglia che Justin indossava ieri. Ne prendo un’altra. Porto i vestiti in bagno e dopo la doccia mi vesto. I genitori di Justin sono in cucina. Non immaginano che qualcosa sia cambiato.
Sedici anni sono un bel po’ di tempo per fare pratica. Di regola non commetto errori. Non più.
È facile decifrare i suoi genitori. Di mattina Justin non parla molto, quindi non sono tenuto a farlo. Ormai sono diventato piuttosto bravo a intuire le aspettative o l’indifferenza altrui. Butto giù un paio di cucchiaiate di cereali, abbandono la tazza nel lavello senza risciacquarla, recupero le chiavi dell’auto di Justin ed esco.
Ieri ero una ragazza di una città a due ore da qui; il giorno prima un ragazzo a tre ore di distanza da lei. Comincio già a dimenticare i dettagli delle loro vite. Devo farlo, altrimenti non ricorderei chi sono davvero.
L’autoradio di Justin è sintonizzata su una pessima stazione che trasmette pessima musica e i deejay fanno pessime battute nel tentativo di tirare mezzogiorno. Non mi serve sapere altro, davvero. Accedo alla mente di Justin solo per capire come arrivare a scuola, dove parcheggiare, a quale armadietto andare. La combinazione. I nomi degli studenti che Justin riconosce nei corridoi.
A volte non riesco proprio a sostenerla, questa trafila: mi manca la voglia di andare a scuola e di capire come arrivare a sera. In quei casi dico che non mi sento bene e rimango a letto a leggere un po’. Ma anche questa routine può diventare noiosa e la prospettiva di una nuova scuola, di nuovi amici per un giorno, torna a intrigarmi. Per un giorno.
Sto prendendo i libri di Justin dall’armadietto quando avverto una presenza. Mi volto e mi ritrovo davanti una ragazza trasparente: esitante e in attesa, nervosa e adorante. Non mi serve un accesso per sapere che si tratta della ragazza di Justin. Nessun altro reagirebbe così di fronte a lui. È carina, ma non se ne rende conto; nasconde il viso dietro i capelli, è un po’ felice e un po’ no di vedermi.
Si chiama Rhiannon. E per un istante – la frazione di un secondo – penso che sì, è il nome appropriato. Non so perché. Non la conosco. Eppure mi sembra appropriato.
Non si tratta di un pensiero di Justin. È mio. Provo a ignorarlo. Non è con me che Rhiannon vuole parlare.
«Ehi» dico con estrema disinvoltura.
«Ehi» mormora lei di rimando.
Tiene gli occhi bassi, sulle sue Converse: le ha personalizzate, disegnando tutto attorno alle suole il profilo di una città. Tra lei e Justin è successo qualcosa, ma non so bene cosa. Probabilmente qualcosa di cui Justin non si è neppure accorto.
«Tutto bene?» chiedo.
Per quanto si sforzi, Rhiannon non riesce a mascherare il suo stupore. Non è una domanda che Justin le rivolge spesso.
Ma, anche se è strano, voglio saperlo davvero. E il fatto che a Justin non interesserebbe me lo fa desiderare ancora di più.
«Certo» dice lei, nient’affatto sicura.
Trovare il suo sguardo è difficile. Per esperienza so che ogni ragazza dall’aria qualunque custodisce dentro di sé una verità decisiva. Rhiannon nasconde bene la propria, ma vorrebbe che io la notassi. O meglio, vorrebbe che Justin la notasse. Quella verità è lì, poco al di fuori della mia portata. Un suono che aspetta di farsi parola.
Rhiannon è così triste che non si accorge nemmeno di quanto sia evidente la sua infelicità. La capisco – sì, per un momento ne ho la pretesa, poi però da dentro quella tristezza brilla un sorprendente lampo di determinazione. D’impavidità, persino.
Leva gli occhi da terra e incrocia il mio sguardo. Chiede: «Ce l’hai con me?».
Non mi viene in mente nessuna ragione per avercela con lei. Semmai ce l’ho con Justin che la tratta così. La mortificazione è evidentissima, il linguaggio corporeo di Rhiannon non fa che sottolinearlo. Quando è in compagnia di Justin, questa ragazza rimpicciolisce.
«No» dico. «Per niente.»
Le dico ciò che vuole sentire, ma non mi crede. Le offro le parole giuste, ma è sospettosa e teme che nascondano una minaccia.
Non sono affari miei. Lo so. Sono qui per un giorno. Non posso risolvere i problemi del fidanzato di chicchessia. Non dovrei alterare la vita di nessuno.
Mi volto, recupero i libri, chiudo l’armadietto. Rhiannon non si muove, paralizzata dalla profonda, disperata solitudine di una pessima relazione.
«Hai ancora voglia di pranzare con me, oggi?» chiede.
Risponderle di no semplificherebbe le cose. Mi succede spesso: la vita dell’altra persona comincia a risucchiarmi e io mi precipito nella direzione opposta.
Eppure c’è qualcosa in Rhiannon – quella città sulle scarpe, quel lampo di determinazione, quell’inutile tristezza – che ha ormai acceso in me la voglia di scoprire quale sia la parola a cui darà forma quel suono, quando smetterà di essere soltanto un suono. Nel corso degli anni ho incontrato parecchie persone senza arrivare a conoscerle per davvero e invece stamattina, in questo luogo, alla presenza di questa ragazza, avverto il più languido dei richiami: voglio sapere. In un momento di debolezza o di audacia, decido di assecondare quel richiamo. Decido di saperne di più.
«Certo» dico. «Perfetto.»
Ancora una volta decifrare Rhiannon è un gioco da ragazzi. Sono stato troppo entusiasta. Justin non è mai entusiasta.
«Può andare» aggiungo.
È sollevata. O quantomeno prova quel po’ di sollievo che è disposta a concedersi. Una forma molto prudente di sollievo. Accedo in Justin, scopro che stanno insieme da un annetto buono. Nulla di più. Justin non ricorda date precise.
Rhiannon mi prende per mano. È una sensazione davvero bella e proprio non me l’aspettavo.
«Sono felice che tu non ce l’abbia con me» dice. «Voglio solo che vada tutto bene.»
Annuisco. Se la vita mi ha insegnato qualcosa, è che il nostro unico desiderio è che tutto vada bene. Non ci spingiamo a immaginare qualcosa di fantastico, meraviglioso o strabiliante; ci accontentiamo di sperare che tutto vada bene perché, il più delle volte, quel bene è abbastanza.
La campanella della prima ora sta suonando.
«A dopo» dico.
È una promessa elementare, ma agli occhi di Rhiannon rappresenta il mondo.
All’inizio era difficile vivere senza instaurare legami duraturi e senza poter mai incidere sulla vita degli altri. Anni fa desideravo amicizia e intimità. Mi gettavo a capofitto nelle relazioni senza preoccuparmi di quanto in fretta e, drasticamente, si sarebbero poi concluse. Prendevo sul personale la vita degli altri. M’illudevo che i loro amici potessero essere i miei, che i loro genitori potessero essere i miei. Ma dopo qualche tempo ho dovuto smetterla. Vivere così tante separazioni mi spezzava il cuore.
Sono un vagabondo e, anche se la mia condizione comporta un certo grado di solitudine, mi regala un notevole senso di liberazione. Non sarò mai costretto a definire me stesso a partire da qualcun altro. Non soffrirò mai la pressione delle occhiate, il fardello delle aspettative dei genitori. Ai miei occhi ogni individuo si presenta come la parte di un tutto e io posso concentrarmi su quel tutto meglio di chiunque altro. Non sono accecato dal passato, né motivato dal futuro. Mi concentro sul presente perché è la sola dimensione che sono destinato a vivere.
Imparo. Capita che m’insegnino qualcosa che mi è già stato insegnato dozzine di volte, ma capita anche che mi insegnino qualcosa di nuovo. Accedendo a un corpo, a una mente, scopro quali informazioni vi sono custodite e, quando lo faccio, imparo. La conoscenza è l’unica cosa che tengo con me quando vado via.
Conosco molte cose che Justin ignora e che non imparerà mai. Mi siedo al suo banco per l’ora di matematica, apro il suo quaderno, scrivo alcune frasi che Justin non ha mai avuto occasione di ascoltare. Shakespeare, Kerouac e Dickinson. Domani, un giorno o magari mai, Justin si troverà davanti queste parole scritte di suo pugno e si domanderà da dove provengano, di chi siano.
È l’unica interferenza che posso concedermi.
Tutto il resto dev’essere fatto senza lasciare tracce.
Rhiannon è ancora con me. Alcuni suoi particolari, intendo. Brandelli della memoria di Justin. Piccole cose, come la piega naturale dei suoi capelli, quel modo di mangiarsi le unghie, la sua voce carica di determinazione e arrendevolezza. Dettagli casuali. La vedo ballare col nonno di Justin, che aveva chiesto di danzare con una bella ragazza; la vedo coprirsi gli occhi durante un film dell’orrore e sbirciare attraverso le dita per godersi la paura. Sono i ricordi belli. Non guardo gli altri.
Prima di pranzo m’imbatto in lei una volta sola. Un incontro frettoloso in corridoio, tra la prima e la seconda ora. Lei si avvicina, io mi ritrovo a sorriderle e lei ricambia. Tutto qui. Semplice e complicato, come gran parte delle cose vere. Dopodiché mi sorprendo a cercarla alla fine della seconda ora e al termine della terza e della quarta. Ho la sensazione di non governare i miei impulsi. Voglio vederla. Semplice. Complicato.
All’ora di pranzo sono esausto. Il corpo di Justin è stremato dal poco sonno e io, dentro di lui, sono stremato dall’irrequietezza e dai troppi pensieri.
Aspetto Rhiannon all’armadietto. Ecco il suono della prima campanella. E il secondo. Rhiannon non c’è. Forse l’appuntamento era da un’altra parte. Forse Justin ha dimenticato il loro solito ritrovo.
Se è così, però, Rhiannon deve essere abituata alla sbadataggine di Justin e difatti, quando sono ormai sul punto di rinunciare, è lei a trovarmi. Il corridoio è quasi deserto, la campanella è suonata da un po’. Rhiannon si avvicina più di quanto non abbia fatto la prima volta.
«Ehi» dico.
«Ehi» dice lei.
Mi studia. È Justin a prendere l’iniziativa. ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Copyright
  4. Dedica
  5. Giorno 5994
  6. Giorno 5995
  7. Giorno 5996
  8. Giorno 5997
  9. Giorno 5998
  10. Giorno 5999
  11. Giorno 6000
  12. Giorno 6001
  13. Giorno 6002
  14. Giorno 6003
  15. Giorno 6004
  16. Giorno 6005
  17. Giorno 6006
  18. Giorno 6007
  19. Giorno 6008
  20. Giorno 6009
  21. Giorno 6010
  22. Giorno 6011
  23. Giorno 6012
  24. Giorno 6013
  25. Giorno 6014
  26. Giorno 6015
  27. Giorno 6016
  28. Giorno 6017
  29. Giorno 6018
  30. Giorno 6019
  31. Giorno 6020
  32. Giorno 6021
  33. Giorno 6022
  34. Giorno 6023
  35. Giorno 6024
  36. Giorno 6025
  37. Giorno 6026
  38. Giorno 6027
  39. Giorno 6028
  40. Giorno 6029
  41. Giorno 6030
  42. Giorno 6031
  43. Giorno 6032
  44. Giorno 6033
  45. Giorno 6034
  46. Ringraziamenti